venerdì 2 ottobre 2020

film rosso


Ieri sera ho visto questo film, Un tranquillo posto di campagna di Elio Petri, anno 1968, genere horror di sapore grottesco. Mi è piaciuto come tutti i film di Petri, splendidamente girato e montato, e perturbante per tutto quello che non spiega. La cosa che più mi ha stupito è stata però leggere dopo i commenti di molti siti che si occupano di cinema, i quali lo classificano non solo come un film minore (e ci può stare, rispetto a quello che verrà di lì a un paio d’anni), ma dalla trama risibile e inconsistente, e qui mi sono bloccato. Primo perché il film, la cui sceneggiatura è trattata dallo stesso Petri con Tonino Guerra, non è originale ma è ispirata da una ghost novel d’inizio ‘900, La bella adescatrice di Oliver Onions. E secondo perché il film parla in sostanza di questo: un artista (Franco Nero) in cerca di ispirazione si chiude in una villa isolata insieme alla sua donna (Vanessa Redgrave), e all'interno della villa comincia ad avere strane visioni di un fantasma che lo seduce (Gabriella Grimaldi), finché non impazzisce del tutto e cerca di uccidere la sua compagna. Ecco, sarà forse un film dalla trama risibile, ma io lo guardavo e pensavo a Shining, o volendo restare in patria a La casa dalle finestre che ridono, entrambi realizzati una decina d’anni dopo. E va bene che nessuno è profeta in patria, ma qui sì, si rasenta il ridicolo a volte, nel tentativo di smontare a tutti i costi un autore (specie un autore considerato “politico” quando non fa un film “politico”), e una storia che, proprio perché è una storia, non deve essere per forza razionale, ma deve soprattutto suggestionare e convincerti per quelle due ore che tutto, in realtà, può succedere. Chiudo, a proposito di “politica” con la battuta più bella del film, almeno per me, pronunciata a metà film quando l’artista, ormai ossessionato dal fantasma, decide di verniciare di rosso gli alberi della villa, e il custode gli fa notare che così farà morire gli alberi. L’artista gli risponde: “Meglio morti, ma rossi”. Era il 1968, dopotutto.

Nessun commento: