sabato 29 marzo 2014

in cerca di pinuccio simone

Da mesi sto lavorando al libro postumo di un poeta. In vita, quest’uomo dai mille problemi, ha pubblicato un solo libro e molte cose sono rimaste nascoste nei cassetti, alcune strambe altre bellissime.
L’ho inseguito a lungo mentre continuava a sfuggirmi, come se non volesse farsi trovare. E più lo inseguivo più le storie che sentivo raccontare di lui mi irretivano. Un uomo matto e libero, di mente e di cuore. Ho cominciato lo scorso autunno, mi sono messo sulle tracce prima dei suoi amici, poi del personale medico che lo assisteva, poi della sua famiglia per chiedere loro il permesso di pubblicarlo. Mesi di ricerche solo per parlare con sua madre.
All’inizio, sentendola al telefono, non voleva farne nulla, non si fidava, mi diceva di aver buttato via tutto ciò che aveva di lui, e che lasciassi perdere. Dopo una seconda, e poi una terza telefonata, ieri sono stato a trovarla. Ho parlato con lei che ha i suoi stessi occhi azzurri, le ho raccontato un po’ di me e lei mi ha raccontato un po’ di lui, di quando è morto, di come giocasse bene a calcio, dell’ultima donna amata e che invece di lui non ne voleva sapere. Mi ha passato un pacco alto circa trenta centimetri di fogli dattiloscritti, manoscritti, appunti, pensieri, poesie, racconti, disegni, tracce insomma di quell’uomo da cui attingere per il libro. L’intera sua vita e il suo pensiero racchiusi lì fra le mie mani. Sua madre mi ha dato le sue carte, mai gettate in realtà, l’unico vero ricordo che le resta di lui, un atto di fiducia enorme verso un perfetto sconosciuto, e mi ha detto: “Tieni, ora fai tu e fai piovere!”
Fuori per l'appunto pioveva, l’ho preso come un segno fortunato del destino. Ierisera sono riuscito a dare un’occhiata come si deve a quelle carte. Mentre le sfogliavo ho ritrovato il manoscritto originale di una sua poesia che ho amato tanto, bellissima, dolcissima, una poesia d’amore di una perfezione assoluta, persino nella sua svagata follia. La poesia era scarabocchiata su un vecchio foglio ingiallito e macchiato di caffè, e passandoci la mano sopra sentivi ancora il solco scavato nella carta dalla penna. È stato come toccargli il costato ferito. Un atto di lunga fede ripagato, finalmente, dalla sua presenza.

3 commenti:

Tita ha detto...

Ti aiuto a costruire l'Arca.
Meraviglia...

amanda ha detto...

allora fa piovere Lilluzzo

Giuseppe Vinci ha detto...

Non ho parole, tranne una: meraviglioso!