domenica 23 novembre 2014

pomeriggio al cinema

Ho finalmente visto il film di Martone su Leopardi. Mia personale impressione: bellino, ma senza entusiasmo. Al suo meglio mi ha fatto pensare al cinema didattico dell'ultimo Rossellini. Al suo peggio ha omesso, con tutta la sua voglia di "capire" Leopardi, proprio il momento centrale della sua evoluzione umana e artistica, cioè la fuga da Recanati e l'incontro con Antonio. Su quest'ultimo punto consiglio all'enorme schiera di gente che ho sentito propinare le più grosse puttanate gossippare nel dibattito post film, un bellissimo libro che parla del rapporto triangolare Giacomo-Fanny-Antonio e degli ultimi giorni napoletani di Leopardi: I tempi dell'ultimo Leopardi di Mario Marti (ed. Congedo). 
Poi vorrei ribadire al mio vicino di sedia che ha passato tutto il tempo a a controllare il suo smartphone e a un certo punto, a metà film, ha avuto addirittura il coraggio di mettersi a fare una telefonata per dire a un suo amico che si stava annoiando, che non gliel'ha mica ordinato il medico di restare al cinema se il film non gli piaceva, e che di sicuro (qualsiasi cosa si pensi dell'opera finale) un film su Leopardi non è e non sarà mai un western e quindi lo sai cosa ti puoi aspettare se vai a vederlo. Se non lo sai forse è ora che tu faccia una ricerchina su google, la risposta a qualsiasi dubbio cosmico. O, in alternativa, prendi il tuo telefono e ficcatelo in culo, ne avrai di sicuro grandi e poetici benefici.

alexander

mario

giovedì 13 novembre 2014

tre pezzi d'occasione (2)

Da una conversazione con due due amici fotografi

"Se ci pensi la fotografia è un po' come il porno. Lo sanno tutti che se sei bravo te la cavi anche con pochi mezzi, però se c'hai l'obiettivo lungo fai più bella figura. Infatti, se fai attenzione, i dilettanti cercano tutti di farsi una grossa attrezzatura, è istintivo. Magari non gli serve a niente, o non la sanno nemmeno usare, però la vogliono grossa, così si danno importanza. I più scarsi, dopo un po', la abbandonano o se la rivendono, perché più grossa è più è pesante, e portarsela appresso è sempre scomodo."

I segaioli della penna

Oggi ho l'obbligo (lavorativo, non morale) di recensire questo libro, scritto dal tipico esponente di quella categoria culturale che io chiamo "segaioli della penna", gente che si masturba con le parole perché non ha la minima considerazione per il piacere dell'altro, cioè del lettore.
Ecco un estratto tipico dell'opera di un segaiolo della penna, di cui non faccio il nome solo per educazione. Va constatato che segaioli così, nonostante la dedizione che mettono nella pratica solitaria, prolificano a vista d'occhio e, in suddetti ambienti culturali, ce ne sono pure troppi, tutti ne hanno, purtroppo, prima o poi incontrato uno:
"Condannato automaticamente allo smarrimento della forma, ad una ontologica de-formazione esistenziale, sotto i duri scossoni della frattura razionalizzata di ogni nucleo solido della vita, l'artista marginale, nel conflitto dei capitalismi nomadi dominanti, necessita di una indifferibile aeriformizzazione che, svincolandolo anche da ciascuna restrizione di "volume", lo doti di maggiore volatilità ("a-volumetria"), dinnanzi all'estrema volatilità delle élites nomadi; saldato allo "spazio", reso fatalisticamente localizzabile, disorientato dalla inafferabilità dei nuovi capitalismi, l'individuo è annientato dalla schiavitù della contingenza locale."

Oroscopo

Un oroscopo talmente bello che andava condiviso, anche perché fra fotografia porno e segaioli della penna, il pene di Napoleone, oggi, nel mio oroscopo ci sta proprio bene. Più tardi scriverò una lettera d'intenti a Valentina Nappi, dopodiché la mia giornata potrà dirsi conclusa in perfezione e bellezza.
"Nel 2007, quando il padre morì all’età di 92 anni, Evan Lattimer ereditò la sua grande collezione di bizzarre reliquie, che comprendeva un sigaro fumato da W. C. Fields, la patente di Greta Garbo, lo specchio da barba di Abraham Lincoln, un cappotto di pelle di orso del generale George Custer e il pene di Napoleone Bonaparte. Molti di quegli oggetti si rivelarono di grande valore per i collezionisti. Uno di loro si offrì di comprare il pene per centomila dollari. Ho il sospetto che nei prossimi mesi ti succederà qualcosa di simile. L’eredità che riceverai potrebbe non essere quella che ti aspetti, ma comunque rivelarsi più utile di quanto immagini. Rob Brezsny".

martedì 11 novembre 2014

detective story

11 novembre 2014. In copertina alla nuova edizione Einaudi delle Lettere di John Fante, viene pubblicato per errore il ritratto del poeta inglese Stephen Spender. Lo scandalo letterario del giorno. La casa editrice si scusa. Ma si potrebbe anche pensare che gli einaudiani non abbiano fatto i compiti a casa. Eppure c’è qualcosa di più interessante, il messaggio nascosto nell’errore, per cui ti rendi conto che questo è solo un modo come un altro, per la poesia, di sopravvivere in Italia: nascondendosi, cioè, nei libri degli altri, creandosi identità fittizie, nuovi passaporti temporali, ma lasciandosi dietro indizi, messaggi lanciati come lampi nel buio, tramando nell'ombra in attesa della prossima rivoluzione del gusto. “Accetta quello che passa, credi a quanto rimane”, scriveva acutamente Stephen Spender.

cose carine della giornata

Cosa N°1: intervista con Barbara Bracci, poetessa conosciuta tramite Sergio Pasquandrea, uscita ieri sul suo blog. Titolo: Un caffè corretto con Antonio Lillo. La trovate QUI.

Cosa N°2: fotografia inviatami stamattina da Tita. Tita l'ha commentata così: "Scherzo, eh!" Ma io, in verità, la trovo adorabile.

domenica 9 novembre 2014

i sogni di dio

Dio, come chiunque, non è immune al dolore, il male lo sovrasta come tutti. Ecco perché, all’improvviso, si è ritrovato con due tumori in corpo, e dopo l’intervento, senza più mezzo intestino. Tutto nel giro di un mese e con estremo pudore. Anch’io l’ho saputo a cose fatte, quando ormai la sua prolungata assenza dal bar e la voce fragile se lo chiamavi al telefono, ne svelavano la sopraggiunta infermità. L’ultima volta lo ricordo nel suo giardino, che sorseggiava vino in compagnia di una ragazza. O ancora di sfuggita nel traffico, che sfrecciava in motorino fra le auto ferme al semaforo. Non lo vedo da allora. Ho provato a chiamarlo l’altra sera. Ero fermo davanti alla sua porta e vedevo la finestra illuminata. Mi ha risposto che non c’era. Poi ha aggiunto: “Grazie della tua telefonata, amico mio, ma io sto tornando a casa, per curarmi. Ti saluto.” Io sto tornando a casa. Spesso mi sono chiesto cosa Dio sognasse nelle poche ore di sonno che si concede, e ho sempre immaginato che alla sua vita così burrascosa opponesse visioni di una serenità confortante. Non la stanza degli orologi da cui regola le frenesie del tempo, ma le foreste vergini dov’è nato, l’odore d’erba umida appena calpestata, il lungo giro di controllo insieme al guardiacaccia, poi l’abbraccio dei suoi figli e l’ultimo pasto caldo consumato in cucina, con sua madre. “Come stai, figlio mio? Come sei sciupato. Cos’hai mangiato in tutti questi anni?” Me li immagino così i sogni di Dio, sogni caldi come un rifugio nel silenzio, le coperte pesanti e l’odore del legno che ti accompagna nel sonno.

giovedì 6 novembre 2014

cos’è male e cos’è farsi male

Cos’è male: svegliarsi la mattina coi brividi, mal di schiena e la febbre, e per di più fuori piove un’acqua marroncina e la casa è umida e antipatica. Continuare a lavorare per delle consegne, con nessunissima voglia di fare alcunché e la capa che gira, il naso che comincia a colare sui tasti del pc.
Cos’è farsi male: in tutto questo farsi venire, per segreto masochismo forse, la malsana idea di riascoltare l’intera discografia di Luigi Tenco. Alle 13.30 ho deciso, mi suicido col brodino.

sabato 1 novembre 2014

non tutti si conoscono vivendo...

Non tutti si conoscono vivendo
ma c’è chi è nato per morire
e darsi un senso mentre arranca
giorno a giorno nell’attesa
del Giudizio. C’è chi è nato
per morire e chi per esserci.
Ma c’è chi campa una vita intera
senza ragioni che siano nutrirsi
parlare e concimare la terra
d’immondizia, compiacerci di sé
e della pace raggiunta con
poco sforzo di una vita mediocre
ch’è la vera misura del mondo.

venerdì 31 ottobre 2014

frammento da un articolo

Oggi pomeriggio ho scritto un articolo, ma era troppo lungo, così ho dovuto fare dei tagli. Questo frammento proprio mi dispiaceva buttarlo. Per cui lo copio-incollo qui. Scritto mentre sorseggiavo camomilla:

[…] Un Pd dilaniato fra le sue due anime, chiamatele come vi pare: democristiana e socialista, rottamatora e dissidente, riformista e nostalgica, tutti ridicoli allo stesso modo: una maggioranza impotente di benintenzionati ricattata o connivente con una minoranza che fa palesemente i cazzi suoi in nome del nuovo che avanza. Un Governo che senza nessun avallo popolare si tiene in piedi con alleanze estranee alla sua stessa natura, che annienta i sindacati, se ne infischia dei suoi stessi elettori, parla quando dovrebbe tacere e tace quando dovrebbe parlare. Una destra suddivisasi in bande, che in uno stato democratico d’Europa si permette di discriminare i suoi cittadini in base al reddito, di giudicare le scelte di vita di una persona, che proclama la diversità di immigrati e omosessuali, parandosi il culo con cavilli legislativi invece di mostrare le palle per ammettere che almeno “sì, sono razzista”, e poi manda in piazza le forze dell’ordine a picchiare chi sciopera perché sta perdendo il lavoro. E su tutti un presidente che sa di mafia. Direi che la misura è colma. […]

mercoledì 29 ottobre 2014

anniversario



[...] Ma Lou Reed mi ha insegnato anche che se riesci a trovare della bellezza nella merda pura, allora quella è bellezza vera. Mi ha insegnato a quale altezza guardare – e non da quale, per fortuna. E che la poesia non è per forza in versi, e che l’amore può prendere diverse forme. E mi ha insegnato anche, con Heroin, che la dipendenza è un fatto mentale, è quel desiderio di dormire per mille anni e svegliarsi altrove, e che alla fine dei giochi, comunque, la sensazione sarà quella di non averci capito un bel niente.  [...]

(dal blog dello scrittore Marco Montanaro)

martedì 28 ottobre 2014

lunedì 27 ottobre 2014

inutile

Una ragazza come te inutile
ad amarmi a salvarmi ecco
anche di poco. Una ragazza
buona solo per chiamarmi
e dire: ci sei? io sì per te.
Una ragazza come te insomma
buona a prenderci un caffè
in questo freddo che sale
e poi dirci le cose – ma parla! –
se come gatti nel sole
ci stiriamo sui muri. E parla.
Qui c’è troppo silenzio. Parla.
Silenzio. Inutile persino per
mancarmi.

i motivi del gesto



Caspita, ho appena visto il documentario su Salinger e mi ha preso una tristezza infinita. Ci sono un sacco di cose sue che rivedo in me. Mi chiedo, finirò anche io così? Schifosamente ricco e famoso mentre conduco una vita ritirata, coltivando una serie infinita di relazioni complicate con ragazze molto più giovani di me, affascinate dal mio ruolo di scrittore? Non lo so, di certo mi sto impegnando perché accada. Lo ammetto, sono molto influenzato da lui. Stasera, infatti, prendo una pistola e vado a sparare a Maurizio Gasparri. Se mi arrestano gli dirò di leggersi Il giovane Holden per capire i motivi del gesto.

definire

Definire non il nemico, ma l'opposto.
Questo non sono, non voglio essere e non sarò mai. Io sto dall'altra parte.


domenica 26 ottobre 2014

dov'è la prefazione?

Ho da poco acquistato l'edizione Einaudi di Da dove sto chiamando di Raymond Carver (25 euro!!), e mi sono accorto, con stupore, che dal volume manca la preziosissima prefazione scritta dallo stesso Carver, per presentare l'opera e come commiato dai suoi lettori. Qualcuno meglio informato, sa spiegarmi il motivo di tale omissione? E poi, pensavo che la prefazione di Carver fosse parte integrante e fondamentale dell'opera, ma si può fare una cosa così?