Locorotondo, giardini pubblici, anno 2011. Una di quelle foto di gruppo che fra qualche anno finiranno nei libri di memorie del paese.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
venerdì 17 marzo 2023
lo stronzo
Poco fa una lettrice mi faceva notare come ogni volta che scrivo certi post più sconfortati sul lavoro editoriale, io mi faccio un cattivo servizio perché, per eccesso di onestà, faccio un po’ la figura dell’editore sfigato, e la gente tutto è disposta a perdonarti tranne l’insuccesso. È una cosa che mi rimproverano tutti i miei amici, da sempre, di non sapermi vendere a dovere. Devo dire grazie a questa lettrice perché mi ha scritto con vera simpatia, come gesto di attenzione verso di me. E aggiungo che il suo messaggio mi ha fatto pensare a un racconto di Flaiano, forse il suo più bello, dove c’è un tipo che viene invitato a una festa da alcuni ricchi viziosi e invece di godersi l’orgia in corso, come farebbe qualsiasi imbucato, comincia a fare dei discorsi in cui rovina il gioco perché svela lo schifo che c’è dietro, così alla fine lo cacciano dalla festa in malo modo, umiliandolo e apostrofandolo come “stronzo”. Ecco, io nella grande festa dell’editoria italiana, mi sento come quel personaggio di Flaiano, non l’imbucato alla festa che sta zitto e se la gode, ma lo stronzo che non ce la fa a stare zitto e per questo viene scacciato.
il pubblico
La mia giornata comincia con una foto di Franco Arminio da una sua presentazione a Roma piena zeppa di pubblico, cosa assolutamente non scontata visto che ormai anche le presentazioni vanno deserte. L’altro giorno, di contro, leggevo un post in cui ci si lamentava del fatto che sempre a Roma una presentazione di De Angelis per la sua traduzione di Lucrezio fosse andata “bene ma non benissimo”, e soprattutto gli mancavano intorno i poeti. Anche da Arminio mancavano i poeti, ma non se n’è accorto nessuno perché c’era il pubblico. Il punto direi che è proprio questo. Che te ne fai di appartenere alla setta dei poeti estinti se poi non vengono nemmeno alla tua presentazione, se non fanno gruppo con te? (E io stesso non potrei parlare, perché non faccio gruppo né coi poeti né col pubblico). Poi ce la prendiamo con Arminio, dicendo che in fondo se c’è pubblico significa che la sua non è poesia, ma è un’affermazione triste, perché stai implicitamente riconoscendo il fallimento di ogni poeta, la sua condanna a una solitudine egoistica e sospettosa, spesso venata dal desiderio implicito di essere compreso, di essere abbracciato dal pubblico al posto di Arminio, perché 𝘴𝘦 𝘪𝘰 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘱𝘰𝘦𝘵𝘢 𝘦 𝘭𝘶𝘪 𝘯𝘰, 𝘪𝘰 𝘮𝘪 𝘮𝘦𝘳𝘪𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘴𝘵𝘢𝘳𝘦 𝘭𝘪̀ 𝘱𝘪𝘶̀ 𝘥𝘪 𝘭𝘶𝘪. La cosa ancora più triste, però, è proprio osservare Arminio, che dimostra cosa succede quando finalmente il pubblico ti abbraccia, e ti accorgi che non c’è nessun sollievo, nessuna vera soddisfazione in questo, Arminio è spesso infelice perché avere il dono effimero del pubblico da solo non basta. L’unica vera certezza, insomma, è l’infelicità di chi scrive.
giovedì 16 marzo 2023
il quaderno
Alcuni anni fa una signora mi accusò apertamente di essere un grandissimo ipocrita, di sbandierare tematiche sociali per farmi bello mentre in realtà non mi frega nulla degli altri, e questo si capiva dai post in cui prendevo in giro gli autori che mi contattavano. Fu talmente categorica nel suo giudizio che sulle prime pensai mi avesse mandato anche lei una proposta: infatti, cercando, trovai una sua email con le scansioni di un quaderno scritto a penna, un intero quaderno scannerizzato, scritto con una calligrafia illeggibile e piena di cancellature, note aggiunte a margine, stellette e cuoricini, che avevo subito cestinato. Provai a parlarci perché mi dispiaceva, ma mi trattò con sufficienza e quando mi definì scarafaggio lasciai perdere. – Oggi, dopo tanti anni, l’ho rivista apparire all’improvviso su una tv locale, mentre lanciava un appello ai ladri che le hanno scippato la borsa: Vi prego di restituirmi la mia borsa, non tanto per i soldi che vi potete tenere, ma perché dentro c’era il quaderno con tutte le mie poesie scritte a mano. Il mondo ha così tanto bisogno di poesie che ogni poesia che gli rubate è una ferita che fate al mondo, ricordatevelo, bestie! – Eccola lì, mi sono detto, una persona capace di rovinare tutta la simpatia che potrebbe evocare con una parola di troppo. C’è da capire, adesso che i ladri butteranno il suo quaderno nel primo cassonetto libero, in quale punto preciso il mondo comincerà a sanguinare appositamente per lei.
sogno di godard
Stanotte ho sognato di litigare con uno che assomigliava a Godard, dicendo che pure nella morte che ci diamo col massimo impegno non siamo tutti uguali, perché quelli più ricchi vanno in Svizzera e si fanno accompagnare verso il sonno da un dottore e da una certa punturina che è indolore e che li fa addormentare lentamente, mentre quelli come me, i poveri, al massimo si fanno accompagnare dalla stretta del nodo della propria cinta mentre si impiccano o dal grido che gli rimbomba nelle orecchie mentre si lanciano in volo dal balcone, se abitano più in alto degli altri. Sono cose che fanno male, per cui al sollievo si accompagna sempre una punizione del corpo e anche in questo c’è una discriminazione di classe. Lo dicevo a Godard che mi guardava come se fossi un cretino e mi diceva: Caro mio, ma lei cosa ne sa di me, di quello che sentivo, io mi sentivo solo come un cane! – Questo ho sognato, poi stamattina presto ha chiamato mio cugino avvisando che era morta sua madre.
mercoledì 15 marzo 2023
il modello vincente
Oggi leggevo un post malevolo contro il poeta D'Annunzio e pensavo che anche se ne scriviamo spesso malissimo, pur conoscendo poco o nulla della sua opera, alla fine ha vinto il suo modello, dove il personalismo ha la predominanza sul contenuto espresso dal pensiero. Chi legge più D'Annunzio oggi? Chi legge i versi di chiunque? Chi compra i versi di chiunque, a meno che non siano già marchiati dal successo del loro autore che dà lustro a noi col nostro acquisto? E quindi cosa compriamo, cosa vendiamo, che presentiamo di noi agli altri, a esclusione della nostra bella presenza, dei nostri fantastici post acchiappalike, delle recensioni sbandierate con finta umiltà, delle foto simpatiche o sexy su IG che non smuovono una vendita, al massimo se va bene una scopata? E mai che ammettiamo apertamente questo nostro "dannunzianesimo inconfessabile", come lo definì Carmelo Bene parlando di Pasolini. Questa nostra voglia di successo in cui la poesia è sorretta dal corpo del poeta e non l'opposto. Non a caso Pasolini è l'eroe per eccellenza dei nostri tempi, il più appellato: pochissimo letto, anche se citato da tutti come massimo esempio di qualsiasi cosa abbia mai fatto, e per questo riciclabile all'occorrenza.
martedì 14 marzo 2023
il soft power
Ho visto adesso al Tg che l’Italia è al 9° posto nel mondo per soft power, cioè per potere di condizionare il pensiero degli altri non attraverso la forza politica o militare ma attraverso il peso della cultura e della creatività. Dieci anni fa, per dire, eravamo al 10° posto, quindi è una cosa di cui essere orgogliosi. Ma rimane il mistero di capire dove questo meccanismo si inceppa in casa nostra: in che modo, con una tale cultura che ci rende noni nel mondo, poi non siamo capaci di esprimere una classe politica che sappia rappresentare questo potere. Invece non solo se ne vergognano come a scuola (volesse mai il cielo che li chiamassero “secchioni”), ma se glielo chiedi qualcuno ti risponde pure che il soft power ce l’ha nascosto nei pantaloni.
i morti
Mia madre dice che le mie poesie sono piene di morte. Ma solo perché non ha visto i miei sogni. Nel mio sogno di stanotte c'erano centinaia di morti che scrivevano e mi affidavano le loro lettere di addio. Io non mi sentivo all'altezza di tenerle così le bruciavo per non leggerle, e mi inventavo delle scuse coi morti che mi chiedevano il motivo del rifiuto. Il fatto è che io non volevo parlare coi morti, volevo parlare coi vivi, ma c'erano soltanto morti intorno a me, o morti che si credevano vivi, e gli ultimi vivi se ne stavano nascosti per non parlare con nessuno e davano fuoco a tutto per non farsi contagiare, perché odiavano i morti sopra ogni cosa, e odiando i morti odiavano anche se stessi che presto sarebbero morti come tutti gli altri e scrivevano lettere di addio da consegnarmi. Io li odiavo per questo.
domenica 12 marzo 2023
chiasso
Certe volte mi rendo conto che mi manca qualcosa perché non guardo la tv, non ascolto la radio, non compro i giornali, non partecipo ai reading, a teatro, alle feste, l'unica cosa che faccio è leggere libri. – Ma come, mi dicono, leggi soltanto i libri senza fare nient'altro? Ma che razza di editore sei se non ti tieni informato, se non partecipi, come li promuovi i tuoi libri? – Boh, è che non sento la mancanza del chiasso, però mi rendo conto che è un mio limite. Soltanto che ciò che non mi va di fare ormai è diventato più forte di ciò che dovrei fare.
malattia
Ieri parlavo con un Anna, un'amica che ha avuto problemi molto simili ai miei, e parlando con lei mi è venuto in mente quando alcuni mesi fa avevo preso la decisione di chiudere o mettere da parte il progetto editoriale per dedicarmi a qualcosa di nuovo che mi ridesse un po’ di entusiasmo e che non mi creasse sempre affanni economici che mi fanno spesso sentire come un trampoliere con le vertigini. Poi mio padre si è ammalato e non avendo più tempo libero ed energie da dedicare ad altro ho lasciato perdere e fra alti e bassi sono rimasto dov’ero, abbassando il tiro in base alle mie possibilità. L’attività editoriale ha cominciato così per me a sovrapporsi all’idea di un corpo malato: editoria e malattia coincidono nella mia vita, hanno lo stesso peso, ed ecco che spesso mi sento come Zeno Cosini, uno che non potendo curare il corpo lo racconta nelle sue devianze con tutta l’ironia di cui è capace, nell’attesa della grande esplosione che distruggendolo darà la possibilità alla vita di ripresentarsi sul terreno bruciato. Il bello, pensavo ieri, è che tutto questo non è necessariamente la verità sull’editoria, ma solo una sua piccola parte, la mia storia in mezzo alle altre. Altri ancora avranno storie completamente diverse da raccontare in cui vincono la salute e la vita. Persone come Giovanni Turi o Elena Zuccaccia che conosco da prima ancora che diventassero editori e nelle cui storie vedo spesso delle varianti alla mia, o come Andrea Cati che è diventato papà di recente, e soprattutto Alessandro Canzian che ha creato la Samuele Editore quando è nato suo figlio Samuele e in quel caso la casa editrice e il figlio hanno lo stesso nome, coincidono, e quella che emerge è l’idea di un corpo solo e vitale che possa superare il padre. In questo un po’ li invidio, perché non avendo figli né eredi a un certo punto tutto ciò che ho fatto finirà con me, un po’ come è successo a Fabrizio Bianchi che per fortuna aveva dei buoni amici che ancora se lo ricordano. Non è una cosa scontata. E infatti, come mi diceva ieri Anna, una volta che sarà finita la malattia tutto ciò che ti rimarrà saranno gli amici. Aggràppati a loro.
sabato 11 marzo 2023
la vita triste
Mi chiama Mimmo dalla panchina dove siede tutti i giorni davanti al Comune. – Antò, ho avuto un’idea, tu che sei poeta devi scrivere un libro sulla mia vita. Ho già il titolo: La vita maledetta di Mimmo Maffei. – La vita maledetta? – Hai ragione, può essere che le persone si spaventano. Allora scrivi: La vita triste di Mimmo Maffei. – La vita triste mi piace, è romantico. – Mi raccomando, sotto il titolo devi mettere: regia di Mimmo Maffei. – Regia? – Antò, è un libro che deve diventare un film, se no non li facciamo i soldi. – E la regia la fai tu? – No, io non sono capace, ma meglio se lo scriviamo prima, ancora ci rubano l’idea.
collana
Stanotte
ho sognato che una grossa casa editrice mi offriva di dirigere una
nuova collana chiamata "Gli scocchiati", cioè quelli che non si
accocchiano più col mercato editoriale. Chi meglio di me? Tutti mi
dicevano che con un nome così la collana non sarebbe andata da nessuna
parte, invece venivamo sommersi dalle proposte. Questo perché in ogni
scocchiato che si rispetti, anche nel più risentito, c'è sempre un
piccolo figlio prodigo che sogna l'abbraccio del mercato che gli spalanca le porte di casa e si scusa per non averlo capito prima.
venerdì 10 marzo 2023
pesce d'aprile a marzo
Il tipografo mi ha appena detto che dal 1° aprile si prevede un nuovo aumento del costo della carta. Gli ho chiesto se è uno scherzo da 1° aprile anticipato. Lui mi ha risposto vedrai come riderai dopo.
fotogenia
Giornalista che mi chiama per chiedermi se può usare una mia foto col libro di un altro che ha trovato sui social perché mi dice che sono fotogenico quindi rendiamo più accattivante il pezzo. Sono un bookstagrammer nato e non ho nemmeno le tette.
lino
Uno degli aspetti belli della mia vita in paese sono questi matti creativi che mi circondano e che ho la fortuna di conoscere, matti come Lino Montanaro che ogni volta che lo incontri è capace di tirarti fuori da una altre dieci idee, prende la matita e comincia a moltiplicarle alla vecchia maniera, disegnando, ne ha così tante che spesso non riesce a concluderne una ma va bene, perché sorride con un entusiasmo che è sincero, non ti chiede mai nulla in cambio, anzi in genere (proprio come spesso succede a me) nove volte su dieci ci rimette lui.
nemico
giovedì 9 marzo 2023
titolo
Alla fine, io che predico bene e razzolo male, ho fatto come tutti e durante il lockdown ho scritto un romanzetto che però mi sono tenuto nel cassetto e fino a oggi l'ho fatto leggere solo a un paio di amici. Questo anche perché non aveva un titolo adeguato e un libro senza titolo è un libro a metà. Poi l'altra notte ne ho sognato uno che mi piace molto e mi sembra perfetto: IL POETA È UN CORPO PIENO DI FANTASMI / È L’ALTRA METÀ DEL PORCO. – L'ho detto a un amico che mi fa: Antò, è un titolo talmente bello che butterei via il resto e pubblicherei solo questo. – Decisamente la mia avventura editoriale nel campo del romanzo non comincia col piede giusto.
mercoledì 8 marzo 2023
giornalino
Cliente che ti contesta tutte le decisioni grafiche prese sul suo libro dicendoti: Antò fidati di me, io non per vantarmi ma sono vent'anni che impagino il giornalino della parrocchia. Qualcosa ne capisco. – Mannaggia a Gesù! – Antò, non bestemmiare!
cernita
Autore che mi manda una email di proposta con allegati 115 file con 115 poesie, una per file, e mi scrive: Gentile editore, voglio fare un libro perfetto composto da 100 poesie, ma come tanti prima di me non sono capace di scegliere fra le mie creature. Ho bisogno dello sguardo imparziale di un altro che legga e scarti le 15 poesie meno valide. – Va bene, gli dico, ma non poteva metterle tutte su un unico file? – Risposta: Ma poi come avrebbe fatto a separare le meno valide dalle altre?
martedì 7 marzo 2023
poveracci
Mi arriva il bando di un concorso con tassa di iscrizione per le varie sezioni, e fin qui tutto nella norma, quando a un certo punto trovo scritto NO CONTANTI - NO ASSEGNI. Mi sono chiesto se veramente ci sono autori che mandano gli assegni da 10/20 euro per iscriversi ai concorsi. Uno crede di no, ma se lo scrivono da qualche parte un precedente ci sarà stato. Mi sono immaginato le decine di poeti che mandano i loro assegni scoperti per entrare... poveracci!

