Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
mercoledì 8 novembre 2023
discorso del giardiniere
col corpo rigonfio e le gambette magre.
Le lumache lo adorano. Vicino a lui
persino le gramigne si sentono a casa. Quando piove
ripara i suoi amici col suo manto nero
e dopo la pioggia distende le sue antenne color miele
a cercare il contatto coi bombi. Senza dubbio
arricchisce la tavolozza del verde. Dovrei
estirparlo? Se aumenterà il suo seguito
dovrò intervenire. Per ora lo lascio crescere
in pace, perché anch’esso porta con orgoglio
un nome latino, anche se non si addice
alle rose.
MICHAEL KRÜGER (Residenz Verlag, 1998)
cartella X
La gente non mi crede quando dico loro che ho un'intera cartella sul mio PC, la cartella delle bolle X, che è piena di bolle di spedizione di libri che si sono persi nel nulla, fra librerie che non rispondono al telefono o alle mail, o sono chiuse nel frattempo, quelle per cui hai perso le speranze, altre di cui mi sono scordato io (perché magari hanno preso 3 copie di un titolo l'anno passato per una presentazione e dopo non vale più la pena inseguirli), altre che non ti hanno mai pagato o rendicontato una vendita, altre che non hanno venduto una sola copia ma ti dicono che se rivuoi i libri indietro il corriere per la spedizione lo paghi tu (nemmeno ti avessero fatto un favore a prendere i tuoi libri gratuitamente in negozio). Sono tutti libri che bene o male circolano (altro che: i libri dei piccoli editori non circolano! circolano eccome, solo non producono denaro!), ma circolano sempre a mio discapito, visto che sono libri su cui ho investito io tempo e denaro ma da cui non mi tornerà indietro mai nulla, nemmeno il piacere di sapere se dove sono finiti sono piaciuti; al massimo mi beccherò il rimprovero di qualche autore che vuole sapere quante copie sono state vendute del suo libro e io posso sempre andare avanti per approssimazioni e stime noiossissime. Sono i miei libri fantasma, insomma, quelli per cui davvero non vale la pena di vivere, se si fa un discorso puramente economico, forse un po' se si fa un discorso artistico, ma il discorso artistico in questo caso compete sempre agli autori, perché il libro alla fine è LORO. Dei piccoli editori che li hanno pubblicati in genere nei libri di storia resta sempre un ritratto un po' folcloristico, come se vivessero sulle nuvole, o macchiette un po' folli, o fissati, o militanti dal piglio ferreo di chi ha visto la Luce, al massimo della fortuna c'è un Gobetti che lo prendono a bastonate le camicie nere. Di quelli che come me vivono di continuo nel dubbio di non essere abbastanza bravo, e col mal di stomaco di aver sbagliato tutto, non si parla quasi mai.
martedì 7 novembre 2023
lo scrittore-lettore
sulla bilacia
Anche io sono convinto, come tutti, che viviamo in un periodo di continua propaganda, spesso giornalistica, che ci bombarda dalla mattina alla sera con notizie interessate a descriverci una realtà manichea dove noi si sta sempre dalla parte dei buoni. Però, devo anche dire, non sempre il modo in cui esprimiamo il nostro dissenso critico è più limpido, e meno interessato, del modo in cui si fanno infinocchiare gli altri. Ad esempio, a parità di bombardamento mediatico sui fatti di guerra di questi giorni a Gaza, se messi a confronto con quelli dell’anno passato in Ucraina, io ancora non ho letto un giudizio dissidente che si lamenta – come invece facevano di continuo l’anno scorso – che quando si parla, su tutti i canali televisivi e social, o pro o contro, di quell’orribile e ingiustificato attacco, ci si scorda degli altri 59 o 60 conflitti in corso nel mondo, molti dei quali in Africa. Io questo rimprovero che facevano tutti: “perché non parlate delle altre guerre del mondo?” oggi non lo sento più dire da nessuno, né da una parte né dall’altra della barricata, e mentre i Tg rilanciano la palla più fiaccamente sul conflitto in Ucraina, dell’Afghanistan, ad esempio, che era il caso precedente non ne parla più nessuno in assoluto. Che non significa che minimizzo lo schifo che mi fanno i fatti in corso, significa che (almeno per ciò che vedo) per alcuni un morto nel conflitto in Sudan acquista più o meno rilevanza umana, o peggio ancora statistica, se messo sulla bilancia a confronto del conflitto che gli sta più o meno a cuore, o che intende contestare, e questo mi pare non sia tanto giusto, né alla fine un discorso più pulito di tanti altri.
sogno della scala
In un sogno ricorrente delle ultime settimane, sto salendo con un gruppo di persone – le quali stanno parlando, con una certa frivolezza, di una donna bellissima e assai attraente che si è fidanzata con un cretino – su per una lunga e scricchiolante scalinata in legno, che sale a spirale verso la cima di un palazzo antico, e che, man mano che si sale, si stringe sempre più su se stessa fino a chiudersi poco prima del pianerottolo in cima. Lo possiamo osservare, oltre la tromba delle scale, attraverso la balaustra pericolante. L’unica maniera per passare oltre è scavalcare la balaustra, che sembra pronta a schiodarsi e cedere al primo soffio, e aggrappandosi a quella saltare nel vuoto, verso il piano dall’altra parte. Io non mi fido di me stesso, né del fatto che la balaustra possa reggermi per quei pochi secondi necessari a darmi la spinta necessaria per il balzo, e sono quasi pronto a tornare di sotto. Ma uno dei miei compagni non ci pensa due volte, sfonda la balaustra con un calcio facendone precipitare i pezzi in basso e subito dopo spicca il salto. Ma io non vedo come va a finire – se atterra al sicuro sul pianerottolo o precipita di sotto – perché è tale la mia paura, anche per lui e per tutti gli altri, che chiudo gli occhi e le orecchie fino a sentirmi cieco.
lunedì 6 novembre 2023
domenica 5 novembre 2023
rimbaud in africa
Come tutta la sua vita da poeta è particolarmente avvincente, è sorprendente e a suo modo ironica, o ridicola, la vicenda africana di Rimbaud, che potrebbe tranquillamente finire – com’è in effetti successo, credo – come avventuriero senza scrupoli in una storia di Corto Maltese. Rimbaud arriva ad Aden in puro stile caravaggesco: a Cipro ha ucciso un uomo per futili motivi, un povero operaio con cui aveva avuto una lite e accecato dalla rabbia gli ha spaccato la testa con una pietra, quindi scappa per evitare il carcere. Riparato lì si impiega in una ditta di commercio con l’idea di fermarsi un po’ di tempo, ma non certo 11 anni. Viene considerato un impiegato modello, affidabile e intelligente, eppure nelle lettere alla madre ultracattolica (da cui era scappato da ragazzo) non fa che lamentarsi di tutto e tutti, del clima, dei colleghi, dei capi, le chiede soldi per avviare assurdi progetti che in breve tempo lo faranno diventare ricco, così potrà presto sposarsi, far figli e formare una vera famiglia, non come suo fratello che conduce vita dissipata e di cui non perde occasione per parlar male: in queste lettere assomiglia, insomma, a un personaggio di Alberto Sordi. Tanto la sogna la famiglia che alla prima occasione molla la compagnia in cui è impiegato e si mette in commerci lucrosi come mercante d’armi con gli eserciti africani che preparano varie guerriglie. Lo fregano tutti, ma in questo modo ha l’occasione di essere uno dei primi europei a entrare in territori africani inesplorati, descritti in un paio di guide che non c’entrano nulla con la poesia ma favoriscono la geografia. Anche qui le opinioni su di lui divergono comicamente: per il consolato italiano è un pericoloso agente segreto francese e allo stesso tempo un efferato mercante di schiavi; per i mercanti inglesi è un imbroglione insolente e bugiardo, molesto e senza scrupoli: a un certo punto viene rimproverato perché sta provando a smerciare con insistenza un lotto di block notes che nessuno vuole, perché lo sanno tutti che gli africani sono analfabeti; per i francesi è ufficialmente un disertore (era arrivato a Cipro proprio per evitare il servizio di leva) e un voltagabbana la cui parola vale poco o nulla, salvo che probabilmente lavorava davvero come spia e agente segreto. L’unico punto su cui convergono tutti è quando lo descrivono come un tirchio della peggior specie, uno che non mangia e non si lava per risparmiare, non va nemmeno a puttane o nei casinò per non buttar soldi, ha un solo vestito che usa con qualsiasi clima, quando può dorme per strada per non pagare una camera, e non perde occasione di litigare per ricontrattare a suo vantaggio i compensi pattuiti. Il denaro, il desiderio di farlo e la paura di perderlo lo ossessionano per tutti i suoi anni africani. E proprio per questo, non fidandosi assolutamente di nessuno, porta legata addosso una cintura piena d’oro da cui non si separa mai, tutta la sua ricchezza che non usa, preferendo fare vita da pezzente, e qui siamo dalle parti di Molière: la cintura, infatti, pesa una decina di chili. Portarsi dieci chili d’oro addosso ogni singolo giorno per più di dieci anni in Africa. Ve lo immaginate? Allo stesso tempo questo ex poeta così ridicolo, malinconico, amareggiato e pieno di lamentele e di rimpianti, è anche, realmente, un avventuriero senza paura. Quando si ammala alla gamba, malattia che lo porterà presto alla morte, costruisce una lettiga su cui si lascia cadere e ingaggia quattro portantini neri per trasportarlo, con un dolore lancinante al ginocchio che non lo abbandona mai, per 300 km attraverso il deserto fino al porto più vicino da cui salpare per la Francia. Durante la traversata uno dei portantini esausto inciampa e lo fanno cadere per terra. Rimbaud, nonostante abbia la gamba già quasi in cancrena, la usa come scusa per trattenere una parte dei soldi dal compenso promesso.
risolvere il problema alla radice
Chissà perché, mi chiedevo oggi guardando il Tg, quando un cretino di ultradestra vuole risolvere un problema alla radice o dare una prova di forza muscolare quanto inutile, la prima cosa che gli viene in mente di dire è "mo lanciamo una bomba nucleare", gonfiando il petto come un tacchino. Non si capisce più se è coglionaggine del singolo individuo o cultura del pisello duro multifunzionale, visto che queste persone devono di sicuro essere convinte che il loro pisello abbia anche un aspirapolvere incorporato, perché lo sanno tutti che se lanci una bomba nucleare poi di polvere e macerie ne fai un sacco, e qualcuno la dovrà anche pulire un giorno quella polvere, decontaminare, altrimenti non serve più a nessuno: vedi quei poveracci in divisa che si sono avvelenati l'anno scorso a Chernobyl e fatti venire tutti un tumore perché nessuno ha spiegato loro che se un terreno è contaminato dalle radiazioni dopo non può andarci a vivere più nessuno, che sia israeliano o russo, o arabo o americano o coreano o qualsiasi altra razza ti venga in mente di dire: si ammalano tutti allo stesso modo in quanto umani. Di fatto, io a una donna, persino di ultradestra, "mo lanciamo una bomba nucleare e risolviamo il problema alla radice" non l'ho mai sentito dire.
a ciascuno il suo
A ciascuno il suo catcalling. A me ad esempio stamattina uno passando in auto mi ha gridato: "Tagghjete chera varve, mucetone purke!"
sabato 4 novembre 2023
sumurun
Sumurun (1920) è l’ultimo film a cui Ernst Lubitsch partecipa in qualità di attore (oltre che di regista). Vi interpreta il ruolo assai patetico di un clown gobbo, tradito e deriso dalla donna che ama (una Pola Negri talmente seducente da imporre alla pellicola il divieto di visione ai minorenni), che lo lascerà per vendersi a un ricco sultano (Paul Wegener). Seguendo uno schema che ha un’anima profondamente teatrale, puro melodramma (anche se la storia si intreccia con un'altra che rimanda alle Mille e una notte), il clown prima prova a uccidersi con una droga poi, profondamente addormentato, per una serie di rocambolesche avventure in cui il suo corpo viene maltrattato come un fantoccio, trafugato dai ladri e trasportato in giro per la città, finisce per risvegliarsi nel palazzo del sultano, dove scambiato per uno spettro attua la sua vendetta... il tutto nel più completo silenzio.
venerdì 3 novembre 2023
ridere
Oggi, mentre guardavo il Tg, ho pensato con tanto rimpianto che viviamo davvero in tempi bui e che una volta, di fronte a notizie succose come quella delle tre escort sfrattate dalle loro ville milionarie alla morte del loro protettore Silvio Berlusconi che intanto viene iscritto nel Pantheon degli uomini che hanno dato più lustro alla città di Milano, ecco in altri tempi da una notizia così, personaggi assai più illustri come Dino Risi avrebbero tratto materiale per un film in cui ribadire col sorriso l'amara verità che in fondo, almeno a Milano, la mela non cade mai lontana dall'albero. Invece Risi è morto, quella stagione lì è morta, e a noi resta di guardare le notizie in Tv senza più ridere di niente e di nessuno. Nemmeno di noi stessi.
giovedì 2 novembre 2023
cinema e letteratura
Non credevo alla crisi del cinema, comincio a crederci da qualche giorno: da quando hanno «indetto» un convegno sui rapporti tra Cinema e Letteratura. In genere, da noi – non rivelo un segreto – un convegno a cui partecipano i letterati è già il segno della fine. Non saprei dire il perché: forse per la pigrizia che spinge i letterati a occuparsi delle questioni letterariamente. Un convegno sui rapporti tra i Buoi e la Letteratura si fa di solito quando i buoi sono scappati. A questo convegno sul Cinema hanno partecipato vari e ottimi scrittori, un solo produttore, qualche personaggio ufficiale. Si è molto discusso sul sesso degli angeli. Qualcuno ha anche parlato sui rapporti tra Letteratura e Fisco. I produttori sono stati generalmente incolpati di essere avidi e faciloni: e questo è talmente noto che non c’era bisogno di riunirsi per scoprirlo. Il produttore – per quanto strano possa sembrare – è un tale che mira a far soldi. Incredibile. Qualche volta ha provato a sue spese che le idee nobili non vanno, il pubblico preferisce le idee ignobili, ci si sente più a suo agio. Il produttore è quasi sempre lo specchio del pubblico.
martedì 31 ottobre 2023
la terra
Ci sono scrittori là fuori, alcuni profondissimi, a cui manca il senso dell’umorismo. Ne ho conosciuti. Tu fai loro una battuta e loro ti fissano ebeti, come alienati. Ti credono un idiota, ti voltano le spalle come se fossi un villano. Non ci arrivano proprio alla risata, a ridere di sé e degli altri, del fatto che siamo fatti di niente, per loro – che spesso si mettono al centro di tutto – la vita è troppo seria per essere declassata in scherzo. Probabilmente, penso, si immaginano come Amleto col teschio in mano, mentre li guardo divertito come il becchino che sta loro a fianco. Loro si vedono lì, tragicamente prossimi al teschio, sottoterra, si immaginano già dentro la fossa, si identificano con la fossa in cui cadranno. Io penso più prosaicamente che la fatica di spalare la terra per scavargli la fossa e poi ricoprirli toccherà a me, che sono povero di spirito rispetto a loro, ma ho a che fare con la terra tutti i giorni, o almeno io vedo la terra, vedo la terra intorno al buco, non fosse altro che brulica di vivaci lombrichi.
sogno del camion
Stanotte ho fatto un sogno lunghissimo, che non racconto, ma in cui ero in viaggio con mio fratello. A un certo punto, verso la fine del sogno, dovevamo attraversare un confine, percorrendo un tunnel, per arrivare in un paese dall’altra parte della montagna. Davanti a noi c’era un camion molto alto e ingombrante, e visto che non potevamo superarlo sulla sinistra, mio fratello che ha una guida piuttosto aggressiva aveva deciso di superarlo passando direttamente sotto il camion. A me pareva pericoloso e provavo a dissuaderlo, ma mio fratello quando si mette in testa una cosa è quella. Stava già accelerando per infilarsi sotto il camion quando ha squillato il telefono e abbiamo sentito la voce del camionista davanti che ci rimbrottava aspramente “Ma che state facendo?” dissuadendoci dal superarlo. Lo abbiamo incontrato oltre il tunnel, in un autogrill – che assomigliava alla sala d’aspetto di un aeroporto – dove prima ci ha rimproverato a lungo, poi ci ha parlato più dolcemente, poi ci dato delle dettagliate istruzioni per arrivare nel paese che dovevamo raggiungere, infine ci ha salutato con un abbraccio. Lo abbiamo ascoltato in silenzio, un po’ frastornati dalle sue chiacchiere chiassose, persino mio fratello che si è allontanato da noi ancora più frastornato di me, e poco prima di lasciarci ho chiesto al camionista di fare un selfie insieme per ricordo. Soltanto che nella foto che abbiamo fatto insieme – ma io nel sogno un po’ me lo aspettavo – accanto a me, al posto del camionista, c’era mio padre. Ma la cosa ancora più sorprendente è che dietro di noi, seminascosto da uno scaffale, c’era Francesco Santoro che ci guardava le spalle come un angelo custode un po’ luciferino.
domenica 29 ottobre 2023
sogno dell'epitaffio
Stanotte ho sognato che morivo e facevo scrivere sulla mia tomba, come epitaffio: "Non ho mai lavorato un solo giorno della mia vita, io". La gente non sapeva come prenderla, se come battuta a cui ridere, o offesa verso la loro vita da schiavi. Fatto sta che c'erano quelli che, per ricambiare lo spregio, non visti portavano il cane a pisciare sulla mia tomba. Quella è tutta invidia, mi diceva il becchino quando andavo a trovarmi il fine settimana e nascondevo coi fiori le macchie di pipì, perché mi vergognavo dello sporco.
giovedì 26 ottobre 2023
la casella bianca
Signora che ha acquistato un nostro libro su Amazon mi scrive in chat per richiedermi fattura. – Senza problemi, le dico. Unica cosa, siccome manca dovrebbe fornirmi il suo codice fiscale (o P. IVA) per completarla. – Non capisco, la fattura me la deve fare lei, perché dovrei darle il mio codice fiscale? – Perché per l’Agenzia delle Entrate una fattura senza il codice fiscale dell’acquirente non è valida. – Senta, non lo so, non potrebbe mandarmela lo stesso con la casella bianca, poi il mio codice fiscale lo aggiungo io?
martedì 24 ottobre 2023
sally meyer
Accidioso, caustico, bugiardo, cascamorto impenitente e dalla battuta facile, brillante e spesso allusiva, col sorriso dell'eterno ragazzo che gli fa perdonare ogni cosa, Sally Meyer è l'alter ego inventato da un giovanissimo Ernst Lubitsch nella prima parte della sua carriera (negli anni '10 del '900 in Germania), quando è il principale attore dei suoi film. Sono commedie mute ancora oggi godibilissime (per quanto nella maggior parte dei casi perdute: spesso la censura, non soltanto nazista, le ha distrutte perché scritte dirette e interpretate da un ebreo che prendeva spudoratamente in giro la propria comunità di appartenenza). Formidabili gli scambi di battuta in puro stile yiddish, come quando in Meyer da Berlino (1919) viene sfidato a duello e così risponde a chi lo ha sfidato per il mattino dopo: "Io non mi sveglio mai in tempo per i duelli. Se faccio tardi, lei cominci pure senza di me" (che già anticipa Woody Allen). O come quando più romanticamente bacia una ragazza che gli piace (ma non è sua moglie) e le dice: "Ora non farti strane idee, questo è solo per dimostrarti che non sono timido". Come se ci fosse bisogno di dimostrarlo.
un'altra poesia di cassiano ricardo
Il mio viso di terra
resterà proprio qui
sul mare o all’orizzonte.
Resterà di fronte
alla casa dove abitavo.
Ma il mio viso azzurro,
il mio viso che viaggia,
andrà dove andrò io.
Tutto il mondo fisico
che gorgheggia là fuori
non mi cerca adesso.
Mi sono imbarcato su una nuvola
per il varco della finestra
dei miei cinque sensi.
E a che serve la gioia di dire
che sono presente
col mio viso di terra
se non sto più in casa?
Inutile insistere.
Mi sono ritagliato una coda
di forme e colori.
(L’astrazione è un modo
d’inventarsi un’assenza)
e sono lontano da me stesso
in questo viaggio astratto
senza orizzonte né fine.
Un giorno tornerò
come un passerotto di mare
in un mite pomeriggio
all’ora del tramonto.
Solo allora, biondina,
ascolterai il mio ritmo
e mi domanderai:
tu chi sei, poveretto?
Ma io vengo da così lontano
e così azzurro in viso
che non mi puoi vedere.
La grazia di chi vive
nel paese dell’assenza
consiste certo in questo:
essere azzurro in viso
per non essere più visto.
da Un giorno dopo l’altro (1947)
la terza nonna
Libraio che ha i miei libri in conto vendita da circa due anni e che in due anni non è mai stato capace di farmi un rendiconto sulle vendite. Ogni volta, fra giornate orrendamente piene, lutti e sfighe varie, si inventa una scusa per rimandare la noiosa incombenza. Io intanto ho perso la speranza di venir pagato, ma ogni tanto lo chiamo per vedere cosa si inventerà di nuovo. Oggi ad esempio ho scoperto che in vita sua ha avuto ben tre nonne, tutte scomparse tragicamente. Quando gliel'ho fatto notare mi ha risposto che una era adottiva. Io continuo a chiedermi se siamo in una libreria oppure a scuola. Del resto gli unici libri che si vendono sul serio sono quelli per bambini, i librai si adeguano al mercato.












