Visualizzazione post con etichetta lisetta carmi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta lisetta carmi. Mostra tutti i post

venerdì 24 gennaio 2025

ucronia

Io devo dire quando leggo certi post di Aldo Nove penso sempre a Ezra Pound, poeta geniale che nel secolo scorso, intuendo i pericoli del sistema economico (l’Usura) e del comunismo “dopo Lenin”, scelse per opporsi di aderire ai fascismi del mondo, simpatizzando apertamente con Hitler e Mussolini e pagando caro questa sua scelta. Io quando leggo Nove che per opporsi a un certo sistema mondiale simpatizza con Trump e Putin penso a Pound, che era una mente lucidissima e dal pensiero più vasto e raffinato di ciò che molti potevano intuire, e proprio per questo non venne capito da menti meno acute della sua, e se anche mi fido molto del fatto che Nove sia altrettanto lucido e riesca chiaramente a distinguere fra i limiti imposti dal linguaggio e la profondità (e l’ironia) del pensiero che sta dietro a certe sue frasi, e alle sue scelte, ogni tanto mi viene il dubbio sul fatto che chi lo segue abbia l’uguale lucidità e comprensione, e non stia soltanto, per altre strade, deviando a destra come fa tutto il resto del mondo. Mondo che, come dice quel certo libro, presto o tardi esploderà con un tale boato che ci assorderà tutti. Così mi chiedo anche se un giorno ci sarà una nuova Lisetta Carmi che andrà a scovarlo per fargli il ritratto, o l’esplosione si porterà via anche lei.

martedì 5 luglio 2022

irina e lisetta

Renza mi ha appena informato che, dopo Irina, stanotte è scomparsa anche Lisetta. Paolo Del Gaudio mi aveva raccontato che anche se diciamo che è stata Lisetta, venendo a vivere qui, a portare con sé un certo tipo di ambiente artistico/intellettuale, in realtà era stata Irina a portare Lisetta in Puglia. Insomma, sono stupidaggini magari, ma mi consola pensare che dove è andata Irina due giorni fa, adesso Lisetta l'ha seguita. E ancora che tanta ricchezza che ci è stata donata in termini di pensiero e sentimento fosse originata da due donne. Per altro con due bei caratterini. Lisetta l'avevo persa di vista da un sacco di tempo, ma stamattina rivedendo alcune sue lettere molto belle, disegnate a china e con dei timbri, mi sono accorto che c'era una frase che metteva spesso in alto come epigrafe "Accade solo ciò che deve accadere", di Chao-Hsiu Chen. Mi sembra adeguata a questo giorno. Con Irina qualche volta mi sentivo al telefono, si cominciava per parlare di libri e si finiva sempre per parlare di gatti. Lei ne aveva otto, io cinque, ma per consolarmi mi diceva Vedrai che invecchiando aumentano.


 

mercoledì 8 febbraio 2012

ritratti: lisetta carmi

Lisetta Carmi ha vissuto troppe vite in una per essere sintetizzata con un solo termine. Nata donna ed ebrea, in un periodo storico che poneva le donne e gli ebrei in una posizione di inferiorità sociale, ha caratterizzato la sua intera esistenza alla ricerca di una propria inderogabile indipendenza e nella difesa delle minoranze, dei poveri. È stata pianista, poi fotografa. Ha utilizzato la fotografia come mezzo di lotta sociale e di conoscenza. Celebri molti suoi reportage, fra cui vanno assolutamente ricordati quello, assai contestato, sui transessuali di Genova e poi il ritratto di Ezra Pound. La sua continua irrequietezza l’ha portata in Israele, in America Latina, per documentare la condizione dei più deboli e poi in Asia, dov’è avvenuto il fondamentale incontro col maestro induista Babaji. Alla fine degli anni ’70 si è definitivamente trasferita a Cisternino, dove ha fondato l’ashram, il primo in Europa, che ha diretto per quasi vent’anni. Nel 2010 il regista Daniele Segre ha girato un film sulla sua vita.



Come molti sapranno, Lisetta Carmi vive nel centro storico di Cisternino, in una casa che domina la piazzetta di sotto e per arrivare alla quale è necessario arrampicarsi per una ripida scala, attraverso un esercizio per lei quotidiano di fatica e determinazione, che porta a quello che può sembrare il rifugio di un’alta torre da cui si può osservare, staccandosene, il mondo di sotto. Eppure la Carmi, che pure apprezza il silenzio scende ancora di sotto, nel mondo, si mischia con gli altri, si dedica a loro in base alle proprie forze. È più di un mese che cerco di incontrare la Carmi per un’intervista. “Sono famosa!” ammette, con un pizzico di orgoglio quando glielo faccio notare. “Non che mi importi molto ma tutti mi cercano, tutti mi chiamano, mi vogliono. Ho lavorato molto, senza mai fermarmi. E adesso, a volte, sono stanca.” Riesco finalmente a incontrarla a casa sua, ai primi di gennaio. Mi appresto a tirar fuori il registratore e il foglio delle domande per poterla intervistare, invece la Carmi mi sorprende. Esordisce così, mentre mi fa sedere di fronte a lei:
“Ieri non sono stata bene, sono molto stanca oggi, per cui niente interviste. Ti ho fatto venire perché volevo parlare un po’ con te, conoscerti meglio. Per cui, siediti, spegni quel registratore e metti da parte la macchina fotografica. Adesso ti faccio io qualche domanda.”
Ha preso dalla scrivania un volume di foto che ho pubblicato con questa rivista un anno fa e ha cominciato, foto per foto, a farmi delle domande, sulle mie motivazioni, sul modo che ho di raccontare la vita, una storia, con il mezzo che l’ha resa tanto celebre. Quindi ha ripreso la parola, e parlandomi per circa un’ora, con chiarezza e schiettezza estreme, mi ha detto questo.



Lezione di fotografia

Antonio Lillo, se vuoi fare il fotografo, ricorda che non sono d’accordo con quello che scrivi nel tuo libro, e a cui sembri dare tanta importanza. Tu scrivi che la fotografia nasce prima di tutto nella tua testa, ma io ti dico che in tanti anni che ho fatto foto non ho mai “pensato” l’immagine. Avevo delle idee, certo! Ma io arrivavo lì, mi guardavo intorno, e fotografavo quello che c’era! Ho sempre cercato di fotografare l’anima delle persone e non solo il loro viso. Cerca sempre di fare in modo che una foto dica tutto quello che c’è da dire senza doverle per forza aggiungere altro, né titolo né didascalia. Che parli a chiunque, anche a chi non ti conosce, ma senza che il tuo sguardo sia banale. Questa foto che tu intitoli Il futuro è luminoso, perché l’hai intitolata così? C’è un vecchio coi bastoni che si trascina per strada. Io l’avrei chiamata semplicemente Vecchiaia, senza ironia. Questa coi bambini mi piace, quest’altra con questa bella ragazza pure. È anche vero che le nostre strade sono piene di vecchi… Io non ho la televisione. Così nelle belle serate mi piace scendere di sotto e sedermi sulla panchina a osservare la gente che passa. Sto lì seduta e mi immagino quante splendide foto farei, se fossi ancora fotografa, se ancora mi interessasse fotografare. Io farei delle foto alle ragazze con quelle belle scarpe colorate, coi lacci che fasciano loro le gambe, ai bambini troppo eleganti e ripuliti all’eccesso, a questi ragazzi che passano tutto il loro tempo attaccati ai telefonini e non si guardano mai in faccia, mai!


Attilio Carmi con sua figlia Lisetta
Genitori e figli

Nella mia vita ne ho fotografati a migliaia di bambini, di ragazzi, di tutte le condizioni sociali, e dovevi vedere come mi si donavano quelli più poveri, come si aprivano quando li riprendevo! I giovani di oggi invece mi irritano e allo stesso tempo mi preoccupano. Eppure io me la prendo coi loro genitori. Mio padre era severissimo con me e i miei fratelli, ma anche molto intelligente, e dava una grande importanza al lavoro. Ci diceva sempre ‘per l’istruzione e la salute tutto, tutto!, ma per il resto dovete vedervela voi!’ e ci ha insegnato che se volevamo qualcosa dovevamo conquistarcelo con le nostre forze. Perché solo così si forma il carattere. La mia prima auto me la sono comprata a 35 anni, a rate, in ventiquattro mesi. Era una 600, ma quando la guidavo mi sembrava una Ferrari, perché era una mia conquista. Quando ho visto che era così facile guidarla mi sono messa al volante e con quella macchina sono andata in Palestina, poi ho girato tutto il mondo. Oggi appena fanno diciotto anni i genitori comprano subito la macchina ai figli. Comprano loro dei bei vestiti, un sacco di roba inutile. Come possono sperare che non vengano su dei deboli, viziati. I veri colpevoli sono proprio quelli idioti dei genitori!



Tornate a lavorare la terra!

Tu che sei direttore di un giornale, ti chiedo: perché il tuo giornale non ha il coraggio di fare qualcosa in più? Parlate dello scempio paesaggistico che stanno facendo ai nostri paesi! Del modo in cui offendono il lavoro così intelligente di chi ha costruito queste case della fine dell’ottocento o i nostri trulli. Vendono quelle vecchie case e le ristrutturano col cemento, le distruggono senza capire. Ditelo ai ragazzi che le mani sono fatte per lavorare! Dite loro di lasciar perdere il lavoro dietro una scrivania, e di tornare a lavorare la terra, nei campi! Io con queste mani ho sempre lavorato, sempre! E a più di un contadino ho baciato le mani. Spesso il contadino si stupiva, diceva: ‘Lisetta mi ha baciato le mani!’ Ma io gli dicevo: ‘Le mani che lavorano sono benedette!’
Sono sempre stata comunista, lo sono ancora, anche se il comunismo non esiste più, e lo sono perché il mondo è ancora pieno di ingiustizie. Perché il potere economico è nelle mani del 5% dell’umanità. Il 95% che rimane non ha nulla o quasi. Ma si deve capire che se una volta il potere del denaro si reggeva sull’oro, ora è diventato un’idea astratta, il denaro è carta straccia. Arriverà il giorno che il denaro non varrà più nulla e allora l’unica soluzione sarà tornare alla terra.
Ovviamente non sono una sciocca, so che oggi non si può vivere solo coltivando il proprio orto, ma ci sono delle alternative, si possono costituire cooperative, realtà che sul rispetto della natura, sulla produzione di prodotti buoni, sani, biologici, possono permettere a un giovane di vivere degnamente. Non serve tanto per vivere. Io ho sempre vissuto con poco, ho sempre lavorato tanto. E sono contenta. Ora vivo qui, in questa bella casa, ma la mia vita è semplice, le pulizie in casa le faccio ancora io. Quando mangio lavo il mio piatto da sola. Vivo serenamente la mia quinta vita, quella che Babaji mi aveva indicato come la mia vita di totale libertà.
Le altre, lo saprai, sono state il pianoforte, la fotografia, il lavoro con Paolo Ferrari e poi l’incontro con Babaji. Lui era straordinario. Io non sono mai stata una devota nel senso classico del termine. Ma lui mi ha chiamata e io sono andata da lui perché mi aiutasse a capire, a migliorarmi. Mi ha permesso di fotografarlo in centinaia di scatti che ne rivelano la gentilezza, il modo in cui riusciva a guardarti dentro, ad aiutarti a capire delle cose di te, e di questo gli sarò sempre grata.



(Pubblicato su Largo Bellavista n°56, gennaio 2012)

sabato 9 gennaio 2010

incontro con lisetta carmi



C’è Francesco, il mio maestro di fotografia, che me lo ripete sempre: la valle d’Itria è una sorta di polo di attrazione zen per le menti creative. Detto così può sembrare un po’ fantasiosa come teoria. Fatto sta che io di menti creative ne ho incontrate parecchie qui e ne incontro tuttora, spesso provenienti da ogni parte del mondo. Sapete, quand’ero ragazzo c’era Catia, il mio primo grandissimo amore, che si sforzava di trascinarmi all’Ashram di Cisternino, più o meno a un quarto d’ora da casa nostra, e considerato uno dei luoghi di ricerca spirituale più importanti del Sud. Sospetto anzi che se la valle è diventata un tale polo zen è proprio grazie all’azione seminale dell’Ashram. C’è da dire che all’epoca ero un giovane confuso, ingenuo e non poco arrabbiato e mal sopportavo tutto quell’ambiente che consideravo solo una gran truffa e così facevo di tutto per sabotare i piani di Catia per salvarmi l’anima dal cinismo. Catia non riuscì nel suo intento e poi partì per l’India per approfondire la sua ricerca da sola.



Quanto a me che sono rimasto qui e sono diventato il meno arrabbiato degli uomini (non sempre ma spesso mi riesce), non avrei mai sospettato di poter incontrare un giorno la donna che l’Ashram l’ha creato, Lisetta Carmi. Sono andato a trovarla ieri pomeriggio per mezzo di un amico comune e il bello è che ci sono andato non sospettando minimamente che fosse così intima di Babaji. Ci sono andato perché Lisetta Carmi è una delle più grandi fotografe del mondo. E questa fotografa vive a Cisternino, in pieno centro storico già da un po’ di anni. Immaginate il mio stupore e poi la contentezza nello scoprire di avere degli amici comuni che potevano presentarmela, visto che Lisetta già da un po’ predilige la solitudine e non sapevo come avvicinarla. Così siamo andati a trovarla coi miei amici e, se è lecito dirlo, mi sono innamorato di lei. Lisetta Carmi è nata nel 1924 e aspetta la morte con una serenità invidiabile, ma emana un’intensità, un’energia vitale, un fuoco così luminoso e una determinazione tale da lasciare allibiti, da lasciarti lì in silenzio ad ascoltarla come un bambino di fronte a una sorpresa a colori. Così è successo a me, mi sono seduto alla sua destra e lei mi ha preso la mano e ha cominciato a parlarmi e io sono rimasto zitto perché non avevo nulla da dire, nulla da aggiungere a quello che diceva. “L’amore è tutto, un fotografo deve amare la vita, le persone, questo è l’unico segreto che conta. Io amo i poveri soprattutto, i deboli, chi non può difendersi. Io fotografavo per capire gli altri, il mondo, mi serviva quel mezzo per arrivare a loro, per vederli e per vedere me stessa attraverso di loro, quando ho imparato a capire senza bisogno della fotocamera allora ho smesso. Non è la fotografia che mi interessa ma le persone.



L’ho amata subito. Mi ha colpito soprattutto il contrato fra il viso bello, nobile, con gli occhi vivacissimi e brillanti incorniciati dai capelli soffici, bianchi come neve e la schiena piegata, le sue mani gonfie, sformate, le dita tozze e strette da un paio di anellini, mani di una donna che ha sempre lavorato. Mia nonna le ha identiche. Con la differenza che quella di mia nonna è una condanna che si porta dalla nascita, la Carmi è nata ricca e ha dato via tutto per inseguire la sua sete di vita. “Ho sempre pensato che le persone più sfortunate sono le persone ricche, così attaccate alle cose, alla paura di perderle. Una persona povera ha solo se stessa, i suoi affetti. Basta una casa e del cibo, dei vestiti dignitosi per essere felici. Cos’altro serve?
Lisetta Carmi ieri indossava una tunica nera orientale sopra dei vestiti di lana grezza, la scrivania era sommersa dai libri e dai suoi appunti. Mi ha tenuto lontano dallo scaffale delle ceneri perché sono un pasticcione e avrei potuto far danni e infatti come mi son seduto sullo sgabello del pianoforte ho combinato un casino andando a sbattere con la testa contro la lampada e mandando tutto per aria. Lei mi ha sorriso. E mi è sembrata quasi commuoversi quando ha scoperto che non ho una macchina fotografica mia ma me la faccio prestare, forse mi ha accomunato a uno dei suoi poveri, chissà? Mi ha detto che sono fortunato. Si è informata di me con vero interesse e mi ha dato dei buoni consigli. Poi ci ha raccontato la sua storia ed è stata una lunga emozione. La sua infanzia felice a Genova. Le leggi razziali (la Carmi è ebrea) e poi la guerra e la fuga a Zurigo. La musica prima e poi la scoperta della fotografia, proprio qui in Puglia, con una macchinetta da quattro soldi e nove rullini comprati per gioco. Il reportage sui travestiti di Genova che destò tanto scalpore, e poi l’incontro con Ezra Pound. I viaggi in Israele e Sudamerica e poi l’incontro con Babaji. Il film documentario che le ha dedicato Daniele Segre e che uscirà a breve nelle sale ripercorre tutto questo.



Ho scoperto con stupore che anche lei, come me, ha cominciato a fotografare dopo i 30 anni. Prima faceva la pianista. Fino ai 50 si è occupata di fotografia ai massimi livelli, affrontando con coraggio l’ipocrisia e i forti squilibri sociali dell’Italia e allargando la sua visione al mondo intero, senza mai venire a compromessi con nessuno. Poi ha incontrato Babaji e semplicemente ha smesso di fotografare. Ha venduto la sua casa a Genova, ha raccolto le sue poche cose e se n’è venuta in Puglia, con sua madre, a vivere in un trullo per fondare l’Ashram. E ora? Ora vive la sua quinta vita e studia il cinese. “Non bisogna attaccarsi a niente, sapete. La vita è fatta di esperienze e quando ne hai concluso una è inutile continuare a guardarsi indietro. Si tagliano i ponti e si va avanti.



Le foto in B/N sono di Lisetta Carmi e vengono dal suo reportage sui travestiti di Genova.