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sabato 1 giugno 2024

forza bruta

Straordinari gli Stati Uniti, in tutte le sue contraddizioni. Ieri hanno condannato Trump per essere quello che è, un puttaniere bugiardo e misogino, senza nessun rispetto per le regole perché si crede superiore alla legge, e lui, che è già di suo spudoratamente ricco, in un giorno solo ha raccolto 50 milioni di dollari per la prossima campagna elettorale (oltre a varie minacce di morte per il giudice che lo ha condannato), al grido di "fascisti al governo". Che detto da lui fa molto il bue che disse cornuto all'asino... Davvero, ormai la usano così tante persone a sproposito, questa parola, che non si capisce più cos'è di preciso il fascismo. A questo proposito, oggi pomeriggio ho visto un film con Mel Gibson di qualche anno fa, adattamento di una fiction televisiva di successo (Edge of Darkness), che realizza il sogno segreto del piccolo americano, sgominare da solo l'intero sistema di potere che li governa, marcio fino alle fondamenta, ma non attraverso la legge (che è palesemente corrotta o impotente) ma facendosi giustizia da sé, con la forza bruta, sparando e ammazzando o anche semplicemente colpendo a mani nude. Questo è il sogno, poi vai a vedere e a fare tutto questo, nei film, è sempre un ex poliziotto o un ex soldato, super addestrati per uccidere, alcolizzati e depressi, e con evidenti problemi di dissociazione emotiva. Quelli che poi nella realtà strangolano o sparano ai ragazzi di colore per strada, perché intimamente sono ancora convinti di vivere in un western o in un romanzo nero di Mickey Spillane.

sabato 30 settembre 2023

monicelli "proibito"


Negli ultimi giorni mi sono rivisto i film del primo Monicelli, quando ancora stava cercando suo stile che troverà intorno ai quarant’anni, a partire dalla metà degli anni ’50 (anche se molti indicano come punto di partenza il 1958 con I soliti ignoti che è il suo primo indiscusso capolavoro). Fino ad allora Monicelli ha fatto una lunghissima gavetta, prima come sceneggiatore e poi come regista in coppia con Steno negli anni in cui i due furono spesso “a servizio” di Totò, lavorando con lui ad alcuni dei suoi film più interessanti, il migliore dei quali resta Guardie e ladri del 1951. Fra questi due titoli ce ne sono molti altri, alcuni parecchio simpatici – Padri e figli, del 1957, è il mio preferito –, ma della maggior parte dei casi è difficile dire “questo è di Monicelli”, proprio perché manca loro quel certo sguardo, quel modo di raccontare le storie “in puntasecca” che è proprio del Monicelli maturo. Di questi vari tentativi alla ricerca di una propria voce d’autore e di uno spazio autonomo nell’industria cinematografica, la nota forse più curiosa, la più notevole (e ironica) per uno dei padri della Commedia all’italiana, sta nell’accorgersi dei moltissimi ammiccamenti formali a un certo cinema di marca spudoratamente hollywoodiana. Abbiamo così Le infedeli (1953) che attinge a piene mani al noir (in salsa melò) che aveva caratterizzato il mercato americano nel decennio precedente, Donatella (1956) che è praticamente un film “alla Hepburn” (a metà fra Vacanze romane e Sabrina) ma calato anche nella parlata nella borgata romana, ma soprattutto Proibito (1954), che al di là del titolo bruttissimo (anche considerato che il protagonista della pellicola è un prete), è un vero e proprio western ambientato in Sardegna – innovativo soprattutto perché utilizza come colonna sonora la Sinfona n.4 di Brahms insieme a canti etnici sardi (qualcosa di simile farà anche Pasolini di lì a pochi anni nel "Vangelo secondo Matteo") – con una delle più belle scene di duello a cavallo mai girate in Italia, addirittura una decina di anni prima che scoppiasse il fenomeno degli “spaghetti western” con la trilogia di Sergio Leone.

giovedì 13 aprile 2023

zoo

Leggo che lo zoo Safari si offre di adottare l’orso che vogliono abbattere, proprio mentre si sta scatenando un clima da caccia alle streghe dove gli orsi sono visti come le streghe, ma chiamati con una sigla così li “disumanizzi” per l’opinione pubblica: vuoi mettere abbattere l’esemplare MJ5, vuoi mettere sparare all’orso Carletto? Quella dello zoo è perlomeno una soluzione alternativa all’uso dei fucili, e infatti in molti plaudono l’iniziativa, anche se io personalmente che vivo vicino a Fasano mi chiedo quanto possa essere destabilizzante per un orso abituato al clima delle Alpi venire traferito in questo clima pre-africano. Magari sono io che non sono informato su come funzionano certe cose, ma uno zoo o parco più vicino del nostro non c’era? Pare di no. Altri ancora si dicono disgustati anche solo dall’idea e subito sparano cazzate, che sono peggio dei proiettili: “Meglio morire subito che vivere in cattività!” Ovviamente parlano loro per l’orso che non ha nessuna voce in capitolo su quello che vuole o non vuole per sé. Come si vede, da qualsiasi punto di vista la si guardi, la situazione è sempre quella: l’uomo sa perfettamente cosa è più giusto per tutti, e gli altri se vogliono si attaccano, se non vogliono gli sparano un colpo in fronte, nella migliore tradizione del cinema western che tanto ci piace imitare.

domenica 26 dicembre 2021

pomeriggio a tema


Oggi mi sono preso il pomeriggio e ho visto di seguito “Jess il bandito” (1939) di Henry King, con Tyrone Power, Henry Fonda e John Carradine; “Il vendicatore di Jess il bandito” (1940) di Fritz Lang, che ne è il seguito e mantiene quasi lo stesso cast; “Ho ucciso Jess il bandito” (1949) di Samuel Fuller, con John Ireland, Barbara Britton e Preston Foster. Ogni titolo analizza il percorso di ciascuno dei tre protagonisti della stessa epopea western, dove il leggendario Jesse James, a capo di una banda di rapinatori, viene tradito da uno dei suoi complici, Robert Ford, che lo uccide sparandogli alle spalle per poi fuggire inseguito da Frank, fratello di Jesse, in cerca di vendetta. Il primo dei tre titoli, uscito nello stesso anno di “Ombre rosse” di John Ford, in patria viene considerato un classico del genere, ma è sostanzialmente un buon film di intrattenimento; il secondo, fra i minori di Lang, ha un tono ancora più scanzonato e anticipa per certi versi uno spaghetti western. In entrambi giganteggia Henry Fonda nel ruolo di Frank James, spalla di un fratello ingombrante di cui deve prendere suo malgrado il posto spinto dal proprio senso del dovere. Il terzo film, invece, è il primo diretto dal grande Samuel Fuller che trasforma la vicenda western in una tragedia greca, intinta in un bianco e nero sporco, dove non è più possibile distinguere i buoni dai cattivi, gli innocenti dai colpevoli, perché, nonostante sia Robert Ford (un John Ireland istintivo, amorale ed egoista) quello marchiato dall’infamia di traditore, a loro modo traditori lo sono tutti.

lunedì 27 gennaio 2020

ufficio

Di carattere sono sempre stato uno che sa lamentarsi. Ma ultimamente, mi dicono gli amici, lo faccio un po' di più. Il fatto è che più vado e più mi rendo conto che il mio lavoro assomiglia a questo: ci sei tu da una parte del vetro che manovri tutte queste carte scritte da altri, e dall'altra parte dello schermo c'è una fila lunghissima che pretende da te che quelle carte arrivino a qualcuno: molti di loro si lamentano con forza, arroganza o cattiveria per i tempi di attesa, ma tu devi cercare sempre di mantenere la calma. Insomma, ero partito per fare l'editore e sono finito in un ufficio postale. Ragion per cui mi chiedo perché, a suo tempo, non ho fatto il concorso per entrare davvero alle poste. La sola risposta che so darmi è: "Preferirei di no". In ogni caso ho un trucco, che aiuta molto devo dire. Ogni mattina, prima di sedermi al mio posto dietro il vetro, leggo qualcosa di un autore che amo, le cui pagine mi sono arrivate per mezzo di qualcuno più bravo e paziente di me; così, leggendo, in quell'amore mi ricordo perché sono qui. Stamattina ho letto un racconto, L'uomo di Juan Rulfo, una sorta di western di frontiera lungo appena 10 pagine, una spietata caccia all'uomo nel deserto messicano per adempiere a una vendetta inutile. Il racconto è contenuto in La pianura in fiamme (Einaudi) e lo consiglio per ogni lunedì, quando vorresti solo scappare dal tuo ufficio.

mercoledì 18 settembre 2019

spaghetti western

Checché se ne dica siamo tornati al solito cliché italiano dello spaghetti western: Il buono, il brutto, il cattivo. Eccoci qui. Gli elettori scalpitano, sbuffano, si indignano, ma sotto sotto a breve, al primo duello al sole, andranno in brodo di giuggiole per vedere chi estrae per primo.