Il martedì controllo ospedaliero.
Mi salva dalla noia in sala attesa
Alfonso Guida che canta la «polvere
cadere dai muri verde-acqua di ogni
stanza». Non ci sono sedie vuote
in questo carico di morte preannunciata.
Né pace
nell’avvilente brulicare della carne
di vecchio che si affaccia con la lista
delle prescrizioni – l’ago conficcato
nel braccio per l’innesto necessario
di dolore che abbiamo da spartirci
morso a morso, vero corpo e vero sangue
di Cristo. Sfacciata all’improvviso
balugina nel solco d’emergenza
un’infermiera soda e assai bellina
nella divisa ancora immacolata
di neo segnata dalla morte. In lei
si avanza una carica ferina che scoppia
nel suo petto salutare
per noi che stiamo immobili in attesa
che si sprigioni il male. Lei passa e
ci sorride e in quella luce verdolina
richiama la mia carne al suo patire
l’istinto irrimediabile alla vita
che spinge ad obbedire
«senza morte al presente, al suo gioire»
la prepotente smania di ragazzo
di morderle mai sazio le mele.
Nulla è perduto! – mi dico
se il vecchio puntandole il fianco
mi preme sul gomito e l’ago
mi rincresce nella carne ormai nemico.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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martedì 29 maggio 2018
venerdì 2 ottobre 2015
una poesia di alfonso guida
Io non ho un pensiero politico. Sono privo di opinioni.
La Destra che è in tutti noi (così Pasolini), un po’ di sinistra, un po’ cristiano, cattolico, anarchico.
Nostalgia dell’umanità.
Linciaggio non finito delle opere d’arte del tempo.
Io non amo gli stucchi, io amo le crepe.
E se una persona ha ferite riconosco e mi sento meno solo.
Non credo nei partiti, come Kafka, tanto meno nelle coalizioni.
Nessun profondo sentire alto accomuna i fantasmi che si aggirano tra le stanze del potere. E c’è chi ne vuole.
Sto lontano da ogni trono e da ogni poltrona.
Ho un letto, a volte con un corpo non mio.
E un ragazzo poche sere fa mi ha sussurrato andando via nel buio: “ciao, infinito”.
Io vivo di queste umiltà. E se ne parlo non è per superbia.
La giornata è afosa.
Un libro di metrica arancione, il caprifoglio secco di giugno nel quaderno.
[inedita]
La Destra che è in tutti noi (così Pasolini), un po’ di sinistra, un po’ cristiano, cattolico, anarchico.
Nostalgia dell’umanità.
Linciaggio non finito delle opere d’arte del tempo.
Io non amo gli stucchi, io amo le crepe.
E se una persona ha ferite riconosco e mi sento meno solo.
Non credo nei partiti, come Kafka, tanto meno nelle coalizioni.
Nessun profondo sentire alto accomuna i fantasmi che si aggirano tra le stanze del potere. E c’è chi ne vuole.
Sto lontano da ogni trono e da ogni poltrona.
Ho un letto, a volte con un corpo non mio.
E un ragazzo poche sere fa mi ha sussurrato andando via nel buio: “ciao, infinito”.
Io vivo di queste umiltà. E se ne parlo non è per superbia.
La giornata è afosa.
Un libro di metrica arancione, il caprifoglio secco di giugno nel quaderno.
[inedita]
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