Ovviamente mettendo il tutto su un altro piano di importanza, l'ultima uscita del Papa mi ha fatto ricordare una cosa detta da Paolo Villaggio durante la commemorazione funebre di Mario Monicelli, anno 2010. Villaggio prende il microfono e fa un discorso a braccio di circa 15 minuti accanto alla bara di Monicelli, parlando dei molti film che hanno fatto insieme: «Gassman, Scola se lo ricorda, era un bell’uomo, era veramente un bell’uomo. Eravamo in Algeria e lì c’erano molti marchettari a quei tempi, ci sono anche adesso penso, e gironzolavano intorno a Gassman nella speranza, non lo so, di farselo… e lui era molto lusingato! Monicelli a un certo punto fa: Stop! Un momento, dice, qui finisce che cambiamo il titolo del film, lo chiamiamo Brancaleone alle Frociate!». Non so se l’aneddoto è stato un’invenzione di Villaggio, che ne inventava tanti, oppure è tutto vero visto il carattere di Monicelli, ma quando Villaggio lo racconta scoppia ugualmente la risata del pubblico, tutto composto da gente del mondo della cultura o dello spettacolo, gente come Giuliano Montaldo (Sacco e Vanzetti) o Ettore Scola (C’eravamo tanto amati), insomma il meglio della cultura e sensibilità italiana che non è esente da imperfezioni.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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martedì 28 maggio 2024
mercoledì 23 agosto 2023
spaghetti
Telefoni bianchi (1976) di Dino Risi, contiene una scena, a circa metà film, che
mi fa pensare al cinema di Buñuel e di Ferreri, in cui il divo Franco
D’Enza – interpretato da Vittorio Gassman che assume qui la maschera e i
lazzi di Alberto Sordi – fa uno scherzo perfido durante una festa a cui
ha invitato alcuni industriali arricchitisi alle spalle del regime.
Accende la radio per sentire il bollettino radio e si sente la voce di
Mussolini che comunica come nel giro di ventiquattr’ore
il partito fascista assumerà il controllo e statalizzerà tutte le
fabbriche e le banche del paese, pena la fucilazione per chi si ribella.
Gli invitati restano come congelati. “Ma non è possibile, è la rovina
del paese, siamo rovinati!” grida uno. Un altro lo rampogna: “Osate
discutere le decisioni del Duce? Che camicia nera siete?”. Il primo si
allontana intimidito. E un terzo: “Ah, se Mussolini si mette contro gli
industriali s’è ripulito!” A quel punto D’Enza, dopo averli insultati un
po’ chiamandoli “papponi” e gridando loro che “è finita la pacchia!”,
scoppia a ridere con cattiveria e rivela che era stato tutto uno
scherzo, la voce di Mussolini era stata falsificata così, tanto per
ridere. Tutti gli invitati si sentono sollevati ma dall’altra stanza
arriva il rumore di uno sparo. L’industriale che si era allontanato si è
ucciso. Gli invitati sono scossi, un paio di loro lasciano la festa
indignati, ma D’Enza cerca di minimizzare l’accaduto: “Si vede che avrà
avuto i suoi problemi, era fragile, poverino. Non ci pensiamo, non
facciamo un dramma, via i musi lunghi, arrivano gli spaghetti,
mangiamoci quelli” così gli altri restano a mangiare, col morto ancora
caldo nella stanza accanto.
lunedì 9 aprile 2012
in memoria di gassman e di un'altra rai
Ha proprio ragione Citati quando dice che negli ultimi vent’anni si è diffusa in Italia una velenosa mediocrità e forse è meglio non leggerli i libri che leggerne di mediocri. La mediocrità è ormai cancerosa e forse comincia proprio dalla tv, come ci avvertiva allarmato Pasolini. Dico forse perché non sempre ne sono convinto. Ieri, ad esempio, cambiando su Rai Uno nel tardo pomeriggio, ho ritrovato Lorella Cuccarini che presentava Bobby Solo e Mal che all’infinito riciclavano se stessi cantando Tutti Frutti. Era tutto talmente vecchio, stanco, già visto, persino i loro ciuffi gelatinati, che non ci credevano più nemmeno loro, e infatti Bobby Solo a un certo punto ha dimenticato le parole di quello che canta da più di cinquant’anni. Ecco, li ho guardati per cinque minuti, poi ho spento la tv, ho ripensato a Pasolini e cercandolo sulla rete per un po’ di conforto ho ritrovato Gassman, e questo video in particolare.
Era il 1996, e Gassman portava sulla Rai (apriti Cielo!) Cammin Leggendo, un bellissimo programma che si occupava di rivisitare una serie di città italiane attraverso la lettura di brani poetici o di viaggio, di scrittori che ci avevano vissuto. Ovviamente la Rai prima disse sì poi preoccupata per il gradimento da parte del pubblico di una trasmissione eccessivamente colta fece un po’ di casini sugli orari, tanto che alla fine Gassman ebbe a commentare così: “Questa tv fa male come la mucca pazza!” Ma erano gli anni ’90 e il cancro si stava già diffondendo.
In questa puntata particolare Gassman si occupava di Roma e recitava una poesia di Pasolini, ancora considerato un personaggio scomodo. Gassman evidentemente se ne frega e con grandissimo rispetto per il poeta legge i suoi versi e non solo legge, ti fa capire tutto, parola per parola, con semplicità e sentimento. Poi, certo, possiamo discutere di impostazione ottocentesca o meno del suo recitare ma almeno lui lo faceva, e lo faceva sulla Rai, in quello che è vero servizio pubblico, altro che Porta a Porta, L’isola dei famosi o Ti lascio una canzone (bleah!). Roba dell’altro mondo insomma, appunto del nostro passato remoto.
Ecco ieri, giorno di Pasqua e di abituale indigestione da festa, ho ritrovato Gassman con la barba bianca da saggio come lo ricordo da quand’ero bambino, che si sforzava di farmi capire Pasolini e mi sono sentito derubato e davvero, con o senza Monti, più povero.
Era il 1996, e Gassman portava sulla Rai (apriti Cielo!) Cammin Leggendo, un bellissimo programma che si occupava di rivisitare una serie di città italiane attraverso la lettura di brani poetici o di viaggio, di scrittori che ci avevano vissuto. Ovviamente la Rai prima disse sì poi preoccupata per il gradimento da parte del pubblico di una trasmissione eccessivamente colta fece un po’ di casini sugli orari, tanto che alla fine Gassman ebbe a commentare così: “Questa tv fa male come la mucca pazza!” Ma erano gli anni ’90 e il cancro si stava già diffondendo.
In questa puntata particolare Gassman si occupava di Roma e recitava una poesia di Pasolini, ancora considerato un personaggio scomodo. Gassman evidentemente se ne frega e con grandissimo rispetto per il poeta legge i suoi versi e non solo legge, ti fa capire tutto, parola per parola, con semplicità e sentimento. Poi, certo, possiamo discutere di impostazione ottocentesca o meno del suo recitare ma almeno lui lo faceva, e lo faceva sulla Rai, in quello che è vero servizio pubblico, altro che Porta a Porta, L’isola dei famosi o Ti lascio una canzone (bleah!). Roba dell’altro mondo insomma, appunto del nostro passato remoto.
Ecco ieri, giorno di Pasqua e di abituale indigestione da festa, ho ritrovato Gassman con la barba bianca da saggio come lo ricordo da quand’ero bambino, che si sforzava di farmi capire Pasolini e mi sono sentito derubato e davvero, con o senza Monti, più povero.
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