mercoledì 26 gennaio 2022

isbn: un chirimento

Siccome mi pare ci sia molta confusione in merito, chiarisco che l’ISBN non è un titolo di merito. Averne uno non vi rende scrittori migliori. È semplicemente un codice di natura commerciale che serve a rintracciare il libro sui database e attesta che il libro non solo esiste, ma è in vendita, è merce pronta all’uso sul tavolone del mercato. Proprio come il pesce, o le melanzane. Mettere l’ISBN su un libro fantasma – di quelli che magari esistono stampati in venti copie e non trovi sul mercato – è una mezza truffa. Chiedere di attribuirne uno al titolo di uno strafalcione improvvisato per fare punteggio ai concorsi è una truffa e il fatto che la richiesta mi arrivi spesso da gente che vorrebbe avanzare nel mondo della scuola o della ricerca – lì dove una pubblicazione fa punteggio – la dice lunga su come sta messa oggi la scuola. Ma è talmente lucroso come affare che la stessa agenzia che gestisce gli ISBN li ha messi in commercio anche per i privati. Chiunque può prenderne uno, se lo vuole. Costa circa 80 euro + iva, ma c’è lo sconto se li prendi in offerta (il famoso 3x1), insomma è alla portata di tutti. E, nessuno lo dice, produce inquinamento informatico. Io dico questo: ci sono decine di editori che lo attribuiscono e il libro che fate non per questo venderà una copia in più. Può servire, ma soltanto se il libro lo vuoi davvero vendere, come le pentole da cucina o gli aspirapolvere, se vuoi sbatterti per avere successo e farlo girare a più non posso, se hai una strategia di marketing da abbinargli, se ne fai insomma una questione commerciale anche tu, senza rompere troppo il cazzo con l’arte. Perché l’ISBN è quello, e anche se spesso gli interessi coincidono, l’arte è un’altra cosa e sta da un’altra parte.

Nessun commento: