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martedì 23 aprile 2024

rosicone

Lo so che non c'entra nulla col discorso sulla censura (in cui più o meno sono d'accordo con Travaglio) e ci faccio anzi la figura del rosicone, ma continuo a pensare a Scurati che se va in RAI gli danno 1800 euro per un intervento da 3-4 minuti e tutti dicono che è un corrispettivo nella media. Un paio di settimane fa quando sono usciti i bassi dati di vendita degli scrittori candidati allo Strega, gli scrittori dicevano che dai libri non si campa. Eppure Scurati insegna che se sei uno scrittore e arrivi a fare una comparsata in TV prendi lo stesso stipendio mensile di un insegnante o di un operaio. Se fai due comparsate o tre ti aggiri già dalle parti di un professionista. Ovviamente non è che chiamino chiunque, Scurati ad esempio (dando per scontato che tutti lo abbiano letto per come scrive e non perché ha scritto un romanzo su Mussolini) è famoso. Ma come si fa a dire che scrivendo non si campa? Bisogna scrivere e andare in TV almeno una volta al mese, ecco come si campa scrivendo. Scrivere come trampolino di lancio per la TV.

mercoledì 12 gennaio 2022

una resa dei conti

Ha ragione il Corsi quando dice – come ha fatto poco fa con me – che la chiusura del blog di poesia della Rai ha un po’ il sapore di una resa dei conti. Resa dei conti di una cultura che dà una parte esalta retoricamente l’idea stessa di poesia come genere sommo nella terra di Dante, Petrarca e Mussolini (che “ha scritto anche poesie”), ma poi nei fatti chiude le porte in faccia senza problemi a chi la pratica e pubblica, e a dispetto delle apparenze non sono pochi. Si assiste così a questa specie di resa generale al mercato, in tutte le sue possibili declinazioni: da quella della rivista di Crocetti che si accasa con Feltrinelli realizzando un po’ il sogno di tutti i piccoli editori, che sbolognano un’indipendenza dall’industria culturale in attesa che l’industria culturale se li mangi per fare pace coi conti in rosso; a quelle di giornali e blog letterari che dedicano sempre meno spazio, sempre meno competente, sempre più annoiato alla poesia, genere che non sanno leggere né nel cuore né nella forma. Quanti sono oggi gli spazi più o meno ufficiali che dedicano uno spazio alla poesia: poco più di una decina. Il più potente, la televisione, se va bene la tratta alla stregua di un circo, se va male le sbadiglia in faccia. Quanti editori di poesia ci sono oggi in Italia? Pochissimi nella qualità e moltissimi nel numero, eppure tutti in continuo affanno. Perché (considerata la quantità assurda, nauseante, di autori che si propongono)? Perché i libri di poesia a dispetto di tutto questo circo di scrittori o sedicenti tali non si vendono, o meglio non li compra nessuno, manco per fare i regali a Natale. Prima almeno si recensivano, adesso nemmeno più quello. Del resto dove li recensisci? Su quale sito? Poi si parla di poesia come dell’ultimo spazio di libertà di chi scrive perché non è condizionato dal mercato. Ma sono chiacchiere. Se un libro non lo vendi e non lo recensisci è come se non esistesse, diventa un fallimento che pesa. E poi meno spazio non implica più libertà, indica maggiore necessità di amicizie e favori per avere quei cinque minuti di celebrità per i quali, tutti, pubblichiamo libri. Altrimenti li terremmo chiusi nel cassetto. Non c’è più uno spazio adeguato di espressione, di dialogo e confronto. E questo non è sano. Quanto senso ha, ormai, per un editore, pubblicare un autore – per quanto bravo sia – che non sa autopromuoversi, o vendersi, o mettersi in posa ammiccante, o che non ha i giusti amici nei siti giusti per dire almeno che ci siamo sui giornali, visto che manchiamo quasi del tutto sugli scaffali delle librerie? Io non lo so e me lo chiedo di continuo come editore. Come lettore nemmeno mi dovrebbe interessare, visto sono nato nella terra di Dante, Petrarca e Mussolini (che “ha scritto anche poesie”) e questo certo dovrebbe bastarmi.

giovedì 13 dicembre 2018

la stessa persona

Oggi pomeriggio mi chiama una giornalista Rai che si è interessata a me per il mio ultimo libro di poesie, Bestiario Fiorito, e mi ha fatto una intervista di 40 minuti per vedere se si può tirarne fuori o no un servizio per una cosa che andrà in onda l'anno prossimo. Io scherzando le ho detto: "Ma come diavolo avete fatto ad accorgervi di uno microscopico come me?" E lei: "Non credere, noi qui facciamo le nostre ricerche e siamo sempre informati su tutto e tutti!" Ho scoperto così che il Grande Fratello e la Rai sono la stessa persona.

sabato 2 giugno 2018

festa della repubblica (e si vede)

Dopo la sollevazione nazionale sul caso Mattarella, registriamo al 2 giugno come il primo assoluto atto di questo nuovo Governo che avrebbe dovuto essere perlomeno di rottura, sia l’aver preso l’amante di uno dei suoi due leader per metterla a lavorare in Rai, canale di Stato per cui si pagano le tasse. Il tutto alla luce del sole, con la sfacciataggine e l’arroganza di chi ha il potere in mano. Ci voleva dunque la Lega per ribadire questa sostanziale verità che si fa biglietto da visita del nuovo corso politico italiano: se vuoi un lavoro figo devi darla al Capo! Ancora peggio, l’assoluta naturalezza con cui tutti hanno preso la notizia, fra scrollatine di spalle e qualche battutina sconcia, dopo mesi di scassamento di coglioni delle femministe per cui tutto è un attentato ai diritti della donna meno darla al capo per un lavoro, non ci lascia presagire nulla di buono per quello che verrà, ma non dall’alto quanto piuttosto dal basso, dai soliti assuefatti al potere, a tal punto da non vedere più, non indignarsi per i micro attentati alla democrazia che si ripetono ogni giorno intorno a noi: quelli dove c’è una persona che ha una posizione privilegiata rispetto alla tua non perché sia più brava ma perché va a letto col Capo. Cosa c’è di democratico in tutto questo? Cosa c’è di nuovo? Tutto è cambiato perché non cambi nulla, come diceva qualcuno in un celebre libro, che non cito perché oggi citare i libri è diventato impopolare e demodé.

venerdì 14 luglio 2017

apparizione

Ho appena visto Piero Ciampi su Raiuno. Ormai la Rai per me è a tal punto sinonimo di pattumiera che mi è sembrato quasi una apparizione aliena e per un attimo mi sono bloccato di fronte allo schermo. Piero mi ha detto buonasera col suo viso lungo e il portamento elegante da chansonnier e poi, senza cantare una sola nota, ha lasciato il posto a Massimo Ranieri, facendo tornare tutto alla normalità. Eppure quei pochi attimi sono bastati. Ecco che succede quando piove, l'aria si difresca e la poesia ci assale inaspettata anche attraverso la tivù. Finalmente si respira.

venerdì 17 febbraio 2017

disgusto

Tre minuti ho visto della nuova trasmissione della Clerici solo per rendermi conto, con vero stupore, di come sia riuscita a scendere ancora più in basso di quanto avesse mai fatto finora. In una sola trasmissione è riuscita a mettere insieme il peggio dei format della televisione italiana che tanto piace agli abbonati Rai: i bambini canterini messi in mostra come carne da macello, i talent buoni per tutti ma con la giuria pagata apposta per spezzare le gambe, e le amate storie di disperazione famigliare che tanto ci commuovono perché ci fanno sentire buoni e fortunati insieme. Praticamente la latrina in cui sguazza questo Paese riassunta da una donna furba e arrivista che ha fatto della parola ipocrisia sinonimo di qualità. Sono disgustato.

domenica 28 dicembre 2014

pensierini del 28

A un certo punto qualcuno lassù pensò bene che, per risvegliare l’attenzione dell’inquietante numero di gente che pur sapendo leggere non leggeva, si dovesse puntare meno sull’arte – roba d’élite – per aumentare il numero di sceneggiatori di fiction nobilitati al ruolo di romanzieri, fumettisti giornalisti e cantautori che pur facendo altro venivano inseriti nel settore narrativa e poesia, show man tipo Fabio Volo che non scrivevano romanzi ma erano loro stessi il romanzo, si raccontavano. Per accorgersi, forse in ritardo che 1) anche per essere Fabio Volo ci vuole talento, spesso non replicabile e 2) quando viene a mancare persino quel talento si finisce per promuovere un non-libro scritto da un non-autore e cioè il niente. Fine della letteratura.

*** 

Ti prego Gesù bommino fammi vincere il premio La Giara della Rai e fa che poi col mio manoscritto ci facciano un film o meglio ancora una fiction. In questo modo la mia famiglia la smetterà di chiedermi che cosa faccio nella vita e quando dirò loro che faccio libri e scrivo storie non mi risponderanno mai più divertiti: “e come si mangiano?”

lunedì 9 aprile 2012

in memoria di gassman e di un'altra rai



Ha proprio ragione Citati quando dice che negli ultimi vent’anni si è diffusa in Italia una velenosa mediocrità e forse è meglio non leggerli i libri che leggerne di mediocri. La mediocrità è ormai cancerosa e forse comincia proprio dalla tv, come ci avvertiva allarmato Pasolini. Dico forse perché non sempre ne sono convinto. Ieri, ad esempio, cambiando su Rai Uno nel tardo pomeriggio, ho ritrovato Lorella Cuccarini che presentava Bobby Solo e Mal che all’infinito riciclavano se stessi cantando Tutti Frutti. Era tutto talmente vecchio, stanco, già visto, persino i loro ciuffi gelatinati, che non ci credevano più nemmeno loro, e infatti Bobby Solo a un certo punto ha dimenticato le parole di quello che canta da più di cinquant’anni. Ecco, li ho guardati per cinque minuti, poi ho spento la tv, ho ripensato a Pasolini e cercandolo sulla rete per un po’ di conforto ho ritrovato Gassman, e questo video in particolare.
Era il 1996, e Gassman portava sulla Rai (apriti Cielo!) Cammin Leggendo, un bellissimo programma che si occupava di rivisitare una serie di città italiane attraverso la lettura di brani poetici o di viaggio, di scrittori che ci avevano vissuto. Ovviamente la Rai prima disse sì poi preoccupata per il gradimento da parte del pubblico di una trasmissione eccessivamente colta fece un po’ di casini sugli orari, tanto che alla fine Gassman ebbe a commentare così: “Questa tv fa male come la mucca pazza!” Ma erano gli anni ’90 e il cancro si stava già diffondendo.
In questa puntata particolare Gassman si occupava di Roma e recitava una poesia di Pasolini, ancora considerato un personaggio scomodo. Gassman evidentemente se ne frega e con grandissimo rispetto per il poeta legge i suoi versi e non solo legge, ti fa capire tutto, parola per parola, con semplicità e sentimento. Poi, certo, possiamo discutere di impostazione ottocentesca o meno del suo recitare ma almeno lui lo faceva, e lo faceva sulla Rai, in quello che è vero servizio pubblico, altro che Porta a Porta, L’isola dei famosi o Ti lascio una canzone (bleah!). Roba dell’altro mondo insomma, appunto del nostro passato remoto.
Ecco ieri, giorno di Pasqua e di abituale indigestione da festa, ho ritrovato Gassman con la barba bianca da saggio come lo ricordo da quand’ero bambino, che si sforzava di farmi capire Pasolini e mi sono sentito derubato e davvero, con o senza Monti, più povero.