Tre poeti, uno per uno nella notte.
Il primo mi confida che compone
per avermi letto, ma senza mai capire dove
andassimo. Il secondo mi domanda della nebbia
in cui vaghiamo dal mattino e presto, aggiunge,
darò luce anche a te nella mia storia. Il terzo condivide la paura
di una vita senza un grammo di certezza e il dubbio
chi di noi si salverà domani? (Lasciata agli sportelli
ogni speranza di collocamento, oltre i cancelli
delle fabbriche o la scuola).
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
giovedì 15 ottobre 2015
martedì 13 ottobre 2015
domenica 11 ottobre 2015
manuali
Io credo che chi traduce un testo letterario abbia a che fare con una materia per la quale non ci sono manuali, perché il traduttore a me sembra che deve essere anche lui in balia della propria impotenza, come dice Agamben, accettarla, accoglierla, fare come il poeta, coltivare la propria disperazione e avere una specie di fede insensata in un evento improbabile, perché è vero che noi siam dei meccanici, in un certo senso, ma siam dei meccanici che parlano di macchine «la cui storia, dentro di noi, non si spegnerà mai; e sarà la storia della nostra libertà», come dice Manganelli, e mi viene in mente una poesia del 1933 di Osip Mandel’štam che dice, più o meno: «I tartari, gli uzbechi, i samoiedi, e tutto il popolo ucraino, e i tedeschi del Volga, perfino, aspettano i loro traduttori. E forse, in questo momento, un giapponese, mi sta traducendo in turco, e mi fruga l’anima». Ecco, secondo me uno che traduce, si prende prima di tutto quella responsabilità lì, di frugare l’anima, e non ci sono manuali per l’uso dell’anima, o se ci sono io non li conosco.
[Paolo Nori, dal suo blog]
siti su pasolini: il privilegio dello stile
Segnalo una bellissima e assai lucida intervista a Walter Siti su Pasolini e sulla sua eredità culturale, politica e letteraria. L'intervista è a cura di Giacomo Giossi e pubblicata sul blog Gli Stati Generali.
"Mi colpisce molto l’articolo di qualche giorno fa di Roberto Saviano in risposta alle accuse di plagio. Una sacrosanta difesa, però nell’ansia di difendersi Saviano dice una cosa che nessuno scrittore dell’età di Pasolini avrebbe mai detto, ossia dice che c’è un solo modo per raccontare i fatti il che è una cosa palesemente falsa. Saviano fa una distinzione tra fatti e interpretazione che classicamente è giornalistica, ma non letteraria. Qualunque letterato dell’epoca di Pasolini sa che tutto è interpretazione, anche una rappresentazione neutra è già di per sé tinta di emozioni. Insomma l’importanza che lo stile aveva per quella letteratura adesso è sottovalutato e subordinato ad un panorama linguistico internazionale. La posizione di Saviano è internazionale, mentre il privilegio dello stile è nazionale."
L'intera intervista può essere letta QUI.
sabato 10 ottobre 2015
però so cantare
Nuovo spot con Bob Dylan, alle prese con Watson, intelligenza artificiale sviluppata da IBM.
Watson: «Ho letto tutti i testi delle tue canzoni.»
Bob Dylan: «Davvero li hai letti?»
Watson: «Posso leggere 800 milioni di pagine al secondo.»
Bob Dylan: «Sei veloce!»
Watson: «La mia analisi mostra che i tuoi temi principali sono il tempo che passa e l’amore che se ne va.»
Bob Dylan: «Beh, sì, mi sembra vero.»
Watson: «Non conosco l’amore.»
Bob Dylan: «Potremmo scrivere una canzone insieme.»
Watson: «Però so cantare.»
Bob Dylan: «Puoi cantare?»
Watson: «Du bi bop, bi bop du.»
venerdì 9 ottobre 2015
icona
Fenomenale. Se cerchi Antonio Lillo su Google Immagini la prima foto che viene fuori (con tutte quelle di cui ho disseminato il web) è quella in cui sono nudo sulla tazza del cesso. Ma nemmeno Frank Zappa! Un giorno, quando sarò morto, sarà quella la mia icona, sono quasi certo. Sulla tazza scriveteci Europa.
il sindaco
Mi telefona il sindaco. Ha letto il mio libro. Mi dice che sono bravo ma pigro. "Come un gatto e di più..." Probabilmente ha ragione lui.
sudamerica
Mi ha appena scritto un avvocato sudamericano che mi ha trovato tramite Fb. Pare che io abbia lo stesso cognome del suo defunto cliente (morto in un incidente stradale con moglie e unica figlia), e mi chiede se sono disposto a dichiarare che sono un lontano parente rimasto in vita del fu cliente, per andare in sudamerica a reclamare la mia parte di eredità, che ovviamente ci divideremmo in due, io e l'avvocato, che mi aiuterebbe a disbrigare tutte le pratiche legali necessarie al riconoscimento... Che faccio? Vado?
di risvegli, ritratti, patate e coincidenze
Stamattina, appena sveglio, ho letto il commovente ritratto che Sergio Pasquandrea fa di Louis Armstrong nel suo libro Volevo essere Bill Evans (Fara 2014), raccolta di brevi testi sul jazz. Così mi è venuto da pensare a Woody Allen che in quell'altro commovente autoritratto che è Manhattan inseriva questo pezzo fra i motivi per cui vale la pena di vivere: Potato Head blues, uno dei primi capolavori di Armstrong, inciso nel 1927 dai suoi Hot Seven e che si avvale nell'intro di un favoloso interplay col clarinettista Johnny Dodds appena entrato nel gruppo, per poi dare spazio a 0.40 a uno dei più belli assoli registrati da Armstrong, senz'altro il più gioioso. Alcune di quelle piccole cose, insomma, per cui vale la pena di svegliarsi, e che mi andava di condividere con voi.
Ora che ci penso, questo post va dedicato anche a Marco Bertoli, che è in parte ispiratore del libro di Sergio e che proprio ieri pubblicava a sua volta un pezzo omaggio a Louis. Quando si parla di coinvidenze letterarie.
giovedì 8 ottobre 2015
dov'era aspra campagna e poi...
Dov’era aspra campagna e poi
ci hanno colato il cemento a farne
un ampio spiazzo senza fantasia
con in fondo una ferita ancora aperta
per piantarci un albero o forse un’aiuola
pareva tutto concluso.
Invece, se lo guardi dall’alto, non è.
Ci trovi le tracce di vita insospettabile:
i passetti sporchi di sabbia del gatto
notturno e l’ombra della cazzodda
che si muove, grigia anch’essa
e perciò mimetizzata.
ci hanno colato il cemento a farne
un ampio spiazzo senza fantasia
con in fondo una ferita ancora aperta
per piantarci un albero o forse un’aiuola
pareva tutto concluso.
Invece, se lo guardi dall’alto, non è.
Ci trovi le tracce di vita insospettabile:
i passetti sporchi di sabbia del gatto
notturno e l’ombra della cazzodda
che si muove, grigia anch’essa
e perciò mimetizzata.
mercoledì 7 ottobre 2015
7 ottobre
7 ottobre giornata epica, campale, da ricordare.
1) Per cominciare mi hanno chiamato dal Comune (!!!). Mi ha chiamato il nostro sindaco, per comprarsi il mio ultimo libro. Onore al merito del sindaco!
2) Poi un grande artista italiano (non anticipo il nome) ha accettato di fare la copertina del mio prossimo libro. Per cui ho il libro, ho la copertina, mi manca giusto un editore!
3) Nel pomeriggio sono stato coinvolto in un grande & bel progetto (di cui non so se posso dare ancora i particolari e per ora non li do) sull'amico Pasolini e che si terrà a fine novembre nel nord della Puglia e poi vi dico meglio.
4) Sergio Pasquandrea mi informa che la frangia indipendente della cultura perugina presto presenterà alcune mie poesie in una serata a tema sui poeti italiani ancora vivi e non posso che ringraziarli!
5) A fine mese sono a Montichiari per presentare finalmente il libro di Maria Nardelli e subito dopo a Noventa per ri-presentare Teo Custodero.
6) Per finire un mio amico ha vinto la sua lotta contro il cancro, e anche se questa è la notizia che, personalmente, mi riguarda di meno è quella che mi dà più gioia. C'è sempre speranza, nonostante fuori piova e piova. Non bisogna arrendersi mai.
O, come diceva Lyndon Johnson (immortalato da DFW nell suo racconto più bello): "Sempre tentare, sempre vincere!"
lunedì 5 ottobre 2015
domenica 4 ottobre 2015
sabato 3 ottobre 2015
venerdì 2 ottobre 2015
il tic
Delle volte, a pensare che ho passato gli ultimi 5 anni a scrivere 3 libri uno più bello dell'altro, ma tutti quanti di poesia e per questo pochissimi li metteranno alla pari di un romanzo, persino del romanzo più scadente, certe volte se ci penso mi viene di pensarmi uno scrittore diversamente abile, e comincio per una sorta di tic a zoppicare vistosamente, a trascinarmi in giro, come se il mio stesso corpo, allarmato, non volesse seguirmi per la strada che ho preso.
una poesia di alfonso guida
Io non ho un pensiero politico. Sono privo di opinioni.
La Destra che è in tutti noi (così Pasolini), un po’ di sinistra, un po’ cristiano, cattolico, anarchico.
Nostalgia dell’umanità.
Linciaggio non finito delle opere d’arte del tempo.
Io non amo gli stucchi, io amo le crepe.
E se una persona ha ferite riconosco e mi sento meno solo.
Non credo nei partiti, come Kafka, tanto meno nelle coalizioni.
Nessun profondo sentire alto accomuna i fantasmi che si aggirano tra le stanze del potere. E c’è chi ne vuole.
Sto lontano da ogni trono e da ogni poltrona.
Ho un letto, a volte con un corpo non mio.
E un ragazzo poche sere fa mi ha sussurrato andando via nel buio: “ciao, infinito”.
Io vivo di queste umiltà. E se ne parlo non è per superbia.
La giornata è afosa.
Un libro di metrica arancione, il caprifoglio secco di giugno nel quaderno.
[inedita]
La Destra che è in tutti noi (così Pasolini), un po’ di sinistra, un po’ cristiano, cattolico, anarchico.
Nostalgia dell’umanità.
Linciaggio non finito delle opere d’arte del tempo.
Io non amo gli stucchi, io amo le crepe.
E se una persona ha ferite riconosco e mi sento meno solo.
Non credo nei partiti, come Kafka, tanto meno nelle coalizioni.
Nessun profondo sentire alto accomuna i fantasmi che si aggirano tra le stanze del potere. E c’è chi ne vuole.
Sto lontano da ogni trono e da ogni poltrona.
Ho un letto, a volte con un corpo non mio.
E un ragazzo poche sere fa mi ha sussurrato andando via nel buio: “ciao, infinito”.
Io vivo di queste umiltà. E se ne parlo non è per superbia.
La giornata è afosa.
Un libro di metrica arancione, il caprifoglio secco di giugno nel quaderno.
[inedita]
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