In generale mi piacciono tutte le parole che cominciano con Z, forse perché ti danno l’idea di essere parole scomode, le ultime della partita, già quando le pronunci sulla lingua. In particolare mi piacciono: la parola Zavorra, perché mi fa pensare a tutte quelle cose che ti porti dietro, spesso tuo malgrado, anche se non sono indispensabili, e sono praticamente le sbavature che danno significato alla tua storia. Mi piace la parola Zappa, perché è stata la prima parola con cui ho capito la differenza fra nord e sud (al nord hanno la Vanga, mi diceva mio nonno, perché lì la terra è soffice e ricca, e la gente sta sempre a testa alta, mentre qui la terra è aspra e piena di sassi, e allora noi usiamo la zappa, che ti costringe a stare piegato). Poi mi piace la parola Zingaro. Adesso si usa tanto la parola Rom nei telegiornali, quando sembra che vogliano tutti puntualizzare sull’etnia, a me in verità pare una sigla fredda. Zingaro magari è meno corretto ma è più bello, perché dentro ci senti tutto un mondo di avventure e di pericoli, com’è appunto quello del cuore. Il cuore è uno zingaro e va, cantava Nada, e tu ti ritrovavi calato in un paesaggio impetuoso di Salgari. Pensa se invece fosse stato: Il cuore è un Rom e va. Non funziona. Dove va un cuore così? Nei centri di Accoglienza, non certo senza catene per il mondo.
Nota. Ho scritto questo pezzo in risposta a un bellissimo post sul blog di Paolo Nori, che potete leggere QUI.

