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mercoledì 19 agosto 2020

talk radio

«Ho avuto fortuna ad avere una Bibbia con me.
Quando gli alieni mi hanno rapito…»

America, ho strillato alla radio,
anche alle due del mattino sei una gabbia di matti!

No, mi rimangio tutto!
Sei un angelo di pietra in un cimitero

che ascolta le oche nel cielo
con gli occhi accecati di neve.

(Charles Simic, My Noiseless Entourage, trad. mia)

venerdì 17 luglio 2020

un poeta in visita

Ho visto Charlie Simić che, assecondando il suo strambo gusto per le occasioni, veniva a trovarmi in forma di zanzara. Mi portava a letto la sua lieta novella, ronzando nella penombra della stanza. Io lo ascoltavo con sospetto e innervosito dalle sue ciarle insinuanti: più lui si avvicinava all’orecchio e meno lo capivo, mi rigiravo nel letto per scostarlo o provavo a mollargli una sberla perché rinsavisse e tornasse a una lingua più terrena. Ma lui, ormai dotato di ali leggere, nemmeno ci provava a darmi retta. Stammi a sentire, ascoltami, insisteva, dopo questo buio della stanza c’è solo il buio della notte là fuori e dopo quello un buio più fondo della notte e senza luna, un buio interstellare, un buco nero già pronto a divorarci. Il suo compito era quello di scuotermi dal sonno a cui mi avviavo, di riportarmi alla ragione, ma senza più il conforto di una sola battuta, perché avrei dovuto ascoltarlo? Così mi negavo, esausto e offeso: Charlie, Charlie, perché non mi lasci in pace. Dopo una lunga e fastidiosa rincorsa l’ho agganciato finalmente sulla guancia, mentre provava a darmi un bacio, spiaccicandolo ben bene sulla carne. Povero Charlie. M’è rimasto il corpo a pezzi fra le dita, le zampine nere che ancora vibravano nell’aria. Mi sono ripulito alla meglio strofinandolo contro il pigiama, poi mi sono rigirato dall’altra parte.

giovedì 17 gennaio 2019

pulce d'amore

Staccò la pulce 
dall’ascella di lei 
per tenerla 

preservarla 
in una scatola di cerini 
farsi pungere il dito 

per nutrirla 
di volta in volta 
con una goccia di sangue. 


(Charles Simic, Love Flea, in Hotel Insomnia, traduzione mia)

lunedì 5 febbraio 2018

ancora due aforismi di charles simic

Ogni immagine poetica, mentre rinnova il nostro stupore di fronte all'esistenza delle cose, interroga sul perché esiste qualcosa invece del niente. 

E ancora: 

La poesia, come il cinema, si preoccupa di sequenze, inquadrature, montaggio e tagli. 

Charles Simic, Il mostro ama il suo labirinto, Adelphi

domenica 4 febbraio 2018

fare pratica

Quando mio nonno era vicino a morire per il diabete, quando già gli avevano amputato una gamba al ginocchio e l’altra rischiava di fare la stessa fine, il suo vecchio amico Savo Lozanić lo andava a trovare tutte le mattine per fargli compagnia. Parlavano un po’ del passato e a volte si facevano perfino qualche risata. 
Una mattina mia nonna dovette lasciarlo solo in casa, per andare al funerale di un lontano parente. Fu questo che gli fece venire l’idea. Scivolò giù dal letto e andò saltellando in cucina, dove prese candele e fiammiferi. Tornato a letto, sistemo una candela dietro la testa e l’altra ai piedi e le accese. Poi si tirò lenzuolo sulla faccia e aspettò. 
L’amico bussò; silenzio. Siccome la porta non era chiusa a chiave, quello entrò, dando ogni tanto una voce. La cucina era deserta. Sul tavolo in sala da pranzo dormiva un grosso gatto grigio. Quando finalmente entrò in camera e vide il letto con il lenzuolo e le candele accese, emise un gemito e poi cominciò a singhiozzare, cercando tastoni una sedia su cui lasciarsi cadere. 
«Piantala, Savo» lo redarguì mio nonno da sotto il lenzuolo. «Non vedi che sto solo facendo pratica?». 

Charles Simic, Il mostro ama il suo labirinto, Adelphi