lunedì 7 novembre 2011

un sonetto sulla disoccupazione e la poesia

DIARIO DELL’11

Ancora una volta m’impongono
i miei di trovarmi un lavoro.
Dicono non vivranno in eterno.
Dicono che la vita è un inferno

e m’aspetta – la vita sa aspettare.
Ok mi arrendo, manderò il mio
curriculum per quel posto da babbo
natale, e speriamo vada bene.

Spicca il salto dal libro al cactus
il giovane ragno. È romantico
e infelice leggeva di Zenna.

Per salvarlo potrei reinventarlo
come mia renna… Sintonizzo la radio.
Balliamo entrambi la tarantella.

Dicembre 2006

giovedì 3 novembre 2011

l'idea della mia morte non mi dà respiro...

L’idea della mia morte non mi dà respiro
l’idea di una fine senza scampo,
quando la decrepitudine del corpo
si farà così estrema che non potrò più fuggire
od oppormi al saccheggio ti prego
prestami le tue gambe
le tue gambe così tenacemente aggrappate
alla vita le tue gambe sottili e dure
di passero-capra. Prestami le tue gambe
per salire più in alto sulla cima dei palazzi
e confondermi nella luce del tramonto
allo sguardo dei segugi. Oppure al risveglio
perché allontani con un balzo il senso
d’inutilità del giorno, se tutto ha comunque fine.

martedì 1 novembre 2011

a tutto applicavamo...

A tutto applicavamo
la nostra speciale parola
che fosse un’esclamazione, il nome
di un amico oppure di un paese
fantastico che fungesse da amuleto
e filtrasse per noi
quel che non puoi dire
il nocciolo delle cose ben protetto
da una scorza di realtà.
Tu più velocemente, piena d’ansia
d’arrivare ed io a rilento
perché pigro e per di più goloso
scavavamo in quel frutto ottobrino
con le nostre parole casuali
ridotti a poco forse ma felici
piccoli vermi ungarettiani.

domenica 30 ottobre 2011

le ridevano gli occhi

Le ridevano gli occhi
anche quando negava
o provava a restare piccina
perché nessuno le inviasse girasoli.

sabato 29 ottobre 2011

solo un cece di donna...

Solo un cece di donna
poteva mancarmi a tal punto
insinuandosi piano sotto le unghie
fra i denti
e ora che tutto appare più confuso
se afferro il mondo in corsa per tenerti
anche solo due minuti
mi si aprono fra le mani
campi umidi di zuppa – luminosa e buffa!
e così semplice al palato
com’è la vita, l’unica la sola
lezione che ho imparato in anni d’esperienza
e che tu mi ricordi come nulla
adesso
alla tua partenza.

mercoledì 19 ottobre 2011

filò sotto la manica

al münchhausen

ci sto bene io nelle vene del mondo
c’ho le chiavi del rapido –
col pene gravido

sulle pareti del fondo
io mi ci arrampico non scalpito
mi solidifico –

nel mio bassomondo io ci sto contento –
e sgrondo sgrondo –
in fondo

poteva andarmi anche più a cazzo
se da macondo non filavo
a razzo –

domenica 16 ottobre 2011

la stanza vuota

Può dunque definirsi così semplicemente mi chiedevo: una piena felicità
mentre fissavo lo spazio bianco del soffitto la stanza vuota illuminata
da una luce bassa e fredda noi due stretti per terra coi vestiti umidi
d’amore e l’odore di pioggia fuori che montava e rare auto di passaggio
mentre tu rannicchiata sul mio petto ancora caldo mormoravi: scusami
scusami
senza motivo.

sabato 15 ottobre 2011

cattiva poesia d'amore

L’amore spesso con linguaggio disumano
spera attraverso la poesia
di dare un senso ai disordini del cuore.
Confonde dunque anima con viscere
e produce aria che non sempre è canto,
che ripete strombazzando ai quattro venti
come
seppur d’amor si muore il mondo è ingiusto
e non per questo te ne dà più merito.