martedì 24 settembre 2013

the happiness project

Nella scia di un certo sperimentalismo wyattiano, The Happiness Project è uno di quei dischi che, con molta semplicità, si può definire belli. Alla sua base sta la molto poetica convinzione che la felicità è racchiusa nella voce delle persone che amiamo, nel modo in cui muovono le labbra e ne fuoriesce un suono unico, ma imitabile, capace di indirizzare il cuore. L’idea nasce all’autore dalle esperienze della sua infanzia, e dal particolare rapporto che aveva con suo padre, cieco. Charles Spearin, polistrumentista canadese, attraverso la sua musica cerca di catturare il suono e la magia nascosta nella voce di alcune delle persone che ama o che danno un senso alla propria vita. Confesso che non conoscevo l'autore. Ho scoperto il suo primo e unico disco (registrato fra 2007 e 2008 e pubblicato nel 2009) solo stamattina e l'ho già sentito due volte. Come ogni buon concept, va ascoltato nella sua interezza per essere compreso appieno, ma ne vale la pena. Lo consiglio a tutti, consapevole che non tutti riusciranno a penetrarlo. Provarci però non costa nulla. E poi, il progetto della felicità, qualche volta, richiede anche sacrifici.