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lunedì 9 aprile 2018

new york appartiene ai topi

Seconda traccia dal nostro audiolibro Topografia della solitudine, di Sergio Pasquandrea, letto da David Riondino e musicato da Michele Marzulli (by Pietre Vive Editore).

martedì 27 marzo 2018

primo audiolibro

Esce oggi, in formato MP3 (scaricabile dal sito di Pietre Vive con il testo in PDF e ePub), Topografia della solitudine di Sergio Pasquandrea, audiolibro letto da David Riondino e musicato da Michele Marzulli. Prodotto da Pietre Vive Editore con B.digital e con il contributo di Funder35. Tag ideali sarebbero: #viaggio, #solitudine, #poesia, #NewYork, #blues e #jazz, e poi #Manhattan #topi #LouisArmstrong #YMCA. E ovviamente il nostro #voceallapoesia. Magari non venderà una sola copia (boh!) ma io ne sono molto orgoglioso.

 

mercoledì 21 marzo 2018

audiolibro audiolibro

Per tutti quelli che si chiedevano che stessi combinando negli ultimi mesi, ecco il primo frutto del progetto in cui ho messo in gioco tutto quello che avevo (in soldi) e che potevo dare (in energie). E c’è anche il lavoro di altre cinque persone insieme al mio. Quando dicevo di voler fare degli audiolibri di poesia contemporanea, tutti mi rispondevano: sei pazzo, saranno una palla, non se li ascolterà nessuno! Eppure, anche se non è un prodotto ancora perfetto, credo sia un lavoro di cui poter andare fieri. Per ora prendetevi questo pezzettino. È la terza suite di sette che raccontano il viaggio di un poeta a New York. Ascoltatela e ditemi che ve ne pare, risentitela più volte (giuro che si può fare senza annoiarsi) e, se vi piace, ricordatevi che fra pochi giorni sarà possibile comprare l’intero audiolibro sul nostro sito, scaricabile in mp3, poi andrà sugli store online. Faremo, come sempre, un prezzo politico. Voi sosteneteci, non solo a like, per farne ancora tanti.

giovedì 1 febbraio 2018

new york

New York scrive Sergio Pasquandrea è una città sulla città, una città bella e perduta che sorge sopra la città dei topi, i ratti che ne avvelenano le fogne ed emergono in superficie per rubare nel buio ciò che possono, guidati solo dalla fame. Eppure New York, aggiungeva David Riondino in una telefonata stamattina, è la citta dei facchini e dei commessi, personale senza volto al tuo servizio, strade perennemente accese e brulicare inestinguibile, una continua scoperta, proprio come una passeggiata in montagna: c'è una meta in alto da raggiungere e qualsiasi scorcio è fonte di bellezza e meraviglia, di pericoli nascosti. Questo passaggio mi ha fatto pensare a Paolo Cognetti. Fra ratti e facchini, dunque, si divide il nostro prossimo audiolibro, Topografia della solitudine, che io personalmente avrei chiamato Topografia di New York calcando la mano su questa corrente antropomorfa, kafkiana, per metà umana per metà infernale, come ebbe a descriverla Garcia Lorca con immagini di straordinaria e vivida crudeltà visionaria, carne squartata e putrescente appesa ai muri. Manca ancora un suono e per me, forse, è quello del sax, il sax di Coleman Hawkins o di Sonny Rollins oppure la tromba di Louis Armostrong, un suono selvaggio e mercuriale, il suono della tua mente che gira vorticosamente alla ricerca di un angolo vuoto per spegnere i sensi nel buio.

martedì 9 aprile 2013

presenze

Era così tanto tempo che non ascoltavo Laura Nyro che sinceramente mi ero pure scordato fosse mai esistita. È strano come alcune presenze entrino ed escano dalla tua vita così, con tale discrezione da non fare rumore, da sentirne appena i passi per la stanza, un momento sono importantissime e il momento dopo no, ciao e buonanotte. Poi viene l'insonnia, e poi una sera l'aria si fa calda, qualcosa è fuoriposto, il bicchiere si rovescia senza motivo e bagna il tavolo. E un disco salta fuori dal nulla, e anche se proprio non ti va, se non te ne frega nulla, non puoi fare a meno di ascoltarlo tutto. Il volume è basso, la voce lontana, ma c'è, ha bisogno di farsi sentire, di cantare ancora una volta per te. Son tempi strani quelli in cui un fantasma viene a cercarti per diventare, per una notte, il tuo migliore amico. Ti cerca e tu ci sei, che altro puoi fare? Tutti, in fondo, siamo soli. Tutti, talvolta, soffriamo di insonnia. Bisogna darsi una mano. Farsi compagnia, quando si può.

sabato 17 aprile 2010

lou reed e l'amore - new york



ROMEO SI È FATTO GIULIETTA

Preso fra le stelle confuse, le linee tracciate, la mappa imperfetta che portarono Colombo a New York, perfettamente a metà fra l’Est e l’Ovest, lui passa a trovarla indossando un gilè di pelle. La terra stride e freme quando frena. Un crocefisso di diamanti al suo orecchio lo aiuta ad allontanare la paura per aver lasciato l’anima nell’auto a noleggio di qualcuno. Nei suoi pantaloni nasconde uno straccio per pulire lo sporco che ha fatto sgocciolare nella vita della sinuosa Juliette Bell. E Romeo voleva Giulietta, e Giulietta voleva Romeo. Romeo Rodriguez drizza le spalle e impreca Gesù, passa un pettine lungo la nera coda di cavallo. Lui pensa alla sua stanza solitaria, il lavandino che vicino al letto emana un puzzo, poi sente il suo profumo negli occhi, e la voce di lei fu come una campana. Fuori le strade fumavano, gli spacciatori di crack sognavano l’Uzi che qualcuno s’era appena comprato. “Scommetto che posso beccare quel lampione col braccio destro dietro la schiena” dice il piccolo Joey Diaz. “Fratello, fammi fare un altro tiro. Quei tipi del centro non valgono un cazzo, a quegli italiani serve una lezione perché imparino. Con quel poliziotto morto ad Harlem, credi che l’abbiano capito l’avvertimento? Io ho danzato quand’ho visto il suo cervello schizzare sulla strada.” E Romeo si è fatto Giulietta, e Giulietta si è fatta il suo Romeo. Metterò Manhattan in un sacco della spazzatura, con su una scritta in latino che dice: “È dura fregarsene di questi tempi.” Manhattan affonderà come un sasso in fondo al lurido Hudson – quale shock! Hanno scritto un libro sull’argomento, hanno detto che è come nell’Antica Roma. Il profumo bruciò i suoi occhi, mentr’era stretto alle cosce di lei. E qualcosa guizzò per un istante, e poi svanì e fu andata.