C'è questo tipo che da un po' di giorni mi scrive messaggi in chat che cominciano così: "Ciao bel pelatone!". Io ho provato a spiegargli, inutilmente, che anche se non ho nulla contro le avance decise, chiamarmi pelatone non è il modo giusto per ottenere qualcosa da me. Poi ho scoperto che lo fa con tutti. Cioè ci prova solo con i calvi e li chiama tutti pelatoni allo stesso modo.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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lunedì 3 giugno 2019
sabato 7 aprile 2018
aiuta o no?
Martedì 10 aprile io e l'editrice Giorgia Antonelli siamo stati invitati da un gruppo studentesco a tenere una lezione all’Università che aprirà una serie di incontri sull'editoria. Tema della nostra lezione sarà: MA L’EDITORIA AIUTA O NO LA RICRESCITA DEI CAPELLI? Io e Giorgia siamo stati scelti come esemplari contrastanti su cui dibattere questa teoria. Ecco, mi hanno detto che hanno prenotato per assistere alla cosa più di 80 studenti. Pare che l’Italia dei libri sia piena di calvi che non si arrendono.
lunedì 17 luglio 2017
metafora
Continua voglia di mettersi le mani fra i capelli per strapparseli e gridare: "Questa vita è un disastro, non posso più andare avanti!" ma non trovare mai niente a cui aggrapparsi.
giovedì 2 giugno 2016
seduzione
C’è una donna, seduta alla toletta. Mi chiede di pettinarle i capelli. Indossa un kimono a fiori bianco e nero. Parliamo attraverso uno specchio, ma senza usare parole. Mi indica quando far piano, oppure se essere dolce o deciso, o se trattenermi più a lungo in un punto attraverso gli sguardi e i sospiri. Sto ben attento a cosa chiede, ne fisso il riflesso muto, ne seguo con gli occhi le espressioni cangianti, e le pettino i capelli lunghissimi fra le dita, con lentezza, leggerezza e dedizione; corrono morbidi sotto i denti del pettine, ed emanano un profumo dolce di tigli che sale e si spande man mano che li sciolgo dai nodi. Siamo qui da ore davanti alla toletta, immobili e mai sazi del contatto, delle mie lunghissime carezze. I suoi capelli continuano a filare fra le dita, a crescere e confondersi col suo kimono a fiori, avvolgersi alle gambe legandoci l’un l’altra. Invadono la stanza, corrono sul pavimento e sulle pareti, premono contro la porta per uscire.
martedì 6 maggio 2014
lunedì 13 gennaio 2014
paolo & son
"Ma non lo so papà, i Pink Floyd sono belli, però boh..."
"Ti devi sentire Relics! L'hai sentito Relics?"
"Sì, è bello, ma se te lo devo dire preferisco Neil Young, è musica più semplice, minimale..."
"Neil Young minimale?? Ma dici così perché porta i capelli come uno zotico di campagna? Vedi che Neil Young fa della musica un sacco raffinata!"
(Chi è il vero son dei due non si è ancora capito).
"Ti devi sentire Relics! L'hai sentito Relics?"
"Sì, è bello, ma se te lo devo dire preferisco Neil Young, è musica più semplice, minimale..."
"Neil Young minimale?? Ma dici così perché porta i capelli come uno zotico di campagna? Vedi che Neil Young fa della musica un sacco raffinata!"
(Chi è il vero son dei due non si è ancora capito).
giovedì 19 settembre 2013
quasi 40
Sono nato nel 1977. Ho 36 anni, ma con gli amici per scherzo dico che ne ho quasi 40. Il primo ricordo che ho della mia infanzia riguarda un mio compagno d’asilo che ingoia una moneta e poi viene portato d’urgenza in ospedale. Forse è per questo, mi dico, che ho un pessimo rapporto col denaro. Un altro ricordo molto vecchio che ho riguarda un disegno che feci alle elementari. Il disegno rappresentava un uccellino in gabbia. Era molto bello, mi dissero, così bello che la maestra e tutta la classe mi fecero l’applauso e io pensai, pieno di orgoglio, che forse quello era il mio destino.
Avevo talento per il disegno, ho studiato, ho fatto anche delle mostre. Oggi che sono sempre stanco, e sovrappeso, quasi calvo e la mia barba non è più tanto lunga, uno potrebbe anche non crederci, ma c’è stato un lungo periodo della mia vita in cui le mie giornate erano tutte a colori e non solo in bianco e nero, ed ero bellissimo, magro come un chiodo, e portavo barba e capelli lunghissimi.
Barba e capelli, a ripensarci, li portavo così per un motivo. L’ho capito tardi anche se era facile: volevo assolutamente non assomigliare ai miei, a mio padre, a mio nonno, non ereditare le loro debolezze, le loro fisse, la riservatezza che si sfalda in risata se sono in imbarazzo.
Più crescevo, invece, e più gli assomigliavo. Per quanto lo negassi ero la loro copia fotostatica, e nascondevo il viso sotto la barba. Ma la natura, la forza genetica che ci accomuna persino nel cadere dei capelli, alla fine ha vinto: mi guardo allo specchio e nelle occhiaie frutto dell’insonnia rivedo quelle un po’ più grigie di mio padre. Non si sfugge.
Avevo talento per il disegno, ho studiato, ho fatto anche delle mostre. Oggi che sono sempre stanco, e sovrappeso, quasi calvo e la mia barba non è più tanto lunga, uno potrebbe anche non crederci, ma c’è stato un lungo periodo della mia vita in cui le mie giornate erano tutte a colori e non solo in bianco e nero, ed ero bellissimo, magro come un chiodo, e portavo barba e capelli lunghissimi.
Barba e capelli, a ripensarci, li portavo così per un motivo. L’ho capito tardi anche se era facile: volevo assolutamente non assomigliare ai miei, a mio padre, a mio nonno, non ereditare le loro debolezze, le loro fisse, la riservatezza che si sfalda in risata se sono in imbarazzo.
Più crescevo, invece, e più gli assomigliavo. Per quanto lo negassi ero la loro copia fotostatica, e nascondevo il viso sotto la barba. Ma la natura, la forza genetica che ci accomuna persino nel cadere dei capelli, alla fine ha vinto: mi guardo allo specchio e nelle occhiaie frutto dell’insonnia rivedo quelle un po’ più grigie di mio padre. Non si sfugge.
mercoledì 24 ottobre 2012
dio punisce gli innamorati respinti...
Dio punisce gli innamorati respinti
con una camomilla
alla cinque del mattino
la promessa di un destino indifferente
costante com’è l’insonnia
la tentazione della nostalgia.
I tuoi capelli gomitolati
in cui potevo sempre rifugiarmi
hanno messo radici profonde
trappole odiose come rimpianti
per me gatto-poeta senza casa
senza più forbici per estirparti.
Tu e i tuoi cavalli su ogni lettera
su ogni cartolina o francobollo
nei messaggi privati ormai di ieri
simboli di una riscossa
che s’impenna gioiosa
resta lì folgorata e quasi idiota.
con una camomilla
alla cinque del mattino
la promessa di un destino indifferente
costante com’è l’insonnia
la tentazione della nostalgia.
I tuoi capelli gomitolati
in cui potevo sempre rifugiarmi
hanno messo radici profonde
trappole odiose come rimpianti
per me gatto-poeta senza casa
senza più forbici per estirparti.
Tu e i tuoi cavalli su ogni lettera
su ogni cartolina o francobollo
nei messaggi privati ormai di ieri
simboli di una riscossa
che s’impenna gioiosa
resta lì folgorata e quasi idiota.
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