Io non lo avevo letto, ma ho visto ora la battuta che Marta Fascina ha rivolto a Brunetta che abbandona Forza Italia: «Roma non premia i traditori», che è una frase in tutto è per tutto, nel rimando storico, nell'ironia livorosa e nel linguaggio, fascista. Roma non perdona i nani. Che è tutto dire, non tanto della bassezza dei toni raggiunta da certa politica, ma del clima culturale tutto in cui quella politica si muove e che alimenta. Come diceva ieri un mio amico, la paura vera non è che la Meloni prenda il potere e restauri il regime, le adunate e il saluto romano, ma che un'accelerazione verso un certo tipo di linguaggio possa definitivamente avallare una certa cultura del paese, che già c'era ma che almeno passava per scorretta. Perché il linguaggio politico non è innocuo e in un paese in cui prospera al ribasso, in quello mette fondamenta un certo tipo di società, di cui gli ultimi esemplari, per fare un esempio noto, sono i fratelli Bianchi, che non sono un caso isolato come qualcuno spera, ma sono il risultato emerso di una certa sottocultura, quella che da una parte fa i raduni per strada col saluto romano (folclore), ma quando c'è da picchiare picchia duro. Poi certo, è vero, se la democrazia decreterà che vinca un certo tipo di cultura, allora forse sarà giusto dare spazio anche a quella cultura, se non altro per farci finalmente i conti.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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domenica 24 luglio 2022
domenica 29 agosto 2010
ma chi sono io?
Beh, sono quello che faccio. In fondo in Occidente, come tutti sappiamo, non è tanto importante chi sei ma cosa fai o meglio, si confonde spesso il chi sei con quello che fai e quello che fai col lavoro, inteso non come impegno e dedizione a una attività ma come attività che porta a uno stipendio, cioè a un potere di acquisto che tenga il sistema in movimento. Esisti, insomma, in quanto ingranaggio (un po’ come in Tempi Moderni di Chaplin). E se non ci stai? Se non fai così? Allora spesso non sei. Io ci ho provato a barare, a fare solo quello che sono col massimo impegno e una dedizione assoluta. Ma non essendo tutto ciò adeguatamente remunerato, non sempre funziona.
Continuano a dirti, guardando il tuo operato: bello sì, ma dov’è il lavoro duro che fa di te qualcuno?, intendendo non certo il lavoro, ma lo stipendio. Come se a pensare qualcosa di non standardizzato o trasmesso ogni quarto d’ora in tv dalla pubblicità, non ci si fecesse comunque il culo. Dunque, chi sono io? E dove sto andando? E soprattutto, ma quando arrivano le ragazze?
Sono quello che faccio. E cosa faccio? Fotografo, scrivo, racconto storie. Dunque? Dunque per Brunetta dovrei andare a cercarmi un lavoro vero. E certe volte, ammetto, lo penso anche io. Se non fosse che, se penso che a uno come Brunetta io posso stare sul cazzo, quasi quasi sono tentato di restare così per la vita.
Continuano a dirti, guardando il tuo operato: bello sì, ma dov’è il lavoro duro che fa di te qualcuno?, intendendo non certo il lavoro, ma lo stipendio. Come se a pensare qualcosa di non standardizzato o trasmesso ogni quarto d’ora in tv dalla pubblicità, non ci si fecesse comunque il culo. Dunque, chi sono io? E dove sto andando? E soprattutto, ma quando arrivano le ragazze?
Sono quello che faccio. E cosa faccio? Fotografo, scrivo, racconto storie. Dunque? Dunque per Brunetta dovrei andare a cercarmi un lavoro vero. E certe volte, ammetto, lo penso anche io. Se non fosse che, se penso che a uno come Brunetta io posso stare sul cazzo, quasi quasi sono tentato di restare così per la vita.
Ma l'impresa eccezionale, dammi retta, è essere normale.
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