Non avevo mai considerato prima il chiacchiericcio dei bevitori che ammantava gli spettacoli di Shakespeare, alla metà del ‘500, durante le tournée in giro per pub. C’erano strutture fatte apposta, è vero, ma il pubblico migliore lo trovavi fra beoni e sognatori d’ogni risma, puzzo rancido di sudore e piscio misto all’alcol, spifferi autunnali. Era il chiacchiericcio a riportare i versi sulla terra, a dare un peso indispensabile a ogni parola rubata al chiasso del bancone, nella battaglia della voce per affermarsi sulla vita intorno. Anche ieri, verso mezzanotte, due ragazzi inglesi interpretavano Romeo e Giulietta come da secoli, la scena del balcone miracolosamente trapiantata in una piazza italiana, e il pubblico del pub vicino stava fuori, nel primo freddo di settembre, a guardarli con gli occhi e i sorrisi spalancati. Il pubblico parlava, sovrapponendosi agli attori, costringendoci tutti ad aguzzare le orecchie, come quando da bambini si cercava di distinguere il passo del granchio fra gli scogli. Cercavano anche loro la poesia nell’altra lingua, illusi dal suo suono indecifrabile, ma la vita come sempre ha avuto il meglio, rapita e incuriosita dal momento, dal biancore delle cosce di Giulietta.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
sabato 8 settembre 2012
venerdì 7 settembre 2012
giovedì 6 settembre 2012
anche così si esplica un destino...
Anche così si esplica un destino
tu che parli a più riprese del tuo amore
(col tuo gancio formidabile!)
io che mai ti parlerò di come
l’aria senza te si fa pesante, ride di meno.
tu che parli a più riprese del tuo amore
(col tuo gancio formidabile!)
io che mai ti parlerò di come
l’aria senza te si fa pesante, ride di meno.
mercoledì 5 settembre 2012
destino nostro, penso, di pennuti...
Destino nostro, penso, di pennuti
restarsene sul trespolo vicini
che senza me, riaffermi a gesti
sarebbe vuoto di colori, e senza te
ti giuro nei miei sguardi, muto.
restarsene sul trespolo vicini
che senza me, riaffermi a gesti
sarebbe vuoto di colori, e senza te
ti giuro nei miei sguardi, muto.
fuoco
Quando mio padre accende un fuoco di sterpaglie dietro casa, subito arriva veloce, dai campi, Simone il gatto, gridando come un ossesso “Pompieri! Pompieri!” oppure “Arriva la Guardia Forestale!” Quando il fuoco comincia a spegnersi, per sicurezza, Simone afferra la carriola, la carica di sabbia e la cosparge tutta intorno alle ceneri, facendo infuriare mio padre per lo spreco. “Calmati!” gli grida Simone, “o il fuoco si riaccende!” Poi va in cucina da mia madre, a farsi dare un succo e le racconta, con toni epici, la storia. “Oggi a tuo marito gli ho salvato il culo!”
domenica 2 settembre 2012
punizione
A un certo punto mio nonno, per dispetto, cominciò a pretendere di andare a dormire al tramonto, come le galline. Diceva di sentirsi solo e che dunque tanto valeva infilarsi sotto le lenzuola. Non era vero, ovviamente, c’eravamo. Ma se per caso gli stavamo troppo addosso si lamentava dell’eccesso di rumore e il più delle volte, di fronte alle nostre chiacchiere, se ne restava zitto, a fissarci divertito come si fa coi bambini. In verità, quella che chiedeva mio nonno era una compagnia costante ma silenziosa, presente ma che non disturbasse il flusso dei suoi pensieri, amore e dedizioni assoluti, a cui non dover dare necessariamente una risposta. Troppo per chiunque. Mio nonno andava a dormire, e per punirci si perdeva i piccoli accadimenti della sera, la gatta dei vicini che passava a reclamare la sua dose di biscotti, o la tartaruga che attraversava il giardino per venire a tuzzare alla nostra porta, mentre mio padre annaffiava le piante.
colori
Da un paio di mesi il punto più colorato del nostro giardino sta in fondo, su una grossa pietra all’ombra, dove regolarmente lasciamo gli avanzi di frutta e verdura. È uno stratagemma che ci siamo inventati per tenere lontane le tartarughe dai fiori, di cui sono ghiotte. All’inizio ha funzionato, poi le tartarughe, furbe quanto voraci, hanno cominciato a passare diritto, depredando petali e foglioline verdi dalle piante, per poi tornare indietro e spazzolarsi anche gli avanzi. Sarebbe stato un fallimento se, nel frattempo, altri abitanti del giardino non avessero approfittato della cosa. Insetti per cominciare, a decine, a qualsiasi ora del giorno, poi le lucertole ghiotte d’insetti, e gli uccelli, e la gatta dei vicini in agguato per loro. Persino mio nipote, l’altro giorno, si è fermato ad osservare quella macchia di colori bagnata dal sole, e con gli occhi spalancati mi ha detto: “È un carnevale di moschini!”
sabato 1 settembre 2012
identità
Ho sempre immaginato che mio nonno ci nascondesse dei segreti, che ne so un passato non detto o delle identità alternative. Basta guardargli le mani grandi, scavate intorno alle vene come corteccia, per ritrovarci i segni di una qualche parentela con animali fantastici, come le zampe di una tartaruga di mare o gli artigli dell’ippogrifo. Anche quando sonnecchia, durante il telegiornale, si agita sulla sedia come un gattino che stia cacciando la sua preda.
giovedì 30 agosto 2012
lettera a un idiota
Caro Sandro o Mara o Maurizio o Cris o come ti firmi, finora sono stato tollerante, ma chiariamoci, non è che te l’ha ordinato il medico di venire qui, a scrivere insulti inutili come commento ai miei post. Ti rassicuro, a me non cambia la vita, se mi desse solo un briciolo di fastidio quello che scrivi, non ci metterei nulla a cancellarti dai commenti, mi basterebbe un attimo. Poiché non mi dai assolutamente fastidio – e come potresti, visto che non sei che un nome sulla mia bacheca, un piccolo o una piccola cacasotto che ovviamente non ha il coraggio di firmare col suo vero nome ciò che scrive, perché sa che ciò che scrive non ha alcun valore – non ti cancellerò i vecchi commenti, ma li terrò qui come esempio di cos’è una persona mediocre, cosa che dimostri di essere ogni volta che perdi cinque minuti della tua vita per scrivere le solite banalità piene di disprezzo e di rancore.
Da dove nasca il disprezzo non lo so, immagino dal fatto che ti ritieni superiore, ma allora mi dovresti anche spiegare come fai ogni volta a cadere così in basso. Oppure la vita minuta, “insignificante”, che ho eletto a mio mondo poetico, tu la vivi ogni giorno, ci sei condannato e poiché non sai uscirne o non vuoi, la condanni, perché in fondo condanni anche te stesso. E mi schifi perché non so andare oltre il tuo mondo dimmerda. Beh, sai come si dice, in questi casi, dalle mie parti? Arrangiati, tu e la tua mediocrità, io ho altro da fare.
Da dove nasca il disprezzo non lo so, immagino dal fatto che ti ritieni superiore, ma allora mi dovresti anche spiegare come fai ogni volta a cadere così in basso. Oppure la vita minuta, “insignificante”, che ho eletto a mio mondo poetico, tu la vivi ogni giorno, ci sei condannato e poiché non sai uscirne o non vuoi, la condanni, perché in fondo condanni anche te stesso. E mi schifi perché non so andare oltre il tuo mondo dimmerda. Beh, sai come si dice, in questi casi, dalle mie parti? Arrangiati, tu e la tua mediocrità, io ho altro da fare.
Significa che, se anche non mi dai fastidio, non vedo perché dovrei tenerti sul mio blog a scrivere sconcezze. Perciò sei messo in guardia, Sandrone caro, tieniti pure il tuo anonimato e il tuo disprezzo, ma qualsiasi cosa mi scriverai da domani, se non avrà la decenza di un commento pensato come si deve, anche critico, ma che vada oltre l’insulto, verrà immediatamente eliminato. In fondo ti farei anche un favore: non è forse ciò che vuoi, fare in modo che il mondo ti censuri, così da poter dire che nessuno ha capito il tuo genio?
illusioni
Ogni domenica, da tre anni, ogni volta che vanno a trovare gli zii, Mirco viene sottoposto all’esame della ciccia da suo zio, un uomo corpulento, grande per tre volte Mirco.
Lo zio gli si avvicina con un ghigno dispettoso, gli afferra, tentando con la mano, la pancia che gonfia la maglietta, e gli dice: “Eh, non ci siamo mica! Ti stai allargando ancora!”
Mirco ogni volta gli ripete che non è vero, sono tre anni che non aumenta di peso ed è sempre uguale sulla bilancia, ma lo zio continua a ghignare: “Ti stai illudendo bene, caro mio! Le illusioni, sono quelle a dimagrirti!”
Ma Mirco non capisce. Ha sempre pensato che le illusioni ingrassino e rendano morbida e piacevole la vita, ma a questa cosa che invece la rendono magra non ci arriva.
Lo zio gli si avvicina con un ghigno dispettoso, gli afferra, tentando con la mano, la pancia che gonfia la maglietta, e gli dice: “Eh, non ci siamo mica! Ti stai allargando ancora!”
Mirco ogni volta gli ripete che non è vero, sono tre anni che non aumenta di peso ed è sempre uguale sulla bilancia, ma lo zio continua a ghignare: “Ti stai illudendo bene, caro mio! Le illusioni, sono quelle a dimagrirti!”
Ma Mirco non capisce. Ha sempre pensato che le illusioni ingrassino e rendano morbida e piacevole la vita, ma a questa cosa che invece la rendono magra non ci arriva.
mercoledì 29 agosto 2012
duquesne whistle
Il video abbinato al nuovo disco di Bob Dylan, Tempest, in uscita l’11 settembre. Come già per gli ultimi due, Beyond Here Lies Nothin’ e Must Be Santa, si tratta di cortometraggi veri e propri, carichi di ironia, cinismo, ma anche di violenza, la stessa che si può respirare nell’ultima produzione del cantautore. La regia è affidata a Nash Edgerton.
domenica 26 agosto 2012
antonio trinchera

Antonio Trinchera è un musicista e compositore italiano che, come spesso accade, è più conosciuto all’estero che in Italia. Ha pubblicato due dischi finora (Voce Falena e Spirits Write Letters) con una delle migliori case di produzione europee, la Psychonavigation. Si muove fra musica ambient ed elettronica. Qui il suo pezzo che preferisco in assoluto, Cantus Patris, da Voce Falena.
la salute
Intuimmo che i tempi stavano cambiando anche in paese, quando il bar della piazza aumentò il costo delle bevande. D’ora in poi, ci dicemmo, non solo la vita si farà più dura, ma saremo anche meno ubriachi per scordarcene. Poi, quando è aumentato il prezzo di ogni cosa, i più fortunati di noi hanno rinunciato all’auto per tornare sulle biciclette. Nei giorni d’estate si lanciano giù per il corso e, con la rincorsa, escono in campagna. Vanno alla ricerca di fontane disperse, per riempire le taniche legate dietro il sellino. Riempiono la pancia d’aria fresca. La salute migliora.
i rumori
Da tempo sono convinto che i rumori, le parole, i lamenti degli animali non si sciolgano nell’aria. Continuano a vivere muovendosi nel vento così da capitare e farsi sentire in altri paesaggi, magari in altri stati. La conferma di questa mia convinzione l’ho avuta in Georgia dove sono stato sul bordo della conca della musica, una vallata dove arrivano rumori già usati in altre parti del mondo. Pare che uno studioso inglese abbia raccolto i bagliori e le esplosioni della nascita del mondo. E si dice che un tedesco abbia sentito il lamento degli ebrei nelle camere a gas.
Sono stato anch’io sul bordo di questa conca e dopo lunga attesa, nel silenzio, d’improvviso ho sentito la voce di mio padre. Ero tornato dalla prigionia in Germania e stavo in piedi davanti alla porta di casa dove lui mi guardava con uno stupore pieno di commozione.
D’improvviso si toglie il sigaro dalla bocca e mi chiede: “Hai mangiato?” Sono queste parole che ho risentito.
Sono stato anch’io sul bordo di questa conca e dopo lunga attesa, nel silenzio, d’improvviso ho sentito la voce di mio padre. Ero tornato dalla prigionia in Germania e stavo in piedi davanti alla porta di casa dove lui mi guardava con uno stupore pieno di commozione.
D’improvviso si toglie il sigaro dalla bocca e mi chiede: “Hai mangiato?” Sono queste parole che ho risentito.
(Tonino Guerra, da Polvere di sole)
coincidenza

Sarà stata una coincidenza, ma il giorno in cui morì Neil Armstrong la mezzaluna si tinse di rosso, cuore scoppiato e sanguinante. Stavo sul lungomare ad osservarla, mentre si scuriva come un frutto che marcisce, e per quanto Pepecchio mi esortasse, non mi riusciva di fotografarla.
(Foto di Pat Lightcap)
lunedì 20 agosto 2012
chiude l’ilva: sentenza storica e speranze per il futuro
Ci sono varie teorie in merito alla chiusura senza appello, oggi confermata, dell’Ilva. I più maligni, o scafati, sostengono legata alla prossima apertura di nuove e più redditizie acciaierie dall’altra parte del mare, in Africa. Altri semplicemente fanno notare come fosse ora che si facesse qualcosa per un problema talmente evidente che ogni altro minuto di silenzio risultava imbarazzante.
Che fosse davvero ora, molti non ne sono convinti. La situazione, storica ed economica, è quella che è, e chiudere adesso significa mettere sulla strada centinaia di famiglie. Purtroppo, non è il momento ad essere sbagliato rispetto alla crisi, ma la crisi stessa che ha portato alla luce carenze preesistenti, e quando i nodi vengono al pettine c’è poco da fare. Per centinaia di persone senza lavoro altrettante esulteranno, ringraziando il cielo che l’incubo del cancro da polveri sottili sia per loro finito. Chi ha ragione? In questo caso tutti. Chi ha torto? I padroni inadempienti, su cui si spera cada davvero e senza pietà la mannaia della giustizia.
Al di là delle questioni aperte, però, una cosa è certa: la sentenza di oggi, che mette al primo posto, e come raramente succede nel nostro paese, l’ambiente e la salute, con un occhio di riguardo alle generazioni future, ha una portata talmente rivoluzionaria da essere storica.
In futuro diventerà di certo pietra di paragone per altre controversie. L’Italia finalmente dimostra di volersi mettere al passo con la Comunità Europea, non solo a parole. Lo fa con durezza, ma che questo accada a Taranto dichiara, al di là delle sofferenze di alcuni e della retorica di altri, come il Sud non sia vittima designata ma abbia ancora una posizione centrale e un ruolo importante da giocare nello sviluppo futuro di questo paese. Bisogna solo stringere i denti.
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