Oggi pensavo a questa cosa buffa, su cui mi ha fatto riflettere un video di Giulio Mozzi. E cioè molti poeti italiani, nel tentativo di ammodernare il loro linguaggio, hanno cominciato a usare il verso lungo e quasi prosastico sull’esempio degli americani, i quali a loro volta sono stati ispirati da Walt Whitman, capostipite della poesia americana. Ma Walt Whitman a sua volta elaborò quel verso ispirandosi direttamente alla Bibbia di Re Giacomo (cioè la versione inglese della Bibbia). Insomma, fondamentalmente tutta questa nostra cultura poetica che per decenni si è detta laica se non proprio atea e spesso rifiutava con fastidio la retrograda cultura cattolica, nel tentativo di ammodernarsi stilisticamente, per imitazione è ritornata ancora una volta alla chiesa, ma anglicana. In altre parole, i poeti uscivano sbattendo la porta principale del tempio e rientravano alla chetichella dal retro. Però senza troppa colpa. Nel senso che gli americani, a differenza nostra, la Bibbia la leggevano perché la loro cultura lo consente (per contro permettendo altre porcate), mentre storicamente la Chiesa cattolica ha sempre impedito ai fedeli di leggerla e interpretarla, con tutta una serie di danni che non sto a dire per i lettori, fra cui quello di pensare nuovo qualcosa di fondamentalmente antico e già codificato, per semplice ignoranza del Verbo.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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domenica 19 luglio 2020
domenica 22 gennaio 2012
pensavo a walt whitman
Pensavo a Walt Whitman che poverino non ebbe mai il coraggio di confessare apertamente la sua omosessualità e così passò buona parte della sua vita a scrivere il grande poema americano e l’altra parte a cercare di nascondere (con pochi versi posticci e imbarazzati, che qui ho schiarito in grigio) le tracce più evidenti della sua anima, vagheggiando una libertà che avrebbe tanto voluto per sé come per gli altri, e che gli Stati Uniti non hanno mai pienamente conosciuto.
A UNO SCONOSCIUTO
Sconosciuto che passi, non sai con che desiderio ti guardi
devi essere tu colui che cercavo, o colei (mi arriva come in un sogno)
perché ho in qualche luogo sicuramente vissuto una vita di gioia con te
tutto ritorna, mentre veloci passiamo l’un l’altro vicini, fluido affettuoso casto maturo.
Sei cresciuto con me, eri ragazzo o ragazza con me
ho mangiato e dormito con te, il tuo corpo non è più solo tuo né ha lasciato il mio solo mio
mi dai il piacere dei tuoi occhi, viso, carne mentre passiamo vicini e prendi in cambio la mia barba, petto, mani
non devo parlarti, devo pensare a te mentre siedo da solo o solo mi sveglio di notte
devo aspettare, non ho dubbi che ti incontrerò ancora
devo vedere, come non perderti più.
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