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sabato 8 settembre 2018

due mondi

Non so a voi ma a me, forse per deformazione professionale, succede questa cosa qui, qualcosa di simile al Nick Hornby di Alta fedeltà. Tutte le volte che voglio scaricare una persona, mi parte automaticamente nel cervello come una sorta di playlist dei pezzi che lego alla mia storia con quella persona. Ogni volta le tracce cambiano in base alle persone, ma l’ultima è sempre Prendila così di Battisti, che mi dà la giusta energia malinconica necessaria all’occasione. Io parlo con la persona che ho di fronte e nella mia testa parte quel bellissimo sax finale che mi aiuta sempre a trovare le parole giuste, le più delicate o intelligenti o paracule, per dirle: “Vabbè, ciò che è stato è stato, ma ora è finita”. Siccome succede a me e succede a Nick Hornby, a un certo punto ho cominciato a convincermi che succedesse anche agli altri. Del resto ognuno di noi lega certi momenti a delle particolari canzoni, qualcuno lo fa a posteriori, mentre a qualcun altro magari succede in diretta. Anzi, a un certo punto, più ancora che lasciarsi, la parte interessante della faccenda era cercare di capire su che colonna sonora era sintonizzata l’altra persona rispetto a te che le stavi di fronte. Perché una cosa se tu sei sintonizzato su Battisti e dall’altra parte canta Mina (L’importante è finire), un’altra è se contro Battisti ci sono gli Skiantos (Non ti sopporto più!). Una volta mi è capitato di frequentare una ragazza appassionata di musica molto più di me, con cui poi siamo rimasti amici. Lei, mentre la stavo lasciando, mi fissava senza fiatare ma intanto – mi ha rivelato poi – le suonava nella testa Disperato Erotico Stomp di Lucio Dalla. Io le dicevo “prendila così, non possiamo farne un dramma”, e lei mi guardava e pensava a me il giorno dopo, tutto da solo a casa, quando “steso sul divano è partita la mia mano”, e a un certo punto le ho fatto così tanta pena che mentre la stavo lasciando mi ha abbracciato forte e mi ha detto: “Vedrai che anche tu prima o poi troverai la persona giusta!”

domenica 10 gennaio 2016

mentre il vento fa il solletico ai sogni

Quando Claudio Lolli cita i suoi punti di riferimento musicali in genere indica sempre i Beatles, Francesco Guccini e Piero Ciampi. Molti poi lo accostano, nel suo primo periodo, a Bob Dylan (in Italia basta che suoni la chitarra acustica e ti dicono che sei come Dylan). In realtà il primo Lolli ha più debiti verso Leonard Cohen che non verso Dylan, e nella sua particolare e bellissima “trilogia elettrica” (Ho visto anche degli zingari felici - Disoccupate le strade dei sogni - Extranei) il riferimento fortissimo è Neil Young, particolarmente quello di Zuma e American Stars ‘n’ Bars. Un altro punto fisso di quel periodo, mai ricordato adeguatamente (ed è strano vista la comune origine bolognese) è Lucio Dalla, in particolare il Lucio Dalla assai sperimentale dei dischi scritti con Roberto Roversi. Forse il brano in cui è più evidente questa influenza è I giornali di marzo, il cui titolo pare una evidente parodia della più famosa I giardini di marzo di Battisti, con un testo di forte impronta politica che è in realtà il cut up di vari titoli di giornale riguardanti i violenti scontri di piazza avvenuti a Bologna l’11 marzo 1977, e con un arrangiamento e un cantato che sono praticamente modellati su quelli di Dalla.

martedì 25 settembre 2012

la mia vita si calcifica nel fianco...

La mia vita si calcifica nel fianco
senza danno senza pena o pianto
intorno al mappamondo sfollato/nel giallo
ammaccato dell’Australia
la mia vita sgraziata ammutolisce
nei vani aggiustamenti d’un fotoritocco/nel mai
abbastanza espresso tocco
d’un bacio veritiero invece che al Battisti
la mia vita rattristi.