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giovedì 8 settembre 2022

mercoledì 24 marzo 2021

alcuni pensieri su parole a matita

Lancio qui alcuni pensieri che mi ha scatenato la lettura di un libro che per certi versi si può considerate un divertissement, ma assai piacevole e ben fatto, com’è appunto Parole a Matita, di Massimo Klun per i testi e Maurizio Stagni per i disegni, edito nel 2020 da Samuele Editore.

Primo pensiero. James Joyce, che amava i versicoli, le canzonette, i doppi sensi anche scurrili, lo avrebbe di sicuro apprezzato. A lui sono, infatti, dedicate le ultime pagine del volume, in un dichiarato e doppio omaggio, 1) al grande autore che li ha ispirati con la sua carica più estrosa e giocosa, e 2) alla città di Trieste, dove i due autori vivono.


Secondo pensiero. Che libro è, questo? Pochi giorni fa, parlando con la redattrice di un blog di poesia fra i più seguiti, lei stessa si lamentava di quanto a volte sono conservatori, nei gusti, i Soloni della poesia. Non solo nella predilezione di un registro monocorde e spesso drammaticamente esistenstenziale, ma anche nella forma stessa del libro. Un libro di versi con le immagini (foto o disegni che siano) è già di per sé, nell’accezione comune,un libro a metà, dunque al ribasso: se l’immagine non è più solo di contorno, allora il libro puzza di contaminazione, di meticcio, di qualcosa che forse (atroce dubbio!) senza quell’immagine non funzionerebbe. Questo si pensa e allora si punisce il libro nella sua interezza, per punire il poeta che ha barattato la purezza della Parola per prestarsi all’espediente frivolo della illustrazione.

Terzo pensiero. Che succede in questo caso? Non solo il linguaggio visivo di Stagni, versatile e istrionico, è imprescindibile, ma buona parte del fascino del libro viene proprio dai suoi disegni e dal vivace dialogo coi testi. Di contro, la parte scritta nega schiettamente, pur essendo in versi, la propria dimensione di poesia, con Klun (che ha letto assai più di quel che dice e) che fa della propria sciatteria un vanto, a metà fra la più classica posa scapigliata e certo Bukowski alcolico (anche lui citato con affettuosa irriverenza).

Quarto pensiero. C’è chi, leggendo Klun, certamente gli dirà: Ma tu non sei poeta! A cominciare dalla scelta di un registro comico (HORRORE!), per poi accostarlo, per taluni risultati, ai vari Slam poetry, Instan poetry, ecc. che ormai fanno corsi di scrittura e vanno in TV. Klun, però, più furbo, si nega e risponde: Lo so che non sono poeta, l’ho già detto nella prima poesia, così come nella seconda o nella terza o nella decima, casomai ti fosse sfuggito prima. Ecco, confesso che a me questo spirito goliardico è piaciuto. Caro lettore, proprio come Cyrano, Klun se lo dice da solo e in quaranta modi diversi di non essere poeta, e se tu non sai dirlo meglio di così, il tuo sarà al confronto un pensiero moscio, e al fin della ripresa... 


Quinto pensiero. Ma allora quelle di Klun sono o non sono poesie? Qui si deve essere obiettivi. Lì dove la carica ironica e giocosa è dosata a dovere secondo me si ottengono anche dei risultati molto apprezzabili. Come in questo caso:

HAIKU

Unhaikufattodidiaciassettesillabeveroono?

Altre volte l’ironia si fa meno leggera e gli esiti non sono così felici. 

Sarebbe ingiusto, però, per tutto quanto detto sopra, separare testo da immagine, leggerli separatamente. Si farebbe un torto all’opera, che non a caso già nel titolo vive tutta in quella A di congiunzione, quasi fosse un ponte fra due rive. Parole a Matita. Non solo va letto tutto insieme il libro, in barba ai Soloni della poesia, ma il vero crimine sarebbe proprio separare le due sponde del fiume, fare differenze fra i linguaggi.

lunedì 16 settembre 2019

trovarse

Ho cominciato la giornata con un libro di Samuele Editore, L'inventario di un'assenza di Michele Paoletti, e la chiudo con un altro libro Samuele, Xe sta trovarse di Francesco Sassetto, un libricino brevissimo ma perfetto, composto da sette poesie in veneziano che sono il diario intimo di un amore di mezza età vissuto fra le calle di Venezia. Un libro che si merita lo sforzo di essere letto nella sua lingua, magari a voce alta, perché vive tutto in quella lingua, senza mediazioni, e senza quella perderebbe molta della sua struggente fragilità e della fatalità che (Francesco lo sa) incalza su ogni amore. Un libro fatto d'acqua, così come la città in cui è ambientato, ma anche di lunghi abbracci per tenersi caldi. 

Vien qua, amor, vissìn de mi, vien qua 
che te coverzo co i brassi.

domenica 25 maggio 2014

riflessi condizionati

Colpevolmente in ritardo mi ritrovo a leggere e a recensire questo piccolo libro di Nicola Simoncini (Cascina, 1975), Riflessi condizionati, edito da Samuele Editore. Dico colpevolmente per due motivi, non solo perché mi era stato consigliato già da tempo – ma i miei tempi di lettura sono parecchio dilatati –, ma anche per il vivo e sincero piacere che ne ho provato. Simoncini ha dalla sua la notevole capacità di dire le cose in maniera piana, spesso divertita, con una serenità inusitata nella poesia odierna tutta tesa o verso una drammaticità senza uscita, oppure tutta rintanata in se stessa e nelle proprie nevrosi, o più spesso combinando questi due elementi in un mix, alla lettera, micidiale, per quanto spesso affascinante. Già dall’incipit della raccolta invece, in quel “io non sono un Poeta” che rimanda alla lezione scanzonata, a tratti sperimentale del futurista Corazzini, c’è la chiara volontà di non prendersi troppo sul serio, non nel ruolo di vate, almeno; invece ritroviamo, di testo in testo, la conferma di una approccio gioioso per quanto romantico, alla vita, della visione tutto sommato pacificata di chi è venuto a patto coi suoi demoni. In più Simoncini, si vede, ha letto e letto molto e inanella citazioni con perizia estrema – ma senza mai risultare oscuro o appesantire i versi –, in poesie in cui la parafrasi stessa diviene elemento giocoso per quanto significante: “lo stillicidio di parole” che ritorna in ben due composizioni è un buon esempio di come si possa recuperare in chiave nuova persino l’abusata eredità di Montale, che d’altronde ha così poco a che a fare con la poetica di Simoncini. Il verso è sempre controllato, così come il vocabolario, ricercato ma nitido, l’uso della rima perfetto, mai banale, ma anzi spesso virato in chiave ironica, a stemperare la drammaticità di taluni passaggi. L’atmosfera che si respira in questo libro è sempre rarefatta, talvolta malinconica talvolta pungente, ma sempre colloquiale, mai ombrosa. Opera, insomma, che forse non assurgerà al capolavoro, ma sempre gustosa, irriverente e dolcissima, da leggere appunto nelle giornate di sole. 
   
CHIMICA

Forse, precipitando in un bicchiere,
diverrà solido, un giorno, questo cuore.
Coagulerà e avrà sostanza anche il dolore
che si disperde mescolato ad un sorriso.
Non so se, evaporando in un ricordo,
diverrà gromma questa gocciola di sera.
Inerte osservo dissociarsi il giorno
mentre l’amore è una reazione e una catena.

NON TOGLIERE

Non togliere, ti prego, la tua mano
ora che il mondo sprofonda nell’ombra
e il cielo è un reticolo di nubi.
Solca con le dita la mia fronte
e sbroglia ragnatele di pensieri.
La mente è una matassa inestricabile,
un dedalo e un abisso che spaura.
Ti amo di un amore che non tace.
Il mio metro è l’assenza di misura.

LEZIONI DI VOLO (A MIA FIGLIA)

da quando il tempo t’assomiglia,
il presente non ha più misura,
né più mi fa paura fendere il vento
col dorso della mano. Così
ogni corrente che raccolgo può farsi
piuma o lama di coltello. Amare è il taglio
più profondo. Feriti però si vola meglio.

sabato 9 novembre 2013

mai scrivere d’amore

Dicono che un poeta non dovrebbe
mai scrivere d’amore. Non oggi
almeno, che piove, che la crisi
ci uccide nelle strade. È chiaro
che la mia non è poesia d’amore.
È solo la mia mancanza
ogni giorno d’una tua parte.

(Alessandro Canzian)

Alessandro Canzian vive a Maniago (Pordenone), ha la mia età, e già da alcuni anni ha fatto la scelta che sto facendo io in questi mesi, di dedicarsi alla poesia non solo nella scrittura ma anche attraverso la pubblicazione degli altri: è infatti il proprietario della Samuele Editore, Samuele dal nome di suo figlio. L'impegno che mette nella promozione della poesia e dei suoi autori è enorme ed ammirevole, e spesso i suoi rapporti editoriali si trasfmormano in vera amicizia. In una serie di foto che ho pubblicato un po' di tempo fa su alcuni autori conosciuti quando sono salito in Carnia per un festival di poesia lui manca. Era troppo schivo per posare.
Oggi pubblico questa poesia, e linko QUI la pagina del suo blog da cui è presa e che contiene una serie di versi nello stesso mood. Chi mi conosce e ha letto il mio Viva Catullo immaginerà facilmente che non potevo restarne insensibile.