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domenica 11 ottobre 2015

siti su pasolini: il privilegio dello stile


Segnalo una bellissima e assai lucida intervista a Walter Siti su Pasolini e sulla sua eredità culturale, politica e letteraria. L'intervista è a cura di Giacomo Giossi e pubblicata sul blog Gli Stati Generali.
"Mi colpisce molto l’articolo di qualche giorno fa di Roberto Saviano in risposta alle accuse di plagio. Una sacrosanta difesa, però nell’ansia di difendersi Saviano dice una cosa che nessuno scrittore dell’età di Pasolini avrebbe mai detto, ossia dice che c’è un solo modo per raccontare i fatti il che è una cosa palesemente falsa. Saviano fa una distinzione tra fatti e interpretazione che classicamente è giornalistica, ma non letteraria. Qualunque letterato dell’epoca di Pasolini sa che tutto è interpretazione, anche una rappresentazione neutra è già di per sé tinta di emozioni. Insomma l’importanza che lo stile aveva per quella letteratura adesso è sottovalutato e subordinato ad un panorama linguistico internazionale. La posizione di Saviano è internazionale, mentre il privilegio dello stile è nazionale."

L'intera intervista può essere letta QUI.

venerdì 22 maggio 2015

esotico

La Szymborska, mi accorgo, sta prendendo il posto che un tempo era della Merini, di poetessa buona per tutte le stagioni. Questo mi fa paura, anche se rispetto alla Merini la Szymborska è (oggettivamente) più brava. Ci penso su, ma non ho ancora capito perché succede, se la Szymborska è talmente brava da superare la diffidenza dell'italiano medio verso la poesia, o l'italiano medio è talmente fazioso da essersi lasciato incantare dalla (goffa) lettura che ne ha fatto Saviano da Fazio. Mi fa paura che sia Fabio Fazio a determinare i gusti degli italiani in fatto di letture. E mi viene da chiedere perchè siamo così stronzi, provinciali e immaturi da non riuscire a premiare, nelle vendite, un poeta italiano per cosa scrive, e non solo perché è un matto simpatico o un bravo cabarettista o va da Fazio a presentare il suo libro. Va bene avere una visione aperta del mondo, ma la lingua poetica è unica e particolare, e con tanti bravi (ma bravi!) che ce ne sono nella nostra, perché corriamo sempre a premiare, piuttosto, i poeti stranieri, gli slavi, i sudamericani, gli asiatici, ma con l'aiuto di una buona traduzione? Spesso succede senza alcuna cognizione, ma con un trasporto verso tutto ciò che è esotico, come se andassimo cercando altrove la lucentezza che ci manca.

mercoledì 22 gennaio 2014

scusate il disturbo

Quando leggo i post di scrittori veri come Mario Desiati o Luca Bianchini (che piace tanto a mia zia) o Guido Catalano o certe volte anche di mostri come Aldo Nove, mi rendo conto che io non sono e non sarò mai come loro. Non me ne frega nulla di andare a fare le presentazioni in giro per l'Italia, di leggere i miei versi ai reading, di stare sui giornali o di vendere un racconto per farci un film. Cioè se capitasse non ci sputerei sopra, ma perché capiti bisognerebbe che facessi tutta una serie di cose che non mi ingolla di fare, anzi ne sono quasi spaventato. Solo il pensiero di tutto quel movimento mi atterrisce. Come dice un mio amico, la verità è che sono un cazzaro. Tutto ciò che mi importa davvero e starmene seduto al mio pc e grattare sui tasti, scrivere e che qualcuno legga ciò che scrivo, quello sì. Il che ammetto è molto romantico e bello e giusto e blablabla, ma da un punto di vista strettamente editoriale è un totale fallimento. Uno scrittore non è questo, lo so io come lo sanno loro. Essere scrittori oggi ha più a che fare con le strette di mano, i bei sorrisi, i gruppi di lettura che ti fanno domande imbarazzanti, Fabio Fazio o le rubriche intelligenti sugli inserti settimanali dei quotidiani nazionali. Io mi sentirei male se dovessi stringere la mano a Fabio Fazio, che magari mi fa una domanda del cazzo tipo "Ma perché oggi la gente non legge più poesia in Italia?" "Che domanda mi fai, Fazio? Io la poesia la leggo, che ne so perché non la leggono gli altri? Chiedilo a Saviano, magari ti legge una poesia della Szymborska così Adelphi è contento". Tuttavia pubblicare un libro non è così bello come leggersi il libro di un altro. Insomma, sto maturando l'idea di smetterla. Pubblicarne un altro solo, quello per mio nonno e poi fregarmene e starmene qui a scrivere versi grattando sui tasti. Ho il mio pubblico affezionato in fondo. Poi ovviamente la mia è tutta invidia e blablabla, è per questo che ho scritto tutta 'sta roba. Me le portavo in gola già da un po'.