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sabato 30 gennaio 2021

arti

Qualche settimana fa leggevo un articolo (su Internazionale) in cui Robert Wyatt diceva che più ancora della caduta dalla finestra che lo ha reso paralitico, a causargli qualcosa di simile alla sindrome dell’arto fantasma era stata la cacciata dai Soft Machine, la band di cui era stato cofondatore. I Soft Machine, da allora, passano sempre per i cattivi della situazione, ma se vai a vedere le date avevano tutti fra i 25 e i 28 anni, erano giovanissimi, e rigidi idealisti. La cosa straordinaria, secondo me, viene fuori proprio confrontando le date. Ti accorgi che sia Soft Machine che Wyatt, per i successivi trent’anni, andranno avanti per la loro strada, spesso al singhiozzo e senza più una formazione definita, seguendo percorsi quasi perfettamente paralleli, persino nelle pause e nei silenzi discografici. Come se l’uno non potesse muoversi senza il riflesso dell’altro, proprio come fanno appunto due arti, per quanto separati, dell’identico corpo.

martedì 24 settembre 2013

the happiness project

Nella scia di un certo sperimentalismo wyattiano, The Happiness Project è uno di quei dischi che, con molta semplicità, si può definire belli. Alla sua base sta la molto poetica convinzione che la felicità è racchiusa nella voce delle persone che amiamo, nel modo in cui muovono le labbra e ne fuoriesce un suono unico, ma imitabile, capace di indirizzare il cuore. L’idea nasce all’autore dalle esperienze della sua infanzia, e dal particolare rapporto che aveva con suo padre, cieco. Charles Spearin, polistrumentista canadese, attraverso la sua musica cerca di catturare il suono e la magia nascosta nella voce di alcune delle persone che ama o che danno un senso alla propria vita. Confesso che non conoscevo l'autore. Ho scoperto il suo primo e unico disco (registrato fra 2007 e 2008 e pubblicato nel 2009) solo stamattina e l'ho già sentito due volte. Come ogni buon concept, va ascoltato nella sua interezza per essere compreso appieno, ma ne vale la pena. Lo consiglio a tutti, consapevole che non tutti riusciranno a penetrarlo. Provarci però non costa nulla. E poi, il progetto della felicità, qualche volta, richiede anche sacrifici.

lunedì 5 ottobre 2009

noi non siamo soli

Ho sempre trovato straordinaria la storia di Robert Wyatt. Uno dei più grandi batteristi della storia del rock che un giorno, totalmente ubriaco, cade giù dalla finestra di un palazzo e resta paralizzato dalla vita in giù. Un altro si sarebbe demoralizzato fino al punto di smettere di vivere. Lui invece si è rimboccato le maniche e ha ricominciato tutto da capo. E ci ha dato alcune delle più belle canzoni di sempre. La preferita di molti però resta questa: Sea song, scritta in ospedale durante i lunghi mesi di degenza dopo la caduta. Potete prenderla come preferite, come una canzone d’amore o come un inno alla vita, o una metafora del suo mutamento esistenziale. Come volete. Vi si respira una leggera inquietudine sotto la fascinazione, come a cantare col fiato sospeso. Una sensazione che qualcuno di noi conosce bene. Tutto il disco in cui è inserita, Rock bottom, è splendido, per quanto non proprio allegrissimo. Del resto vi sfido a sfracellarvi sul marciapiede dal terzo piano ed essere allegri. Ma vi è qualcosa di più. Rock bottom è come un viaggio (tutte le grandi opere d’arte lo sono in fondo) attraverso il dolore, il buio e lo sconforto verso la luce, l’accettazione e una nuova serenità, riassunta nella risata che chiude il disco. Ho trovato su youtube due video di questo pezzo. In uno, girato nel 1974, poco dopo l’incidente, Wyatt è solo al piano con la sedia a rotelle ben in evidenza e dei palloncini colorati tutti intorno, ha gli occhi spiritati e in effetti fa una certa impressione, mette angoscia. L’altro, quello qui sotto, è di qualche anno fa e propone l’ultimo Wyatt, un raffinato interprete lontano anni luce dagli eccessi giovanili, barbuto e bianco come un piccolo guru. Lo guardo e spero di arrivarci anch’io a questa pace, e canto e mi ripeto: noi non siamo soli, noi non siamo soli, per convincermi.



SEA SONG

Sembri diversa ogni volta che arrivi
dall' acqua salmastra coronata di spuma
è la tua pelle che brilla delicatamente alla luce della luna
in parte pesce, in parte focena, in parte cucciolo di balena

Sono tuo? Posso giocare con te?
Scherzi a parte quando sei ubriaca
sei fantastica quando sei ubriaca
ma mi piaci di più a notte tarda - sei quasi perfetta

Ma non riesco a capire la differente te
la mattina quando è ora di giocare
a essere umani per un po'
per favore sorridi!

Sarai diversa in primavera, lo so
sei una bestia stagionale
come le stelle marine spinte dalla marea, dalla marea
quindi finchè il tuo sangue va a incontrare la prossima luna piena
la tua follia combacia perfettamente con la mia, con la mia
la tua pazzia combacia perfettamente con la mia, la mia

Noi non siamo soli