Stasera presentazione dell'ultimo libro di Paola Turci al Docks 101. A presentarla il mitico Luca Bianchini. Locale strapieno. Premetto che non ho seguito un solo minuto della presentazione perchè poco prima di cominciare mi sono seduto al bar con Martin e ci siamo fatti un litro di birra a testa. In compenso, poco prima di andarcene, sono corso in bagno per evacuare tutta quella birra. In bagno sono riuscito a capitare in una situazione delle mie. Ho spalancato la porta degli uomini e ci ho trovato Paola Turci che faceva pipì. Infatti il bagno delle donne era occupato e lei è entrata in quello degli uomini senza chiudere la porta. Sono uscito di corsa, scusandomi con lei. Poi ho aspettato dieci minuti fuori, sono tornato di corsa in bagno per svuotarmi, ho spalancato la porta, e ci ho trovato Luca Bianchini che faceva pipì. Nemmeno lui aveva chiuso la porta. Mi sono scusato e lui mi ha detto, sorridendo: "Non preoccuparti, tutti abbiamo una vescica." Dopo gli ho regalato un mio libro, Rivelazione. Bianchini mi ha chiesto una bella dedica. Io gli ho scritto così: "La seconda volta è sempre la migliore. Tuo, Lillo".
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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giovedì 4 dicembre 2014
mercoledì 22 gennaio 2014
scusate il disturbo
Quando leggo i post di scrittori veri come Mario Desiati o Luca Bianchini (che piace tanto a mia zia) o Guido Catalano o certe volte anche di mostri come Aldo Nove, mi rendo conto che io non sono e non sarò mai come loro. Non me ne frega nulla di andare a fare le presentazioni in giro per l'Italia, di leggere i miei versi ai reading, di stare sui giornali o di vendere un racconto per farci un film. Cioè se capitasse non ci sputerei sopra, ma perché capiti bisognerebbe che facessi tutta una serie di cose che non mi ingolla di fare, anzi ne sono quasi spaventato. Solo il pensiero di tutto quel movimento mi atterrisce. Come dice un mio amico, la verità è che sono un cazzaro. Tutto ciò che mi importa davvero e starmene seduto al mio pc e grattare sui tasti, scrivere e che qualcuno legga ciò che scrivo, quello sì. Il che ammetto è molto romantico e bello e giusto e blablabla, ma da un punto di vista strettamente editoriale è un totale fallimento. Uno scrittore non è questo, lo so io come lo sanno loro. Essere scrittori oggi ha più a che fare con le strette di mano, i bei sorrisi, i gruppi di lettura che ti fanno domande imbarazzanti, Fabio Fazio o le rubriche intelligenti sugli inserti settimanali dei quotidiani nazionali. Io mi sentirei male se dovessi stringere la mano a Fabio Fazio, che magari mi fa una domanda del cazzo tipo "Ma perché oggi la gente non legge più poesia in Italia?" "Che domanda mi fai, Fazio? Io la poesia la leggo, che ne so perché non la leggono gli altri? Chiedilo a Saviano, magari ti legge una poesia della Szymborska così Adelphi è contento". Tuttavia pubblicare un libro non è così bello come leggersi il libro di un altro. Insomma, sto maturando l'idea di smetterla. Pubblicarne un altro solo, quello per mio nonno e poi fregarmene e starmene qui a scrivere versi grattando sui tasti. Ho il mio pubblico affezionato in fondo. Poi ovviamente la mia è tutta invidia e blablabla, è per questo che ho scritto tutta 'sta roba. Me le portavo in gola già da un po'.
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