«Ho avuto fortuna ad avere una Bibbia con me.
Quando gli alieni mi hanno rapito…»
America, ho strillato alla radio,
anche alle due del mattino sei una gabbia di matti!
No, mi rimangio tutto!
Sei un angelo di pietra in un cimitero
che ascolta le oche nel cielo
con gli occhi accecati di neve.
(Charles Simic, My Noiseless Entourage, trad. mia)
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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mercoledì 19 agosto 2020
venerdì 17 luglio 2020
un poeta in visita
Ho visto Charlie Simić che, assecondando il suo strambo gusto per le occasioni, veniva a trovarmi in forma di zanzara. Mi portava a letto la sua lieta novella, ronzando nella penombra della stanza. Io lo ascoltavo con sospetto e innervosito dalle sue ciarle insinuanti: più lui si avvicinava all’orecchio e meno lo capivo, mi rigiravo nel letto per scostarlo o provavo a mollargli una sberla perché rinsavisse e tornasse a una lingua più terrena. Ma lui, ormai dotato di ali leggere, nemmeno ci provava a darmi retta. Stammi a sentire, ascoltami, insisteva, dopo questo buio della stanza c’è solo il buio della notte là fuori e dopo quello un buio più fondo della notte e senza luna, un buio interstellare, un buco nero già pronto a divorarci. Il suo compito era quello di scuotermi dal sonno a cui mi avviavo, di riportarmi alla ragione, ma senza più il conforto di una sola battuta, perché avrei dovuto ascoltarlo? Così mi negavo, esausto e offeso: Charlie, Charlie, perché non mi lasci in pace. Dopo una lunga e fastidiosa rincorsa l’ho agganciato finalmente sulla guancia, mentre provava a darmi un bacio, spiaccicandolo ben bene sulla carne. Povero Charlie. M’è rimasto il corpo a pezzi fra le dita, le zampine nere che ancora vibravano nell’aria. Mi sono ripulito alla meglio strofinandolo contro il pigiama, poi mi sono rigirato dall’altra parte.
giovedì 17 gennaio 2019
pulce d'amore
Staccò la pulce
dall’ascella di lei
per tenerla
preservarla
in una scatola di cerini
farsi pungere il dito
per nutrirla
di volta in volta
con una goccia di sangue.
(Charles Simic, Love Flea, in Hotel Insomnia, traduzione mia)
lunedì 5 febbraio 2018
ancora due aforismi di charles simic
Ogni immagine poetica, mentre rinnova il nostro stupore di fronte all'esistenza delle cose, interroga sul perché esiste qualcosa invece del niente.
E ancora:
La poesia, come il cinema, si preoccupa di sequenze, inquadrature, montaggio e tagli.
Charles Simic, Il mostro ama il suo labirinto, Adelphi
domenica 4 febbraio 2018
fare pratica
Quando mio nonno era vicino a morire per il diabete, quando già gli avevano amputato una gamba al ginocchio e l’altra rischiava di fare la stessa fine, il suo vecchio amico Savo Lozanić lo andava a trovare tutte le mattine per fargli compagnia. Parlavano un po’ del passato e a volte si facevano perfino qualche risata.
Una mattina mia nonna dovette lasciarlo solo in casa, per andare al funerale di un lontano parente. Fu questo che gli fece venire l’idea. Scivolò giù dal letto e andò saltellando in cucina, dove prese candele e fiammiferi. Tornato a letto, sistemo una candela dietro la testa e l’altra ai piedi e le accese. Poi si tirò lenzuolo sulla faccia e aspettò.
L’amico bussò; silenzio. Siccome la porta non era chiusa a chiave, quello entrò, dando ogni tanto una voce. La cucina era deserta. Sul tavolo in sala da pranzo dormiva un grosso gatto grigio. Quando finalmente entrò in camera e vide il letto con il lenzuolo e le candele accese, emise un gemito e poi cominciò a singhiozzare, cercando tastoni una sedia su cui lasciarsi cadere.
«Piantala, Savo» lo redarguì mio nonno da sotto il lenzuolo. «Non vedi che sto solo facendo pratica?».
Charles Simic, Il mostro ama il suo labirinto, Adelphi
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