martedì 17 febbraio 2015

lunedì 16 febbraio 2015

piccola sfida

L'ultima volta, al mio corso di scrittura, in vista di San Valentino, ho dato questo compito. Scrivere una lettera d'amore di almeno 1500 battute dalla quale siano completamente bandite le espressioni "ti amo", "ti voglio", "ti voglio bene", "mi manchi", "ti penso", "senza di te", "ho bisogno di te", "mi fai morire" e qualsiasi altra banalità o frase fatta. I ragazzi ci hanno provato ma poi si sono arresi. Mi chiedevo, qualcuno là fuori ci vuole provare?

poca gente fu poco capita...

Poca gente fu poco capita – o troppo – come fu Pasolini
che solo chiedeva d’essere semplice e chiaro e mai più da solo.

una storiella per spiegare il rapporto fra pasolini e fortini

Pasolini e Fortini devono fare la spesa.
Fortini vuole andare dal fruttivendolo all’angolo, che ha aperto da poco, è giovane, e c’ha le verdure biologiche. Pasolini invece vuole andare dal suo fruttivendolo in periferia, due chilometri fuori dal centro, che vende verdure sue e c’ha quel negozio da più di trent’anni, l’ha ereditato dal padre.
“A Pa’, sbrighiamoci, le prendiamo qua le verdure, sono buone, due minuti e siamo a casa a fare il sugo”.
“No, io voglio andare dal mio di fruttivendolo, c’ho un rapporto di fiducia con lui. Quello è giovane, non c’ha esperienza, non so che mi combina, non mi fido”.
“Sempre così tu. Mai un po’ di fiducia negli altri! nei giovani poi! Sei stato giovane anche tu, no? Falli sbagliare i giovani, se no non imparano!”
“Sono ancora giovanissimo, io! Ma poi penso a quel poverino che sta in periferia, è anziano, vende cose buone di campagna, gli dobbiamo dare una mano. Su, dai, allunghiamo un po’ e facciamo la spesa da lui!”
“A parte che adesso pompano tutto in campagna. Ma poi, scusa, il ragazzo che ha aperto il negozio da poco e si vuole costruire un futuro, non se la merita una mano? Guarda, c’ha pure le verdure biologiche!”
“Mmm, a me le verdure “biologiche”, non tanto mi convincono. Cioè, non sono contrario alla cosa in sé, ma mi dà fastidio l’etichetta. Mi sembra tanto una cosa alla moda, roba da hipster!”
“Che significa hipster?”
“Sono i figli dei capelloni”.
“Uh, madonna, ancora con sta’ storia stai. Certo che quando ti leghi una cosa al dito, tu! Comunque i giovani vanno aiutati, Pa’. Diamo una mano ai giovani! Stai dalla parte di qualcuno, per una volta!”
“Io sto dalla parte del fruttivendolo in periferia!”

domenica 15 febbraio 2015

appunti

Preparo degli appunti per una lezione su Pasolini in una scuola secondaria. Scrivo e scrivo per giorni, nel tempo libero, in pieno disordine. Poi oggi finisco e mi accorgo di aver buttato giù una cosa di circa 70 pagine. Insomma, magari è una cosa furba (i 40 anni della morte ecc.), ma mi sta venendo la tentazione di pubblicarla. La chiamerei così: Lezioni di guida per pasoliniani senza patente.

sabato 14 febbraio 2015

il lungo addio

Anche Gadda, scopro, come tanti, sostiene la necessità per uno scrittore di viaggiare. Non tanto per fare esperienze, che è un po’ la nostra visione ereditata da tanta letteratura americana. Quanto piuttosto perché viaggiando di continuo si riesce più facilmente a distaccarsi dalle cose, a lasciarsele alle spalle, perché ce ne resti soltanto la memoria. Perché solo attraverso la memoria si può scrivere bene di qualcosa, e non a caldo, in balia dei sentimenti. In questo modo la scrittura diventa quasi una forma di tortura, un lungo esercizio di presenza in assenza, dei propri fantasmi, dell’artista a se stesso e al proprio cuore, e tanto più forte è la presenza, e quindi l’opera che ne scaturisce, quanto più lunga è la distanza, e quindi lo sforzo di memoria che facciamo per colmare quel vuoto.

l'incastro

Ho sognato di essermi infilato nel sogno di un sogno, come in una scatola cinese o in una matrioska, qualcosa di orientale e colorato in cui indossavo uno sull’altro vari strati d’umore, gioia, confusione, angoscia. Un attimo mi sentivo fortunato, l’attimo dopo un peso mi stringeva il petto, mi mancava l’aria, credevo che avere troppi sogni mi togliesse il respiro. Mi sono risvegliato con fatica, tirandomi fuori da tutti quei sogni, per scoprire di aver infilato la testa nel cuscino, e premevo forte le braccia soffocandomi, in una sorta di giallo perfetto in cui la vittima e il colpevole coincidono senza più dubbi. Ero il ritratto perfetto di un sandwich sbavante.

giovedì 12 febbraio 2015

cercarsela

Stavo leggendo alcuni vecchi articoli sulla morte di Pasolini, alcuni di eminenti critici e letterati del nostro paese che ipotizzano come, tutto sommato, quella sua morte lì Pasolini “un po’ se l’era cercata”, tanto che poi non si è più cercato nemmeno i colpevoli. Quella frase, “se l’era cercata”, mi ha fatto tanto pensare ad analoghe formule, tutte uguali, sentite negli ultimi mesi: per le ragazze a cui si è pagato il riscatto, che un po’ se l’erano cercata, o per i fumettisti francesi a cui hanno sparato ma che se l’erano cercata, per Stefano Cucchi e per tanti altri poverini che non dico ma se la sono cercata. E mi viene da dire che invece, secondo me, l’unica cosa che una persona va davvero cercando nella vita è la felicità, e non è nemmeno detto che la trovi. Ma penso anche che tutto questo rientra in quella parola che Pasolini usava spesso per indicare certi atteggiamenti comuni: “moralismo”, l’attitudine che abbiamo un po’ tutti a dire agli altri come gira il mondo, cioè alla nostra maniera che spesso, per una serie di casi, diventa la maniera di tanti. Se tu non giri come vogliono i tanti, e alla loro velocità, te la stai già cercando; se pesti loro i piedi te la stai cercando; se quando lo fai ti va bene allora hai talento, oppure fortuna (o chissà che hai combinato sottobanco, perché, come diceva Andreotti, “a pensar male ecc.”); ma quant’è vero Dio, se cadi a terra mentre lo fai, allora te la sei proprio cercata, e la pietà, o il perdono, è meglio se te li vai a cercare altrove.

domanda (2)

Ma io voglio capire, perché la gente a cui palesemente non piace Sanremo si guarda Sanremo tutte le sere per poi parlarne male? Lo fa 
a) appunto per parlarne male, perché parlare male di qualcosa è sempre divertente anche se alla lunga meschino? 
b) perché non sa che cacchio fare la sera e allora deve trovare un qualche modo per riempire quelle quattro ore? (dio mio, quattro ore!! moltiplicate per cinque giorni ci leggi tutto Guerra e Pace!!) 
c) sadomasochismo non dichiarato? oppure per campanilismo, perché gli piace quella cosa marrone? 
d) per constatare, con vivo senso civico/cinico, il decadimento della televisione italiana e quindi darsi una scusa per non pagare il canone? 
e) boh?

mercoledì 11 febbraio 2015

domanda

Ma solo io quando mi sforzo di abbracciare col pensiero tutta ma proprio tutta la bellezza del mondo mi scappa una scorreggia?

martedì 10 febbraio 2015

telefonia

Certo che il mondo della telefonia mobile è un vero puttanaio. Quand’ero con Wind non mi arrivava un’offerta decente manco accendendo un cero a Gesucristo in persona. Ma adesso che sono con Tim, mi arrivano certe proposte indecenti da Wind che mi aspetto che da un giorno all’altro mi mandino un messaggio: “Torna a Wind, e per sole dieci euro al mese ti spediamo a casa una massaggiatrice thailandese, che in più lava stira cucina e passa pure l’aspirapolvere sotto il letto. E non ti dice mai ti amo.”

domenica 8 febbraio 2015

romanzo quasi popolare

Ho fatto un sogno. Nel sogno incontro una editor della Sellerio. È amore a prima vista. Usciamo insieme. Appuntamento sulle terrazze del Duomo di Milano, io lei e i piccioni. Lei mi dice di essere rimasta incinta. “Ma se ancora non ti ho toccato?” le rispondo. “Lo hai fatto col cuore!” La mia magra consolazione. Divento, così, padre di un bel libro, vivace e pieno di salute, lo chiamiamo Montalbano. Gli voglio anche bene, ma non so perché, mentre lo guardo crescere, ho come la sensazione che non mi assomigli, che non abbia preso niente da me, nemmeno la parlata.

venerdì 6 febbraio 2015

toccare con mano (#pov)


Allora, è appena uscito questo libro qui, CUMSHORT III - # POV, che è un libro digitale, costa poco, anzi pochissimo, ed è una raccolta di racconti, diciamo così, legati alla sfera della sessualità, sfera che ci piace sempre tanto toccare con mano. Dentro alla raccolta ci sono sei racconti di autori diversi, e fra quei sei ci sono pure io, con un racconto quindi, e non con una poesia, che è una cosa che chi mi legge me la chiede da almeno dieci anni. Con questo libro ho realizzato il mio sogno di pubblicare con Caratteri Mobili, che è una casa editrice che ammiro tantissimo, e per di più, se me la posso tirare, mi hanno chiamato loro, cioè non sono stato io a propormi, ma è stata la casa editrice ad avere fiducia nel mio lavoro e a chiedermi di scrivere un racconto in esclusiva. Ne vado parecchio orgoglioso, insomma, e mi pare quindi giusto promuovere il libro quanto più posso, entro i limiti del buongusto. Come dire che non vi tolgo il saluto se non lo comprate, ma se lo comprate vi saluto meglio. Spero quindi che lo compriate, e che dopo, magari, se vi va, mi dite pure che ne pensate, che male saperlo non fa mai.

volevo dire

Volevo dire che è vero, come mi hanno detto tante volte, che scrivo come mangio, ma è anche vero che il pane che mangio me lo sono fatto io, l’ho impastato a lungo, non me l’ha regalato nessuno.

giovedì 5 febbraio 2015

stai dritto

Quand’ho visto
la prima volta
il teatro Bolshoi a Mosca mi s’è piegata la schiena
dalla meraviglia
sotto tutto quell’oro
che pioveva dai palchi
così mia moglie m'ha detto: stai dritto, che la bellezza non pesa.

(Tonino Guerra, da Piove sul Diluvio)

silenzio

Pensavo che, almeno una volta all’anno, sarebbe bello istituire la Giornata mondiale contro lo spreco delle parole, in cui invece di perder tempo a spiegare o a spiegarsi si sorvolasse su tutto, in base al principio che per quanto tu possa buttarne di sangue e di ragioni, alla fine nessuno può veramente capirsi. Per una volta sarebbe carino lasciar perdere, arrendersi, e starsene un po’ zitti ad ascoltare il resto: il vento che fa tremare i vetri, l’acqua che scorre nel lavello, il ronzio della stufa, le fusa dei gatti che reclamano carezze. Sarebbe un silenzio non pieno, ma proprio per questo molto rilassante.

tenerezza

Ho scoperto che mio padre tiene il mio libro sul comodino e se lo legge la sera, prima di dormire, nella luce calda dell’abat-jour e con gli occhiali in bilico sulla punta del naso. Poi di giorno, siccome è timido, lo nasconde ricoprendolo sotto le bollette da pagare, così da dissimulare la tenerezza con le cose serie.
Ieri ha deciso di fare lotta al mondo per la nuova tassa sui terreni agricoli. Tutti gli hanno detto che per quel poco che paga non vale la pena agitarsi. Lui, invece, si agita e risponde: «Poco di qua poco di là, alla fine i soldi li caco io». In questo modo riesce a zittire chiunque.

martedì 3 febbraio 2015

apollo sul pendio


Sakamichi no Apollo (tradotto: Apollo sul pendio), o anche Jammin' Apollo, è un bellissimo anime di 12 puntate diretto da Shin'ichirō Watanabe, già ideatore di Cowboy Bebop, ambientanto nel Giappone di metà anni '60, che parla dell'amicizia fra due liceali appassionati di jazz che decidono di mettere su un gruppo tutto loro. L'anime è pieno zeppo di riferimenti al jazz di quegli anni, dai Jazz Messengers a Bill Evans, ogni puntata prende il titolo da uno standard, ma anche la storia, una sorta di educazione sentimentale in chiave musicale, è davvero bellina. Io l'ho scoperto ieri e me ne sono innamorato subito, ho già visto tutte le puntate e mi sento di consigliarlo a chiunque, soprattutto se appassionati di jazz. Poi ovvio, va ammessa qualche licenza narrativa, per esempio che un ragazzino di 16 anni suoni la batteria allo stesso livello di Art Blakey, però il bello delle storie è anche questo, se no che gusto c'è a sognarle?
È possibile guardarsi tutte le puntate QUI. E questa, invece, è la mia scena preferita.

lunedì 2 febbraio 2015

felicità

Oggi il mio amico Mimmo è diventato papà. L'ho saputo poco fa, proprio da lui. Fra le altre, ha detto una cosa che mi ha lasciato stupito e contento, ha detto: "Sono felice", con una semplicità diretta e disarmante, a cui non sono abituato. Credo che sia stata la prima volta, da quando lo conosco, che gliel'ho visto ammettere. Anzi, sono sicuro, è stata proprio la prima volta. Mimmo è un poeta, e i poeti (non è un luogo comune) sono gente strana, sanno sempre come vedere il lato avverso di ogni cosa, per cui è difficile che siano mai felici al 100%. Eppure (io non lo so, perché non mi è capitato, ma) pare che i figli sappiano aggiustare tutto, anche l'umore dei poeti. Oggi ne ho avuto la prova. E sono felice con lui.

domenica 1 febbraio 2015

disprezzo

A volte ho il sospetto che mio padre sia l’unica persona rimasta in Europa a usare la parola Capitalisti con tutto il disprezzo di classe nemica. I grassi Kapitalisti, dice. Grassi come maiali, e con la K di Kitemmurt, caricata sotto la lingua.