martedì 12 marzo 2013

mieli di marzo

Linko qui, a trent'anni dalla sua scomparsa, un ricordo di Mario Mieli scritto dal suo amico Franco Buffoni, poeta. Mieli, fra i fondatori del movimento gay italiano, è stato uno dei più incredibili ed eversivi personaggi degli anni '70, quando la parola "eversione" (rivoltare, mettere sottosopra) aveva ancora un senso, una sua violenza rigenerante, quando si faceva eversione per cambiare il mondo e non semplicemente per intorbidare le acque.
Certe sue affermazioni hanno ancora oggi un carattere realmente polemico, creativo, ancora più oggi forse, con il ritorno in auge di una Chiesa e di uno Stato tutti chiusi in se stessi e contro l'accettazione di determinate identità, anche al loro interno. Qualcuna di queste affermazioni la trovate su Wikiquote, senza sforzarvi troppo, e credo valga la pena di leggerle: troverete che a volte sono eccessive, forti, indigeste, proprio com'era lui, che usava il suo stesso corpo, la sua sola presenza "disturbante" come un'arma.
In particolare, le mie preferite, sono quelle relative alla sua battaglia contro l'educastrazione, contro l'educazione uniformante e "castrante" dei bambini che vengono spinti a vivere una sessualità normativa, e a considerare squalificante qualsiasi altra pulsione ritenuta offensiva dalla Società perbenista.
In realtà, si scoprirà poi, quella battaglia nasceva da radici profonde, da contrasti interni alla sua stessa casa, dal complicato rapporto col padre. Eppure, proprio per il sentimento alla base di tale rivolta, un sentimento che ha più a che fare col cuore che con l'ideologia, ci pare che questa sua lotta non abbia perso nel tempo un solo briciolo della sua dignità. Anzi, la profonda aspirazione a vivere da persone libere in un mondo libero né fa ancora oggi, e sempre, un messaggio valido, necessario.

1 commento:

Anonimo ha detto...

E' una lotta contro il suono, diventa rumore nella nostra testa.
L' educazione...

La musica che abbiamo dentro è armoniosa, "suono". L' educazione che ci viene impartita ce la fa combattere e ci fa credere sia "rumore", qualcosa di superfluo, fastidioso, sbagliato.
Dovremmo sempre armonizzarci ad essa, è bene.
I più non lo fanno, perchè la scambiano per "rumore".
Solo in pochi ci si accorge che non è "rumore", ci si vorrebbe armonizzare ad essa, ma non ci si riesce, perchè intrappolati nella vita moderna.
Ma la musica la si sente (chi è sano).
Suona, suona e fa sognare, e uno vorrebbe riprodurla, farla vivere.

Eh. Calza a pennello.


Francesca