Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
mercoledì 2 giugno 2021
monta la luna
da "Iune la lune" (Schena, 1979), scritto nel dialetto di Valenzano. Questa una traduzione.
Come un poeta vero questa sera
la luna ho cominciato ad adocchiare
e masticando una bella cicoria
con lei mi sono messo a ragionare.
Dopo che le ho detto tante cose
le ho fatto la dichiarazione
e quando le ho lanciato una rosa
s'è fatta rossa per l’emozione.
Pure lei voleva parlarmi d’amore
ma non teneva il coraggio
e la vergogna faceva dentro e fuori
mentre mi dissetavo coi suoi raggi.
E proprio quando la stavo per baciare
ché la poesia mi traboccava dalla bocca
non sento che mi chiamano da casa:
“Eh uagliò, non vuoi andarti a coricare?”
affinità-divergenze fra il compagno vitantonio e la pizza
Non ne mangiavo una da mesi e infatti stasera, come mi sono azzardato, mi si è piantata nello stomaco come un paletto di frassino. Gli amori trascurati sono i più vendicativi.
martedì 1 giugno 2021
il dibattito generale
Sono in parte stranito dal leggere, anche sui giornali, come il dibattito generale si sia spostato velocemente sulla questione Vendola, che sembra quasi preminente rispetto alla condanna dei Riva. Per me questa condanna ha una sua importanza storica. Forse chi vive fuori non la vede allo stesso modo, ma siamo passati nel giro di dieci anni dallo sputo in faccia di "a Taranto si muore per il fumo di sigarette" (Bondi, 2013) all'ammissione con condanna che "a Taranto c'è stato un disastro ambientale conclamato, nella tacita consapevolezza dello Stato", perché Vendola, da qualsiasi punto di vista la si guardi, quelle cose le sapeva. Il problema vero, per quel che mi riguarda, non è che hanno dato tre anni e mezzo a lui, ma che li hanno dati 'solamente' a lui, con tutta la lunga lista di colpevoli, complici e conniventi che viene molto prima di lui. Non so, forse molti davano per scontata questa condanna dei Riva, che è un altro segno che qualcosa è cambiato. Ma così scontata non lo è, se ancora stamattina sentivo un pescatore di Taranto in TV dire che hanno fatto male a condannarli (i Riva) perché l'Ilva ha dato lavoro a tutti. E tu di quel che pensa quel pescatore cosa te ne fai? Gli dici che è un matto? Che è un ignorante e deve stare zitto (come hanno sempre fatto tutti, finora)? Che l'unico pescatore buono è quello che cantava De André? Oppure ti siedi ad ascoltarlo e cerchi di capire come fare, perché c'è ancora tanto lavoro da fare per cambiare quella città?
domenica 30 maggio 2021
il passero rosso
Ho ancora dei tuoi libri a casa, tutti di Bukowski, manco a dirlo. L'idea era quella di coltivare il pessimismo ottimistico, ma mica sempre ti riusciva. Ricordo certe incazzate epiche, a volte per un niente. Una volta te la sei presa per un panino con la mortadella. Eri comunque più libero di me, ma anche per questo più solo. Il che non ho mai capito se fosse un bene o un male. Però avevi un modo di parlare lento, a tratti stonato, forse per tutto il vino che ti sei bevuto negli anni, e per forza di cose, con te, uno doveva fermarsi e buttare all'aria ogni altro impegno e starti dietro. Qualche volta, lo confesso, ti ho bestemmiato i santi, ma era un’arte anche quella, in fondo, l’arte della chiacchiera e dei discorsi lunghi tirati fino a tardi. A dirsi cosa poi? Io non mi ricordo più niente, solo tutto quel tempo che se ne andava e questa cosa del pessimismo ottimistico e un certo brindisi che abbiamo fatto una volta, «Alla cattiva scrittura e ai pessimi amori», anche quello fregato a Bukowski.
venerdì 28 maggio 2021
tutto l'amore che c'è
Stamattina pensavo a Janis Joplin, che diceva quando salgo sul palco faccio l’amore con 25.000 persone ma poi torno a casa e sono sola. Ecco, io uguale, quasi 5000 amici su FB e nessun vero trombamico nella vita reale, poi dicono che questo mondo è falso e ingiusto. In compenso non faccio in tempo ad accettare un tipetto all’apparenza inoffensivo e come nulla mi arriva il messaggio in chat: GESÙ TI AMA. Almeno con l’amore stiamo apposto.
giovedì 27 maggio 2021
la televisiun
un posto
Stamattina, poco dopo le 7.00, è passato sotto casa un uomo che si trascinava dietro una pesante valigia, si sentivano le ruote macinare sull’asfalto, mentre gridava al telefono: «Sei una stronza! Spero che ti viene il Coronavirus e muori!». Arrivato in fondo alla strada, che è chiusa, si è guardato intorno sconsolato ed è tornato indietro. Io intanto, a letto, leggevo Mario Benedetti: «a volte lo si vede in un posto // come uno ha sé nella mente» e mi sono sentito in quel posto.
mercoledì 26 maggio 2021
la corsa
Tutti che scriviamo note recensioni appunti osservazioni a futura memoria dei libri che ormai leggiamo in pochi. La regola è quella: tu scrivi del mio ed io in cambio scriverò del tuo. Così forse un giorno, se mi salvo, ti salvi pure tu con me, in bibliografia. E viceversa. Unica salvezza dalla catastrofe del tempo, del nulla che ci aspetta, dalla dimenticanza dei posteri, non è sperare nel successo personale, ma puntare, contemporaneamente, su tutti i cavalli in gara; sapendo che uno solo vincerà la corsa e tu, fantino o brocco, bene o male ci sarai. Sperando che qualcuno, prima o poi, ne legga almeno uno, di noi.
martedì 25 maggio 2021
sui corsi editoriali
Uno scrittore è un dilettante dell’editoria che spera sempre di essere promosso ad artista in virtù del suo genio, come succede in certe favolette cinematografiche. La verità è che non funziona così. Come in tutti i campi dell’arte la formazione – la gavetta – è tutto. Più gavetta fai, meglio conosci i meccanismi dall’interno, migliore sarà il tuo percorso editoriale, anche se ovviamente genio e fortuna sono sempre discriminanti. Per questo motivo, pur non facendoli in prima persona, non riesco a capire certi post o atteggiamenti contro i corsi editoriali organizzati da altre case editrici, con l’accusa che così facendo tradiscano la propria missione che è vendere libri. Ma quelli che mi scrivono email piene di ingenuità sono spesso ragazzi che di editoria non sanno nulla e che invece, se sapessero, ci guadagnerebbero loro nel proporsi e farebbero perdere meno tempo a me. A volte mi sembra che l’editoria sia l’unico campo dell’arte dove si presume che tutti siano capaci di scrivere, che i corsi di formazione non servano a nulla e se ne fai uno ti stanno fregando. Per tutto il resto, dall’acquerello alla fotografia alla realizzazione dei vasi in terracotta, nessuno ti dice nulla se fai un corso, ma per l’editoria sì. Parlo di editoria e non di scrittura, perché io personalmente farei fare dei corsi a tutti quelli che vogliono provarci, non solo quelli di scrittura, ma corsi completi così gli aspiranti imparano come si scrivono le È invece di E’ o come gestire gli spazi intorno alla virgola, ma anche come si fa per scrivere una sinossi o una semplice mail di presentazione, cosa c’è dietro la firma di un contratto, cos’è il bon ton per cui non è corretto chiamare un editore dopo le 22 per chiedergli se ha letto il tuo manoscritto, o come si svolge e quanto costa il lavoro di un ufficio stampa. Io penso che capire cosa regge l’impalcatura dei nostri sogni li può rendere delle persone migliori, se non dei novelli Hemingway. E penso anche che in pieno 2021, in piena era informatica, uno scrittore o comunque una persona che aspira a lavorare in campo editoriale certe cose debba saperle prima, a prescindere. Informarsi. Primo, perché più errori fai, più ingenuità commetti, più tempo perderai per emergere. E secondo perché, se sei scafato, allora hai maggiori chance di non farti fregare dal primo venuto.
lunedì 24 maggio 2021
domenica 23 maggio 2021
bambini
Ieri
leggevo, nel saggio di Miłosz sullo stato di assuefazione o
asservimento degli artisti al regime comunista, che se da una parte gli
artisti si piegavano ai dettami del regime perché questo dava loro una
rendita e una casa, in quanto gli artisti erano considerati necessari
alla formazione culturale del popolo, dall'altra, visto che l'unica arte
che potevano sviluppare era legata al realismo sociale (unico genere
ammesso dallo Stato), la sola valvola di sfogo creativo per loro, quella
a cui tutti ambivano per sbrigliare la fantasia e i colori, era la
letteratura per l'infanzia, su cui lo Stato attuava una censura più
blanda. Così, oggi, alcune delle opere più alte prodotte sotto la rigida
dittatura comunista, sono libri per bambini.
venerdì 21 maggio 2021
funghi
Ieri a Bologna in Lettere si è parlato (anche) di John Cage, così, stimolato dalla chiacchierata, sono andato a leggermi alcuni aneddoti su di lui. Ce n’è uno bellissimo che ho letto dove nel 1959 Cage partecipa a “Lascia o raddoppia” di Mike Bongiorno come esperto di funghi. Non solo vince il premio, ma già che c’è gli chiedono di esibirsi in una performance. L’esibizione lascia allibiti sia il pubblico che lo stesso Mike, il quale (ancora ammirato per la sua competenza sui funghi) si avvicina a Cage e gli dice: “Bravissimo Sig. Cage, ora che ha vinto cosa farà, torna in America?”. Cage gli risponde: “Io vado, ma la musica resta”. E Mike: “Ah, lei se ne va e la sua musica resta qui? Ma non era meglio il contrario?”. Ecco, l’ho trovata la cosa più vicina che ci sia oggi in Italia al rapporto del pubblico con la poesia. Il poeta se è simpatico può rimanere, ma la poesia meglio di no. Il problema è quando il poeta è antipatico, non resta più nulla.
giovedì 20 maggio 2021
iceberg
Il mondo rapidamente si sbriciola e va in pezzi. Ma noi continuiamo a indossare le nostre mascherine, perché quelle ci proteggeranno dagli inganni del tempo e ci aiuteranno a superare le correnti gravitazionali e pure quelle marine.
il suono di casa
mercoledì 19 maggio 2021
neo-impegno e disimpegno
A
me pare che il nuovo libro di Siti contro il neo-impegno stia
diventando un facile pretesto per molti per giustificare il proprio
disimpegno. Ha ragione Siti quando dice che le ragioni dell'arte devono
essere più forti di qualsiasi causa o posa. Né possiamo fare di ogni
libro un libro sociale, altrimenti sai che palle! Però le ragioni
dell'arte vanno (anche) a braccetto con le ragioni del cuore. Sposare
qualsiasi causa è stupido, non sposarne nessuna è disumano. Se io nei
miei versi parlo di alcuni temi e non di altri è perché me li sento
addosso, mi pesano sul cuore. Se tu non ne scrivi forse è perché non te
li senti addosso; o forse è perché te ne vergogni, perché pensi che
parlare del dolore degli altri possa sporcare il tuo dolore, macchiarlo
con l'orrore della cronaca e per questo declassarlo; o peggio ancora
compromettere i tuoi difficili rapporti col sempre politicamente
corretto mondo editoriale. La posa del neo-impegno è brutta, quella da
scrittore immacolato lo è altrettanto. Magari a non parlarne, come
artista, sei fuori dalla posa del neo-impegno; umanamente potresti
essere uno stronzo. Io ci penserei.
martedì 18 maggio 2021
la polemica del fo
Poco fa leggevo un post fra i tanti, in cui si riportava un aneddoto di Battiato che rispondeva male a Dario Fo, il quale gli diceva di non apprezzare i suoi testi. Sotto il post, fra i soliti commenti sprezzanti, ce n’era uno che scriveva che quello di Fo era un Nobel immeritato. È un pensiero che serpeggia questo. E, lo confesso, io non l’ho mai capita questa cosa del Nobel a Fo che offende tanto gli italiani. Penso che se fosse successo a un artista francese, in Francia sarebbero stati contenti di quel Nobel a un connazionale. Invece noi no, noi per pura onestà intellettuale diciamo che non se lo meritava, era meglio darlo a Philip Roth. Non parlo manco di Luzi, altro grande sconfitto, perché chi lo legge più Luzi? Una volta l’ho consigliato a un amico che mi fa: è bravo, ma puzza di cattolicesimo. Così è visto Luzi in Italia. E questi siamo noi, un popolo di stronzi (Monicelli). Ma tutti quanti appassionati di musica, cinema, opera e teatro, al punto che ci possiamo permettere di dire chi merita cosa oppure no, o quanto è giusto o meno il giudizio della commissione di Stoccolma, in base alla nostra vasta conoscenza dell’arte che però ci guardiamo bene dal sovvenzionare (anche semplicemente pagando il biglietto). Me ne capitano di continuo di persone così, che mi vengono a parlare del mio lavoro, dei miei libri, a dire quanto è bello o brutto quel libro e poi hanno letto solo poche cazzatine d’amore di Neruda o di Tagore. Hanno letto un solo libro e per questo credono di conoscerne altri mille. Sono sincero, io non lo conosco così bene il lavoro di Dario Fo, non abbastanza da potermi esprimere su di lui, non conosco nemmeno bene il contesto sociale e politico in cui si è espresso, che pure credo conti qualcosa, non c’ero e nessuno me lo ha detto, e a nessuno ha interessato raccontarmelo. Sarebbe stato bello capire meglio quel contesto anche attraverso Fo, ma non è successo. Posso solo dire, da appassionato di Enzo Jannacci, che piaceva tanto anche a Battiato (meno agli italiani: troppo triste), che senza Fo quelle canzoni sarebbero state diverse, e solo per quelle (Ho visto un re, La luna è una lampadina, Ohè sunt chi, Veronica, L’Armando, persino Vengo anch’io no tu no che Jannacci fece esattamente come Fo non la voleva, perché l’arte spesso succede per reazione a qualcosa e non soltanto per approvazione), solo per quelle magari il Nobel no, ma un minimo di rispetto in più a Fo potremmo anche darglielo.
domenica 16 maggio 2021
luigi
Forse è perché sono più vecchio di quello che mi credo, e il mio mondo è piccolo e definito, confortevole. Ma nell’ultimo anno ho visto morire così tanti amici che non provo quasi più piacere a uscire, dovunque vado non vedo più la piazza, la villa, lo stradone, ma solo un altro posto vuoto. Oggi se ne va pure Luigi De Michele. L’ho sentito appena l’altro giorno e stava bene. Mi aveva mandato uno dei suoi saggi di economia agricola in cui ribadiva, come faceva da tutta una vita, la sua sola fede: che tutto il nostro cuore sta nella terra, ed è dalla terra che si deve ripartire per salvare questo paese. Ognuno si sceglie la propria missione e la persegue come può. Io non ho mai visto nessun altro scrivere con tanto amore, ammirazione e rispetto della dignità di un pugno di contadini del sud, che con l’uso di una zappa e della forza delle proprie braccia erano stati capaci di cambiare il destino di un popolo. Lui lo aveva visto succedere e non voleva che questa eredità venisse perduta.
sabato 15 maggio 2021
between thought and expression
Mi ha scritto un ragazzo che mi aveva mandato tempo fa una raccolta in un italiano talmente asettico e precisino da rasentare poeticamente il rigor mortis. Non un brivido, non una traccia di emozione. Era una cosa strana da spiegargli, perché non c’era nulla di sbagliato in come scriveva, semplicemente gli mancava una lingua, una voce, uno stile. In lui ogni immagine diventava banale. Era il perfetto risultato di una buona e rigorosa educazione scolastica, per cui non potevo nemmeno dirgli che avesse sbagliato a studiare, con tutti i ciucci che mi contattano. Per fargli capire cosa intendevo gli ho consigliato di leggersi Di Ruscio. Ieri mi ha scritto innervosito dicendo di aver seguito il mio consiglio e di essere rimasto deluso. Questo Di Ruscio è uno che non sa nemmeno dove comincia la lingua, è tutto sbagliato in ciò che scrive, la sintassi, la punteggiatura, il semplice uso delle parole che spesso sono scritte male. Quello è avere una voce, gli ho spiegato. Se quella scrittura “sbagliata” ma espressiva ti scatena delle immagini, delle emozioni, allora funziona, è da quella forzatura delle regole che nasce la poesia. Non ti ha scatenato proprio nulla? gli ho chiesto. Solo una gran rabbia, mi ha risposto, perché uno che non sa nemmeno scrivere viene pubblicato e io no. Mi ha ricordato tanto una ragazza che conoscevo, a cui molti anni fa feci ascoltare un disco dei Velvet Underground e mi rispose che non le piacevano perché sono stonati.
venerdì 14 maggio 2021
intervista a un poeta
È stato ieri o stamattina? È più di un anno?
E come l’hai trovata? Sana e forte o gracilina?
Di quale colorito? Quale umore? Era piena
di entusiasmo o già piegata dalla vita?
Era calda e fumante o ancora acerba?
Aveva già un partito o zoppicava? Con le ali
reclamava un posto al sole o alla finestra?
E ha bussato per entrare? O si mortificava
perché non ti voleva ed era pronta a odiarti?
Aveva mani grandi o lunghe gambe?
Reclamava un abbraccio oppure un morso?
O già poneva le domande di ogni figlia
che ingrata e piena di rimpianti
chiede perché l’hai messa al mondo?




