venerdì 12 gennaio 2018

colpo di fulmine


Ieri sera, per puro caso, mi sono ritornate sotto gli occhi alcune scene di un film del 1985, “Colpo di fulmine” di Marco Risi, con Jerry Calà che, trentenne confuso in una Venezia invernale che non può che rimandare a Thomas Mann, si innamora della figlia undicenne del suo migliore amico Ricky Tognazzi. La bambina è interpretata da Vanessa Gravina che all’epoca è già bellissima. È una storia dalla tematica assai delicata, il rapporto sfalsato fra un adulto immaturo e una bambina che appare già grande, eppure non c’è una sola battuta fuori posto, non una scena meno che casta: tutto è basato sui dialoghi in quest’opera minore ma dignitosa, che però mette a disagio. Rivedendolo pensavo che, per quanto ambientato negli edonistici anni ’80, c’è molto più in comune con quanto succede oggi proprio sui social dove la differenza anagrafica nel rapporto fra persone viene spesso cancellata dalla componente virtuale delle chat. E quanti quarantenni ci sono qui che flirtano senza problemi con ragazzi che potrebbero essere loro figli? Proprio per questo, secondo me, un film così fatto oggi sarebbe inaccettabile. Non tanto per la tematica in sé, ma per come viene trattata, con la naturalezza tipica della commedia sentimentale, che in questo inizio di secolo sarebbe considerata da incoscienti e quindi invisa al riflusso neo puritano che sta caratterizzando il nostro panorama artistico. Come dire che oggi argomenti che rasentano la pedofilia, o li tratti caricandoli all’estremo per farne emergere la carica malata, disturbante e drammatica, cioè li definisci a monte “politicamente scorretti”, oppure li riduci a macchiette comiche (alla American Pie) che sembrano scorretti ma in realtà ne cancellano del tutto le zone d’ombra. In tan senso Gerry Calà è quasi imbarazzante nel suo trattare un simile rapporto con la serietà che attribuiremmo a una comune love story (con tanto di finale malinconico), e in altri contesti il suo film verrebbe di sicuro censurato. In questo modo riveliamo, però, la nostra incapacità di trattare con disinvoltura, e quindi con maturità, temi che peraltro ci riguardano da vicino, fanno parte del nostro quotidiano, e forse proprio per questo ci mostrano per quello che siamo: mostri immaturi, egoisti e romantici. Ma soprattutto bugiardi.

1 commento:

Anonimo ha detto...

ecco, vedi ... il politicamente corretto che fa ancora danni

Michele Lenzi