sabato 1 agosto 2020

l'attacco...

L’attacco di «La vegetariana» di Han Kang è uno dei più belli che mi sia mai capitato di leggere da molto tempo, perché si basa su di un meccanismo tanto semplice quanto efficace che è quello del rovesciamento onirico/parodico, tipico in Kafka ad esempio. Normalmente siamo noi che, dopo una situazione spiacevole o particolare facciamo brutti sogni, e spesso scherzando diciamo che questo succede perché abbiamo mangiato pesante; nella «Vegetariana» è la protagonista che dopo aver fatto un brutto sogno ribalterà completamente la sua vita e quella dei suoi parenti, rinunciando a mangiare carne fino a rifiutare del tutto il cibo nel tentativo di trasformarsi in pianta. C’è una continua tensione metamorfica alla base del libro (quasi una raccolta di monologhi, in ogni caso qualcosa che non riesco a definire romanzo), che man mano si scoprirà coinvolgere tre dei quattro protagonisti, chiedendo un prezzo altissimo per la propria ascesi con esiti alterni, dalla rovina al rifiuto. L’unica che avrà la forza di portare a termine il proprio viaggio iniziatico sarà proprio la protagonista, cioè colei che ha meno voce di tutti, e che per questo ha rinunciato a esprimersi.

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