A quelli che dicono che mentre scrivono un libro non leggono altro perché altrimenti si fanno influenzare nello stile, rispondo che succede perché non hanno stile... Lo stile, quando c'è, si mangia tutto, pure le idee degli altri.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
martedì 15 settembre 2020
lunedì 14 settembre 2020
immaginazione binaria
Ho rivisto, moltissimi anni dopo i miei anni universitari, Zabriskie Point, questo film che descrive una società americana (ma avrebbe potuto essere ambientato ovunque secondo me, a Taiwan come a Parigi) violenta, fatua, edonistica, i cui due protagonisti – nemmeno simpatici – finiscono per piegarsi o assuefarsi alla stessa violenza che la caratterizza, che caratterizza persino i bambini che proprio dalla violenza avrebbero dovuto essere salvati. Il primo dei due eroi, un po’ testa di cazzo, viene ammazzato per errore da un poliziotto che spara a caso per spaventarlo; la seconda, che invece ha “immaginazione”, nell’immaginazione finisce col distruggere tutto con una esplosione tremenda, adottando cioè lo stesso linguaggio dei carnefici della società, che di fronte a una realtà incomprensibile non creano alternative, ma la annientano, la cancellano senza pietà. Non c’è più alternativa, nemmeno nella fantasia, alla morte, e l’unica alternativa offerta dalla morte a se stessa è puramente estetica: una gran bella morte, una morte grandiosa e finemente diretta: nella musica, nei colori, nel montaggio. All’epoca, con tutti i suoi difetti, non ultimo la mancanza di empatia che si prova verso i suoi protagonisti, il film fu rifiutato dal pubblico come dalla critica. Oggi, dopo quanto sta accadendo nel mondo, mi sembra profondamente attuale, forse più attuale di allora. E mi sono chiesto se era Antonioni – il quale aveva dalla sua l’arma di un profondo pessimismo a filtrarne la poetica – ad essere già avanti (o alieno) nel 1970, oppure semplicemente noi che stiamo pian piano regredendo verso quel particolare tipo di immaginazione binaria, quella che già Moravia aveva definito come oppositiva di Eros e Thanatos, con la vittoria schiacciante di Thanatos che piano piano ci sta fagocitando tutti.
domenica 13 settembre 2020
le presentazioni
Uno non può. Uno ha il lavoro. Uno ha la famiglia. Uno è sempre troppo lontano. Uno non vuole. Uno non ci crede più. Uno ha il compagno o la compagna gelosi. Uno le organizza da sé e nemmeno te lo dice. Uno ci va ma poi si ubriaca e litiga con tutti. Uno ci va ma prova a portarsi a letto chiunque si trovi a tiro. Uno è troppo pigro. Uno è fobico. Uno ci va ma vuole che gli rimborsi le spese. Uno ci va e racconta barzellette sconce. Uno ci va e comincia a guardare in alto senza parlare. Uno ti dice sempre no, ma gli piace che glielo chiedi ogni volta. Uno nemmeno ti risponde al telefono. Uno ci va ma solo se è in città, perché la provincia lo infastidisce. Uno prima dice che ci va poi ti dà bidone all’ultimo minuto e pensaci tu a chiedere scusa al posto mio. Uno devi andare a prenderlo a casa e trascinarcelo a forza, ma poi si sblocca e si diverte. Uno ci va ma solo se la data è inserita in un festival di prestigio. Uno non ci vuole più andare perché ha paura del pubblico. Uno ci va ma gli serve l’autista. Uno ci va ma solo se gli garantisci un minimo di 50 persone altrimenti nemmeno si muove da casa. Uno ti fa le scenate perché l’altro scrittore invitato ha venduto più copie del suo. Uno ci va ma ti chiede il gettone perché gli scrittori seri si fanno pagare la presenza. Uno dice che uno scrittore deve scrivere e basta, che un libro vende per quello che c’è scritto, le presentazioni non c’entrano nulla con lo scrivere. Ognuno ha la sua bella teoria in merito. Io ogni volta mi chiedo chi me lo fa fare. Se non le organizzi ti rimproverano di essere un cattivo editore, che non si interessa a promuovere i libri. Se le organizzi fanno i capricci come i bambini. Se non le fai, non vendi i libri. Se le fai sono più problemi che ti accolli che i guadagni reali. Come ci si salva da tutto questo? Come se ne esce?
sabato 12 settembre 2020
para bailar la bamba
Stanotte ho sognato che con Giovanni Laera e Domenico Mezzapesa, per dare una svolta alle nostre vite arrangiate, attivavamo un giro di
droga a Noci, spacciandola attraverso le fogne. Fatta la conta, loro
scendevano di sotto a fare il lavoro sporco e io me ne stavo per strada,
vicino al tombino, distraendo i passanti. I quali, non riconoscendomi
come nocese, a un certo punto hanno cominciato a guardarmi male, e mi
chiedevano: Che ci fai tu qui? Io rispondevo furbescamente: C'ho la
bamba di sotto! Quelli, non sapendo cosa fosse la bamba, anzi credendo
che avessi rinchiuso di sotto una donna in carne e ossa mi hanno
agguantato, picchiato a sangue e appeso per i piedi a un palo della
luce. Poi hanno provato a salvare la fanciulla ma si sono trovati di
fronte Giovanni e Domenico, e così pensando fosse tutto uno scherzo,
hanno preso e picchiato pure loro. Dalle mie tasche, mentre ero appeso a
testa in giù, hanno cominciato a cadere tutti i soldi della banda,
monete per lo più, da uno o due euro. Giovanni, che è poeta, piangeva
sconsolato: I miei soldi, i miei soldi! Domenico, invece, se la rideva
alla grande, perché continuavano a chiamarlo tutti Pietro e a menare e
menare a più non posso, e lui come Totò: Ma che mi frega a me, che sono
Pietro io?
venerdì 11 settembre 2020
pietà di sé, infinita pena e angoscia
Ieri sera ho scoperto, parlando con una amica che ci ha avuto a che
fare per un libro, che una casa editrice di media grandezza e
considerata di assoluta qualità editoriale, anzi fra quelle di maggiore
qualità in Italia, per la collana di poesia – non so per le altre – si
fa pagare la pubblicazione dagli autori, e non chiede nemmeno poco,
anzi. All’inizio mi è caduto un mito, poi ho pensato alle tante
contraddizioni di questo mondo, per cui da una parte ci sono piccoli
editori “morali” che non chiedono nulla agli autori, ma che poi scopri
non pagano i collaboratori o, per andare avanti, sfruttano il lavoro
degli stagisti; e dall’altra ci sono i medi editori “immorali” perché
chiedono soldi agli autori, però con quei soldi ci pagano i
collaboratori e la redazione, danno da mangiare a delle famiglie, e non
so dire chi abbia più ragione o chi torto dei due. Stronzate, mi dice la
mia amica, il segreto per pagare le famiglie, è comportarsi da editore e
pubblicare i libri giusti, niente più poesia ma solo roba che vende:
così si pagano gli stipendi. Poi certo, ci sono i casi clinici, gli
editori “eroici” o “folli” perché sono soli come cani e quando muoiono
ti accorgi che portavano la stessa barba, gli stessi occhiali, lo stesso
paio di pantaloni rappezzati da vent’anni, non avendo soldi nemmeno per
cambiarsi. Ma io quando mi immagino che finirò così mi viene pietà di
me, infinita pena e angoscia, e allora confesso di sperare anch’io di
passare, prima o poi, in serie B, al lato oscuro della forza. Soltanto
per vedermi cambiato.
mercoledì 9 settembre 2020
ferita
Io non so più che lingua parlare. Di recente c'è un'aria di morte qui, si respira tanta di quella morte qui, e violenza, che mi sembra quasi mancarmi l'aria. Un'amica mi ha detto vai su IG che c'è silenzio, ma anché lì sono soltanto cruda carne, ancora bocche, e io non ho più bocche da offrire, mi fotografo apposta con una mascherina, nascondo la ferita, che la bocca oggi è una ferita, ogni parola non detta sanguina, ogni parola detta sanguina, sanguina ogni cosa detta male, o detta troppo forte, o troppo piano, tutto è sangue, tutto è una ferita che non tace. Non si secca.
in morte di nico naldini
martedì 8 settembre 2020
cesare
La mia lamentela del martedì mattina (con risposta).
lunedì 7 settembre 2020
vuoto
Continuo a leggere queste notizie sulla morte di Willy Monteiro Duarte che si muovono, come sempre, nella scia della suddivisione manichea fra bene e male, fra vittima e colpevole, da una parte questo povero ragazzo di 21 anni, vittima innocente di una rissa, e dall’altra i violenti che lo hanno ucciso a botte, e che vengono additati, tagliando la testa al toro, come bulli, fascisti o picchiatori, delinquenti, ma quasi mai senza dare loro un’età, perché il male non ha storia e rivelarla aumenterebbe la vergogna. Ecco che i quattro bulli di periferia erano quasi tutti coetanei dello stesso Willy, età media sui 23-24 anni. Tutti sapevano da tempo che erano violenti, ma nessuno ha fatto nulla fino a oggi. Dov’erano le famiglie dei quattro? Dove la scuola? Dove le istituzioni? Perché nessuno si è mosso per tempo? Perché li si riteneva irrecuperabili? Già bruciati? Le solite domande che si ripetono ogni volta. E a me sembra qui prefigurarsi, come già un anno fa con un caso assai simile a questo, avvenuto sempre a Roma, a piazza Eschilo, in cui due venticinquenni spararono in una rissa a Manuel Bortuzzo rendendolo paralitico, lo stesso tipo di problema, che è un problema di abbandono sociale e politico di alcune fasce della popolazione, che poi sono quelle che abbiamo visto in piazza nei raduni No Mask, gente che noi deridiamo come folli senza provare a capire cosa si muova lì sotto, quale tipo di rabbia o frustrazione. Quando quella rabbia esplode ci ricordiamo che esistono, siamo obbligati a farlo. Ma questo è da sempre stato il grosso problema del nostro paese, che non vuole risolvere i problemi, ma solamente additarli come capri espiatori o cancellarli quando si fanno troppo spinosi. Dove le metti queste persone? Come le reinserisci? Quando le perdi che ne fai? Le metti in galera a vita e te le dimentichi ancora una volta? E come le salvi prima che commettano il male, ad appena vent’anni? La risposta di molti sarà: non vanno salvate ma sparate alla nuca senza pietà. Ma così si torna al punto di partenza, al sangue che lava il sangue, fino al prossimo caso di cronaca nera. Quello dove ancora una volta si concluderà che “erano bulli fascisti” o “merde schifose” o “subumani” e allora così doveva andare e basta, dichiarandosi impotenti come al solito, senza rendersi conto o voler ammettere che dietro tutto questo c’è un vuoto più grande, quel vuoto che porta tutti questi ragazzi (i quattro di Colleferro, i due di piazza Eschilo, i due venticinquenni che a ottobre 2018 pestarono a morte Donato Monopoli a Foggia, i due ventenni di CasaPound che ad aprile 2019 violentarono una donna di trentasei anni a Vallerano, ecc.) e tanti altri a loro uguali: iperpalestrati, pompati, tatuati, violenti, che si muovono a due a due o in branco, ad aggregarsi intorno a un culto che non è solo fascista, perché il fascismo qui non è la ragione del male, ma il suo approdo naturale, ma un culto della forza bruta, che non riconosce un valore alla vita di nessuno, perché a monte non riconosce un valore alla propria vita, e fa della violenza l’unica soluzione a ogni problema.
ruscetizze
domenica 6 settembre 2020
follia
Visto La signora senza camelie, film che mette grande malinconia addosso. Lucia Bosè è molto brava ma a tratti sembra fuori parte. Troppo eterea ed elegante per giustificare certe scelte della sceneggiatura tutta incentrata sul desiderio di possesso maschile verso la protagonista. Ho letto che il film era stato scritto in origine per Gina Lollobrigida la quale rinunciò alla parte perché si vedeva troppo scoperta nel ruolo di "maggiorata", che tutti scritturavano (e bramavano) per la sua avvenenza più che per il suo talento. La Lollo voleva dimostrare di essere qualcosa in più e disse di no. E ho pensato che, invece, la differenza l'avrebbe fatta proprio accettando di cavalcare la tigre, assecondando la dose di lucida follia che tutti gli artisti in fondo hanno, o dovrebbero avere, nel togliersi la pelle di dosso e mostrarsi nudi, e fragili (creature fatte di sangue e di carne) davanti al pubblico.
venerdì 4 settembre 2020
la prefazione
Autore esordiente mi manda libro con prefazione di nome autorevole. Il buffo è che, a conti fatti, la prefazione non solo ha maggiore peso editoriale della raccolta stessa, ma risulta persino più lunga per numero di battute. Per un attimo sono quasi tentato di pubblicare direttamente la prefazione senza la raccolta. Poi l'etica prevale e gli scrivo: Forse non andrebbe messa una prefazione così impegnativa... Mi risponde: Scherzi? Con quello che mi è costato averla!
giovedì 3 settembre 2020
i vinti
I vinti, film a episodi del 1953 diretto da Michelangelo Antonioni. Nel primo episodio due ragazzi francesi innamorati della stessa ragazza discutono di amicizia, poesia e di Prévert prima che uno dei due spari all’altro per derubarlo. Nel terzo un giovane poeta inglese che ama le donne e le corse dei cani cerca di realizzare il delitto perfetto (anticipando Hitchcock): ammazza una perfetta sconosciuta e si dichiara colpevole credendo di farla franca. Nel secondo episodio, invece, un giovane ragazzo italiano che non ha rispetto per i libri, ma vuole godersi i suoi vent’anni, tenta di fare i soldi, tanti e subito, mettendosi a contrabbandare sigarette. Direi che già nel 1953 la differenza di orizzonti culturali fra i giovani cattivi d'Europa si faceva sentire.
telegramma d'autore
Autore mi scrive (via mail): Saputo che siete editore non a pagamento. Prego confermarmi veridicità della notizia. Se realmente così, farò presto invio di mia proposta editoriale. Vi saluto cordialmente,
Gli rispondo che abbiamo la programmazione stabilita fino al 2023. Mi ha scritto: Prego ricontattarmi appena liberati. Cordialmente,
mercoledì 2 settembre 2020
vera classe
La vera classe è avere posizione vicino alla Lega e dire che è la Lega che ha posizione vicino alla tua. La Lega certamente non capirà. Addio Daverio.
martedì 1 settembre 2020
cronaca di un amore (antonioni 1950)
“Tutto è amore, l’universo non è che amore, Foscolo... Chi è?”
“Era uno senza una lira...”
sottigliezze
Il body shaming è una cosa orribile che non ci riguarda, ma ieri ho detto a una mia amica, con le migliori intenzioni, che un po' assomiglia ad Armine, e ancora non mi parla, non risponde manco al telefono... Un'altra amica mi spiega: non è perché Armine è brutta che fa così, ma se devi dire a una donna che assomiglia a un'altra donna, questa donna deve essere indiscutibilmente meglio di tutte le altre, se no taci. Le sottigliezze dell'animo femminile a cui non arrivo.


