Io non ho mai letto un solo libro di Jon Fosse in vita mia, però ho visto che è/è stato pubblicato in Italia da 4 o 5 case editrici di cui le più importanti sono state Fandango (già più di dieci anni fa), soprattutto (visto che Fosse è soprattutto un drammaturgo) Cue Press, che è una (bella) casa editrice specializzata in teatro e cinema, e più di recente dalla Nave di Teseo. Il fatto che la maggior parte di coloro che esultano citino soltanto La Nave di Teseo come esempio di lungimiranza editoriale, la dice lunga sul fatto che tutti parlano di piccola editoria indipendente e di qualità, ma fondamentalmente sognino di arrivare e acquistino libri dalle grandi case editrici che dominano il mercato (anche in virtù del proprio fiuto). I piccoli editori per molti non sono una scelta, o una forma di resistenza, ma soltanto un ripiego.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
giovedì 5 ottobre 2023
che cultura siamo?
Ci sono cose che mi lasciano sempre un filo perplesso, che non dico di non capire ma le cui sfumature certe volte mi sfuggono fra le dita. Tipo questa cosa del Nobel che è, lo sanno tutti, un premio “politico” almeno quanto è prestigioso, ma scatena tifoserie come poche, e in Italia in particolare molto forti sul fronte americano – tanto che se vince un italiano è sempre “peggio” che se lo vincesse un americano, che “lo merita di più”, ma anche se vince un qualsiasi altro nel mondo “chi lo conosce quello?” è la risposta, e meglio sarebbe stato lo vincesse uno dei grandi scrittori americani che sempre “lo meritano di più”. Ogni anno è così. Poi parlano di guerra, una qualsiasi guerra nel mondo per “esportare la pace”, e magari odiano la Nato e gli americani che ne sono il braccio armato. E allora non capisco come a un premio così “politico” com’è il Nobel, un premio dove dietro ogni scelta c’è sempre, anche, una scelta di campo, una indicazione di sistema – e la cultura è la massima espressione di un sistema politico o di pensiero, è la cultura che vince sugli imperi, più di ogni esercito – si riesca a fare il tifo, dissociandosi dalle proprie opinioni, per uno scrittore che è “anche” espressione di una cultura che non si ama, o non si approva, o si vorrebbe frenare. Dire l’America no, ma per l’America tifo. Poi uno certo mi dirà che il tot scrittore non è per forza espressione di un intero Paese, che è contro la tot cultura, ma non significa nulla. Essere contro la propria cultura è già essere un’espressione di quella cultura, perché la tua opposizione nasce al suo interno e ha ragione di essere soltanto se messa a confronto di quel contesto. E anche noi, che siamo contro il complesso industriale-militare americano, poi ci nutriamo della loro cultura che per noi vale più ancora della nostra, le diamo più valore, persino nella lingua, e la tifiamo ai premi più ancora della nostra, noi che cultura siamo?
martedì 18 maggio 2021
la polemica del fo
Poco fa leggevo un post fra i tanti, in cui si riportava un aneddoto di Battiato che rispondeva male a Dario Fo, il quale gli diceva di non apprezzare i suoi testi. Sotto il post, fra i soliti commenti sprezzanti, ce n’era uno che scriveva che quello di Fo era un Nobel immeritato. È un pensiero che serpeggia questo. E, lo confesso, io non l’ho mai capita questa cosa del Nobel a Fo che offende tanto gli italiani. Penso che se fosse successo a un artista francese, in Francia sarebbero stati contenti di quel Nobel a un connazionale. Invece noi no, noi per pura onestà intellettuale diciamo che non se lo meritava, era meglio darlo a Philip Roth. Non parlo manco di Luzi, altro grande sconfitto, perché chi lo legge più Luzi? Una volta l’ho consigliato a un amico che mi fa: è bravo, ma puzza di cattolicesimo. Così è visto Luzi in Italia. E questi siamo noi, un popolo di stronzi (Monicelli). Ma tutti quanti appassionati di musica, cinema, opera e teatro, al punto che ci possiamo permettere di dire chi merita cosa oppure no, o quanto è giusto o meno il giudizio della commissione di Stoccolma, in base alla nostra vasta conoscenza dell’arte che però ci guardiamo bene dal sovvenzionare (anche semplicemente pagando il biglietto). Me ne capitano di continuo di persone così, che mi vengono a parlare del mio lavoro, dei miei libri, a dire quanto è bello o brutto quel libro e poi hanno letto solo poche cazzatine d’amore di Neruda o di Tagore. Hanno letto un solo libro e per questo credono di conoscerne altri mille. Sono sincero, io non lo conosco così bene il lavoro di Dario Fo, non abbastanza da potermi esprimere su di lui, non conosco nemmeno bene il contesto sociale e politico in cui si è espresso, che pure credo conti qualcosa, non c’ero e nessuno me lo ha detto, e a nessuno ha interessato raccontarmelo. Sarebbe stato bello capire meglio quel contesto anche attraverso Fo, ma non è successo. Posso solo dire, da appassionato di Enzo Jannacci, che piaceva tanto anche a Battiato (meno agli italiani: troppo triste), che senza Fo quelle canzoni sarebbero state diverse, e solo per quelle (Ho visto un re, La luna è una lampadina, Ohè sunt chi, Veronica, L’Armando, persino Vengo anch’io no tu no che Jannacci fece esattamente come Fo non la voleva, perché l’arte spesso succede per reazione a qualcosa e non soltanto per approvazione), solo per quelle magari il Nobel no, ma un minimo di rispetto in più a Fo potremmo anche darglielo.
giovedì 8 ottobre 2020
stella cometa
Louise Glück vince il Nobel per la Letteratura. Nessuno ci avrebbe scommesso, anche perché In Italia nessuno la conosce, visto che è poetessa ed è pubblicata da case editrice minuscole (Dante & Descartes), ma poco male, visto che è pubblicata da case editrici minuscole, non sarà disponibile nelle librerie finché qualche casa editrice più grossa non fiuterà l'affare di pubblicare in grande stile una poetessa che nessuno conosce, e ne redigerà in fretta e furia un'edizione di comodo che però, nel frattempo, vedrà sfumare il naturale battage pubblicitario derivato dal Nobel. Insomma, l'impresa non vale la spesa e proprio come una stella cometa, "la poetessa della solitudine" (come l'hanno prontamente ribattezzatta i giornali) se la fileranno solamente in tre.
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