Stanotte ho sognato che morivo e facevo scrivere sulla mia tomba, come epitaffio: "Non ho mai lavorato un solo giorno della mia vita, io". La gente non sapeva come prenderla, se come battuta a cui ridere, o offesa verso la loro vita da schiavi. Fatto sta che c'erano quelli che, per ricambiare lo spregio, non visti portavano il cane a pisciare sulla mia tomba. Quella è tutta invidia, mi diceva il becchino quando andavo a trovarmi il fine settimana e nascondevo coi fiori le macchie di pipì, perché mi vergognavo dello sporco.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
domenica 29 ottobre 2023
giovedì 26 ottobre 2023
la casella bianca
Signora che ha acquistato un nostro libro su Amazon mi scrive in chat per richiedermi fattura. – Senza problemi, le dico. Unica cosa, siccome manca dovrebbe fornirmi il suo codice fiscale (o P. IVA) per completarla. – Non capisco, la fattura me la deve fare lei, perché dovrei darle il mio codice fiscale? – Perché per l’Agenzia delle Entrate una fattura senza il codice fiscale dell’acquirente non è valida. – Senta, non lo so, non potrebbe mandarmela lo stesso con la casella bianca, poi il mio codice fiscale lo aggiungo io?
martedì 24 ottobre 2023
sally meyer
Accidioso, caustico, bugiardo, cascamorto impenitente e dalla battuta facile, brillante e spesso allusiva, col sorriso dell'eterno ragazzo che gli fa perdonare ogni cosa, Sally Meyer è l'alter ego inventato da un giovanissimo Ernst Lubitsch nella prima parte della sua carriera (negli anni '10 del '900 in Germania), quando è il principale attore dei suoi film. Sono commedie mute ancora oggi godibilissime (per quanto nella maggior parte dei casi perdute: spesso la censura, non soltanto nazista, le ha distrutte perché scritte dirette e interpretate da un ebreo che prendeva spudoratamente in giro la propria comunità di appartenenza). Formidabili gli scambi di battuta in puro stile yiddish, come quando in Meyer da Berlino (1919) viene sfidato a duello e così risponde a chi lo ha sfidato per il mattino dopo: "Io non mi sveglio mai in tempo per i duelli. Se faccio tardi, lei cominci pure senza di me" (che già anticipa Woody Allen). O come quando più romanticamente bacia una ragazza che gli piace (ma non è sua moglie) e le dice: "Ora non farti strane idee, questo è solo per dimostrarti che non sono timido". Come se ci fosse bisogno di dimostrarlo.
un'altra poesia di cassiano ricardo
Il mio viso di terra
resterà proprio qui
sul mare o all’orizzonte.
Resterà di fronte
alla casa dove abitavo.
Ma il mio viso azzurro,
il mio viso che viaggia,
andrà dove andrò io.
Tutto il mondo fisico
che gorgheggia là fuori
non mi cerca adesso.
Mi sono imbarcato su una nuvola
per il varco della finestra
dei miei cinque sensi.
E a che serve la gioia di dire
che sono presente
col mio viso di terra
se non sto più in casa?
Inutile insistere.
Mi sono ritagliato una coda
di forme e colori.
(L’astrazione è un modo
d’inventarsi un’assenza)
e sono lontano da me stesso
in questo viaggio astratto
senza orizzonte né fine.
Un giorno tornerò
come un passerotto di mare
in un mite pomeriggio
all’ora del tramonto.
Solo allora, biondina,
ascolterai il mio ritmo
e mi domanderai:
tu chi sei, poveretto?
Ma io vengo da così lontano
e così azzurro in viso
che non mi puoi vedere.
La grazia di chi vive
nel paese dell’assenza
consiste certo in questo:
essere azzurro in viso
per non essere più visto.
da Un giorno dopo l’altro (1947)
la terza nonna
Libraio che ha i miei libri in conto vendita da circa due anni e che in due anni non è mai stato capace di farmi un rendiconto sulle vendite. Ogni volta, fra giornate orrendamente piene, lutti e sfighe varie, si inventa una scusa per rimandare la noiosa incombenza. Io intanto ho perso la speranza di venir pagato, ma ogni tanto lo chiamo per vedere cosa si inventerà di nuovo. Oggi ad esempio ho scoperto che in vita sua ha avuto ben tre nonne, tutte scomparse tragicamente. Quando gliel'ho fatto notare mi ha risposto che una era adottiva. Io continuo a chiedermi se siamo in una libreria oppure a scuola. Del resto gli unici libri che si vendono sul serio sono quelli per bambini, i librai si adeguano al mercato.
lunedì 23 ottobre 2023
due poesie di cassiano ricardo
Cassiano Ricardo è uno splendido poeta brasiliano della prima metà del '900, mai tradotto in Italia, un cui testo però è stato tradotto e musicato da Enzo Jannacci in una canzone assai bella è sempre molto struggente, Giovanni telegrafista (quello dal cuore urgente)... La traduzione di entrambe è mia. La prima poesia viene dalla raccolta Un giorno dopo l’altro (1947), la seconda da Montagna russa (1960).
ELEGIA PER MIA MADRE
Ora, ciò che mi resta
è questa triste grazia
di aver aspettato che tu
ti addormentassi per prima.
Ora ascolto di notte
la voce delle radici,
anche quella delle formiche
immense, numerose,
che stanno, tutte, mangiando
le spighe e le rose.
Io sono un ramo secco
sul quale due parole
gorgheggiano. Nulla di più.
E so che ormai non ascolti
queste parole vane.
Un fitto universo
mi ferisce con radici
di tristezza e di gioia.
Ma non vedo che le facce
della notte e del giorno.
Non ti ho dato il dolore
di andarmene io per primo.
Non ti ho freddato le labbra
col gelo del mio viso.
È stato saggio il destino:
tra il dolore di chi parte
e quello più grande di chi resta
a me ha dato quello – che più dura –
che non volevo darti.
Che mi importa di sapere
se al di là delle stelle
ci sono altri mondi
o se ciascuno di essi
è fatto di luce o è uno stagno?
L’universo, nel suo cerchio,
brilla alto e complesso.
E al centro di tutto
e di qualsiasi sole
che sia giorno o notte
un’unica cosa esiste.
È questa grazia triste
di aver aspettato che tu
ti addormentassi per prima.
È una lapide nera
sulla quale, giorno e notte,
brilla verde una fiamma.
***
CANTO INCIVILE
Basta essere vivi
per essere sovversivi.
(O sottovivi).
Basta non figurare
nel registro civile
per essere incivili.
(O vili, per dirla in breve).
Basta essere incivili
per non essere nessuno.
Basta non essere nessuno
per avere il soprannome
che dà la polizia
a chi non è nessuno.
Io avevo due nomi:
Zebedeo,
che mi ha dato la povertà.
E “elemento sovversivo”
che mi ha dato la polizia.
E soltanto un dolore:
che mi ha dato la vita.
E ora eccomi qua, incivile,
(o vile, per dirla in breve).
Scalciato da un cavallo
a metà del corteo
eccomi qua, steso lungo per terra
sulla schiena.
(O già tagliato a metà,
senza dolore, né sale).
domenica 22 ottobre 2023
fantasia montanelliana
Continuo a ripensare all’ultima intervista di Montanelli che diceva che il problema del nostro paese non era politico ma generazionale. Serviva una rivoluzione violenta, diceva, che spazzasse via ogni cosa. Non è la politica che è marcia, ma le ultime generazioni che sono marce nel midollo, corrotte senza esclusioni, buone soltanto a incancrenirsi nella propria corruzione. E allora, come risolvere il problema? Con un bel genocidio assistito, un suicidio di massa. Fare fuori due o tre generazioni di italiani ma in maniera chiara, pulita, senza distinzioni o esclusioni, farci fuori tutti fra di noi, sessanta milioni di persone che viste da quaggiù sono tante, ma viste da lassù, da un satellite, non contano niente sul pianeta. E poi ricominciare da capo con l’aria finalmente più pulita, con chi viene a prendersi le case. Ripopolare il paese con qualcuno che ha meno marciume di noi in corpo. Ad esempio potremmo suicidarci tutti e dare le nostre case o ai palestinesi o agli ebrei, così uno dei due popoli viene qui e l’altro resta lì e almeno un conflitto nel mondo finisce, un conflitto dove per una volta non saremmo complici ma risolutori. Ecco che in un sol colpo, col nostro sacrificio, risolveremmo il problema di due paesi e di tre popoli. Montanelli da lassù ci guarderebbe contento.
giovedì 19 ottobre 2023
sangue sulle poesie
Ieri
mi è capitato di leggere, per amicizia, alcune poesie d’amore da due
persone diverse. Le prime, che verranno pubblicate da un altro editore,
di un uomo un po’ più grande di me, scritte con tutta l’esperienza di
chi ne ha viste tante e il mestiere di chi sa gestire il suo vissuto in
versi che per quanto leggeri hanno sempre quel tono un po' assoluto di
chi in fondo l’amore conosce bene in tutti i suoi risvolti; e le seconde
imperfette, a tratti goffe, ma traboccanti di sentimento,
da parte una ragazzina che sta soffrendo per amore che per lei è
qualcosa di totalmente nuovo, ne è sopraffatta. Io le avevo consigliato
di scrivere perché quando scrivi, quando riesci a dare un nome alle
cose, comunque stai meglio, e lei mi ha girato le sue poesie dicendomi
che non la fanno stare meglio, le sue poesie sanguinano! E mentre
leggevo lei pensavo ai versi del primo, che nemmeno volendo potrebbe più
tornare a quel grado di intensità, ma in alcuni testi ammette con
rimpianto che gli piacerebbe sanguinare un’ultima volta per amore come
quando aveva vent’anni; e allo stesso modo pensavo a lui mentre leggevo
le poesie di lei che continuamente si chiede quando finirà questo
dolore, questo suo sanguinare per amore, e non sa ancora che un giorno
potrebbe addirittura rimpiangerlo.
cretineria
Devo essere sincero, certi giorni leggo dei post o dei commenti di persone che notoriamente leggono libri, o dicono di leggere libri, ma talmente cretini, che non mi pare ci sia nessuna differenza con quelli di chi non legge libri, e mi sento quasi un truffatore a insistere così tanto in questa ciarla che leggere ci rende migliori perché forse non è vero, forse siamo tutti (chi più chi meno) cretini, democraticamente cretini, anche quelli che si credono meno cretini degli altri, anche tu che mi stai leggendo, e comunque un cretino può restare cretino anche se ha letto Stella Maris o La casa del mago.
sabato 14 ottobre 2023
la scena delle crocchette
venerdì 13 ottobre 2023
ogni libro che non compro muore?
Ieri e oggi, per una settimana di eventi intorno al centenario calviniano organizzata dalla libreria L'Approdo ho fatto degli incontri sul lavoro editoriale a partire dai rapporti epistolari fra Calvino e Sciascia. Ieri l’incontro era con degli adolescenti che per vari motivi hanno abbandonato gli studi (dispersione scolastica) mentre oggi con i loro “fratellini” più piccoli di terza media. Anche se poi tutti gli insegnanti che conosco mi dicono con convinzione che il loro è il lavoro più bello del mondo, è anche vero – provare per credere – che è difficilissimo gestire delle persone così giovani, esuberanti, ma con un livello di attenzione che di classe in classe si fa sempre più basso col rischio che a furia di abbassarsi finisca per trasformarsi in disinteresse, non solo verso i fatti letterari, che sono pur sempre relativi, ma proprio verso la vita in tutti i suoi aspetti, dal lavoro alle relazioni affettive, al pensiero come forma di comprensione del mondo e di se stessi. Io, in tal senso, senza i libri sarei stato davvero perduto, proprio come lo sarebbero stati Calvino e Sciascia, e spero che almeno questo messaggio sia passato, indipendentemente dal fatto che quei ragazzi poi diventino dei lettori o meno. Non serve essere dei palestrati per riconoscere che l’attività fisica fa bene al corpo, anche se molti vanno in palestra soltanto per riempire uno spazio vuoto. Allo stesso modo non serve essere dei lettori per riconoscere che i libri non sono soltanto un passatempo, ma fanno bene alla salute, alcuni libri ci rendono addirittura persone migliori. E funziona anche al contrario, a volte siamo noi che scegliendolo diamo una possibilità di vita a un libro. Oggi, dopo che ho spiegato come funziona la catena editoriale (dal manoscritto a quando il libro finisce in libreria), dopo mezz’ora i ragazzi erano irrequieti perché stanchi, e un attimo prima di perderli del tutto ho detto loro che i libri che non vengono venduti in genere vanno al macero. Lì è stato bellissimo, quasi commovente, perché si è fermato tutto, la classe si è fatta silenziosa, quasi triste mentre mi guardava. – Vuol dire, mi ha chiesto un ragazzino, che ogni libro che non compro muore? – Nemmeno volendo, nemmeno se ci mettessimo tutti insieme, potremmo salvarli tutti, gli ho risposto, perché ci sono troppi libri. Ma pensa che quando ne compri uno, quello è un libro che stai salvando.
giovedì 12 ottobre 2023
i soldi coi libri comunicano
Scorrendo il trentennale carteggio intercorso fra Italo Calvino e Leonardo Sciascia – fra i moltissimi spunti di riflessione sui più vari argomenti letterari di cui i due amici discutevano con acume raro – non si può fare a meno di sorridere sulla più succosa differenza quando si arriva al cuore delle questioni editoriali. Nelle sue lettere Calvino (in qualità di consulente Einaudi) torna sempre e soltanto a parlare di Letteratura, di libri, di struttura, di sistemi, di stile, per lui la Letteratura così come la scrittura sono una fede, l’unica fede che lo animava: sono pagine dense di attenzione e rispetto, di amore verso l’opera degli altri; le sue osservazioni sui "gialli" di Sciascia sono ancora fondamentali per qualsiasi critica seria all'opera dello scrittore siciliano, tanto che Calvino resterà per tutta la sua vita l’editor di fiducia di Sciascia, il suo primo lettore. Di contro Sciascia (in quanto autore di punta della casa editrice) rimarca di continuo, con stilettate elegantissime, la questione economica che da sempre angustia ogni scrittore. Se Calvino, punzecchiato, gli scrive: “Dici che devi avere dei soldi. Ma che c’entrano i soldi coi libri? Soldi e libri, purtroppo, appartengono a due universi diversi”, Sciascia gli risponde “i soldi coi libri in un certo modo comunicano”. Mesi dopo affonda con una sciabolata: “Con tutta franchezza (e spero me lo permetterai in nome dell’amicizia), ti confesso che il mio editore ideale è Vito Laterza: non solo perché paga i diritti con puntualità e scrupolo (cosa di cui non mi importa poi molto), ma perché diffonde il libro come meglio non si potrebbe.” E in una lettera del 1959 in cui accusa Einaudi di essere poco “sincera” sulle sue intenzioni in merito alla ristampa di un libro: “La mia ostinazione a chiedere la ristampa del libro nasce anche dal fatto che io scrivo nella cronaca e con intenzioni libellistiche. Ristampare il «gettone» tra un anno o due sarebbe inutile. Della nostra generazione, solo tu e Pasolini (e Pasolini non certo per i romanzi) resterete a galla: gli altri viviamo alla giornata. Mi pare giusto, però, consentire al mio «gettone» di vivere una giornata – e non mezza giornata”.
lunedì 9 ottobre 2023
telecomando
Mai come oggi mi manca mio padre che prima si beccava lui tutti gli scazzi e le lamentele di mia madre e oggi che non c'è più me li devo beccare io al posto suo. Mio padre aveva sviluppato negli anni una tecnica zen in cui azzerava il sonoro dell'udito con un particolare telecomando mentale, io che sono un principiante ancora non ho capito dove sta il telecomando.
domenica 8 ottobre 2023
felicità
l'apereggina
Giovane ragazza rampante, con una certa originalità del vestire, a suo modo carina, mi gira intorno per settimane mettendo il like a qualsiasi cosa io scriva – persino le scorregge – chiedendomi ripetutamente di essere il primo a leggere la sua prima raccolta. Lo descrive come un evento epocale. “Saresti il primo!” insiste. Non sta assolutamente pensando a una pubblicazione, mi dice, vuole soltanto un parere “sincero”. Io all’inizio mi nego, poi mi lascio commuovere dalla sua età e dalle foto in cui mostra con generosa eleganza il lato B e alla fine le dico sì per una lettura veloce, ma senza malintese promesse di pubblicazione. Tutto chiaro, mi dice. Come da manuale, leggo le prime poesie, un paio al centro e le ultime per farmi un’idea, e le rispondo, col maggiore tatto possibile, che la scrittura è nella media nazionale con possibilità di miglioramento se si applica un po’ di più sui versi, ma la raccolta in sé è inconsistente e piena di luoghi comuni, quindi se dovessi giudicarla “come editore” la boccerei senza ripensamenti. La ragazza mi scrive “grazie” poi scompare nel silenzio più assoluto. Passano i giorni e visto che è sparita nel nulla, penso che forse sono stato troppo duro e le scrivo: “ti sei offesa?”. Mi risponde: “no, perché dovrei essermi offesa?” quindi torna fra noi un silenzio che nemmeno in un libro di Jon Fosse lo troveresti. Finché stamattina mi sono accorto che ha cominciato già da alcuni giorni a tartassare di like un altro editore, e persino le sue scorregge.
sandro penna
«...ed è stato il solo poeta del secolo a dirci con voce netta e chiara che per essere protagonisti della vita bisogna stare lontani dal traffico, da ogni traffico, e camminare sul marciapiedi».
Cesare Garboli
l'ape regina
Giovane ragazza rampante, con una certa originalità del vestire, a suo modo carina, mi gira intorno per settimane mettendo il like a qualsiasi cosa io scriva – persino le scorregge – chiedendomi ripetutamente di essere il primo a leggere la sua prima raccolta. Lo descrive come un evento epocale. “Saresti il primo!” insiste. Non sta assolutamente pensando a una pubblicazione, mi dice, vuole soltanto un parere “sincero”. Io all’inizio mi nego, poi mi lascio commuovere dalla sua età e dalle foto in cui mostra con generosa eleganza il lato B e alla fine le dico sì per una lettura veloce, ma senza malintese promesse di pubblicazione. Tutto chiaro, mi dice. Come da manuale, leggo le prime poesie, un paio al centro e le ultime per farmi un’idea, e le rispondo, col maggiore tatto possibile, che la scrittura è nella media nazionale con possibilità di miglioramento se si applica un po’ di più sui versi, ma la raccolta in sé è inconsistente e piena di luoghi comuni, quindi se dovessi giudicarla “come editore” la boccerei senza ripensamenti. La ragazza mi scrive “grazie” poi scompare nel silenzio più assoluto. Passano i giorni e visto che è sparita nel nulla, penso che forse sono stato troppo duro e le scrivo: “ti sei offesa?”. Mi risponde: “no, perché dovrei essermi offesa?” quindi torna fra noi un silenzio che nemmeno in un libro di Jon Fosse lo troveresti. Finché stamattina mi sono accorto che ha cominciato già da alcuni giorni a tartassare di like un altro editore, e persino le sue scorregge.
sabato 7 ottobre 2023
preghiera
Un frame da C'era una volta, film del 1922 di C.T. Dreyer basato su un'antica favola danese. Il film è andato in buona parte perduto, ma ciò che ne rimane descrive un'opera di grande leggerezza con un tocco di piacevole romanticismo inusuale per Dreyer. Scoperti dal padre di lei a dormire insieme, l'orgogliosa principessa e il suo innamorato vengono esiliati nella foresta, dove vivranno in povertà. Durante la loro prima notte fuori dal castello pregano per il loro incerto futuro davanti a un mazzo di fiori raccolto nei campi. Come in ogni favola che si rispetti saranno felici.
venerdì 6 ottobre 2023
227 persone
Ieri, mi diceva il Corsi che l’ha seguita, la diretta del Premio Strega Poesia è stata vista in diretta streaming da ben 227 persone (!) una parte delle quali era lì soprattutto per vedere Rancore cui giustamente hanno dato il posto d’onore, poco prima della premiazione con vittoria annunciata dalla scorsa primavera. Nemmeno il brivido della sorpresa ci hanno dato. Così, schiacciato fra il Nobel Letteratura, Rancore e l’assoluta certezza che a vincere non fosse il libro più meritevole ma la carriera più meritevole – unica possibile giustificazione trovata dai lettori per assolvere una scelta che se fosse toccata a qualcun altro che all’amata Lamarque avrebbe scatenato molte più polemiche – direi che in fondo è giusto così per un premio “istituzionale” che non cambia nulla, non fa eccezioni, piuttosto chiede di confermare la regola. E infatti, se pensi alla parola Poesia 227 persone collegate in streaming (più quelle presenti dal vivo) sono tantissime per un evento di poesia. Se si pensa alla regola che fa il mercato e tutto il resto, con 227 persone non ci fai nemmeno la sagra della porchetta. Ed ecco perché noi siamo qui a parlarne, per dirci che nonostante tutto siamo ancora vivi, per quanto non ci sentiamo tanto bene.
chi sta bussando alla porta?
Film minore di Dreyer, girato nel 1922, Gli stigmatizzati si muove, fra feuilleton e spy story, intorno a uno dei tanti progrom russi alla vigilia della rivoluzione – quando cioè il potere usava scatenare la violenza del popolo contro le minoranze religiose per disinnescare la rabbia sociale. Nel film si parla degli abitanti di un villaggio che aggrediscono gli ebrei del ghetto. Il titolo non è molto noto, ma resta nella storia del cinema perché contiene al suo interno alcune scene particolarmente evocative che poi verranno saccheggiate negli anni a venire da vari maestri del cinema (da Eisenstein a Vigo). La più famosa in assoluto riguarda un uomo assetato di sangue che insegue una donna all’interno di una casa vuota. La donna, terrorizzata e armata di coltello da cucina, si chiude in una stanza e quando l’uomo trova la porta chiusa prima bussa cercando di farsi aprire con le buone, poi la sfonda con un’ascia. Che vi ricorda?



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