lunedì 17 aprile 2017

toponomastica

Visto che oggi sto poco bene è venuto a trovarmi un amico. Mentre cercava la casa si è reso conto che nella zona in cui vivo i nomi delle strade sono tutti di fascisti: io sto in via Araldo Di Crollalanza che si interseca con via Evola e più giù con via Italo Balbo, e alle mie spalle c’è via Almirante. Per dire. Per farlo ridere gli racconto che una volta qui era via Della Resistenza poi c’è stata una rivoluzione della toponomastica ed evidentemente nemmeno la Resistenza ce l’ha fatta di fronte al potere della politica di rievocare il meglio della nostra Storia. Lui non capisce l’ironia e mi dice che sbaglio, che invece di ridere bisogna andare in comune e a lamentarsi, fare casino sui giornali. Perché quei nomi, quei brutti nomi, non mi riguardano e non c’entrano nulla con la “nostra” storia. Ma secondo me un nome è un nome se parliamo di Storia con la S maiuscola che si porta dietro, nel tempo, uguale colore di sangue. Se vogliamo rifar tutto da capo, per bene, allora io comincerei da molto prima e cancellerei tutte le piazze Vittorio Emanuele o dei Savoia, i corso Cavour o XX settembre e le vie Giuseppe Garibaldi, nomi che per quanto mi riguardano sono altrettanto lesivi della nostra storia di quelli legati al fascismo oppure al colonialismo. Nomi di gente orribile che ragionava in chiave di conquista, Italo Balbo così come Cavour. Vogliamo dare un senso alle strade? Allora mettiamo da parte condottieri e politici, regnanti e soldati, di cui non importa nulla a nessuno, e recuperiamo i nomi di chi le ha camminate insieme a noi, e diamo alle strade il nome di un armiere o di una sartina, di un barbiere o di uno stagnino, di un cantiniere, di un parroco, di un fabbro, di un qualsiasi arrangiato che ha consumato la sua vita in piazza scroccando un pasto o una bevuta con un sorriso gentile. È quella la nostra storia, se vogliamo parlare della “nostra” storia, ed è una storia minore ma è viva, una storia di cui andare orgogliosi perché l’abbiamo toccata con mano, l’abbiamo costruita insieme.

2 commenti:

Dario D'Angelo ha detto...

I nomi delle strade (Nino Pedretti)

Le strade sono
tutte di Mazzini, di Garibaldi,
son dei papi,
di quelli che scrivono,
che dan dei comandi, che fan la guerra.
E mai che ti capiti di vedere
via di uno che faceva i berretti
via di uno che stava sotto un ciliegio
via di uno che non ha fatto niente
perché andava a spasso
sopra una cavalla.
E pensare che il mondo
è fatto di gente come me
che mangia il radicchio
alla finestra
contenta di stare, d’estate,
a piedi nudi.

lillo ha detto...

grazie :)