venerdì 15 gennaio 2021

il lupo

I tempi sono proprio cambiati. Adesso le ragazze bellissime che tu contatti in chat con le peggiori intenzioni (posso farti una proposta?) subito ne approfittano per rigirare la frittata a loro vantaggio (mi pubblichi un libro?) e così, tu che dovresti essere il lupo cattivo della situazione, subito ti impaperi. Altro che giovani indifese, quelle te se magnano! E a te, sempre a parlare di libri e di lavoro, passa pure la voglia di stalkerare le fanciulle. Che mondo!

scherzare

Ho scherzato su tutto: questo posso dirlo con tranquilla coscienza, facendo un bilancio esattamente ventennale di quello che ho scritto, dalle Parrocchie di Regalpetra alla Scomparsa di Majorana. Ho scherzato sul Partito Comunista, sulla Chiesa Cattolica, sulla mafia, sugli scienziati, sul Risorgimento, sulla famiglia. Su tutte le cose su cui la maggioranza degli italiani di scherzare non se la sente. E a volte magari ingenerosamente: come, lo riconosco, in quella parte del Contesto che spetta al Partito Comunista Italiano. E si intende che alla parola scherzare confido un significato di categoria morale ed estetica, un senso liberatorio. Bisogna scherzare sulle cose che si temono o si odiano o si amano. Per liberarsi dalla paura o per giustamente amarle.

Leonardo Sciascia, «Questo non è un racconto» (Adelphi, 2021)

giovedì 14 gennaio 2021

tormento

Continuo a tormentarmi per una frase che ho letto in un post di Giulio Mozzi. Lui dice che se li conosci bene gli scrittori sono persone generose. Io continuo a chiedermi come cacchio ho fatto in vent'anni che frequento questo mondo ad aver sbagliato tutti gli incontri, tanto che di “simpatici” ne ho conosciuti a decine, ma di “generosi” così pochi che, se li conti sulle dita della mano, ti avanzano le dita.

mercoledì 13 gennaio 2021

siete perfetti per me

Ragazza adorabile mi scrive: vi seguo da tanto, non ho ancora comprato un vostro libro ma da ciò che ho visto siete perfetti per me, per questo vi mando il mio manoscritto… Ed è un romanzo horror coi vampiri.

martedì 12 gennaio 2021

classifica

Classifica dei libri più venduti a dicembre, ovvero a Natale! Primi in classifica Massimo Gramellini (narrativa) e Bruno Vespa con un libro su Mussolini (saggistica). Guardando questo dato sconfortante, le prime cose che mi chiedo da editore sono:
1) Perché faccio l'editore?
2) Perché faccio l'editore di poesia e non di una colonia di Gramellini (che nella mia testa in questo momento immagino come tanti piccoli puffi blu ma con la faccia di Gargamella)?
3) Sospetto atroce. Ma non sarà che gli italiani quando regalano questi libri lo fanno come dispetto e non come dono? Del tipo: siccome sono sadico e tu (anche se ti chiamo amico) mi stai antipatico, io ti compro un libro di Gramellini o Vespa e te li regalo così ti punisco (brutto figlio di puttana), e fra tre mesi ti chiedo pure se li hai letti (stronzo che non sei altro)?
4) Se questo è il trand più diffuso, perché tutti gli autori che mi contattano mi chiedono sempre se possono essere pubblicati per Natale? Credono davvero che qualcuno li compri invece di Gramellini o Vespa? O in fondo al cuore si odiano al punto che e si credono anche loro dei Gramellini o dei Vespa?

domenica 10 gennaio 2021

frine (appendice al post precedente)

Io certi giorni vorrei tanto significare solo per la mia apparenza e non per quello che faccio o dico, essere uno che gli dicono madò è bellissimo (cosa che non sono) invece di madò che bravo, uno che semplicemente mostra il décolleté (che non ho) e subito gli danno le chiavi della città...

sangue


Quando vedo un film di Takeshi Kitano mi viene da pensare a una critica che mi sento fare, a mio demerito, sui miei racconti, ovvero che alcuni miei personaggi non sono ben definiti, risultano a volte abbozzati o manichei. Mentre tutti, invece, dovrebbero significare. A me, pur riconoscendo i miei limiti, fa sempre uno strano effetto sentirlo, perché nella vita reale la maggior parte delle persone che incontriamo non significano un bel nulla, non sono che comparse, non solo non sappiamo niente di loro, non ci interessa saperlo, oppure vivono secondo schemi mentali talmente radicati e rigidi da renderli quasi delle macchiette, e noi per questo li odiamo o li prendiamo in giro. E quindi mi chiedo, pretendere dal personaggio di un libro di significare qualcosa, non è un po’ come mistificare la realtà? E a quale scopo? Per rendere migliore la storia, o per migliorare la realtà, la sua stessa idea? Devo dire che finora, la soluzione più radicale l’ha trovata proprio Kitano nei suoi film. Per lui la vita non ha senso, quindi i personaggi di contorno vengono semplicemente ammazzati, spesso in maniera violenta, e la gente paga per vedere il sangue.

venerdì 8 gennaio 2021

per sciascia

Oggi sono 100 anni dalla nascita di Leonardo Sciascia. Saremmo ipocriti se dicessimo che piace a tutti. Molti non lo amano, troppo colto, troppo pessimista, troppo intelligente, troppo acuto. La sua scrittura, che lui riteneva limpida, non è più limpida da un pezzo, non oggi che si parla un italiano assai più sciatto, standardizzato. Quello di Sciascia è un italiano colto, preciso. Non seduce, non ammicca. In bocca a Sciascia la parola "cretino" non è più solo un gioco al rimprovero, ma assume proporzioni morali, esitenziali. Un cretino è un pericolo per gli altri, e troppi ce ne sono. Oppure (l'ho sentito dire con le mie orecchie neanche troppo tempo fa) Sciascia è responsabile, con i suoi articoli, della morte di Borsellino. Io gli sono legato per vari motivi, non ultimo l'orgoglio di essere meridionale con lui, di incarnare la stessa filosofia di vita, la stessa visione che parte dal basso, ma si solleva sul mondo in virtù del potere della ragione, della parola, e della letteratura.

caldo

Pare che il 2020 resterà alla storia, oltre che per il Covid, anche a livello ambientale, come l'anno più caldo di sempre, intendendo l'aumento della temperatura terrestre, che qualcuno giustamente interpreta come un primo segnale della fine. (Non a caso i dinosauri, che abitavano il pianeta prima di noi, furono sterminati da un cambiamento climatico, mica da fantascientifiche guerre nucleari). Intanto, parlando di anno caldo, ma più terra terra, a Washington è morto anche un poliziotto ferito durante l'assalto dell'altro ieri (le vittime salgono dunque a cinque). Fatto ancora più importante, Biden ha denunciato l'inefficienza della polizia che ha preso sottogamba l'assalto, o meglio ancora ha detto (il presidente americano ha proprio detto) che la polizia ci è andata leggera perché i manifestanti non erano né neri né antirazzisti. Anche il 2021 insomma promette bene.

giovedì 7 gennaio 2021

it

Oggi ho letto molti post ironici sui fatti di ieri a Washington, e soprattutto su come erano vestiti alcuni di loro, ma nella sostanza (e a dispetto di qualsiasi ottimismo basato sulla ragione e sulla giustizia) un manipolo di esaltati conciati come se fossero dei tifosi allo stadio, guidati da un pazzo filofascista che fino a ieri era il capo di uno dei paesi più importanti e meglio armati del mondo, ha messo in discussione la base democratica di quel paese, assaltando il Campidoglio col risultato di: 4 morti, 14 agenti feriti gravi e 52 persone arrestate, mentre il pazzo comandante in capo, ancora libero e illeso, si dichiara pronto a creare un nuovo partito per le prossime elezioni (col beneplacito internazionale di Putin): un partito che rischia di prendere, per giunta, un sacco di voti, soprattutto se nei prossimi anni la politica di Biden non migliorerà la situazione già disastrosa degli Stati Uniti, specie fra le classi sociali più povere e facilmente manipolabili. Non fa ridere per nulla, come prospettiva... Alla fin fine, in IT, il mostro assassino che fa da protagonista al romanzo è vestito da pagliaccio.

l'anello mancante

Continuo a rivedermi davanti agli occhi la scena di un film che ho visto qualche giorno fa, Tommaso di Abel Ferrara (2019), dove assistiamo per quasi due ore alla vita, più o meno pacificata, di un artista americano a Roma (un adorabile Willem Dafoe), fino a uno scoppio d’ira che si tramuta in violenza, non si capisce se veritiera od onirica. Ma poco importa. La particolarità di questo gesto non è che sia fondamentale all’economia della storia, piuttosto serve a metterle un punto; allo stesso tempo è perfettamente verosimile, ma mentre lo pensi non sai darti conto di come si sia potuti arrivare lì mentre tu non ti accorgevi di niente, per tutto il film non ci sono premesse tali che facciano presupporre una tale improvvisa escalation. Arriva inaspettata e ti lascia turbato mentre il film si chiude rapidamente e senza altre spiegazioni. Com’è possibile, ti chiedi tu, spettatore, cosa mi sono perso? Cosa è successo sotto i miei occhi che non ho visto, o capito? Tanto più in una narrazione così chiara. Mi ha fatto pensare, come meccanismo, a un racconto di Carver, Di’ alle donne che andiamo, poi ripreso anche da Altman in Short Cuts; e ho pensato che è proprio questo uno dei segreti dell’arte intesa come mestiere, mostrarci come in un gioco di prestigio, dunque senza che riusciamo ad afferrarlo, l’anello mancante che crea lo scarto di comprensione necessario a trasformare persino una brutta notizia di cronaca nera in un’opera d’arte, in un significato.

mercoledì 6 gennaio 2021

come viene percepito un poeta

BLOOM: (Parlando di Stephen Dedalus). Non sa cosa dice. Ha bevuto un goccio di troppo e non gli fa bene. Lo conosco. È un gentiluomo, un poeta. Uno a posto.

STEPHEN: (Annuisce, sorride, e ride). Signore, patriota, studioso e giudice di impostori.

SOLDATO CARR: Non me ne frega un cazzo di chi è.

SOLDATO COMPTON: Non me ne frega un cazzo di chi è.

(James Joyce, Ulisse, trad. Enrico Torrinoni, Newton Compton, 2012, pag. 570)

martedì 5 gennaio 2021

centimetro

Oggi sono 44, gli stessi di quando Nanni Moretti fece Aprile. Sul centimetro della vita non è tantissimo quello che mi rimane. Ma ho ancora la speranza che il meglio deve ancora venire. Soprattutto, spero che questo sia l’anno del mio aprile.


 

domenica 3 gennaio 2021

il traghettatore

Hotel Colonial, film del 1987 diretto dalla quasi esordiente Cinzia TH Torrini, rientra in quella strana categoria di opere che partono con le migliori premesse – in questo caso molte buone idee per una storia solida e piena di chiaroscuri, i paesaggi messicani meravigliosi e crudeli, la fotografia che rimanda quasi al reportage, un cast internazionale – e si risolvono in un grandioso fallimento; dove però, nonostante i difetti evidenti, resta qualcosa delle loro premesse, qualcosa di sottile e sfuggente che dà loro un fascino particolare e senza tempo. Nello specifico il film mette insieme due storie parallele: una cupissima, a metà fra il noir e il viaggio iniziatico – che ha qualcosa di Coppola, ed è esemplificato dalla frase: “Il Sudamerica è una terra immaginaria che aspetta solo di essere inventata” – in cui un uomo (John Savage) parte per il Sudamerica alla ricerca del fratello (Robert Duvall), ex terrorista che si credeva morto, ma che scopre essere un trafficante di droga e di bambini; e una, speculare, che invece rimanda alla commedia italiana di emigrazione – genere che di lì a poco avrebbe trovato il successo coi film di Salvatores – attraverso l’incontro con un piccolo traghettatore emigrato (Massimo Troisi) che vive di esperienti e cerca di ottenere un proprio personale riscatto organizzando delle partite di calcio coi bambini del luogo. In altre mani entrambe le storie sarebbero state valide, in questa versione che prova a mischiare i generi mancano di respiro, e ti lasciano con l’amaro in bocca di qualcosa che avrebbe potuto essere migliore, con un po’ meno ambizioni o forse con maggiore esperienza. In particolare la seconda traccia, le cui battute pare siano state in parte riscritte dallo stesso Troisi, se meglio sviluppata avrebbe potuto dare un film assai notevole ed originale, duro oltre che malinconico, come alla Torrini, ma anche allo stesso Troisi in altre sue pellicole, non è riuscito di fare.

primo post editoriale dell'anno

Periodicamente c’è qualche amico che mi dice: «Anto’, ma se non vuoi che ti mandino i manoscritti basta scriverlo sul sito o in un bel post, la gente capisce e smette». Così, periodicamente, io scrivo questo post, la gente capisce per due o tre settimane, poi ricomincia a inviare decine di manoscritti come se non avessi avvertito che è meglio di no e ignorando bellamente le istruzioni del sito. Mi scrivono o peggio mi chiamano a qualsiasi ora – l’ultima mi è capitata la sera del 31, che giuro mi hanno chiesto se potevano mandarmi un manoscritto, perché siamo chiusi in casa e allora tanto vale approfittarne. Del resto, pensavo stamattina, se tutti i siti per aspiranti scrittori consigliano (consiglio che io stesso ho seguito a suo tempo): «Se vedete scritto che una casa editrice non accetta manoscritti voi comunque provate, non arrendetevi, siate affamati e folli, siate audaci, e prima o poi sarete premiati», io con chi me la devo prendere? Con Steve Jobs?

premio

Stanotte ho sognato di vincere un premio (Premio Sapone) come migliore comparsa in un film. Nel film, da brava comparsa, aspettavo in fila e non dicevo nemmeno una battuta.

giovedì 31 dicembre 2020

augurio

C’è un aneddoto molto bello di Goffredo Fofi che racconta di un cineforum estivo organizzato da Nanni Moretti a Roma, una ventina di anni fa. La proiezione di uno dei film più difficili in programma, “Sicilia!” di Straub et Huillet, crea il gelo alla fine del film, quando dovrebbe aprirsi la discussione fra Straub, ospite della rassegna, e il pubblico. Si alza uno spettatore deluso, che gli dice: «Caro Straub, io sono molto arrabbiato con lei perché lei non rispetta i miei diritti di spettatore, cioè Non mi spiega e Non mi fa divertire». Al che Straub si alza a sua volta e gli risponde: «Io non faccio film per gli spettatori, io faccio film per i cittadini!». Ecco, io per il 2021 faccio l’augurio a tutti quanti noi di essere un po’ meno spettatori e un po’ più cittadini.


 

regalo

Stanotte ho sognato che mi lasciavano una busta sulla porta di casa. Dentro la busta un pacchetto regalo e un biglietto di auguri. Scarto il pacchetto. È vuoto. Leggo il biglietto: "Fai tu!" Apposto.

#ComingOut2020

Io sono di quelli che va bene la comprensione e tutto, ma se credi che il vaccino non serve a nulla per me sei cretino, e se invece aspetti il vaccino come manna dal cielo, convinto che fai quello e passa tutto, sparisce per incanto ogni problema e si ritorna a prima, sei cretino il doppio.

mercoledì 30 dicembre 2020

sogno e stipendio

Pare che alla fine non ci sia stata effettiva violenza sessuale sulla vittima, e che sarà la comunità in cui viveva a prendersi cura delle capre di Agitu Gudeta. Speriamo. Mi spiace tanto per lei, e mi spiace che, al solito, molta gente prenderà questa storia come pretesto per una nuova campagna d'odio razziale, quando qui il fattore razziale è solo una parte del tutto. Se togliamo le origini a queste persone, la notizia è questa: un operaio a cui non è stato corrisposto, dopo un anno di crisi economica, l'ultimo stipendio, ha ammazzato il proprio datore di lavoro. Un gesto scatenato da futili motivi, come li chiama appunto il capitano in questo video, ma molto più radicati nel nostro sistema sociale di quanto si creda. Si può ammazzare qualcuno perché non ti paga lo stipendio? Io conosco persone che, almeno a parole, ti direbbero di sì. Poi certo, serve il giusto scatto d'ira. Ma in questo modo l'esempio di Adams Suleimani, che voleva il suo stipendio, sarà davvero più forte di quello di Agitu Gudeta, che aveva un sogno. E non può finire sempre in questo modo, con uno stipendio che si mangia il sogno di una vita.