lunedì 5 dicembre 2022

stromboli

Stromboli, terra di Dio, girato da Roberto Rossellini nello stesso anno di Francesco, giullare di Dio, il 1949, ha in comune con l’altro la parola Dio nel titolo, ma sviscerato da un altro punto di vista. Tanto quello di Francesco è un film in cui l’alienazione della santità fa da ponte fra individuo società e natura, quanto il film su Stromboli è tutto giocato sulla lucidità dello sguardo, quello di Karin, interpretata da Ingrid Bergman, che lo esclude. In tal senso va interpretato il finale dell’opera, dove Karin riesce sì a trovare una comunione col divino inteso come mistero e natura – rappresentata dall’aspro paesaggio vulcanico dell’isola – ma non con la comunità che vi risiede, incontaminata e selvaggia ma non priva di preconcetti, di cattiverie e di ingiustizie, a cui persino incinta si rifiuta di tornare, così come prima ancora aveva rifiutato la ben più elegante ma non meno crudele società europea che aveva portato alla guerra. Karin, insomma, non riesce a trovare un suo posto fra gli uomini, ma non le viene meno l’orgoglio di chi rifiuta di soccombere alle regole sociali e integrarsi, e in tale rifiuto arriva a conoscersi nella natura dell’isola, a riconoscersi in essa. Da ciò lo scandalo del film. Mancando, dopo la rappresentazione della crisi dell’individuo, qualsiasi pentimento o volontà di accettazione sociale che è insito in tutti i lieto-fine, col protagonista che cerca di trovare un compromesso con la comunità di appartenenza, non stupisce che il film non sia piaciuto negli Stati Uniti, dove l’individualismo è sempre ammesso purché ammantato di patriottismo (ovvero spirito di comunità), e per il quale venne rimaneggiato con una voce fuori campo che lo “spiegava” al pubblico.

La foto, assai celebre, è di Federico Patellani da un reportage sul set (Stromboli 1949).

domenica 4 dicembre 2022

identità


Ci sono quelli che sulle opere d'arte lanciano la zuppa e quelli che chiedono a gran voce la restituzione delle opere depredate durante il colonialismo. “Sono stati loro a rubare”, dice l'artista congolese Mwazulu Diyabanzae dopo aver rubato un manufatto da un museo di Parigi per riportarlo in Ciad, “hanno rubato una parte della mia storia, una parte della mia identità. E io ho fatto quello che farebbero tutti se vedessero un ladro: ho ripreso quello che hanno sottratto senza chiedere il permesso”. Come si vede, al di là delle facili battute, quello dell'identità di una cultura filtrata attraverso la produzione artistica è un tema centrale. Da una parte qualcuno le usa come forma di negazione o protesta, dall'altra come forma di riappropriazione e indipendenza.

coraggio

Sapere che oggi in Iran hanno soppresso la polizia morale è una di quelle cose che ti fa star bene, che ti fa sperare come non è vero quanto ci raccontano e a volte ci raccontiamo, che per quanto forze soverchianti provino ad annicchilirci e sottometterci chiudendo la nostra mente in un sistema perverso che pare escluderci da qualsiasi scelta, o rinuncia, od uscita, non tutto è perduto, che se ci si oppone con fermezza e coraggio, senza cedimenti, si può abbattere anche il potere più subdolo e feroce.

rumore

C'è stato un momento stanotte mentre pioveva ed io me ne stavo fermo a letto incapace di prendere sonno nell'attesa di qualche catastrofe che poi non è arrivata, che la pioggia si è fatta scrosciante, quasi rumore, ed ho pensato ma non sarà davvero il segno che abbiamo passato il punto di non ritorno, che la fine è prossima? Poi stamattina è tornato il sole, e con lui sempre la calma apparente che preannuncia il futuro rovescio. Non riesco più a godermi la pace, ne mordo un pezzetto e il resto lo lascio nel piatto. Almeno una fine certa è una fine, mi dico, ti mette un punto, ma una fine lenta senza speranza né fede né gioia, senza nemmeno un termine per questo vuoto, non è forse una fine peggiore?

sabato 3 dicembre 2022

trilussiana

Mi chiama una signora assai gentile, mi dice: – Salve, parlo co’ Antonio Lillo? Nun voglio sembrarte inopportuna, te starai a di’ che vo’ mo questa da me, ma è che te seguo sempre sui social e me fai morì dal ride’. Specie colle donne, sfortunello. Però nun è pe’ questo che te chiamo. È che ogni volta che te vedo me pari più magro, no stecchetto, così te volevo chiede’, scusame se so’ diretta, ma stai a magnà? – Sì signora, le assicuro, mangio. – E che te magni oggi? Scusami se sono diretta, che te magni? – Riso, signora. – Ma come riso? Ma solo riso te magni? Ma in bianco? Ma senza un condimento? – La signora scoppia a ride’. – E come te reggi in piedi, fijo mio? Se nun je dai sapore ar piatto, come te pija l’appetito? – E così, da brava mamma, comincia a elencarmi una serie di ricette per condire il riso che ci posso andare avanti per i prossimi tre mesi. – Nun me fa’ preoccupà. Magna!

venerdì 2 dicembre 2022

librerie e lettori

Ho letto che in paese stanno aprendo una nuova libreria. Io confesso, pensavo che due librerie in un paese fossero già tante, invece leggo sotto nei commenti le librerie non sono mai abbastanza. Ne servono tre, come le farmacie. Ma allora perché molte librerie che conosco stanno sempre a lamentarsi che nuovi lettori non se ne vedono? Forse che i nuovi lettori che tutti aspettiamo stavano aspettando a loro volta, per uscire di casa, la nuova libreria a Locorotondo?

giovedì 1 dicembre 2022

freddo

Mi ha preso un tale freddo in questi giorni che in casa porto due tute di pile una sopra l'altra più una coperta di lana e il gatto sullo stomaco a mo' di borsa dell'acqua calda e certe volte manco mi basta un gatto solo.

mercoledì 30 novembre 2022

voce

Mio padre che con la salute ha perso anche la voce, o meglio gli è venuta una voce bassa cupa e aggrovigliata che è come un rantolo in cui non si capisce più nulla, mi sembra la voce dei tempi in cui viviamo, con tanta rabbia in corpo ma nessuna capacità di articolare i suoni per comunicarla come si deve, e ormai simile a un rantolo di bestia. Dal nulla ci salva l’ironia, come quando ascolto un disco, passa mia madre e mi chiede: Quando l’hai registrato papà che cantava? Ed è la voce di Tom Waits.

lunedì 28 novembre 2022

libido

Confesso che non ho mai capito cosa scateni la libido degli uomini verso alcune donne in particolare, a scapito di altre anche bellissime. Ne parlavo oggi a pranzo con una mia amica musicista, molto sexy secondo me, ma un po’ insicura, che quasi si lamentava di questo. – Non credo di essere brutta, mi diceva, sono socievole, non ho problemi col sesso, allora perché nessuno in trent’anni di vita mi ha mai mandato la foto del suo cazzo in chat? – A dirlo sembra ridicolo, ma la vive quasi come una sorta di deficit esperienziale. – Non è che voglio essere importunata in rete, eh, ma nemmeno uno che ci pensa che cosa vuol significare? Non sarà che non sono abbastanza sensuale, che non scateno l’immaginazione di nessuno? – Secondo me è una questione di atteggiamento, le dico. Il tuo li scoraggia. – Mi stai dicendo che sembro frigida? – E via così con altri mille film su ciò che non funziona in lei. – Ci sono autrici, invece, che pur non facendo nulla di particolare scatenano ogni sorta di fantasie nei malintenzionati e si lamentano di continuo di come vengano molestate in chat. Mi sono ricordato oggi una scrittrice molto elegante, quasi pudica, non le ho mai sentito usare una sola parola volgare in vita sua, che una volta le mandarono la foto di questo “coso viola” che la traumatizzò per sempre. Infatti poi si è comprata un cane di grossa taglia, sbavante, minaccioso, di quelli che se li vedi ti prende subito la paura che ti stacchino il braccio se ti avvicini troppo, e da allora non fa altro che fotografarsi abbracciata a quello.

sogno della piantina

Stanotte ho fatto un sogno che credo abbia le sue radici nelle favole. Ho sognato che piantavo un seme in giardino e ne nasceva una piantina bruttissima che però mi parlava e mi diceva che se avessi creduto in lei sarebbe diventata una donna bellissima. E io forse ci ho creduto troppo perché invece di una donna, alla fine, ne arrivavano due, entrambe bellissime, che mi dicevano “Eccoci, siamo le segretarie che hai sempre sognato”. Da quel momento prendevano in mano loro la situazione della mia vita e in pochissimo tempo io mi sentivo meno solo e la mia situazione economica migliorava sensibilmente. Unico difetto delle due, a tutti quelli che incontravano non dicevano “Buongiorno” o “Buonasera” ma ogni volta “Auguri! So che oggi è il tuo compleanno” con una voce un po’ troppo allusiva. Insomma, le persone venivano da noi a decine, facevano la fila sulla porta, ma non certo per acquistare i nostri libri. E tutti i vicini sparlavano di me.

domenica 27 novembre 2022

cose tristi

Mi sa che devo smetterla di pubblicare poesie tristi. Un amico oggi mi fa: – Antò, te lo devo dire, non hai mai scritto poesie così belle come adesso che stai per morire. – Ma io non sto per morire. – Ah, no? Mi pareva di avere capito di sì. Allora scusa, ho frainteso.

il giorno dopo

Il giorno dopo ci vanno tutti in TV, come Cassandre del giorno dopo, a ripetere come si poteva evitare ciò che si sapeva ma non era prevedibile che succedesse proprio il giorno prima. Giornalisti ed esperti, opinionisti alle prime armi, gente con un pensiero unico in testa, politici contriti o agguerriti e pronti a fare ciò che va fatto ma sempre dopo e troppo tardi, con o contro qualcuno; i sindaci, la protezione civile, chi ripete che «questo non è il momento delle polemiche», le vittime senza più casa né parenti, i cani sciolti, i poveracci, gli inviati alla prima ribalta televisiva, quelli che non pensavano, quelli che in quattro e quattr’otto tirano fuori una raccolta fondi per le vittime e ci campa. E mai nessuno che squadri in faccia i volti degli abusivi e delle giunte, degli Uffici tecnici coinvolti, dei corrotti che fanno l’occhiolino a chi dà i voti in cambio di un condono, di un permesso per palazzinari e costruttori, dei cretini, di chi appalta e fa i controlli ad occhi chiusi, non immaginando, non pensando, non sapendo, di tutti coloro che si sono arricchiti o hanno semplicemente lavorato sapendo di rischiare, ma finché non succedeva tu prova, prova, che male c’è a provare, è questa la regola generale, andare avanti fino all’emergenza, che tanto i danni poi paga lo Stato. Così tutto monta e diventa come nulla, come ogni volta, un violento baraccone mediatico in cui ciascuno fa la sua parte, recita a soggetto, e più degli altri chi sul disastro ci fatica, perché se tutto è produzione e commercio allora anche il disastro è attività produttiva. Mi sono ricordato all’Aquila dieci anni fa, in mezzo allo sfacelo di palazzi antichi sul punto di crollare, ma puntellati a ogni centimetro da tonnellate di impalcature che li nascondevano, quasi sostituivano, un pompiere stanco morto di aspettare tre anni di stipendi arretrati. E mi sono chiesto se almeno lui nel frattempo l’hanno pagato.

venerdì 25 novembre 2022

umiliati e no

Ieri, non so come hanno fatto, in Russia, dove si fanno le cose in grande, sono stati capaci da una parte di bombardare Cherson, in Ucraina, uccidendo 4 persone e ferendone 10 perché l’Ucraina “non vuole la pace”, che detta così mi ricorda sempre quella scritta nei negozi “per colpa di qualcuno [Zelensky] non si fa credito a nessuno” e dall’altra di emettere una nuova legge interna, che puzza di estremismo religioso, che amplifica il campo punitivo contro la comunità LGBT vietando di fatto la “promozione di relazione sessuali non tradizionali” in qualsiasi ambito, dall’arte alla letteratura fino all’informazione, a internet e alla pubblicità, perché se non se ne parla l’omosessualità non esiste – ma se anche esistesse e decidessi di eliminare un problema di cui non si può parlare, allora non esisterebbe nemmeno un’opinione pubblica, né una punizione adeguata per chi lo elimina. Nessuna umiliazione, insomma, per usare una infelice espressione nata sempre ieri. Nello stesso giorno, dall’altra parte del mondo, Twitter ha ridato la parola a Donald Trump che rimane uno degli stronzi più pericolosi del pianeta, e intanto che il nostro ministro dell’istruzione rimarcava l’importanza di suddetta umiliazione nella scuola, in Iran un popolo umiliato dal potere dell’estremismo religioso fa la rivoluzione e fra le vittime (416 in tutto) si contano ben 51 minorenni. Non abbastanza umiliati.

mercoledì 23 novembre 2022

il diffidente

Un ragazzo che mi chiama al telefono, si presenta, dice che ci ha mandato uno testo in visione e mi chiede se siamo una casa editrice a pagamento e quali sono i nostri tempi di risposta. Ci parlo un po’, mi ringrazia e chiude dicendo che aspetterà la nostra valutazione. Passano due giorni, mi chiama un ragazzo che mi sembra avere la stessa voce, ma si presenta con un altro nome, e mi fa le stesse identiche domande della prima volta. Lo rassicuro e lui mi ringrazia. Oggi mi chiama un ragazzo che ha la stessa voce degli altri due ma stavolta resta sul vago, non si presenta, ma mi chiede le stesse identiche cose, se siamo una casa editrice a pagamento e quali sono i nostri tempi di risposta. – Scusi, ma lei mi aveva già chiamato o sbaglio? – È vero, ha ragione, ma siccome sono per natura diffidente, volevo metterla alla prova. Sa com’è, c’è un sacco di gente che si approfitta, ti dice una cosa e poi ne fa un’altra.

martedì 22 novembre 2022

poesia e pensione

Oggi [su Facebook] Arminio ha scritto una bella poesia, o perlomeno a me è piaciuta, anche se Arminio secondo me è più poeta per altre cose che non scrivere in versi. Ma mentre la leggevo mi sono fatto i conti e ho pensato che pure Arminio, che viene spesso criticato per il suo successo, ma viene pur sempre dalla vecchia scuola, è diventato Arminio, o meglio il fenomeno Arminio, intorno ai 60 anni. Prima ha soltanto lavorato, come tutti, e più di tanti altri va detto, per arrivare a quel successo. Anche io, che ho 45 anni e non ne sono immune, punto ad arrivare a quel successo. Per cui mi sono dato altri 15 anni per riuscire nel mio piano, alla mia maniera (che è una maniera molto meno fisica di quella usata da Arminio), per riuscire a farmi amare od odiare dal pubblico, non restando fermo nella loro indifferenza. E ho pensato che in Italia forse per la poesia funziona un po' come per le pensioni, devi dare almeno 40 anni di contributi poetici per arrivare a un riconoscimento minimo che è un po' una pensione morale (quando ti dicono: hai fatto la fame ma l'hai fatta da poeta! Che culo!). I più scafati avranno anche un minimo riconoscimento economico, certo, e per i meno scafati c'è la legge Bacchelli che è una pensione sociale presa col pedigree da scrittore. Si arriva a pensione piena con quota 103, ovvero dopo 103 anni di sangue gettato sui versi e quella in genere se la godono gli editori che ti ristampano e gli eredi, che poi non vengono a trovarti nemmeno al cimitero.

lunedì 21 novembre 2022

labbra

In ascensore all’ospedale una giovane OSS assai vistosa toglie la mascherina mostrando due labbra carnose e peccaminose e, per giustificarsi: – Scusate, ma a me la bocca mi piace tenerla libera – ci sorride con malizia prima di uscire al piano successivo. Un paziente sulla sedia a rotelle che sta salendo con noi se la guarda tutta, dalla testa agli zoccoli fuxia, e mi dice: – Me’, che femmina quella, certi giorni aspetto l’ascensore anche mezz’ora solo per vederla, che poi cos’altro vuoi fare qui? Tutta qua me la sento – passa la mano spalancata a frugarsi la pancia – ma soltanto qua, però! Più sotto non scende! Niente. Tutto morto. Per fortuna che c’è l’immaginazione!

domenica 20 novembre 2022

brioches

Conferenza sul clima 2022. Si poteva scegliere se fare tutti quanti dei sacrifici abbassando drasticamente il tenore di vita dei paesi più ricchi con ciò che ne deriva o comprare il silenzio dei paesi più poveri per continuare a crogiolargi ancora un poco in attesa del miracolo. Si è scelto di comprare il silenzio dei poveri. Ma per nostra fortuna c'è chi crede nei miracoli.

venerdì 18 novembre 2022

la poesia nel cinema

Leggevo il post di un professore che diceva che forse non è che è venuto meno l'amore per la poesia, ma semplicemente si è spostato il bisogno di poesia verso forme espressive più moderne e in linea coi gusti del pubblico, e faceva l'esempio di un film che aveva visto, di Pupi Avati, pieno di poesia, ma ci si potrebbe mettere in mezzo anche la musica. Il che da una parte è vero, e vale anche per il romanzo (perché comprarsi un libro a 18 euro quando con la metà di quella cifra mi posso abbonare a un canale di streaming e guardarmi tutte le fiction che voglio); dall'altra va detto che cinema e musica sono forme d'arte con propri codici e non è detto che, al di là dell'aggettivo "poetico", gli interessi il paragone/dialogo con la poesia come forma d'arte e con la sua storia (per fare un esempio, un Quentin Tarantino fa cinema postmoderno basato sui B movies fra cui gli spaghetti western, ma dubito che gli freghi qualcosa di rapportarsi con Mario Luzi o con Montale, o con Dereck Walcott, per fare il nome di un grandissimo poeta americano che invece Montale lo sapeva a memoria). Ma per fare un film servono soldi, tanti soldi, persino per fare il più stupido dei video serve una videocamera e un PC, devi sapere usare qualche programma di montaggio, così come per fare una canzone serve uno strumento e delle casse, un impianto, banalmente una presa elettrica, un accordatore. Ecco, per fare una poesia, ed è uno dei motivi per cui mi piace tanto la poesia, bastano un quaderno è una penna, 1 euro in tutto (un po' come fa il protagonista di quel film bellissimo che è Paterson). O come in certi paesi del Medioriente, basta la voce e un po' di buona memoria. La poesia, come pratica, è una delle forme d'arte più alla portata di tutti che ci sia. Poi certo, la puoi voler pubblicare e quello è un altro paio di maniche. Ma del resto, si sa, stampare un libro non implica fare poesia, così come girare un film non implica fare del cinema.

materia medica

Stamattina rileggevo POLVERE, di Bordini e mentre leggevo e mi perdevo in quel flusso mi chiedevo dove mai finisse la testa di Bordini mentre stava scrivendo, verso quale piano. Poi ho letto MANGIARE, che è un libro pieno di morte, molto feroce, dove c’è una sezione, Materia medica, che è una sorta di lungo prologo alla morte, una visione sviscerata al microscopio, dunque deformata dalla lente d’ingrandimento, della malattia come referto, studiata attraverso la deformazione del corpo, che viene meno e perde dignità, ma come se fosse un dato acquisito, senza più suscitare commozione in chi osserva. Ma subito dopo questa visione così gelida, da sala operatoria, segue una poesia delicatissima sull’arrivo dell’Autunno, e tu leggendola ci senti subito il tocco lieve di Apollinaire, con questo aggrovigliarsi del tempo per cui, subito dopo la malattia come fine, non spinge la rinascita, cioè la primavera, ma arriva una stagione più gentile, cioè l’autunno che è la stagione della consapevolezza della morte, che persiste, ma in cui ti puoi gustare ancora le castagne. A quella segue poi Il poema a Trotskij, che in un ipotetico confronto con l’opera del francese sarebbe il corrispettivo della Canzone del male amato, certo passato, ma mai dimenticato, perché conserva dentro il gusto delle caldarroste.

giovedì 17 novembre 2022

dissociazione

Sono talmente dissociato che prima, quando ha suonato il telefono svegliandomi, la prima cosa che ho pensato è stata: Ecco che sono morto e mi avvisano per dirmi che stanno venendo a prendermi. — Invece era il barbiere che chiamava per spostare l'appuntamento. — Quale appuntamento? Sono dieci anni che non vengo da te. — Infatti ha sbagliato persona e chiamava mio cugino che porta il mio stesso nome.