L’amore da vecchia di Vivian Lamarque fa già dal titolo il paio col precedente Madre d’inverno, entrambi legati all’ultimo tempo della vita sviscerando i due temi fondamentali di ogni vita (la malattia e la perdita da una parte, gli affetti dall’altra). Come già il precedente, anche se a una prima lettura questo mi pare superiore, L’amore da vecchia non mi ha convinto del tutto, perlomeno non sono riuscito a entrare in molti testi, in altri risuona qualcosa di già sentito (vedi la pur bella Padre padre, ma del resto non si può chiedere a un autore di rivoluzionarsi ad ogni libro); però altri testi ancora sono assolutamente notevoli (su tutte la bellissima poesia in apertura e la lunga poesia per Myriam di cui condivido qui i primi versi). Come in ogni suo libro quelli della Lamarque sono testi pieni di calore umano e di ironia, della rara capacità di stupirsi e non mancano mai, comunque, di una certa tecnica. Assolutamente necessaria e nuova mi è parsa la sezione Come nel film che vale da sola, per quel che ne penso io, l’intero libro (se vi riesce leggete almeno quella). Impagabili infine i ringraziamenti finali che la Lamarque riesce ad elevare ad arte. Ne cito due che mi sono piaciuti: “Ad Alba Donati, che tutte le librerie chiudono e lei in cima a una collina come una gallinella ne ha appollaiata una”; “Ai poeti che sono giovani oggi, come ieri noi”. A Vivian Lamarque, va detto, non si può non voler bene.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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domenica 18 dicembre 2022
giovedì 14 marzo 2019
il signore sporco
Ho salvato un lombrico, un innocuo viscido roseo lombrico che si contorceva per strada, lontano dalla sua aiuola dopo le piogge. L’ho preso dal marciapiede e l’ho deposto nella terra prima che venisse calpestato o si seccasse. Mentre lo facevo, è passata una signora col figlio piccolo che mi ha guardato. Così, l’ho sentita dire al figlio piccolo, a bassa voce: “Tu non devi fare come quel signore!”. “Chi è?” ha chiesto il bambino. “Quello è un signore sporco” ha detto la madre. Ecco, volevo raccontarlo soprattutto perché mi piace la definizione che mi è stata data, il signore sporco, come in una prosa della Lamarque. Però, visto che so come finiscono queste storie, con una serie di giudizi morali lanciati contro la madre e le sue fisime, spezzo una lancia a suo favore e chiedo: quanti di voi raccolgono i lombrichi per strada per rimetterli nella terra delle aiuole?
venerdì 26 maggio 2017
il boia
Stamattina, complice l’incontro che ho avuto con lei alcuni giorni fa, mi sono riletto Madre d’Inverno, l’ultima raccolta di Vivian Lamarque, adorabile anche come persona. E devo dire che il mio giudizio non è cambiato di molto. È un libro carino. Punto. Ben scritto, ma non all’altezza di Teresino, né del Signore d’oro. Il che non significa nulla, per lei. Non è che ogni volta uno scrittore deve per forza tirar fuori il capolavoro. C’è anche l’esigenza, per crescere, di scrivere libri come questo, molto personali. Il problema in effetti non è della Lamarque, che ha fatto il suo lavoro con la solita onestà, ma di chi la osanna. Di chi la premia ai concorsi o ne scrive panegirici sui social senza aggiungere un “ma”. Ogni volta che su una testata o a un concorso premi un libro così ignorando l’opera di un altro, magari di un giovane che ha scritto un libro migliore – folgorante proprio come fu Teresino all’epoca – condannandolo a un oblio più o meno lungo, tu ammazzi la cultura con la tua ascia da boia incappucciato, caro critico scrittore o giornalista. E se non lo sapevi, ora te l'ho detto.
lunedì 22 maggio 2017
giovedì 23 giugno 2016
il re nudo
Continuo a rileggermi l'ultimo libro della Lamarque il quale continua a non piacermi, a lasciarmi indifferente. Per amore di lei lo riprendo, lo sbircio e poi lo riabbandono, e non capisco tanti consensi e parole ammirate di scrittori, se sono io che non ci arrivo e non vedo la sua bellezza nascosta, o sono tutti loro a non voler ammettere che il re è nudo.
mercoledì 6 gennaio 2010
promesse
Questa qui sotto è una libera riscrittura di una poesia di Vivian Lamarque: Regali di Natale. Il primo gennaio il mio amico Mimmo l’ha rielaborata per un reading, mettendoci dentro un po’ del suo. Del resto il tema è così bello che è davvero difficile resistere alla tentazione di farla propria. E così ci ho provato anch’io. Questa è la mia versione anche se della poesia originale alla fine restano appena parte della struttura e intero il terzultimo verso.
Per la vita ti faccio le seguenti promesse
caramelle al miele per quando avrai la tosse
e una coperta e un caldo abbraccio se sei malata
un milione di baci senza scopo
il mio numero anche per chiamare
quando vuoi parlarmi di qualcosa e la promessa
che ogni volta ti presterò attenzione
le mie cartoline da ogni dove per dirti
che ogni luogo è buono per amarti
e poi un mare di ricordi piccini forse ma ognuno
con la sua grande importanza
se ti riguardano e poi raccontano la nostra storia
una canzone da cantare sul tetto a squarciagola
una bugia di terracotta per quando avremo buio
tutta la poesia di questo mondo
e poi anche un pezzetto di cuore solamente tuo.
E su suggerimento di Dani ascoltate qui.
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