venerdì 30 aprile 2021

botteghino

Scriveva un dirigente della RKO a Orson Welles nei primi anni Quaranta: «Orson Welles deve fare qualcosa di commerciale. Dobbiamo abbandonare i film “d’arte” e tornare con i piedi per terra. Educare il pubblico è costoso, e il tuo prossimo film dovrà essere pensato per il botteghino». 
Sono cresciuto nella (errata) convinzione che spesso non fosse cattiveria, ma miopia, che di alcuni semplicemente non si riconoscesse il genio e per questo lo si sottostimasse, gli si impedisse di dare il meglio di sé. L'esperienza di Orson Welles insegna che invece spesso il talento lo si vede eccome, e proprio per questo lo si ostracizza, non perché lo si rienga "pericoloso" per il potere, come spesso ancora ci illudiamo che sia*, in un misto di vanità, orgoglio e autodifesa, ma semplicemente perché poco remunerativo. Nulla è più pericolo per il potere che un genio che non vende abbastanza al botteghino.

*Per certi versi (e paradossalmente) è un retaggio di sapore post-comunista, come diceva Ludovica Ripa di Meana in una sua poesia: io odio il comunismo per quello che ha fatto ai suoi intellettuali: non potendoli appiattire a un pensiero unico li ha eliminati tutti.

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