sabato 25 agosto 2018

il soldatino di napoleone

Continuo a ripensare alle parole di un poeta che ho conosciuto pochi giorni fa. Lui scrive poesie di tipo filosofico-intimistico. E quando gli ho detto di essere maggiormente interessato a una poesia che va più sul sociale, mi ha fatto un sorrisino furbo e mi ha detto che quel tipo di poesia, secondo lui, così com’è fatta oggi, è noiosa. Gli ho chiesto perché. E lui mi fa l’esempio di un campo di battaglia napoleonico: la maggior parte della poesia civile, dice, la scrive gente che prende la posizione del soldatino, il quale viene sbattuto forzatamente in mezzo ai combattimenti e si lamenta delle sue sfortune, ma non capisce realmente cosa sta succedendo. L’unico che ha la visione reale e completa della situazione, che può capire e descrivere come vanno le cose non è il soldatino, ma Napoleone, che sta sulla collina al sicuro, controlla che succede col suo cannocchiale, interpreta la situazione e impartisce ordini. Quindi, gli dico io innervosito, mi stai dicendo che prendere le parti del soldatino è inutile? No, dico che per fare una poesia sociale interessante bisogna entrare nella testa di Napoleone, e non nel cuore del soldatino. Perché parlare del cuore del soldatino è facile, è un discorso abusato, ma è pensare come Napoleone che è difficile. È un discorso talmente classista e snob, che sulle prime mi ha dato un fastidio enorme, eppure continuo a ripensarci. C'è qualcosa che mi turba. Perché mi chiedo se in qualcosa non abbia ragione lui, se sono io che non capisco dove va il mondo e sto sbagliando qualcosa. Ma possibile, mi dico, che siamo arrivati a questo punto, che parlare del cuore del soldatino, prendere le sue parti, è considerato non solo inutile e noioso, ma insufficiente a capire come va il mondo? E se anche fosse così, se alla guerra togli il soldatino, se consideri soltanto la visione di Napoleone, a parte Napoleone, mi chiedo, che rimane? Per me rimane soltanto la guerra, come concetto astratto e freddo, non resta più nulla insomma. E tu poeta, che canti?

2 commenti:

Dario D'Angelo ha detto...

Mi sono permesso di rebloggarlo :)

lillo ha detto...

ma certo, senza problemi