Gli ultimi giorni, per me, sono stati caratterizzati da due libri e da un film che mi sembrano chiudere l’anno con un messaggio ben preciso che voglio condividere. I due libri sono I detective selvaggi di Roberto Bolaño e Il fucile da caccia di Yasushi Inoue. Il film è il reportage Castelporziano. Ostia della poesia di Andrea Andermann. Tutti e tre parlano di poeti e di poesia, di cosa sono e di cosa vorremmo che fossero. In particolare il festival di Castelporziano del 1979, di cui ha scritto Guido Mazzoni su Le parole e le cose segna un momento cruciale della nostra letteratura, quello in cui la poesia, per le masse, smette di essere linguaggio più o meno accessibile e diventa prodotto. C’è un momento terribile del film, che già di per sé mette grande tristezza e imbarazzo, in cui, dopo che per circa un’ora ci si interroga su cosa sia la poesia in uno scontro all’ultima battuta fra pubblico e scrittori, senza riuscire a dare una sola risposta che paia credibile, quelli della tendopoli protestano di sentirsi incazzati perché nessuno dei poeti invitati al festival – gente come la Rosselli, Bellezza, Viviani, Conte, Cavallo, Zeichen ecc. – è riuscito a incarnare ciò che per loro “è” la poesia: in altre parole la poesia non è riuscita a soddisfare l’idea che se ne erano fatti, rifiutando di lasciarsi circoscrivere a mera rappresentazione di se stessa. Che è, sempre, tutto ciò che fa e dovrebbe fare l’arte, anche a costo di sfidare apertamente il proprio pubblico. Sui Detective Selvaggi non mi addentro, sarebbe inutile, ma mi entusiasma che i protagonisti indiscussi del romanzo siano poeti. Lo dico soprattutto per i tantissimi lettori che lo adorano ma non leggono un solo verso di poesia, e tolti i classici – i vari Octavio Paz che Bolaño odiava – non saprebbero da dove cominciare a definire il mondo in cui si immergono. Eppur si muove, è fatto di poesia e in esso trovano respiro. Ancora un poeta è il motore scatenante del libro di Inoue: la sua decisione di pubblicare una poesia ispirata da un fucile muove alla confessione dei propri oscuri sentimenti un traditore infelice, il quale fino a quel momento non immaginava cosa potessero scatenargli dei versi ben indirizzati al bersaglio: ciò che per convenzione chiamiamo “cuore”, ma che va ben oltre, alla radice del nostro sentire noi stessi, il paesaggio in cui siamo e l’enorme rete di rapporti che ci definisce come individui. Ecco, quel che mi auguro per l’anno che verrà, per me e per tutti, è di mettere da parte dubbi e preconcetti, di non ragionare troppo a mente fredda, chiedendoci cosa sia o non sia la poesia e se può esserci utile, se siamo o non siamo adatti a prenderla, se siamo alla sua altezza oppure no, ma di lasciarci andare, penetrare, acuendo i nostri sensi all’infinto. Non neghiamoci la possibilità di una nuova rivelazione per il solo fatto che pensiamo di essere altro o di meritarci altro che una manciata di versi – e quante volte ci siamo detti: “pensavo di essere diverso da quello che poi mi sono rivelato”? – ma siamo e basta, animali istintivi, mostriamo il petto nudo pronti a quel colpo di fucile che si spingerà dentro la carne, nel sangue, fino al nostro centro, fino a esplodere in ogni nostro atomo. E godiamoci il momento in cui, feriti, ci sentiremo vivi, liberi, fragili e innocenti. Tutto ciò non potrà che renderci migliori.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
domenica 31 dicembre 2017
proposta al mio paese per il nuovo anno
La mia pusher di fiducia mi segnala questa notizia: a Corato hanno adottato un poeta. Ecco, se il mio bel comune (che, diciamolo, non ha nulla da invidiare a Corato) come proposito e saggio investimento per il 2018 volesse adottarmi io non avrei nulla in contrario. Anzi, prometto di evitare tutte le inutili smancerie, i tira e molla, i te la do non te la do che caratterizzano troppi artisti che non sanno cosa vogliono dalla vita, e firmerei al volo, qualsiasi area politica proponesse la cosa. Per il mio paese e per la pensione di genialità farei questo e altro.
sabato 30 dicembre 2017
di pretini e di pornografi
Lo dicevo un paio di settimane ad alcuni ragazzi. Molti scrivono, ma non hanno il tempo per leggere, o così mi dicono. E a me è venuto spontaneo chiedere loro: Ma il tempo per scopare lo trovate? Loro hanno riso, ma io la trovo una cosa abbastanza naturale. Perché, se scrivi, lo fai soprattutto perché le parole ti piacciono troppo e perché, nonostante tutto, non puoi farne a meno, proprio come scopare. Mica si scrive veramente per vanità intellettuale o per far soldi, ma perché le parole diventano quasi un bisogno fisiologico. E se ti piacciono le parole – a meno che tu non sia un impenitente masturbatore – ti piacciono tutte quante le parole, quelle tue ma pure quelle degli altri quando sono messe insieme in quella certa maniera che ti scatena un’euforia simile alla sensazione che precede il godimento. Chi non conosce quella particolare sensazione mi fa un po’ pena, ma del resto di sfigati è pieno il mondo e non è che dobbiamo per forza salvarli tutti. Ecco, se devo proprio dirla, dal mio punto di vista uno scrittore è una persona di davvero bassi istinti, più vicino a un pornografo che a un bravo padre di famiglia: un momento è normalissimo, un momento dopo si rabbuia e comincia a prudergli la penna, deve dar sfogo all’istinto. E pur di soddisfarlo diventa egoista e anche un po’ stronzo. Ecco perché, in questo senso, conosco tanti bravi pretini ma pochi veri scrittori.
un amore come il vostro
Dalla storia tra te e la mamma ho imparato che esiste anche un tipo di amore che non riceve, non può ricevere, la benedizione di nessuno. Quello tra te e la mamma era un amore che solo tu e lei conoscevate – e nessun altro. Né la zia Midori né io ne sapevamo niente, e nemmeno i nostri parenti. Non lo sapevano quelli delle case vicine, né quelli dal lato opposto della strada, e nemmeno gli amici più intimi. Nessuno doveva sapere. Ora che la mamma è morta, a saperlo sei solo tu. E quando anche tu morirai, non ci sarà nessuno su questa terra che potrà immaginare che sia esistito un amore come il vostro. [...] Come avrei potuto immaginare un amore che non riceve i raggi del sole, che non si sa dove nasca e dove vada a finire, sepolto nelle viscere della terra come un canale sotterraneo?
Inoue Yasushi, Il fucile da caccia, Adelphi
il zippo
Ho sognato che mi facevano una intervista e mi chiedevano: Dove vuoi arrivare?
Io rispondevo: Dove si pianta il zippo.
Cominciamo bene.
Io rispondevo: Dove si pianta il zippo.
Cominciamo bene.
venerdì 29 dicembre 2017
il cuore vuoto
Oggi al funerale di Tina pensavo che per quanto ci sforziamo di essere bravi e onesti, di amare e rispettare gli altri, di esserci per i nostri cari, proprio per questo siamo già, in potenza, portatori sani di dolore, la certezza che verremo a mancare a qualcun altro causandogli una sofferenza indicibile. Noi pensiamo sempre a ciò che perderemmo “se tu non ci fossi”, e non consideriamo mai che siamo prossimi alla fine, manca un soffio, e di quella fine siamo cellule di male già pronte a scoppiare nel cuore vuoto degli altri. Il nostro vuoto scavato con amore.
sguardo
Chissà perché quelli della mia famiglia hanno tutti lo sguardo sperduto di chi si chiede di continuo qual è il loro posto nel mondo. Persino dal manifesto di morte sembrano fissarti sbalorditi e dire: ma io che ci faccio qui?
giovedì 28 dicembre 2017
l'inutilità del canto
Morta una moglie non se ne fa un’altra.
La figura resta come raggelata: stella frigida
al culmine del vuoto un bacio inutile
non rianima il maltolto. Non offre
conforto più accorato la parola muta e livida.
Non il canto al sordo amore dei defunti. È inutile.
La figura resta come raggelata: stella frigida
al culmine del vuoto un bacio inutile
non rianima il maltolto. Non offre
conforto più accorato la parola muta e livida.
Non il canto al sordo amore dei defunti. È inutile.
sotto il cielo d'europa
Ieri sera nel giro di un'ora circa una ragazza romena mi ha detto che sono come Santa Claus e un ragazzo olandese mi ha detto che sono scopabile. Insomma, c'è stato un attimo che mi sono sentito importante, uno che spacca. Infatti Martino se n'è accorto e mi ha detto che sembravo il Padrino. Daje!
mercoledì 27 dicembre 2017
generi
Con Gino abbiamo deciso che non dovrebbero più esistere “maschile” e “femminile”, che a conti fatti servono a ben poco nella ricerca della felicità, ma che ogni esemplare umano dovrebbe dividersi nei generi: “scopabile” più o meno intensamente, “lasserei altrui” (con citazione colta da Cecco Angiolieri) e “detraibile” nel caso in cui si fosse fatta una qualche confusione e si richiedesse a Dio uno sconto sui propri errori.
martedì 26 dicembre 2017
abiura
Spiace ammettere, dopo anni di speranze deluse sfociate nell’astensionismo elettorale, che oggi molte delle battaglie sociali che ritengo fondamentali per la creazione di una nuova Europa non sono più appannaggio, se non a chiacchiere o slogan, di alcun partito politico italiano. Lì dove c’è ingiustizia, dove c’è dolore, l’unico vero schieramento che ho visto scendere in prima linea accanto ai più deboli è stata la Chiesa, intesa come comunità di fedeli, come Caritas, come parrocchia, spesso come singole voci contro. Lo dico con la consapevolezza che tutto questo non debba confondersi con certi ambienti del potere vaticano. Eppure, nonostante quel marciume vescovile, le uniche prese di posizione concrete che ho visto sollevarsi in Italia e a livello internazionale su questioni fondamentali come il rispetto della persona, l’accoglienza dei migranti, lo strapotere degli ambienti finanziari e mafiosi, la politica imperialista americana e quella vergognosa in Terrasanta, fino ad argomenti delicatissimi come la morte assistita (dove il suo intervento è stato determinante nello sciogliere le riserve del Senato) le ha prese papa Francesco. Giuste o sbagliate che si ritengano le sue parole, lui le ha pronunciate. «Di’ qualcosa di sinistra» rimproverava Moretti a D’Alema in Aprile. Papa Francesco quella parola di sinistra a me l’ha data. Gli altri hanno taciuto o tergiversato o menato il can per l’aia per troppo tempo e con troppi calcoli per risultare ancora sinceri. Ragion per cui, pur restando ateo su questioni di fede, faccio atto di abiura politica e dico che se domani ambienti legati alla Chiesa scendessero in campo proponendo di rifondare un partito democristiano in linea con le posizioni esposte oggi dal papa e in linea dunque con le mie stesse posizioni, non esiterei un solo attimo a tornare a votare, e voterei immediatamente DC.
lunedì 25 dicembre 2017
pensierino dalla notte di natale (ascoltando george michael)
Spesso mi si paracula perché scrivo troppo sui social, ma quello che scrivo non è che il 10% di quello che vivo e provo e ciò che non dico è sempre tanto di più di quello che mostro. A chi pensa di avere tutte le risposte solo perché legge i miei post, perché magari lo faccio ridere con le mie disavventure, delle volte viene quasi da rispondere: ma tu che sai di me? Il mio 2017 è stato un anno orribile, pieno di perdite e di lutti, di ansie e di paure, in cui hanno prevalso la solitudine e la sfiducia, in cui credo di essere stato per gli altri una persona peggiore di quello che potrei. Che cosa ho imparato da tutta questa sofferenza? La domanda resta irrisolta. Me ne rammarico, ma non ci si può fare più nulla, bisogna guardare avanti e sperare che il futuro possa rivelarci nuovi paesaggi che finora non avevamo considerato. Perciò auguro a tutti, me compreso, di avere più fortuna.
(Post scritto la notte di Natale ma intercambiabile a piacere col Capodanno o col mio compleanno, tanto l'umore sarà uguale).
sabato 23 dicembre 2017
anniversario
Esattamente a dicembre di dieci anni fa vincevo, a pochi giorni di distanza, due premi di poesia: il premio Laurentum di Roma e il premio Claudia Ruggeri di Lecce. Grazie a quest'ultimo ho pubblicato la mia prima plaquette, chiamata Memoria ed edita da Terra d'ulivi. Erano nove poesie brevi in uno stile a metà fra Montale e Sereni, che davano inizio alla mia carriera di poeta pubblicato. Sette di quelle poesie sono poi confluite nel mio primo libro, L'innocenza del male (Lietocolle). E questa è una delle due escluse.
***
Primo è il tuono a tarda notte. Ci costringe
a alzarci a spegnere la sete. Su ci versiamo
che rimane sul fondo del bicchiere. Una sola
sigaretta si accende alla finestra e l’odore
prorompe pungente di pioggia e di pini bagnati.
Terzo a rompersi è il cuore quando voltandoti
mi chiedi – canticchiando – ti
amo? E la risposta si perde tra le volute di fumo.
a alzarci a spegnere la sete. Su ci versiamo
che rimane sul fondo del bicchiere. Una sola
sigaretta si accende alla finestra e l’odore
prorompe pungente di pioggia e di pini bagnati.
Terzo a rompersi è il cuore quando voltandoti
mi chiedi – canticchiando – ti
amo? E la risposta si perde tra le volute di fumo.
vita sociale
“Esclusi gli infermi e gli ultranovantenni sei la persona con meno vita sociale della Valle d’Itria.”
Quando gli amici tornano dall'emigrazione ti regalano queste perle.
Quando gli amici tornano dall'emigrazione ti regalano queste perle.
venerdì 22 dicembre 2017
editori seri contro il mercato
“Il primo esempio, radicale, è quello della Raffaelli editore. 25 anni di attività, catalogo illuminato, Walter Raffaelli continua a pubblicare libri ‘fuori mercato’, dai Quattro quartetti di Thomas S. Eliot ai grandi poeti di oggi. La sua non è una impresa editoriale, è un’isola. L’editore, infatti, ha deciso di non avere più nulla a che fare con i distributori né con le librerie né con Amazon. I libri di Raffaelli li trovi da Raffaelli: gli scrivi e li ordini o lo vai a trovare. Come una osteria pentastellata dal Gambero Rosso.”
Ecco il mio personalissimo modello di sviluppo editoriale.
[Leggi qui l’articolo]
giovedì 21 dicembre 2017
senza risposta
Una volta i miei nonni, se volevano fare un complimento a qualcuno, dicevano: «Jè nu fatiatore», è un lavoratore. Perché per loro, per la loro generazione più che per la mia, il lavoro era la massima espressione dell’uomo, al punto che la parola lavoro è finita nel primo articolo della nostra costituzione: L’Italia è una repubblica fondata sul Lavoro. Non sulla residenza, ma sul lavoro. Proprio per questo io, da cittadino, mi chiedo: ma i tanti neri che si vedono tornare ogni sera verso Laureto dopo aver lavorato non so dove di preciso, che si fanno ogni mattina quella stessa strada verso il paese, a piedi o in bicicletta e che tornano poi col buio, con gli stivali di gomma e i vestiti macchiati di conza, proprio come facevano i nostri nonni settant’anni fa, (e chissà dove lavorano e per il bene di chi si fanno ogni giorno tutti quei chilometri con la paura addosso e le auto che gli corrono accanto), quei neri lì che camminano ogni sera sul bordo non illuminato della strada, se qualcuno li mette sotto io li posso considerare vittime di Stato?
passaggio
Harold Bloom, in Canone occidentale, dice che per acquisire una voce propria gli scrittori (gli artisti) devono prima scendere in polemica coi i propri padri letterari per poi superare questa fase e far pace con loro. Quando fai pace coi tuoi padri letterari allora sei uno scrittore adulto e hai una voce tua. Leggendolo mi è venuto da pensare a quello che invece scriveva Pavese, riprendendo in parte i miti greci e in parte la letteratura americana. Pavese parla di uccidere il padre. Credo che questo passaggio da Pavese a Bloom sia una cosa bellissima e fondamentale: diventare adulto non quando lo guardi dall'alto, quando lui è a terra morto e tu ne prendi il posto (prima eri tu quello più piccolo e lui ti dominava dall'alto), ma quando fai pace con tuo padre e arrivi a guardarlo negli occhi da pari.
poesia a memoria
per Licia Vignotto
«C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole
anzi d’antico» manda a memoria
la fanciullina sola che va e che viene
sul balcone sopra i roller viola e rischia
d’investire il gatto nello studio assorto dei versi.
S’interroga già sola di fronte all’avvenire
se la poesia non offra soluzioni o speranze
fra le rime appena più vicine del sole
o se invece dovrà risalirne le strofe
in quel cielo di fatica come il gatto arrampicato
sulla tenda per sfuggire alla rincorsa.
«Mi piace» ride forte la ragazza vestita
per il ballo immaginario e sfreccia
in quell’altrove con l’istinto
di chi non soffra le vertigini del canto. Il cielo
per lei sull’aquilone sarà tutto celestino. È pronta.
«C’è qualcosa di nuovo oggi nel sole
anzi d’antico» manda a memoria
la fanciullina sola che va e che viene
sul balcone sopra i roller viola e rischia
d’investire il gatto nello studio assorto dei versi.
S’interroga già sola di fronte all’avvenire
se la poesia non offra soluzioni o speranze
fra le rime appena più vicine del sole
o se invece dovrà risalirne le strofe
in quel cielo di fatica come il gatto arrampicato
sulla tenda per sfuggire alla rincorsa.
«Mi piace» ride forte la ragazza vestita
per il ballo immaginario e sfreccia
in quell’altrove con l’istinto
di chi non soffra le vertigini del canto. Il cielo
per lei sull’aquilone sarà tutto celestino. È pronta.
mercoledì 20 dicembre 2017
gelosia
Ho appena scoperto che la mia gatta è gelosa del pc. Lo guarda minacciosa e gli soffia contro. Dice che le ruba le mie attenzioni. Ora mi chiede un pescetto a colazione per farmi perdonare. Siamo già ai ricatti emotivi, ma si può? Io me ne lamento e lei mi gira le spalle e se ne va a dormire lontano, sul tappeto, girandomi le spalle offesa.
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