Lo so che non c'entra nulla col discorso sulla censura (in cui più o meno sono d'accordo con Travaglio) e ci faccio anzi la figura del rosicone, ma continuo a pensare a Scurati che se va in RAI gli danno 1800 euro per un intervento da 3-4 minuti e tutti dicono che è un corrispettivo nella media. Un paio di settimane fa quando sono usciti i bassi dati di vendita degli scrittori candidati allo Strega, gli scrittori dicevano che dai libri non si campa. Eppure Scurati insegna che se sei uno scrittore e arrivi a fare una comparsata in TV prendi lo stesso stipendio mensile di un insegnante o di un operaio. Se fai due comparsate o tre ti aggiri già dalle parti di un professionista. Ovviamente non è che chiamino chiunque, Scurati ad esempio (dando per scontato che tutti lo abbiano letto per come scrive e non perché ha scritto un romanzo su Mussolini) è famoso. Ma come si fa a dire che scrivendo non si campa? Bisogna scrivere e andare in TV almeno una volta al mese, ecco come si campa scrivendo. Scrivere come trampolino di lancio per la TV.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
martedì 23 aprile 2024
mercoledì 12 gennaio 2022
una resa dei conti
Ha ragione il Corsi quando dice – come ha fatto poco fa con me – che la chiusura del blog di poesia della Rai ha un po’ il sapore di una resa dei conti. Resa dei conti di una cultura che dà una parte esalta retoricamente l’idea stessa di poesia come genere sommo nella terra di Dante, Petrarca e Mussolini (che “ha scritto anche poesie”), ma poi nei fatti chiude le porte in faccia senza problemi a chi la pratica e pubblica, e a dispetto delle apparenze non sono pochi. Si assiste così a questa specie di resa generale al mercato, in tutte le sue possibili declinazioni: da quella della rivista di Crocetti che si accasa con Feltrinelli realizzando un po’ il sogno di tutti i piccoli editori, che sbolognano un’indipendenza dall’industria culturale in attesa che l’industria culturale se li mangi per fare pace coi conti in rosso; a quelle di giornali e blog letterari che dedicano sempre meno spazio, sempre meno competente, sempre più annoiato alla poesia, genere che non sanno leggere né nel cuore né nella forma. Quanti sono oggi gli spazi più o meno ufficiali che dedicano uno spazio alla poesia: poco più di una decina. Il più potente, la televisione, se va bene la tratta alla stregua di un circo, se va male le sbadiglia in faccia. Quanti editori di poesia ci sono oggi in Italia? Pochissimi nella qualità e moltissimi nel numero, eppure tutti in continuo affanno. Perché (considerata la quantità assurda, nauseante, di autori che si propongono)? Perché i libri di poesia a dispetto di tutto questo circo di scrittori o sedicenti tali non si vendono, o meglio non li compra nessuno, manco per fare i regali a Natale. Prima almeno si recensivano, adesso nemmeno più quello. Del resto dove li recensisci? Su quale sito? Poi si parla di poesia come dell’ultimo spazio di libertà di chi scrive perché non è condizionato dal mercato. Ma sono chiacchiere. Se un libro non lo vendi e non lo recensisci è come se non esistesse, diventa un fallimento che pesa. E poi meno spazio non implica più libertà, indica maggiore necessità di amicizie e favori per avere quei cinque minuti di celebrità per i quali, tutti, pubblichiamo libri. Altrimenti li terremmo chiusi nel cassetto. Non c’è più uno spazio adeguato di espressione, di dialogo e confronto. E questo non è sano. Quanto senso ha, ormai, per un editore, pubblicare un autore – per quanto bravo sia – che non sa autopromuoversi, o vendersi, o mettersi in posa ammiccante, o che non ha i giusti amici nei siti giusti per dire almeno che ci siamo sui giornali, visto che manchiamo quasi del tutto sugli scaffali delle librerie? Io non lo so e me lo chiedo di continuo come editore. Come lettore nemmeno mi dovrebbe interessare, visto sono nato nella terra di Dante, Petrarca e Mussolini (che “ha scritto anche poesie”) e questo certo dovrebbe bastarmi.
giovedì 13 dicembre 2018
la stessa persona
sabato 2 giugno 2018
festa della repubblica (e si vede)
venerdì 14 luglio 2017
apparizione
venerdì 17 febbraio 2017
disgusto
domenica 28 dicembre 2014
pensierini del 28
lunedì 9 aprile 2012
in memoria di gassman e di un'altra rai
Era il 1996, e Gassman portava sulla Rai (apriti Cielo!) Cammin Leggendo, un bellissimo programma che si occupava di rivisitare una serie di città italiane attraverso la lettura di brani poetici o di viaggio, di scrittori che ci avevano vissuto. Ovviamente la Rai prima disse sì poi preoccupata per il gradimento da parte del pubblico di una trasmissione eccessivamente colta fece un po’ di casini sugli orari, tanto che alla fine Gassman ebbe a commentare così: “Questa tv fa male come la mucca pazza!” Ma erano gli anni ’90 e il cancro si stava già diffondendo.
In questa puntata particolare Gassman si occupava di Roma e recitava una poesia di Pasolini, ancora considerato un personaggio scomodo. Gassman evidentemente se ne frega e con grandissimo rispetto per il poeta legge i suoi versi e non solo legge, ti fa capire tutto, parola per parola, con semplicità e sentimento. Poi, certo, possiamo discutere di impostazione ottocentesca o meno del suo recitare ma almeno lui lo faceva, e lo faceva sulla Rai, in quello che è vero servizio pubblico, altro che Porta a Porta, L’isola dei famosi o Ti lascio una canzone (bleah!). Roba dell’altro mondo insomma, appunto del nostro passato remoto.
Ecco ieri, giorno di Pasqua e di abituale indigestione da festa, ho ritrovato Gassman con la barba bianca da saggio come lo ricordo da quand’ero bambino, che si sforzava di farmi capire Pasolini e mi sono sentito derubato e davvero, con o senza Monti, più povero.