A parlare col senno di poi siamo tutti bravi, lo so, però quando leggo stamattina i titoli dei giornali che rilanciano i lamenti dei sindaci alluvionati delle Marche: “Nessuno ci ha avvertiti”, non posso fare a meno di pensare che invece sono anni che c’è chi ripete che abbiamo un’emergenza climatica in corso e che siamo agli sgoccioli, per cui forse quei titoli andavano corretti in: “Nessuno ci ha avvertiti che poteva succedere anche a noi” e con tutto che quelle sono zone fragili. Poi certo, possiamo anche continuare a far finta di nulla, continuare a credere che il mondo va così da sempre e quelli sono fenomeni occasionali che di tanto in tanto ti toccano, ma solo a costo di non alzare lo sguardo, perché quei fenomeni imprevisti e tremendi solo l’anno scorso hanno colpito la Germania, il Canada e il Giappone, il mese scorso il Pakistan, la settimana scorsa l’Afghanistan e negli ultimi mesi gli Stati Uniti, il Sudafrica e la Cina. In un’ottica globale, come si fa a definirli fenomeni occasionali? Eppure se lo dice Greta è una gretina, se lo dice Tozzi non ha titoli, se lo dice Mercalli è uno che va in TV per farsi bello, se lo dice un serio professore universitario chi cazzo se lo incula, la politica lo dice male o non ne parla, perché c’è la crisi energetica in corso e allora dobbiamo scegliere se spegnere i condizionatori o no, e ogni scusa è buona per tapparsi le orecchie e chiudere gli occhi. Noi per primi. Anche perché l’emergenza climatica non riguarda solo il prevedere che ci sarà stanotte un temporale, ma il capire che, siccome “potrebbe esserci” andrebbero studiate delle soluzioni a monte per prevenire i disastri, regolamentare meglio certi piani urbanistici ed edilizi, mettere in sicurezza le zone a rischio, ripartire dalla cura del paesaggio, dall’architettura e dall’ambiente, invece di concentrarci unicamente su come aggirare i regolamenti od ottenere i condoni.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
sabato 17 settembre 2022
venerdì 16 settembre 2022
fede e speranza
Autrice che mi manda in visione la sua terza raccolta, intrisa di un fervore religioso che un poco mi imbarazza, e mi scrive: il mio ultimo libro non ha venduto nemmeno una copia, ma sono fiduciosa che questo non la scoraggerà dal leggermi per come scrivo e non per quella che sono, spero che almeno lei sia diverso dagli altri.
giovedì 15 settembre 2022
la rivoluzione
Ragazza che mi scrive di voler pubblicare perché sente di voler dare qualcosa al mondo, fare una rivoluzione. Poi guardi la raccolta e quella di apertura è, letteralmente, una poesia sul cazzo. Chissà perché mi sono chiesto la rivoluzione comincia sempre da lì.
martedì 13 settembre 2022
per godard
Ci sono artisti con cui ti tocca di continuo fare i conti sul piano umano. E a certi artisti, assai intransigenti, tocca pure di dover fare i conti con l’uomo che li ospita. In questo Godard era un uomo che faceva i conti con tutti: sia con l’artista dentro di lui, che lo metteva di continuo in discussione; sia con tutti coloro che pur amando l’artista non gli perdonavano le sue evidenti manchevolezze di uomo, l’egoismo, la vanità, l’invidia, il livore, l’arroganza. Da questo punto di vista penso che Godard abbia avuto una vita di merda. Poi certo, in tanta contraddizione difficilmente si potrà trovare un altro come lui capace di captare i cambiamenti in corso, di stimolarti le sinapsi che collegano gli occhi al cervello fino a dare un nuovo colore alle cose. Mi irritava anche, spesso le trame dei suoi film erano esilissime, inconsistenti, eppure in ognuno ho trovato qualcosa che mi entusiasmava, una ripresa, un montaggio, una scena, un titolo, una soluzione innovativa che mi faceva rizzare i peli sulle braccia. Non era nemmeno ricerca gratuita o tesa a stupire, ma studio e amore assoluto per le infinite possibilità visive del mezzo cinematografico slegato dall’ottica della fiction. L’ho capito la prima volta quando ho visto La passione di Giovanna d’Arco di Dreyer, che Godard adorava, solo per scoprire quanto di Dreyer ci fosse in Godard, anche quello un film tutto basato sulla ricerca visiva e lo sperimentalismo della visione, dell’inquadratura, del montaggio teso a scardinare le regole del tempo scenico. Perché Godard era un mostro onnivoro, guardava tutto, divorava tutto, persino i film di cui poi parlava male, ma come se li covava, prima, sotto le ali. Truffaut che lo conosceva meglio di ogni altro, glielo rinfacciava: Dici odiare questo o quel film, ma intanto li hai già visti tre, quattro, cinque, sei volte al cinema, se questo non è amore che cos’è? Fra i suoi, i miei preferiti sono Les Carabiniers e Une femme est une femme, oltre ovviamente ai classici, À bout de souffle, Le Mépris che in cuor mio (e con tutto l’amore condiviso per Fritz Lang) ho sempre pensato fosse una buona scusa per guardarsi il culo della Bardot. I primi insomma, anche perché chi li ha mai visti gli altri, quelli prodotti dopo gli anni ’60. Anche in questo che vita di merda ha avuto Godard, per sempre legato a una stagione e a una etichetta (Nouvelle Vague) finite da un pezzo, uno come lui sempre teso in avanti, senza rimpianti. Va pur detto, e va detto, proprio per tornare all’inizio, che Godard era uno stronzone come pochi, ha ragione Truffaut, ma tant’è per alcuni stronzoni chiudiamo gli occhi con più facilità che per altri, vanno oltre il giudizio umano per rifugiarsi nel giudizio critico o nell’amore incondizionato, e io Godard l’ho amato, come tanti, ma con tanta più forza vorrò bene a chi gli è stato accanto e si è caricato il fardello di sopportare i suoi capricci e le sue cattiverie di uomo anche per noi, senza che gli dedichiamo, nemmeno oggi, nemmeno un grazie.
domenica 11 settembre 2022
sanità e incazzatura
Mi sento quasi di chiedere scusa a chi ha avuto a che fare con la Sanità pubblica prima di me e io non sapevo quanta frustrazione potesse procurare e non ho capito adeguatamente la loro incazzatura. Mi indignavo con/per loro, ma non quanto avrei dovuto. Le lungaggini burocratiche, il dare tutto per scontato così che non ti danno mai una spiegazione esauriente di ciò che ti serve o che devi fare, il dislocamento assurdo degli uffici, per cui per una autorizzazione devi girare quattro o cinque uffici diversi, a giorni e orari diversi, perdere ore di vita e di lavoro solo per farti firmare un foglio che formalizzi qualcosa che ti era dovuto fin dall’inizio. E quando chiedi ingenuamente: “Ma non possiamo farlo online?” ti guardano quasi spaesati. Ho degli amici che scuotono le spalle rassegnati e mi dicono che funziona così. Forse è il sud, non lo so, e io sono ancora all’inizio di questo percorso, ma mi sento incazzato, e mi immagino l’uguale incazzatura di chi ci è passato prima di me e l'ha subito per anni. È una roba che ti fa invecchiare male. C’è anche del buono, mi diceva un’amica l’altro giorno, se pensi che all’estero molte di queste cure le devi pagare e tanto, e qui sono un tuo diritto. Ha ragione, non bisogna dimenticarlo, però io penso anche che il diritto a cure mediche gratuite dovrebbe essere un nostro fiore all’occhiello, non una scusa per il fancazzismo e l'approssimazione. Io su queste cose non riesco a smettere di innervosirmi.
sabato 10 settembre 2022
elenco
A volte penso che sarebbe interessante redigere un elenco dei libri perduti, quelli che hai mandato a librai che poi si negano al telefono per non comunicarti le giacenze; quelli che smarriscono i corrieri (interi pacchi a volte) nonostante il mito della tracciabilità; peggio ancora quelli non tracciabili, dove per risparmiare qualche euro mandi col piego di libri e poi si perdono fra gli uffici postali, o restano lì abbandonati come pratiche inesitate; quelli che arrivano dove devono e poi cambiano inaspettatamente direzione e li ritrovi con tanto di dedica agli amici sulle bancarelle dell’usato, e ti chiedi come – e per quale dissapore inespresso – sono giunti lì.
venerdì 9 settembre 2022
soddisfazione
Autore che vuole assolutamente pubblicare con me. Mi chiama più volte e certi giorni mi tiene mezz’ora al telefono. Di fronte ai miei tentennamenti a un certo punto sbotta: Anto’, ma io ti pago! Hai capito? TI PAGO! Basta che pubblico con te. – Ma perché ci tieni tanto a pubblicare con me? – Perché quando ti chiamo tu mi dai soddisfazione.
una cosa triste
La cosa veramente triste – pensavo oggi, mentre ero in fila dal geriatra – è sapere che, se va bene, un giorno qualcuno riuscirà a far soldi con ciò che scrivo, ma non sarò io. Perché non è vero il luogo comune che non si riesce a campare di scrittura, ma nella maggior parte dei casi a campare è sempre qualcun altro. Infatti il mercato editoriale di oggi campa al 90% con gli scritti di quelli morti ieri o trapassati (i cosiddetti classici), mica con quelli dei vivi oggi. Sono gli scritti dei morti di fame di ieri che fanno da fondamenta al mercato editoriale di oggi. Così, se va bene, un giorno ciò che scrivo nutrirà le famiglie di illustri sconosciuti che diranno di sapere tutto di me, senza avermi mai toccato.
foto dei miei genitori
Mio padre e mia madre. Lei non si piace in foto e così sono passati anni dall'ultimo scatto insieme. Infatti sorridono perché non ci credono nemmeno loro.
giovedì 8 settembre 2022
regalarsi una pubblicazione
Una che mi scrive perché per il compleanno ha deciso di regalarsi la pubblicazione di un libro. Mi chiede di scusarla se non mi manda il manoscritto perché sta ancora scegliendo i testi; però c’è da muoversi, aggiunge, perché il libro deve essere pronto entro metà ottobre altrimenti non può confezionarlo con le bomboniere.
mercoledì 7 settembre 2022
dono
farmacia ospedaliera
Ieri ho fatto la prima esperienza della farmacia ospedaliera. Che sulla carta nasce per dare una mano al cittadino a velocizzare l’approvvigionamento di medicinali importanti, poi nella pratica è (secondo me) l’ennesimo disastro della sanità che demanda ai cittadini per tagliare sui costi. La farmacia ospedaliera più vicina al mio paese è a 30 km, dispersa nella campagna di Putignano, per arrivarci serve un’auto, un’ora di viaggio fra andata e ritorno più l’inevitabile fila di attesa (lunga, visto che serve mezza provincia di Bari) e non apre tutti i giorni ma solo in determinati giorni e a determinate ore molto stringenti (due ore a metà pomeriggio il martedì, due a metà mattina il mercoledì ecc.) per cui per andarci devi mollare il lavoro. Non solo, ieri quando ci siamo andati con due ricette diverse, la signora allo sportello ci fa: “Questa ve la posso dare oggi, per quest’altra dovete tornare domani mattina perché la diamo solo il mercoledì”. Se questo è stato fatto per velocizzare i cittadini, non riesco a immaginare quanto era lunga la trafila una volta. Ovviamente danno dosi mensili, e l’idea che questo è un impegno che mi prenderà una giornata ogni mese per il resto della vita di mio padre mi atterrisce. Ho provato a chiedere se c’è un servizio che fa qualcuno in paese per ritirare queste medicine così da evitarsi la scarpinata in campagna, non è chiaro. Una farmacia lo faceva ma gli orari stringenti sono scomodi anche per loro e hanno lasciato perdere, un’altra lo fa talvolta, a titolo di favore per i suoi clienti, Uomo 2000 lo faceva durante il Covid e ora solo ogni tanto per qualcuno, alla farmacia ospedaliera mi hanno detto di rivolgermi alla Croce Rossa (non scherzo). Possibile, mi chiedo, che non si riesca a organizzare in Comune una rete o un servizio messo a sistema per tutti quelli che hanno bisogno? Eppure in mezz’ora di fila lì, ieri, ho visto arrivare tre persone del mio stesso paese. Un servizio in cui accumuli le richieste, vai due o tre volte al mese lì e rifornisci le persone senza costringerle ogni volta a spostarsi in massa? E senza contare che così com’è, se sei vecchio, disabile, povero, senza figli accanto, sei già tagliato fuori dal diritto alla salute che ti spetta. O devi pagare qualcuno che ci vada per te, e voglio capire come fa chi prende una pensione da fame. Già immagino che succederà anche a me, che non ho figli, quando avrò l’età di mio padre. Ma non è solo questo, l’altro giorno in paese non si trovava più una goccia di benzina, i benzinai a secco mandavano i clienti che ronzavano da una pompa all’altra nei paesi vicini a fare il pieno. Magari è stato solo un caso, ma non ci metterei la mano sul fuoco. Ed è vero che di qui a dieci anni avremo tutti le auto elettriche, ma nel frattempo se la crisi avanza e la benzina finisce si resta tutti a piedi e poi voglio vedere.
lunedì 5 settembre 2022
sogno del camper
Stanotte ho sognato che riprendevo la patente solo per comprarmi un camper in cui mi trasferivo a vivere piazzandomi nel bel mezzo del campo dietro casa, tipo la vecchietta nel furgone di Alan Bennett, e campavo affittando casa a dieci famiglie di emigrati che si suddividevano gli spazi con delle tende, dietro cui si ascoltava la cantilena del Corano gustando un caffè. Il mio amico Paolo veniva ogni tanto a cercarmi apposta per sfottermi e mi diceva: Vedo che ne hai fatta di strada, mi complimento.
sabato 3 settembre 2022
pensierino (porno) del sabato mattina
Ho scritto un romanzetto e devo proporlo in giro. Ho scelto di farlo fantastico perché mi sono stufato di queste storie di autofiction, confessionali, ombelicali, masochistiche, come le scrivono tutti, che palle, e poi lo faccio già con la poesia, vorrei cambiare mood ogni tanto. Ho scritto un romanzetto fantastico, ma più lo leggo e più lo trovo leggero e più mi interrogo se non sia gratuito e in fondo inutile. Che senso ha scrivere un romanzo di intrattenimento in una società votata all’intrattenimento? Non è come gettare benzina sul fuoco? Continuo a essere dubbioso sui suoi meriti. Forse dovevo scrivere anch’io un romanzetto ombelicale, confessionale, masochistico ma con delle punte autoironiche che prova a estrapolare il senso della vita in un bignami per il pubblico partendo magari dal bagno. Ma più ci penso e più anche quello mi pare inutile. Scrivere è inutile, oggi più che mai. Mi chiedo, cosa serve al pubblico oggi per stare bene? Porno. Più ci penso e più mi convinco che sia quello, perché di porno non ce n’è mai abbastanza. Intanto piace a tutti, tanto che lo infilano dovunque. Poi aiuta i timidi, gli indecisi, gli asociali, i brutti, gli sfigati, i grassi, gli acidi, gli avidi, gli ingrati, quelli che sudano o che gli puzza il fiato, insomma il 70% della popolazione mondiale ce lo chiede. Del resto, hai voglia a dire quanto è bello l’amore se non piaci a nessuno. Ma soprattutto il porno ha una funzione sociale, perché è scientificamente provato che più ti masturbi e più abbassi i livelli di aggressività e l’aggressività nasce dal desiderio che è una devianza aggravata dell’istinto alla riproduzione. Meno famiglia e più porno è la risposta ai problemi del mondo. Ricomincio da capo, ora ho uno scopo. Sogno di fare del bene al mondo, sogno un mondo dove la gente legge ciò che scrivo e si masturba pensandomi, un mondo dove nessuno si fa più la guerra perché sta pensando a me col sesso in mano.
venerdì 2 settembre 2022
elegia I
Nell’ultima luce c’è ancora un uccello
con le ali dispiegate sopra il ghiaccio
e lascia vagare il fuoco dei suoi occhi
sulla superficie pavimentata di bianco,
finché il buio lassù non lo sorprende.
Il lago ha un luccicore bianco. Io fumo.
Dove c’erano solide rive, stanno ritti
giunchi, che il ghiaccio non è riuscito a falciare.
Puritani resistenti alle intemperie al confine
fra terra e lago. Più in alto i pioppi.
Nella cavità sotto le loro radici
nidificano animali. Ascolto spegnersi
il sordo mormorio prodotto dal vento
che fruga negli steli. Non proprio
scuro né proprio chiaro, il crepuscolo
impregna il congedo della luce.
Proprio adatto alla grigia cappa di nubi
che unifica l’Europa: da Oslo a Napoli fino
a me. Sì, fino a me, l’adattato,
che per lungo tempo la fortuna ha amministrato:
che, come molti, non voleva parlare né
gradiva agire, che si lasciava scrivere,
per il quale le gocce d’acqua d’estate erano
congetture per riempire il testo – in modo che
lo si potesse far leggere. Lascia correre, sognatore.
Nella mia tasca noccioli di prugne, con la dolcezza
dell’estate; su un pascolo sopra il lago
sono stato seduto sull’albero accanto agli uccelli,
finché caddero. Tu vedi fantasmi,
ripetizione, morte. In verità la vita si è
solo raggomitolata per risparmiare energia.
In verità stai già da tempo dove si tirano le somme.
(da Dietro il confine, trad. Luigi Forte, in Di notte tra gli alberi, Donzelli, 2002)
rassegna stampa
Venerdì
mattina, ti svegli, guardi la rassegna stampa in TV e cominci a
sbuffare pensando che alla fine ti toccherà andare a votare, ma non
contro il fascismo, solo per provare a evitare questa deriva nucleare
che nemmeno due referendum sono riusciti a cancellare e prima che
privatizzino anche l'acqua, come sognano da tempo.
giovedì 1 settembre 2022
casualità
Quando cerchi su Google le parole chiave: Russia+caduto dalla finestra per informarti meglio sulla notizia del giorno e ti esce fra gli altri un articolo di primavera 2020 in cui si lamenta la caduta dalla finestra del terzo medico russo in due settimane per aver diffuso fake news sul coronavirus, ovvero aver sottoscritto un documento in cui si afferma che il coronavirus esiste.
curriculum
l'addetto stampa
Uno che mi scrive per proporsi come addetto stampa e allega listino prezzi dei servizi forniti, tipo che per un comunicato stampa da scrivere e inviare via email (ma senza certezza di pubblicazione) chiede 200 euro. Mi dice che sono i prezzi sul mercato. Praticamente ormai gli addetti stampa prendono quanto gli avvocati. Mi chiedo perché non faccio l'addetto stampa anch'io.


