La Szymborska, mi accorgo, sta prendendo il posto che un tempo era della Merini, di poetessa buona per tutte le stagioni. Questo mi fa paura, anche se rispetto alla Merini la Szymborska è (oggettivamente) più brava. Ci penso su, ma non ho ancora capito perché succede, se la Szymborska è talmente brava da superare la diffidenza dell'italiano medio verso la poesia, o l'italiano medio è talmente fazioso da essersi lasciato incantare dalla (goffa) lettura che ne ha fatto Saviano da Fazio. Mi fa paura che sia Fabio Fazio a determinare i gusti degli italiani in fatto di letture. E mi viene da chiedere perchè siamo così stronzi, provinciali e immaturi da non riuscire a premiare, nelle vendite, un poeta italiano per cosa scrive, e non solo perché è un matto simpatico o un bravo cabarettista o va da Fazio a presentare il suo libro. Va bene avere una visione aperta del mondo, ma la lingua poetica è unica e particolare, e con tanti bravi (ma bravi!) che ce ne sono nella nostra, perché corriamo sempre a premiare, piuttosto, i poeti stranieri, gli slavi, i sudamericani, gli asiatici, ma con l'aiuto di una buona traduzione? Spesso succede senza alcuna cognizione, ma con un trasporto verso tutto ciò che è esotico, come se andassimo cercando altrove la lucentezza che ci manca.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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venerdì 22 maggio 2015
mercoledì 22 gennaio 2014
scusate il disturbo
Quando leggo i post di scrittori veri come Mario Desiati o Luca Bianchini (che piace tanto a mia zia) o Guido Catalano o certe volte anche di mostri come Aldo Nove, mi rendo conto che io non sono e non sarò mai come loro. Non me ne frega nulla di andare a fare le presentazioni in giro per l'Italia, di leggere i miei versi ai reading, di stare sui giornali o di vendere un racconto per farci un film. Cioè se capitasse non ci sputerei sopra, ma perché capiti bisognerebbe che facessi tutta una serie di cose che non mi ingolla di fare, anzi ne sono quasi spaventato. Solo il pensiero di tutto quel movimento mi atterrisce. Come dice un mio amico, la verità è che sono un cazzaro. Tutto ciò che mi importa davvero e starmene seduto al mio pc e grattare sui tasti, scrivere e che qualcuno legga ciò che scrivo, quello sì. Il che ammetto è molto romantico e bello e giusto e blablabla, ma da un punto di vista strettamente editoriale è un totale fallimento. Uno scrittore non è questo, lo so io come lo sanno loro. Essere scrittori oggi ha più a che fare con le strette di mano, i bei sorrisi, i gruppi di lettura che ti fanno domande imbarazzanti, Fabio Fazio o le rubriche intelligenti sugli inserti settimanali dei quotidiani nazionali. Io mi sentirei male se dovessi stringere la mano a Fabio Fazio, che magari mi fa una domanda del cazzo tipo "Ma perché oggi la gente non legge più poesia in Italia?" "Che domanda mi fai, Fazio? Io la poesia la leggo, che ne so perché non la leggono gli altri? Chiedilo a Saviano, magari ti legge una poesia della Szymborska così Adelphi è contento". Tuttavia pubblicare un libro non è così bello come leggersi il libro di un altro. Insomma, sto maturando l'idea di smetterla. Pubblicarne un altro solo, quello per mio nonno e poi fregarmene e starmene qui a scrivere versi grattando sui tasti. Ho il mio pubblico affezionato in fondo. Poi ovviamente la mia è tutta invidia e blablabla, è per questo che ho scritto tutta 'sta roba. Me le portavo in gola già da un po'.
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martedì 3 settembre 2013
prospettiva
Si sono incrociati come due estranei,
senza un gesto o una parola,
lei diretta al suo negozio,
lui alla sua vettura.
Forse in ansia
o distratti
o senza più memoria
di essersi, per un breve istante,
per sempre amati.
D'altronde non c’è garanzia
che fossero loro.
Sì, forse, da una tale distanza,
ma da vicino per niente.
Li ho visti dalla finestra
e chi guarda dall'alto
sbaglia con più facilità.
Lei è sparita dietro la porta a vetri,
lui si è messo al volante
ed è partito in fretta.
Come se nulla fosse stato,
anche se qualcosa c’era stato.
Ed io, solo per un istante
certa di quel che ho visto,
cerco, con versi d’occasione,
di persuadere Voi, Lettori,
che fu triste.
(Wislawa Szymborska)
senza un gesto o una parola,
lei diretta al suo negozio,
lui alla sua vettura.
Forse in ansia
o distratti
o senza più memoria
di essersi, per un breve istante,
per sempre amati.
D'altronde non c’è garanzia
che fossero loro.
Sì, forse, da una tale distanza,
ma da vicino per niente.
Li ho visti dalla finestra
e chi guarda dall'alto
sbaglia con più facilità.
Lei è sparita dietro la porta a vetri,
lui si è messo al volante
ed è partito in fretta.
Come se nulla fosse stato,
anche se qualcosa c’era stato.
Ed io, solo per un istante
certa di quel che ho visto,
cerco, con versi d’occasione,
di persuadere Voi, Lettori,
che fu triste.
(Wislawa Szymborska)
lunedì 6 febbraio 2012
l’ultima poesia della szymborska
non è quella scritta poco prima di dormire
e lasciata in un appunto senza precauzioni
fra le pagine gonfie dell’agenda
sotto la bottiglia d’acqua naturale
così da far felici in un sol colpo
i romanzieri a caccia di reliquie e i coccodrilli della sera
ma quella che mi hai letto in libreria
fra gli scaffali come mura nel deserto
e poi hai riposto alla rinfusa nella sera
del mio compleanno n°35
che dicevi ti regalerò una torta e una poesia
che diceva tutto m’importa di te anche i tuoi versi.
e lasciata in un appunto senza precauzioni
fra le pagine gonfie dell’agenda
sotto la bottiglia d’acqua naturale
così da far felici in un sol colpo
i romanzieri a caccia di reliquie e i coccodrilli della sera
ma quella che mi hai letto in libreria
fra gli scaffali come mura nel deserto
e poi hai riposto alla rinfusa nella sera
del mio compleanno n°35
che dicevi ti regalerò una torta e una poesia
che diceva tutto m’importa di te anche i tuoi versi.
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