
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
lunedì 20 agosto 2012
sabato 18 agosto 2012
scioperi
Talvolta i racconti di mio fratello sui comportamenti igienici nell’azienda alimentare dove lavora sono talmente agghiaccianti che davvero mi viene voglia di comprarmi un pezzo di terra e qualche animale e ricominciare a produrre da solo il mio cibo. Non è l’unico, anche il mio vicino e poi un nostro amico comune, che fanno uguale lavoro ma in aziende diverse, ripetono lo stesso copione con piccole varianti. C’è di tutto, da chi scatarra nella vasca del latte a chi architetta scherzi coi topi. Protagonisti assoluti dei racconti non sono mai i padroni, che immaginavo capaci di qualsiasi cosa pur di guadagnare, ma gli operai, gente semplice, di cuore, talvolta di buon senso, ma che in quella realtà fatta di turni al nastro trasportatore sembrano imbarbarirsi fino al punto di scordarsi persino di sé, e di chi consumerà i loro prodotti, per dar sfogo alla rabbia e alla frustrazione. Quegli operai, di cui conosco alla perfezione i nomi, pur non avendoli mai incontrati, sono adesso i primi a scendere in piazza, perché il loro posto di lavoro è minacciato dalla crisi e mi chiedono accorati, dallo schermo della tv mentre pranzo, una mano per salvaguardare il loro futuro e il loro diritto a una vita dignitosa.
giovedì 16 agosto 2012
lunedì 13 agosto 2012
scrittori frustrati
che pensano che la scrittura sia un orgasmo fortissimo e allora gli viene il dubbio di essere sbagliati perché per quanto si sforzino non vengono nelle mutande mentre battono sulla tastiera
che credono che la vita fa la scrittura perché l’hanno letto su un libro
che sognano di morire giovani per vedere il loro nome schizzare sulla colonnina dei bestseller
che bevono fino a stordirsi i sensi per spezzare le catene linguistiche con cui la scuola statale ci ha bloccato la mente e poi biascicano tutta la notte come polli fra un condizionale un congiuntivo e una congiuntivite
che nonostante abbiano spezzato le catene dello stile si attaccano alla lingua quando gli mancano gli argomenti per spezzarti le gambe se non gli piace il tuo lavoro
ma tanto è tutta invidia
che non gli piace il tuo lavoro perché non parla di niente non c’è fiction non c’è vita
che la vita vera è sesso droga ed emozioni forti nerd prostituzione e seghe la buona musica rock dei ’70 i sabato al cinema il potere corrotto di Chiesa Televisione & Casta le banche gli alieni le società segrete per la conquista del pianeta Terra nascoste nei tuoi brufoli le dottoresse la danno facile nelle serie tv americane Batman lo succhia a Robin ormai lo sanno tutti l’Ilva i sindacati le diete gli attentati gli sbirri armati in piazza le manifestazioni la TAV la scuola l’acqua la Cina i terremoti la dignità è lavoro
che la filosofia dei Peanuts a sera non si tocca mi fa passare il mal di testa
che la poesia è morta con Montale perché non c’hanno capito un cazzo e poi hanno boicottato tutto il resto
che hanno scritto il loro grande romanzo autobiografico e prima ancora di proporlo a qualcuno lo hanno depositato alla Siae perché non si sa mai potrebbero rubarglielo
che scottati dal primo rifiuto non c’è nessuno là fuori ancora pronto ad ascoltare la mia storia
che brucerebbero rabbiosi tutto e tutti senza pietà perché è l’unica soluzione baby l’ha detto anche Jack Kerouac
che se ne stanno rintanati in casa nascosti dietro i loro muri fatti d’aria i loro tasti di INVIO i loro social network senza uscita e credono che la vita sia qualcosa oltre la loro portata e si aggrappano al sogno di una possibile fuga impossibile perché tutto lo senti ti cospira contro mentre la vita in realtà di te se ne sbatte e passa e tu non sai accettarlo
che credono che la vita fa la scrittura perché l’hanno letto su un libro
che sognano di morire giovani per vedere il loro nome schizzare sulla colonnina dei bestseller
che bevono fino a stordirsi i sensi per spezzare le catene linguistiche con cui la scuola statale ci ha bloccato la mente e poi biascicano tutta la notte come polli fra un condizionale un congiuntivo e una congiuntivite
che nonostante abbiano spezzato le catene dello stile si attaccano alla lingua quando gli mancano gli argomenti per spezzarti le gambe se non gli piace il tuo lavoro
ma tanto è tutta invidia
che non gli piace il tuo lavoro perché non parla di niente non c’è fiction non c’è vita
che la vita vera è sesso droga ed emozioni forti nerd prostituzione e seghe la buona musica rock dei ’70 i sabato al cinema il potere corrotto di Chiesa Televisione & Casta le banche gli alieni le società segrete per la conquista del pianeta Terra nascoste nei tuoi brufoli le dottoresse la danno facile nelle serie tv americane Batman lo succhia a Robin ormai lo sanno tutti l’Ilva i sindacati le diete gli attentati gli sbirri armati in piazza le manifestazioni la TAV la scuola l’acqua la Cina i terremoti la dignità è lavoro
che la filosofia dei Peanuts a sera non si tocca mi fa passare il mal di testa
che la poesia è morta con Montale perché non c’hanno capito un cazzo e poi hanno boicottato tutto il resto
che hanno scritto il loro grande romanzo autobiografico e prima ancora di proporlo a qualcuno lo hanno depositato alla Siae perché non si sa mai potrebbero rubarglielo
che scottati dal primo rifiuto non c’è nessuno là fuori ancora pronto ad ascoltare la mia storia
che brucerebbero rabbiosi tutto e tutti senza pietà perché è l’unica soluzione baby l’ha detto anche Jack Kerouac
che se ne stanno rintanati in casa nascosti dietro i loro muri fatti d’aria i loro tasti di INVIO i loro social network senza uscita e credono che la vita sia qualcosa oltre la loro portata e si aggrappano al sogno di una possibile fuga impossibile perché tutto lo senti ti cospira contro mentre la vita in realtà di te se ne sbatte e passa e tu non sai accettarlo
domenica 12 agosto 2012
linee
Vito non credeva che il rapporto con suo nonno potesse mutare a tal punto con la malattia. Prima il nonno ha cominciato a confonderlo col fratello morto in guerra e a perdersi in lunghe divagazioni crepuscolari su parenti e amici estinti, di cui continua a chiedere notizie o spiegazioni per le loro visite mancate a lui, fratello mancato a sua volta. Poi persino la linea della vita, un tempo lunghissima sulla sua mano, ha cominciato a confondersi e svanire, persa fra le pieghe della pelle e la comparsa di mille altre rughe dal significato misterioso o non ancora chiarito. Vito osserva, quando le confrontano, che da un po’ di tempo la linea sulla sua mano è lunga allo stesso modo di quella di suo nonno.
mercoledì 8 agosto 2012
le dimensioni contano, non sempre
“Profezia è un racconto di sole diciotto pagine. Non fatevi ingannare dalle dimensioni perché è un capolavoro...” Antonio D’Orrico.
Ecco, leggo cose come questa (nello specifico una recesione a un libro di racconti di Sandro Veronesi, qui) e mi viene da dire: ma tu che critico sei? O meglio ancora, ma che diavolo di critica fai?
Quella che mentre cerca di salvare la scrittura dal luogo (ormai) comune che una storia è più bella se è più lunga, lo ribadisce all'infinito.
Un capolavoro è un capolavoro e basta, che sia un racconto o un romanzo o una poesia, e le cose lunghe sono anche buone, ma ad altro. “Non fatevi ingannare dalle dimensioni” è, nel suo patetico tentativo di marketing spicciolo, un giudizio di fondo, un rimarcare a parole l'immaturità, o meglio ancora la regressione del lettore medio alle leggi del mercato (quello di strada) che predilige sempre, nei fatti, la quantità alla qualità, purché sia fiction.
Ecco, leggo cose come questa (nello specifico una recesione a un libro di racconti di Sandro Veronesi, qui) e mi viene da dire: ma tu che critico sei? O meglio ancora, ma che diavolo di critica fai?
Quella che mentre cerca di salvare la scrittura dal luogo (ormai) comune che una storia è più bella se è più lunga, lo ribadisce all'infinito.
Un capolavoro è un capolavoro e basta, che sia un racconto o un romanzo o una poesia, e le cose lunghe sono anche buone, ma ad altro. “Non fatevi ingannare dalle dimensioni” è, nel suo patetico tentativo di marketing spicciolo, un giudizio di fondo, un rimarcare a parole l'immaturità, o meglio ancora la regressione del lettore medio alle leggi del mercato (quello di strada) che predilige sempre, nei fatti, la quantità alla qualità, purché sia fiction.
la vita notturna
Quando mio padre annaffia il giardino, di sera, le tartarughe vengono fuori dalle fragole e si mettono sotto il getto d’acqua rinfrescante, evaporando sotto la luce dei lampioni. Poi si trascinano come sassi luccicanti, animando la vita notturna. Puoi sentirle frusciare fino a tardi sotto le foglie della siepe lungo il muretto di cinta, o immaginarle spingersi più in qua, allo scoperto sotto la tua finestra, al riparo nelle ore del sonno.
martedì 7 agosto 2012
era l'illusione del tuo amore
meglio del non amore adesso
perché c’era ed era punto fisso
leva in questo mare che mi dici
avventuroso e che mi ha rotto.
perché c’era ed era punto fisso
leva in questo mare che mi dici
avventuroso e che mi ha rotto.
domenica 5 agosto 2012
antoniolillo.com
http://www.antoniolillo.com/
(Ed ecco finalmente il mio sito. In alcuni casi non sono riuscito a metterci tutto quello che avrei voluto, e comunque c'è tanto. Altre volte forse ho messo troppa roba ma c'è tempo per correggere il tiro e comunque non intendo lasciarlo statico, cambierà in continuazione, aggiungerò altre cartelle, con nuovi personaggi e reportage. Se avete suggerimenti, fateli pure, sono ben accetti. Per il resto abbiate pazienza. In molti casi ho inserito le foto che ritenevo più belle o a cui ero più affezionato, se qualcuno però non si piace o si ritiene leso dall'immagine che ho dato di lui/lei, può sempre segnalarmelo e provvederò immediatamente a rimuovere la foto.)
giovedì 2 agosto 2012
muscoli
Ecco che serve, mi dice il falegname accorso a ripararmi una porta di casa, mentre da solo la scardina e carica sulle spalle con una facilità sorprendente. I muscoli, mi dice, ti salveranno nell’incertezza e persino nella crisi più nera chi ha muscoli lavorerà. A questa conclusione è arrivato confrontando l’esperienza quotidiana coi vari documentari che guardava di sera in tv mentre aspettava il sonno. Più tardi, scoprendosi incapace di arrendersi alla forza del cuscino, su consiglio di un amico, ha cominciato ad allevare canarini. Ne tiene a decine in una enorme gabbia sistemata sul soppalco sopra il letto. Di sera oramai preferisce spegnere la tv e addormentarsi, nella luce tenue della lampada, al canto degli uccelli.
domenica 29 luglio 2012
sabato 28 luglio 2012
l'appartamento

L’appartamento dove ho vissuto gran parte della mia vita sarà evacuato.
Ora è privo di tutto. L’ancora è levata – anche se ancora vi regna il lutto, è l’appartamento più leggero della città. La verità non ha bisogno di mobili. Ho fatto un giro dentro la vita e sono tornato al punto di partenza: una stanza svuotata. Le cose di cui sono stato testimone appaiono sulle pareti come pitture egiziane, scene di una camera funeraria. Ma si vanno cancellando via via: la luce è troppo forte. Le finestre si sono allargate. L’appartamento vuoto è un grande binocolo puntato contro il cielo. C’è silenzio come in un rito quacchero. Si sentono solo le colombe dei cortili, il loro tubare.
(Tomas Tranströmer)
venerdì 27 luglio 2012
mercoledì 25 luglio 2012
amore in un cinema
Eppure a modo mio ti ho amata
quel giorno inginocchiato a te di fronte
in un cinema buio e semivuoto
che ti avrei baciato occhiali e seni
il sorriso imbarazzato e complice
di chi vive per un’ora un’altra vita.
Gli angeli di là ci ricordavano
spiando dallo schermo che l’amore
è tutto della giovinezza il fuoco.
Ma il tempo ha l’ultima parola
per dispiegare incendi o scrosci.
Ti ho persa intorno a una fontana
ma dov’è già finito quell’amore
del primo pomeriggio dov’è andato?
quel giorno inginocchiato a te di fronte
in un cinema buio e semivuoto
che ti avrei baciato occhiali e seni
il sorriso imbarazzato e complice
di chi vive per un’ora un’altra vita.
Gli angeli di là ci ricordavano
spiando dallo schermo che l’amore
è tutto della giovinezza il fuoco.
Ma il tempo ha l’ultima parola
per dispiegare incendi o scrosci.
Ti ho persa intorno a una fontana
ma dov’è già finito quell’amore
del primo pomeriggio dov’è andato?
domenica 22 luglio 2012
sabato 21 luglio 2012
lettera dal tavolo del tè
Ma alla fine che fine avete fatto?
Mi avete tutti lasciato solo.
Spero comunque di vedervi presto
lepre marzolina, moscardino,
amici delle sere senza uscita.
Mai lucido, mai brillo, ma seduto
vi aspetto qui senza più ansia nella voce.
Vi amo. Vostro, Cappellaio Matto.
Mi avete tutti lasciato solo.
Spero comunque di vedervi presto
lepre marzolina, moscardino,
amici delle sere senza uscita.
Mai lucido, mai brillo, ma seduto
vi aspetto qui senza più ansia nella voce.
Vi amo. Vostro, Cappellaio Matto.
venerdì 20 luglio 2012
vècia moglie
La xe in leto, nel scuro, svea un poco;
e la senti el respiro del marì
che queto dormi, vècio anca lui ‘desso.
E la pensa: xe bel sintirse arente
‘sto respiro de lui, sintir nel scuro
che’el xe là, no èsser soli ne la vita.
La pensa: el scuro fa paura; forsi
parché morir xe andar ‘n un grando scuro.
‘Sto qua la pensa; e la scolta quel quieto
respiro ancora, e no’ la ga paura
nò del scuro, nò de la vita, gnanca
no del morir, quel che a tuti ghe ‘riva.
(Virgilio Giotti)
e la senti el respiro del marì
che queto dormi, vècio anca lui ‘desso.
E la pensa: xe bel sintirse arente
‘sto respiro de lui, sintir nel scuro
che’el xe là, no èsser soli ne la vita.
La pensa: el scuro fa paura; forsi
parché morir xe andar ‘n un grando scuro.
‘Sto qua la pensa; e la scolta quel quieto
respiro ancora, e no’ la ga paura
nò del scuro, nò de la vita, gnanca
no del morir, quel che a tuti ghe ‘riva.
(Virgilio Giotti)
trad. È a letto, nel buio, un poco sveglia; / e sente il respiro del marito / che dorme quieto, vecchio anche lui adesso. / E pensa: è bello sentirsi accanto / questo respiro di lui, sentir nel buio / che lui è là, non essere soli nella vita. / Pensa: il buio fa paura; forse / perché morire è andare in un grande buio. / Questo pensa; e ascolta quel quieto / respiro ancora, e non ha paura / né del buio, né della vita; neppure / no della morte, quella che a tutti arriva.
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