Shotgun Willie, la title track di quello che molti considerano il capolavoro discografico di Willie Nelson, esponente di spicco del country americano, venne scritta in un periodo di grande confusione creativa ed esistenziale, nel bagno di un motel, sulla confezione vuota di un assorbente. A dispetto del poco fascino di questa storia, il nomignolo “Shotgun” Nelson se lo guadagnò in un autentico duello in uno scenario da selvaggio west. Pare che Willie, intorno al Natale del ’69, abbia scoperto che sua figlia Lana subiva violenze domestiche da suo marito Steve Warren. Infuriato, si reca dal marito di Lana, picchiandolo e minacciandolo di ucciderlo se solo ci riprova. Appena ripresosi dalla batosta, Steve Warren, invece di pentirsi e fare ammenda, raduna tutti i suoi fratelli, armati di fucili calibro 22, li carica sul suo furgone e si dirige a casa di Nelson. In quel momento Willie è in casa col suo batterista Paul English. I fratelli Warren circondano la casa e cominciano a sparare. Willie e Paul, armati di fucili da caccia [shotgun], rispondono al fuoco. Ne nasce una lunga sparatoria, che si protrae per ore con tanto di inseguimenti, agguati, trappole, rapimenti, il tutto nell’indifferenza della polizia del Texas, che non vuole immischiarsi in quelle che ritiene “beghe famigliari”. Alla fine e contro ogni pronostico Willie e Paul risultano vincitori, costringendo i Warren alla fuga e regalando a Willie il suo celebre soprannome. Pare anzi che Walker Texas Ranger sia stato in parte ispirato nell’aspetto (barba e capelli lunghi) proprio dal buon vecchio Willie Nelson.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
Visualizzazione post con etichetta duello. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta duello. Mostra tutti i post
giovedì 6 ottobre 2016
giovedì 11 luglio 2013
giovedì 10 gennaio 2013
il duello
[…] Fu la tua ora e non è finita.
Con quale agilità rimescolavi
materialismo storico e pauperismo evangelico,
pornografia e riscatto, nausea per l'odore
di trifola, il denaro che ti giungeva.
No, non hai torto Malvolio, la scienza del cuore
non è ancora nata, ciascuno la inventa come vuole.
Ma lascia andare le fughe ora che appena si può
cercare la speranza nel suo negativo.
Lascia che la mia fuga immobile possa dire
forza a qualcuno o a me stesso che la partita è aperta,
che la partita è chiusa per chi rifiuta
le distanze e s'affretta come tu fai, Malvolio,
perchè sai che domani sarà impossibile anche
alla tua astuzia.
Non ho banda, Montale, sono solo.
Non ti rimprovero di aver avuto
paura, ti rimprovero di averla giustificata.
Male forse ne voglio; ma il mio.
Ti ha ottenebrato la tua un po' troppo italiana
Musa Oscura
Astuto poi non lo sono:
di solito è astuto chi ha paura.
Con quale agilità rimescolavi
materialismo storico e pauperismo evangelico,
pornografia e riscatto, nausea per l'odore
di trifola, il denaro che ti giungeva.
No, non hai torto Malvolio, la scienza del cuore
non è ancora nata, ciascuno la inventa come vuole.
Ma lascia andare le fughe ora che appena si può
cercare la speranza nel suo negativo.
Lascia che la mia fuga immobile possa dire
forza a qualcuno o a me stesso che la partita è aperta,
che la partita è chiusa per chi rifiuta
le distanze e s'affretta come tu fai, Malvolio,
perchè sai che domani sarà impossibile anche
alla tua astuzia.
È l’ultima strofa di Lettera a Malvolio, in Diario del ’71 e del ‘72, poesia che Montale scrive contro Pasolini, che gli aveva recensito negativamente Satura, evidenziandone il lato più sincero eppure “borghese”, e quindi tanto peggiore perché la sincerità di Montale coincideva col suo assoluto fondo borghese: grigio, basso, ironico, ma non più eroicamente romanzesco come nelle sue prime raccolte, semmai venato di cinismo.
Pasolini risponde così, in una poesia privata, ritrovata fra le sue carte dopo la morte, col suo tono più sconsolato degli ultimi anni:
Pasolini risponde così, in una poesia privata, ritrovata fra le sue carte dopo la morte, col suo tono più sconsolato degli ultimi anni:
Non ho banda, Montale, sono solo.
Non ti rimprovero di aver avuto
paura, ti rimprovero di averla giustificata.
Male forse ne voglio; ma il mio.
Ti ha ottenebrato la tua un po' troppo italiana
Musa Oscura
Astuto poi non lo sono:
di solito è astuto chi ha paura.
Chi aveva ragione, dunque, dei due?
Ogni pensiero è valido, soprattutto quando è intelligente. Ma col senno di poi, mi pare che si possa dire che Satura fu per certi versi libro astutissimo, almeno quanto sincero. Senza di esso, infatti, oggi Montale non avrebbe lo stesso peso nell’evoluzione della poesia italiana contemporanea. Sarebbe considerato un maestro grandissimo ma legato indissolubilmente al suo tempo, così come la poesia di Pasolini è stretta alla metà del ‘900, alle sue aspre mareggiate. Satura, invece, pubblicato nel 1971, ma nutritosi di modernità dai più giovani, è un libro coraggioso e proiettato al futuro, la cui impronta, nel linguaggio, nel taglio, nello spirito, nel distacco voluto verso la realtà politica e sociale del paese (all’origine della critica di Pasolini, radicato per idee e natura su altre posizioni) arriva fin a qui intatta, fresca, seminale. Necessaria.
Ogni pensiero è valido, soprattutto quando è intelligente. Ma col senno di poi, mi pare che si possa dire che Satura fu per certi versi libro astutissimo, almeno quanto sincero. Senza di esso, infatti, oggi Montale non avrebbe lo stesso peso nell’evoluzione della poesia italiana contemporanea. Sarebbe considerato un maestro grandissimo ma legato indissolubilmente al suo tempo, così come la poesia di Pasolini è stretta alla metà del ‘900, alle sue aspre mareggiate. Satura, invece, pubblicato nel 1971, ma nutritosi di modernità dai più giovani, è un libro coraggioso e proiettato al futuro, la cui impronta, nel linguaggio, nel taglio, nello spirito, nel distacco voluto verso la realtà politica e sociale del paese (all’origine della critica di Pasolini, radicato per idee e natura su altre posizioni) arriva fin a qui intatta, fresca, seminale. Necessaria.
sabato 24 luglio 2010
Iscriviti a:
Post (Atom)

