Ieri notte mi è venuto in mente che non so se c'è ma sarebbe interessantissimo uno studio che contestualizzasse e mettesse in relazione la produzione del cantautorato italiano col quinquennio 1975-1980 (omicidio Pasolini, processo a De Gregori, rapimento Moro, disastro di Seveso, Loggia P2, eroina, terrorismo, strage di Bologna, strage Ustica ecc.) che è poi quello in cui molti produssero le loro opere più politicamente schierate e dure e alla fine del quale molti di loro, in un moto di disillusione, ripiegarono verso un cantautorato più intimo e sofferto, oppure verso un innocuo commerciale che era un po' una dichiarazione di resa nei confronti della storia. E forse mi sbaglio, ma uguale sorte è toccata, con le dovute differenze di linguaggio, a poesia e cinema.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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domenica 13 novembre 2016
sabato 23 febbraio 2013
resa
Se vero fosse poi
l’io vago dei poeti
sarei per te il fermaglio
da tenere sull’orecchio
per cantarti a bassavoce
di un amore senza tempo
se vero fosse poi
senza più tempo
il posacenere a bruciare
ogni ricordo
potremmo pure fingere
che nulla accade mai
senza volerlo
un bacio od un abbraccio
inesistente
solo che mi guardi
od un addio senza rimpianti
la mia resa a quella frase
che sempre ripeti
ogni mattina
che fatica è crescere
senza risvolti.
l’io vago dei poeti
sarei per te il fermaglio
da tenere sull’orecchio
per cantarti a bassavoce
di un amore senza tempo
se vero fosse poi
senza più tempo
il posacenere a bruciare
ogni ricordo
potremmo pure fingere
che nulla accade mai
senza volerlo
un bacio od un abbraccio
inesistente
solo che mi guardi
od un addio senza rimpianti
la mia resa a quella frase
che sempre ripeti
ogni mattina
che fatica è crescere
senza risvolti.
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