domenica 14 giugno 2015

sottotitoli

Ho appena fatto un sogno in giapponese coi sottotitoli in italiano. All'inizio mi sono stupito di me, di tutta la mia cultura. Poi mi sono accorto che tutti ripetevano una sola parola: sushi. Allora mi sono un po' ridimensionato.

il cookie, non la civetta, ti dissi

Sarà perché sono meridionale e i meridionali, si sa, sono di natura diffidenti oltre che tecnologicamente arretrati, ma a me tutta questa storia dei cookies mi fa quasi paura. Quello che ci ho capito io è che prima ti facevano qualcosa senza permesso, che quindi non era legale, e adesso te la fanno lo stesso ma gli devi dare per forza il permesso, perché o glielo dai o glielo dai, non ci sono altre opzioni. Ma quando glielo dai io non ho mica capito che cosa esattamente gli dai, se il permesso di fare quello che esattamente facevano già, e che ho capito solo in parte, o anche di farti tanta altra roba che nella confusione generale si è omessa.

sabato 13 giugno 2015

ma quello...

Oggi all'improvviso ho realizzato che il mondo è pieno di gente che, a torto o a ragione, guarda agli altri e ti chiede: "Ma quello nella vita che cazzo fa?"
La prossima volta che mi capita risponderò: "Non lo so, ma si pone le stesse tue domande."

giovedì 11 giugno 2015

la vittoria dei poveri

Parecchi mesi fa, in tempi non sospetti, venne a me e ad alcune altre persone che non cito per correttezza, l'idea di realizzare un libro sulle erbe spontanee del territorio, con tanto di mappa dei luoghi e itinierari per poter rintracciare determinate specie di piante e come prepararci decotti o ricette naturali. Un progetto bello e ambizioso che però necessitava di fondi per essere realizzato. Per questo motivo presentammo il progetto all'ente che più di tutti avrebbe dovuto appoggiare tale iniziativa, la BCC del mio paese, che qui è un po' il punto di riferimento. La banca ha rifiutato in blocco il progetto senza nemmeno darci una spiegazione. Oggi scopro che un libro molto simile a quello che volevamo fare noi esce in allegato alla Gazzetta del Mezzogiorno. Il libro si chiama Erbe Spontanee della terra di Bari ed è allegato al giornale al prezzo di 10 euro. La considero una piccola vittoria dei poveri, che dimostra come a volte non sono le idee a essere sbagliate, ma quelli a cui le porgi. Né vorrei sembrare eccessivamente polemico, ma credo sempre che le cose vadano dette, se no finisce che hanno sempre ragione loro, si abituano ad avere ragione perché decidono per tutti, ma non è così. Anche chi decide può sbagliare. Solo che raramente lo ammette.

mercoledì 10 giugno 2015

preghierina

Dio, ti prego, se ci sei procurami una segretaria (o un segretario). Qualcuno che prenda le telefonate al posto mio, che si barcameni con gli altri al posto mio (inseguimenti e fughe tattiche comprese). Qualcuno che mandi affanculo al posto mio, ma senza eleganza.

e mi chiedo

Ieri nel mio borgo è venuta fuori questa cosa, che il nostro sindaco ha commentato l'arrivo nel comune vicino di 130 profughi africani con un commento non proprio improntato all'accoglienza. Questa cosa ha scatenato una serie di accese polemiche che, a ben vedere, non dicono nulla di nuovo, rievocano semplicemente scenari abituali in tutto il resto del Paese. In molti disapprovano il sindaco per il suo comportamento. Altri lo difendono. Ma il punto è proprio questo: o il sindaco è completamente solo a pensare quel che dice (ma non mi è parso sia così), oppure il sindaco esprime appunto l'opinione di tantissimi altri che non conosco ma hanno diritto di opinione. Uno può dire che quello è il sindaco e non dovrebbe esprimersi in quel modo a livello istituzionale, ma problemi del genere (problemi che per noi sono solo all'inizio, perché non faranno che aumentare), non li risolvi nascondendo la testa sotto il tappeto istituzionale, perché le istituzione così come sono buone a regolare il disordine, sono anche buone a imporre un ordine che non sempre ha fondamenti umani, o umanitari. E mi chiedo, cosa posso fare, nel mio piccolo, per convincere questi altri uomini, più ancora che il sindaco che li rappresenta, che c'è qualcosa di terribilmente sbagliato, di profondamente egoistico, nel loro attegiamento verso il prossimo? E come si potrà poi, tutti insieme, organizzarci e far fronte (non solo a parole) all'onda umana che a breve potrebbe risalire dalle coste del Mar Ionio fino a noi?

domenica 7 giugno 2015

cemento

Stamattina sono stato a messa per questioni di famiglia. Era una chiesa orrenda, di quelle moderne, asettica e squadrata, coi muri in cemento grezzo e piena di finestre e di luce naturale che non lasciava niente all'immaginazione: nessuna ombra, nessun mistero. Non sapeva nemmeno di incenso. Sopra l'altare stava appeso un grande crocifisso prestampato che pareva comprato all'Ikea. All'inizio della messa il prete ha detto, con molta convinzione, che in Chiesa bisogna avere un certo atteggiamento di rispetto, e devozione, perché si entra nella casa di Dio e lì è presente Dio, ci si pone al suo cospetto. Ma io mi guardavo intorno e pensavo che, se Dio c'è, non vive nel cemento, nemmeno gli piace.

sabato 6 giugno 2015

il vizio di credere

Ci sono delle persone che non credono in niente fin dalla nascita. Ciò non toglie che tali persone agiscano, facciano qualcosa della loro vita, si occupino di qualcosa, producano qualcosa. Altre persone invece hanno il vizio di credere: i doveri si concretizzano davanti ai loro occhi in ideali da realizzare.
Se un bel giorno costoro non credono più — magari piano piano, attraverso una serie successiva, logica o magari anche illogica, di disillusioni — ecco che riscoprono quel ‘nulla’ che per altri è stato sempre, invece, così naturale.

[Pier Paolo Pasolini, Petrolio, Mondadori 2005, pag. 422]

venerdì 5 giugno 2015

qualcosa in comune

"I sodomiti devono essere fatti precipitare dal punto più alto della città, e poi lapidati fino alla morte" ha detto ieri un tribunale jihadista a un pover'uomo condannato a morte perché omosessuale. L'uomo è stato, per l'appunto, gettato da un palazzo e poi lapidato, poi fotografato come esempio. Questo perché ai Jihad manca il dono dell'astrazione, e se nel Corano ci fosse scritto che sulla Luna ci pascolano le mucche viola, loro crederebbero per davvero che un giorno saliranno sulla luna a bersi il latte viola della Milka. Ecco perché nei paesi fondamentalisti la lettura di quasi tutti i libri è sempre osteggiata, perché leggere tanto porta inevitabilmente alla capacità di astrarne i contenuti, di coglierne le sfumature, l'intima poesia, il senso nascosto. Invece, il problema delle religioni, di tutte le religioni, non sono le regole scritte da chi le ha sognate con le migliori intenzioni, né i libri sacri in cui tali parole sono contenute, e nemmeno chi le cerca perché sente un vuoto nella vita da colmare, ma la mancanza di fantasia di chi le interpreta (anche per te) senza metterci un briciolo di cuore, solo con gli occhi, chi legge CASA e pensa a un EDIFICIO senza riuscire nemmeno a immaginare una FAMIGLIA che la abita. Quelle persone lì qualcuno le chiama integralisti, qualcun altro bigotti. I bigotti sono dovunque, tutti uguali, di qualsiasi religione o paese siano. Jihad ha i suoi bigotti senza nome, noi abbiamo i nostri Giovanardi, Salvini, Meloni, Santanché. Abbiamo qualcosa in comune, dunque, con l'Isis. Non leggiamo i libri, non diamo peso alle parole. Discriminiamo con rabbia chi non vive o pensa come noi, come se fosse il Male. E quanto agli omosessuali, beh, noi non li buttiamo giù dal tetto, li lapidiamo e basta. Non servono nemmeno le pietre per questo, basta uno sputo.

giovedì 4 giugno 2015

curriculum

In questi giorni è venuta fuori una brutta polemica contro Jovanotti che, in un incontro con dei ragazzi, ha detto loro che fare qualche lavoretto gratuitamente poteva aiutarli a fare esperienza. In molti lo hanno attaccato sostenendo che il lavoro va sempre pagato, e non farlo (aggiungeva qualcuno, ad esempio ho letto su un articolo di Huffington Post) equivale allo schiavismo. 
A parziale difesa di Jovanotti mi vien da dire che i più giovani (spesso non per colpa loro) sono stati talmente sballottati fra eccesso di diritti a volte inutili e totale negazione dei diritti basilari, da non sapersi più bilanciare fra cosa è corretto e cosa no. A me, ad esempio, con tutto che siamo una casa editrice piccolissima, arrivano un sacco di curriculum vitae. Uno degli ultimi veniva da una ragazza di 24 anni, appena laureata in lettere, che mi scriveva di sentirsi assolutamente adatta a un posto da addetta stampa e, pur non avendo alcuna esperienza lavorativa, mi chiedeva di assumerla con regolare contratto di lavoro da 1200 euro al mese. Aggiungeva al curriculum una sua foto a figura intera, in posa da figa e in minigonna che mostrava un bellissimo paio di gambe. 
Alla mia risposta che forse aveva sbagliato azienda, e che non avevo i mezzi per assumerla ma, volendo, potevo allungarle 50 euro per un paio d'ore insieme, mi ha detto che sono un maschilista figlio di puttana e uno sfruttatore. E io, invece, la volevo anche pagare perché sono convinto che, come dice HP, "il lavoro si paga sempre" in qualche modo.

lunedì 1 giugno 2015

tifoserie

Quando leggo certi dibattiti/commenti politici sui social ho sempre il sospetto che ci si può appassionare di politica come di calcio. Perlomeno qualcuno è appassionato. Non ho ancora capito qual è la differenza fra i due sport, ma c'è speranza che qualcuno, un giorno, me lo spieghi.

sabato 30 maggio 2015

la mecenate

Ho conosciuto una vera mecenate. Una che insomma si definisce una mecenate. Ha i soldi e in questo è già una mecenate, ed è talmente mecenatesca che usa questi soldi per favorire l’arte e soprattutto gli scrittori in cui crede, ed è a tal punto dedita alla sua missione che – per paura di sbagliare caratura artistica – dà una mano agli scrittori, ma solo se pubblicati da Mondadori. L’ho conosciuta, appunto, a una presentazione Mondadori. Mi hanno presentato come scrittore e lì per lì, confuso fra i pezzi grossi, in un impeto di entusiasmo mi ha passato il suo biglietto da visita. L’ho contattata il giorno dopo per presentarle il mio progetto editoriale e lei, forse presa dal dubbio, mi ha chiesto se avessi mai pubblicato con Mondadori. Al mio no ha risposto così: «Mi scusi, credo ci sia stato un errore, ha di certo sbagliato persona».

mercoledì 27 maggio 2015

ci sono volte che avrei voglia di dire...

Ci sono volte che avrei voglia di dire, a tutti quelli che adesso pontificano (e spesso senza sapere) che l'Editore deve essere prima di tutto un Imprenditore e bando alle ciance poetiche, ci sono volte che avrei voglia di dire che se l'Editore fosse per davvero un Imprenditore la prima cosa che farebbe da Imprenditore è non fare l'Editore. Glielo imporrebbero le indagini di mercato e anche un po' il pudore.

lingua e significati

Oggi ho imparato a dirlo in farsi: "Man dooset daram", e poi in norvegese: "Jeg elsker deg" dalla stessa persona che ha girato il mondo per sette anni senza documenti, o come si dice da noi, un clandestino.

lunedì 25 maggio 2015

sollecito

Le telefonate di sollecito degli autori che aspettano risposta per un libro certe volte sono più minacciose di una sequenza de L'ariamara. Oggi ne ho avute tre, una di seguito all'altra. "Antonio Lillo, ma mi stai prendendo in giro? No tu sono sei mesi che mi prendi in giro! E che vogliamo fare? L'ho capito che sei pieno di lavoro. Ma mo' che ho aspettanto sei mesi secondo te devo andare da un altro? No, tu mo' ti metti e lo leggi, e mi dici che dobbiamo fare. Guarda che se mi prendi in giro, poi lo facciamo insieme un lungo giro, ti porto dove dico io, e vediamo come torni." Così mi dice il terzo che mi ha chiamato oggi per mettermi fretta. Non lo sa che sono due anni che ricevo chiamate dagli autori. Lui mi parla e io mi immagino abbandonato su una piazzola di sosta sull'autostrada, insieme ai randagi in cerca di casa e alle puttane avvizzite dal sole.

la livella

Fra le tante fortune che mi dà l'avere quasi 40 anni c'è il fatto di aver assistito al fenomeno della riscoperta di Piero Ciampi che vent'anni fa, giuro, no lo sapeva quasi nessuno chi fosse (solo Zucchero che gli fregava i versi), e procurarsi la sua musica era difficile, molte cose non si trovavano proprio, mentre oggi, vedo con gioia, viene citato, linkato, rispettato come nemmeno in vita. Spero che presto succeda anche al povero Enzo Jannacci, molto più ignorato di ciò che sembra dalle celebrazioni ufficiali, tanto che buona parte della sua discografia (nonostate gli omaggi vari di Fazio) resta irrintracciabile, mai riversata in digitale. Eppure i tempi sono strani e la morte tende a livellare ogni cosa, come bene osservava Totò. Lucio Dalla, ad esempio, che quand'ero ragazzo non era più che una cosuccia commerciale, adesso è una sorta di bardo immortale del cuore. Mentre all'opposto, mi pare ci sia stato un ridimensionamento di Fabrizio De Andrè che in vita era intoccabile, il massimo genio possibile della canzone italiana, e ora il tempo lo rende un pochino più distante e anche un pochino più umano. Aspetto dunque di sapere che sarà dell'ottimo Battiato, che tutti amano, meno che io.

sollievo

Ierisera, prima di andare a dormire, ho saputo che il mio libro, Rivelazione, è tra i finalisti del prestigioso premio Carducci. Sono andato a dormire contento e mi sono svegliato un pochino più riposato. La vita è piena di problemi, ma la poesia è fonte di sollievo.

domenica 24 maggio 2015

ricordanza

Il 24 maggio 1915, esattamente un secolo fa, l’Italia entrava in guerra. Una guerra per certi versi edulcorata dalla nostra memoria storica, o soppiantata nelle cronache dalla successiva, forse perché meno facile da addomesticare all’etichetta “buoni contro cattivi” che ha invece caratterizzato l’altra. Restano i libri a raccontarla, in tutto il suo tremendo splendore e la sua insensatezza. Guerra tutta di chiaroscuri, di cialtronerie e bassezze infinite, di politica infame e sorda alle voci straziate di tanti giovani sacrificati alla gloria degli altri, voci che chiedevano quale colpa avessero da venir gettati così nel tritacarne. I meno ingenui, i borghesi partiti volontari, provavano a dare un senso al loro destino e dopo i primi schiaffi di realtà si ritrovavano invecchiati prematuramente e pronti a lasciare al mondo il loro testamento. «Partiti sotto un diluvio di fiori, eravamo ebbri di rose e di sangue» scrive dalle linee nemiche un giovane ingannato dal romanticismo della guerra (Erich Maria Remarque in Niente di nuovo sul fronte occidentale). Ma non era il solo. Altre opere bellissime, con cui siamo cresciuti, scritte in quel conflitto sono state il romanzo senza lieto fine di un ausiliario americano che diserta per amore di un’infermiera (Addio alle armi di Ernest Hemingway), e il reportage senza sconti di un giornalista che irride l’inadeguatezza del nostro comando militare (Viva Caporetto! di Curzio Malaparte). Ma soprattutto dobbiamo ricordare un libro piccolo scritto sul campo di battaglia, come un diario che celebrasse in poesia ogni nuovo giorno di sopravvivenza: Il Porto sepolto di Giuseppe Ungaretti (diventato poi L’allegria). Pubblicato nel 1916 quel libro più di tutti perforò, proprio come fece la guerra con l’Europa ottocentesca, il petto gonfio della lirica ufficiale e reinventò il mondo a partire dal suo atomo, ovvero dalla semplice parola. 

PELLEGRINAGGIO

In agguato
in queste budella
di macerie
ore e ore
ho strascicato
la mia carcassa
usata dal fango
come una suola
o come un seme
di spinalba

Ungaretti
uomo di pena
ti basta un’illusione
per farti coraggio

Un riflettore
di là
mette un mare
nella nebbia

[Valloncello dell’Albero Isolato, 16 Agosto 1916]

pranzo in famiglia

Guardiamo insieme il tg poi commentiamo le ultime notizie. Un prete lo mette in culo ai ragazzini che fanno i chierichetti e poi scrive loro messaggini d'amante abbandonata, un altro ruba i soldi alla Caritas per aiuti agli immigrati: più di 100.000 euro destinati ai poveri del mondo, intanto che la Lega fa le marce per ricacciarli indietro questi negri che ci rubano il pane. Un terzo allontana un disabile dal tempio. Mio zio, italiano medio, sangue caldo, si schifa, si lamenta a voce chiara, dice blasfemie della Chiesa, il vero male. Poi fra sette giorni va alle urne e, in fondo al suo cuore, continua a votare DC.