Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
lunedì 5 ottobre 2020
una poesia sul mare
avresti dovuto andare al mare invece di sprecare
la tua estate». Ma se non vado al mare
non è come si crede, uggia, a coglionarmi un poco,
ma senso smisurato dell’igiene
perché son schizzinoso.
Io non capisco come facciano a tuffarsi e stare a mollo
pur sapendo, come sanno, che il mare
è pieno zeppo di morti, abbandonati a largo
a gonfiarsi, a macerare, e trascinati a fondo,
i loro volti raggelati negli spasmi. Forse così, mi fingo,
si mantiene allegro chi è giovane e gioviale:
una volta ci si bagnava nel sangue.
Io, pur all’antica, preferisco invecchiare asciutto.
domenica 4 ottobre 2020
sabato 3 ottobre 2020
nei sogni cominciano le responsabilità
Stanotte ho sognato di trovare, appunto, la casa dei miei sogni: in campagna, ma ben collegata, con un grande frutteto intorno, il pavimento a chianche e una cucina con a lato una fontana a pompa con la leva in ghisa, come quella che avevano i miei nonni. Insomma una casa bellissima. Il venditore mi allunga il foglio sul tavolo col prezzo: 360.000 euro. Cazzo, dico io. E lui ridendo: Sei fortunato, non è tanto, poteva costarti di più. E io giuro ho pensato: Ma come cacchio faccio che persino nei sogni mi metto i prezzi più alti di quelli che posso permettermi?
suggerimenti
Salvo poche eccezioni in Italia non abbiamo una tradizione di grandi romanzieri perché i nostri narratori “in potenza” sono passati direttamente dalla novella, racconto o prosa d’arte (genere prettamente italiano, diceva Calvino) alla macchina da presa, trasponendo nel cinema tutte le istanze estetiche e sociali che il romanzo aveva già espresso all’estero a partire dal ‘600 (Don Chisciotte). Tutto questo è successo un po’ per un ritardo nostro nel processo di scolarizzazione, nell’apprendimento della lettura e della scrittura, e quindi nella diffusione di libri e giornali; un po’ per una diversa tradizione che prediligeva (proprio perché non si sapeva leggere!) altre forme espressive a diffusione orale e visiva: la poesia (quando ancora si recitava a memoria), il teatro, l’opera. Fatto sta che, per quell’appuntamento mancato, sono pochissimi i romanzieri e romanzi italiani del secolo scorso che possano rivaleggiare, per fascino e potenza espressiva o affabulatoria, con quanto prodotto dal cinema: Rossellini e tutto quanto il neorealismo, Visconti, De Sica, Antonioni, Fellini, Petri, Germi, Scola, Pasolini, che è sempre meglio come regista che come romanziere, ecc. ecc. Mengaldo, addirittura, dice che in tutto il ‘900 non c’è un solo romanziere all’altezza della coeva letteratura europea, nemmeno Svevo, Gadda, Moravia o Fenoglio. Io, come Kundera, salvo almeno Malaparte, e forse la Morante. Ma anche oggi, che è in crisi persino il cinema (superato nei gusti dalla fiction), non ne vedo tanti di romanzieri e romanzi italiani che possano dirsi belli o potenti o spregiudicati o semplicemente ambiziosi “quanto” un film d’autore del ‘900. In verità, e so di far peccato, non me ne viene in mente nessuno/a. E allora chiedo, avete suggerimenti?
venerdì 2 ottobre 2020
film rosso
sogno del lavoratore stanco
il lavoro non ricambia.
Eppure – storia antica – ho sognato
di emigrare.
La donna che amavo mi ha prestato
le sue gambe. Tienile mi ha detto
a me non servono.
Usale per marciare controvento,
per tenerti saldo e non scappare
ché il mio uomo non scappi mai
di fronte a niente.
Nemmeno di fronte al lavoro più duro
mi sono piegato. Ho messo radici
mi sono legato alla terra.
Poi la ragazza è morta e il sogno
si è fatto pesante.
martedì 29 settembre 2020
lillobestia
domenica 27 settembre 2020
me la sono cercata
Mi scrive una ragazzina che ha cominciano a scrivere versi alle scuole medie e ora che è al liceo vuole pubblicare le sue poesie in rima baciata. Visto che è piccolina, anche se mi ero ripromesso di non farlo più, le rispondo. E le dico che è troppo giovane per pubblicare, che dovrebbe continuare a studiare e fare esperienze e se fra dieci anni sarà ancora convinta, si facesse risentire e ne parliamo. Ma soprattutto, mi raccomando mi raccomando mi raccomando mi raccomando mi raccomando, stai attenta agli editori truffaldini che, facendo leva sulla tua voglia di pubblicare, ti diranno che sei l’ultima erede di Ungaretti o Quasimodo e ti proporranno una pubblicazione a pagamento. Mi risponde dopo trenta secondi che è grata per la risposta, ma se non capisco quello che ha scritto non può diventarci vecchia lei per me, quindi grazie per i consigli, ma intanto cercherà altrove.
venerdì 25 settembre 2020
giovedì 24 settembre 2020
agli occhi di quelli che verranno
ci commuoviamo nei cinema
di fronte ai film hollywoodiani
che si dolgono ogni anno per la sorte
crudele degli schiavi e il dolore
che a gennaio ci stringe nel cordoglio civile
per non dimenticare. Noi
che facciamo mai abbastanza ma indossiamo
ad ogni funerale abito bianco
e guanti immacolati, noi che discutiamo
ore e ore intorno a un niente di cifre
per non dire che son vite
che hanno un nome.
Noi, così spietati nel vaglio della storia
degli altri: noi in quest’ora nudi
agli occhi di quelli che verranno
siamo uguali, né migliori né peggiori
di chi ci ha preceduti. E siamo noi i nazisti
siamo i turchi, siamo noi i negrieri
e i Cortés imbellettati, siamo ebrei
sganciati in Palestina, siamo noi
i più bravi a dirci altrove. Non importa
se ci reputiamo innocenti o sani
se ci dichiariamo impotenti, contrari
per il solo fatto d’essere vissuti in mezzo agli altri
e non aver gridato con più forza
non siamo noi più alti di chi allora
messi al vaglio della storia
non seppero convincere i giurati.
Diremo come loro: Non sapevo, non volevo.
O negheremo che fosse tutto vero.
Io non potevo immaginare: la menzogna suprema.
Nessuno mai, di quelli
che tanto ci assomiglia nel futuro
ci crederà innocenti o degni di perdono.
Agli occhi di quelli che verranno
non saremo assolti
quando ad occhi chiusi invocheremo
la loro comprensione.
mercoledì 23 settembre 2020
morirai in mare
Nella foto Abdel Wahab Yousif, poeta
sudanese morto il 20 agosto 2020 nel Mediterraneo, insieme ad altri 45
migranti. Di seguito la traduzione di una una delle sue ultime poesie,
in cui esorcizzava la paura del viaggio.
battitore libero
Quelli che ti chiedono di fargli il libro, e ti chiedono il preventivo, le tempistiche di uscita, la qualità di stampa, la distribuzione, l'impegno, la fiducia, come vuoi organizzare le prime presentazioni, ma porca madosca se ti mandano il manoscritto da leggere. Mesi ad aspettare di capire cosa di preciso ti vogliono proporre, e tu li implori per capirci qualcosa, e loro imperterriti ti mandano le foto sfocate dei quadernetti scritti a penna, i vocali di lettura, i prototipi rifatti in carta del libro d'arte che vorrebbero, ma non il file in word o in pdf. Quando ti lamenti con una di loro, accampa scuse, rigira la frittata, non si fida, o non capisce cosa vuoi da lei, infine, messa alle strette, sbotta: "Antonio scusa, ma non so usare il computer, se ti mando le poesie scritte a mano, me le ribatti tu al Pc?"
martedì 22 settembre 2020
ma veramente?
Elezioni in paese, vince Bufano (coi voti di Vito Speciale). Il commento più intelligente che ho sentito in merito è stato: "Se sapève". Si sapeva, e bene anche. Ma non c'è aria di festa e manco di sconfitta, non c'è aria di niente in giro. Se gioisce qualcuno è per la sconfitta di Scatigna. Ma tutto scorre esattamente come ieri e come ieri l'altro. Inutilmente immutabile. Come se non potesse cambiato proprio nulla. E in effetti, ed è tremendo, l'idea di fondo che sta lentamente cominciando a serpeggiare è che comunque non sarebbe cambiato nulla, in qualsiasi caso e con qualsiasi squadra, che al di là delle divisioni delle troppe sinistre avrebbe sempre e comunque vinto questa destra che non ha mai brillato in nulla. E non va bene, non va bene per niente, perché se questa è l'idea che passa, che persino provarci è inutile, allora perché provarci? Per l'ideale di essere dalla parte giusta? Ma veramente? E chi cazzo se ne frega di essere dalla parte giusta se poi governa l'altra parte? E infatti io non ci provo neanche più a essere da qualche parte. Avevo scelto anni fa l'astensionismo, e quest'anno sono andato al voto contro Fitto (come saggiamente diceva in un post Piero Ruggiero non ha vinto Emiliano, ha perso Fitto, che è un'altra storia) e già che c'ero ho provato a dare qualcosa al paese, ma dopo questa me ne torno volentieri al mio astensionismo che perlomeno è motivato. Mi pare assai più maturo dei tempi e degli umori che corrono.
lunedì 21 settembre 2020
merce di scambio
Oggi no, ma uno di questi giorni dovrò fare un post serio sugli amici che mi usano come merce di scambio per farsi belli con le ragazze: "Sai che ho un amico editore? Se ci parlo io ti pubblica sicuro!" Ma non uno o due, tanti! Poi corrono a cercarmi: "Dai, Antò, e non fare sempre quello prevenuto, e leggilo sto libro, e rispondi! Vedi che è un bel libro, e fidati, vedi che se lo leggi ti piace anche a te."
domenica 20 settembre 2020
caos organizzato
Visto
oggi Chung Kuo di Antonioni, opera realizzata su commissione senza la
quale non avremmo forse avuto Professione: reporter. Nel 1972
Antonioni viene spedito per due mesi in Cina, per realizzare un
documentario di circa tre ore che andrà in onda sulla Rai suddiviso in
tre puntate. La prima su Pechino, la seconda sulla campagna e altre
città cinesi, la terza su Shangai. Particolarmente quest’ultima puntata
ha un fascino incredibile, determinato dal fatto che sono stati ridotti
al minimo i commenti parlati e musicali. Per quasi un’ora si vede
l’obiettivo di Antonioni muoversi, anzi letteralmente perdersi per la
città, attraversandola come fa l’acqua, senza bisogno di altro ritmo che
quello dettato dal proprio sguardo che si spande lento fra le strade,
sui volti. Guardandolo mi è venuto da pensare che spesso si accusa
Antonioni proprio di essere “lento” nelle proprie riprese, pieno di
tempi morti in cui non succede nulla. Invece a me pare che sia
l’opposto, che Antonioni sia soprattutto un regista del rumore, e si
muova più a suo agio, e con un’abilità registica formidabile, proprio
nelle situazioni di caos estremo, di saturazione o assordamento dei
sensi, anzi più rumore c’è meglio riesce a farlo risuonare sullo schermo
e quel rumore esprime la sua irrefrenabile carica vitale. E si sente,
anzi, che se la sta godendo, che non è simbolismo “esistenziale” il suo,
ma puro godimento materico. In tal senso mi viene in mente una cosa che
mi disse Vittorino Curci in merito alla lettura di poesie: che la
parola in sé è importante, ma più importante ancora è il silenzio che un
poeta riesce a creare intorno alla parola, per farla meglio risuonare
nell’aria quando la pronunci. Allo stesso modo le atmosfere così
rarefatte e sospese (e per alcuni esasperanti) di Antonioni non sono
altro che la metodica preparazione di un silenzio che serve a far meglio
deflagrare il caos.
venerdì 18 settembre 2020
illusione
Pensa come stiamo messi male in Puglia che è dovuto intervenire Nichi Vendola a fare la campagna elettorale a Emiliano, per ricordare che Emiliano ha qualcosa di sinistra da qualche parte, e anche quando tutti sanno che i due non si sopportano. Politica di partito che fa fronte comune contro il male? (E Fitto è certamente il male, o meglio ancora un criminale, come hanno stabilito anche i giudici). Sì, di quella alta pure. Ma umanamente è molto triste. Perché, se avessi la possibilità di scegliere, io voterei di nuovo Vendola a questo punto. Che almeno è la sinistra, quella vera, e non una sua parvenza. Invece quella stagione è andata per sempre e ora mi tocca turarmi il naso e votare per una sua apparenza, una semplice illusione.
ernia
Un autore mi scrive che, malgrado tutto, accorgersi di avere il pallino della poesia è come scoprire di avere un’ernia: la stessa profonda intimità che preme per uscire, gli stessi effetti indesiderati, ma anche lo stesso bruciante dolore che non perdona. Mi ha fatto a tal punto dispiacere che mi sa che lo pubblico solo per questo. Chiedo scusa agli altri poeti che soffrono meno.
giovedì 17 settembre 2020
citazione
gli sfaccendati
Bellissimo vedere come, dopo aver scoperto che prendevano il reddito di cittadinanza, ora la destra italiana dice che i ragazzi che hanno ucciso Willy sono in realtà il frutto della politica sbagliata dei Cinquestelle che regala i soldi agli sfaccendati invece di investirli in cose più utili come, ad esempio, una più efficiente forza dell'ordine che contenga la violenza degli sfaccendati stessi. Nessuno che parli di investire nella scuola, perché agli sfaccendati la scuola non serve. Ecco che, ancora una volta, nessuno li vuole con sé, nessuno si assume la responsabilità delle loro colpe, ma sono tutti concordi nel capire che gli sfaccendati (meglio se criminali) sono un ottimo argomento di strumentalizzazione politica.
mercoledì 16 settembre 2020
le solite domande senza uscita
Ogni volta mi dico che non dovrei farlo, eppure finisco sempre per leggere i commenti a certi fatti, solo per vedere fin dove si può cadere in basso. Stavolta è capitato in merito alla morte di don Roberto Malgesini, ucciso ieri a Como da un uomo con problemi psichici, un emigrato irregolare, senza casa, solo e abbandonato, che veniva assistito da don Roberto insieme a tanti altri. Come al solito, certi commenti sono più agghiaccianti della morte stessa. Quando va bene la gente parla di “morte assurda”, altrimenti don Roberto “se l’è cercata”, per alcuni la colpa è tutta di questi “immigrati e dallo Stato che non li caccia via”, per altri don Roberto era “un martire incompreso” per via del suo impegno. Ma Malgesisi non era un martire, era un uomo con gli attributi che aveva ben chiaro il proprio ruolo, più di quanto fosse chiaro a tanti altri, perché se il compito di un sacerdote è praticare il Vangelo ‘anche’ aiutando gli ultimi, ovvero coloro che sono esclusi dalla rete di protezione sociale, i reietti, allora lui assolveva perfettamente al proprio compito, assumendosi con coraggio i rischi del suo ruolo, e in tal senso sì, se l’è cercata. Ma non c’è assurdità in questo, né scandalo. C’è il senso ultimo di una Chiesa, quando è sana. Casomai, bisogna chiedersi, e con forza, chi è che non ha assolto al proprio dovere, chi ha permesso che una persona con problemi psichici – e non ce ne sono pochi in Italia, spesso abbandonati a se stessi, o alle cure delle famiglie in affanno o di pochi centri che li accolgono vita natural durante – com’è possibile che una persona con problemi psichici, e pericolosa, sia stata lasciata sola, dimenticata al punto da richiedere l’intervento di don Roberto. E ancora, chi avrebbe preferito che don Roberto si facesse i cazzi propri, venendo meno al dovere morale di soccorrere il prossimo, e per questo facendogli il vuoto intorno? Chi, per non prendersi quella responsabilità, preferisce che tanta gente in difficoltà, che è malata, matta, sola o abbandonata, o addirittura pericolosa per se stessa e per gli altri, diventi invisibile per sempre, o fino a quando non finisce all’improvviso al notiziario? E perché, nonostante tutto questo, abbiamo bisogno di parroci come don Roberto che si occupano di persone con tali problemi al posto nostro, accollandosi il peso di fare da cuscinetto fra quelle persone, fra quel tipo di disperazione, sofferenza e solitudine, e noi, la cosiddetta società sana, che non vede il male e, quando può, indossa i paraocchi e lo tiene rinchiuso a chiave?





