giovedì 12 febbraio 2015

domanda (2)

Ma io voglio capire, perché la gente a cui palesemente non piace Sanremo si guarda Sanremo tutte le sere per poi parlarne male? Lo fa 
a) appunto per parlarne male, perché parlare male di qualcosa è sempre divertente anche se alla lunga meschino? 
b) perché non sa che cacchio fare la sera e allora deve trovare un qualche modo per riempire quelle quattro ore? (dio mio, quattro ore!! moltiplicate per cinque giorni ci leggi tutto Guerra e Pace!!) 
c) sadomasochismo non dichiarato? oppure per campanilismo, perché gli piace quella cosa marrone? 
d) per constatare, con vivo senso civico/cinico, il decadimento della televisione italiana e quindi darsi una scusa per non pagare il canone? 
e) boh?

mercoledì 11 febbraio 2015

domanda

Ma solo io quando mi sforzo di abbracciare col pensiero tutta ma proprio tutta la bellezza del mondo mi scappa una scorreggia?

martedì 10 febbraio 2015

telefonia

Certo che il mondo della telefonia mobile è un vero puttanaio. Quand’ero con Wind non mi arrivava un’offerta decente manco accendendo un cero a Gesucristo in persona. Ma adesso che sono con Tim, mi arrivano certe proposte indecenti da Wind che mi aspetto che da un giorno all’altro mi mandino un messaggio: “Torna a Wind, e per sole dieci euro al mese ti spediamo a casa una massaggiatrice thailandese, che in più lava stira cucina e passa pure l’aspirapolvere sotto il letto. E non ti dice mai ti amo.”

domenica 8 febbraio 2015

romanzo quasi popolare

Ho fatto un sogno. Nel sogno incontro una editor della Sellerio. È amore a prima vista. Usciamo insieme. Appuntamento sulle terrazze del Duomo di Milano, io lei e i piccioni. Lei mi dice di essere rimasta incinta. “Ma se ancora non ti ho toccato?” le rispondo. “Lo hai fatto col cuore!” La mia magra consolazione. Divento, così, padre di un bel libro, vivace e pieno di salute, lo chiamiamo Montalbano. Gli voglio anche bene, ma non so perché, mentre lo guardo crescere, ho come la sensazione che non mi assomigli, che non abbia preso niente da me, nemmeno la parlata.

venerdì 6 febbraio 2015

toccare con mano (#pov)


Allora, è appena uscito questo libro qui, CUMSHORT III - # POV, che è un libro digitale, costa poco, anzi pochissimo, ed è una raccolta di racconti, diciamo così, legati alla sfera della sessualità, sfera che ci piace sempre tanto toccare con mano. Dentro alla raccolta ci sono sei racconti di autori diversi, e fra quei sei ci sono pure io, con un racconto quindi, e non con una poesia, che è una cosa che chi mi legge me la chiede da almeno dieci anni. Con questo libro ho realizzato il mio sogno di pubblicare con Caratteri Mobili, che è una casa editrice che ammiro tantissimo, e per di più, se me la posso tirare, mi hanno chiamato loro, cioè non sono stato io a propormi, ma è stata la casa editrice ad avere fiducia nel mio lavoro e a chiedermi di scrivere un racconto in esclusiva. Ne vado parecchio orgoglioso, insomma, e mi pare quindi giusto promuovere il libro quanto più posso, entro i limiti del buongusto. Come dire che non vi tolgo il saluto se non lo comprate, ma se lo comprate vi saluto meglio. Spero quindi che lo compriate, e che dopo, magari, se vi va, mi dite pure che ne pensate, che male saperlo non fa mai.

volevo dire

Volevo dire che è vero, come mi hanno detto tante volte, che scrivo come mangio, ma è anche vero che il pane che mangio me lo sono fatto io, l’ho impastato a lungo, non me l’ha regalato nessuno.

giovedì 5 febbraio 2015

stai dritto

Quand’ho visto
la prima volta
il teatro Bolshoi a Mosca mi s’è piegata la schiena
dalla meraviglia
sotto tutto quell’oro
che pioveva dai palchi
così mia moglie m'ha detto: stai dritto, che la bellezza non pesa.

(Tonino Guerra, da Piove sul Diluvio)

silenzio

Pensavo che, almeno una volta all’anno, sarebbe bello istituire la Giornata mondiale contro lo spreco delle parole, in cui invece di perder tempo a spiegare o a spiegarsi si sorvolasse su tutto, in base al principio che per quanto tu possa buttarne di sangue e di ragioni, alla fine nessuno può veramente capirsi. Per una volta sarebbe carino lasciar perdere, arrendersi, e starsene un po’ zitti ad ascoltare il resto: il vento che fa tremare i vetri, l’acqua che scorre nel lavello, il ronzio della stufa, le fusa dei gatti che reclamano carezze. Sarebbe un silenzio non pieno, ma proprio per questo molto rilassante.

tenerezza

Ho scoperto che mio padre tiene il mio libro sul comodino e se lo legge la sera, prima di dormire, nella luce calda dell’abat-jour e con gli occhiali in bilico sulla punta del naso. Poi di giorno, siccome è timido, lo nasconde ricoprendolo sotto le bollette da pagare, così da dissimulare la tenerezza con le cose serie.
Ieri ha deciso di fare lotta al mondo per la nuova tassa sui terreni agricoli. Tutti gli hanno detto che per quel poco che paga non vale la pena agitarsi. Lui, invece, si agita e risponde: «Poco di qua poco di là, alla fine i soldi li caco io». In questo modo riesce a zittire chiunque.

martedì 3 febbraio 2015

apollo sul pendio


Sakamichi no Apollo (tradotto: Apollo sul pendio), o anche Jammin' Apollo, è un bellissimo anime di 12 puntate diretto da Shin'ichirō Watanabe, già ideatore di Cowboy Bebop, ambientanto nel Giappone di metà anni '60, che parla dell'amicizia fra due liceali appassionati di jazz che decidono di mettere su un gruppo tutto loro. L'anime è pieno zeppo di riferimenti al jazz di quegli anni, dai Jazz Messengers a Bill Evans, ogni puntata prende il titolo da uno standard, ma anche la storia, una sorta di educazione sentimentale in chiave musicale, è davvero bellina. Io l'ho scoperto ieri e me ne sono innamorato subito, ho già visto tutte le puntate e mi sento di consigliarlo a chiunque, soprattutto se appassionati di jazz. Poi ovvio, va ammessa qualche licenza narrativa, per esempio che un ragazzino di 16 anni suoni la batteria allo stesso livello di Art Blakey, però il bello delle storie è anche questo, se no che gusto c'è a sognarle?
È possibile guardarsi tutte le puntate QUI. E questa, invece, è la mia scena preferita.

lunedì 2 febbraio 2015

felicità

Oggi il mio amico Mimmo è diventato papà. L'ho saputo poco fa, proprio da lui. Fra le altre, ha detto una cosa che mi ha lasciato stupito e contento, ha detto: "Sono felice", con una semplicità diretta e disarmante, a cui non sono abituato. Credo che sia stata la prima volta, da quando lo conosco, che gliel'ho visto ammettere. Anzi, sono sicuro, è stata proprio la prima volta. Mimmo è un poeta, e i poeti (non è un luogo comune) sono gente strana, sanno sempre come vedere il lato avverso di ogni cosa, per cui è difficile che siano mai felici al 100%. Eppure (io non lo so, perché non mi è capitato, ma) pare che i figli sappiano aggiustare tutto, anche l'umore dei poeti. Oggi ne ho avuto la prova. E sono felice con lui.

domenica 1 febbraio 2015

disprezzo

A volte ho il sospetto che mio padre sia l’unica persona rimasta in Europa a usare la parola Capitalisti con tutto il disprezzo di classe nemica. I grassi Kapitalisti, dice. Grassi come maiali, e con la K di Kitemmurt, caricata sotto la lingua.

sabato 31 gennaio 2015

una recensioni a un disco inutile lunga circa 1100 battute

Ho passato il pomeriggio ad ascoltare un simpatico – e nient’altro – disco tributo: The Art of Paul McCartney, uscito nel 2014 e pieno zeppo di ospiti illustri, i quali dimostrano solo quanto sia difficile trovare, ancora oggi, un interprete vocale migliore dello stesso McCartney. In realtà gli arrangiamenti sono spesso troppo vicini agli originali per risultare interessanti e non a caso le cover migliori dei disco si dimostrano Wanderlust di Brian Wilson, vero grande rivale di McCartney per tutti gli anni ’60, e l’inarrivabile So Bad di Smokey Robinson, artisti che furono dunque di ispirazione per Paul all’inizio della carriera e non suoi epigoni. Fa eccezione una delicata No More Lonely Nights riarrangiata in chiave acustica dagli Airborne Toxic Event, giovane gruppo indie americano. Altri pezzi da segnalare: Venus and Mars rifatta dai Kiss (e che già all’epoca sembrava scritta per loro), la dolente Yesterday di Willie Nelson e Things We Said Today di Bob Dylan, che tolgono ogni orpello pop alla scrittura di McCartney, una divertita When I’m 64 di Barry Gibb dei Bee Gees, e poi una svagata C Moon, calzata come un guanto da Robert Smith dei Cure.

pesci e scrittori

Philip Roth è uno di quei casi puri, in cui vita e scrittura si confondono al punto che tu non sai più dire in quale delle due c'è verità e in quale invenzione. Non si tratta di trasfigurazione artistica, in cui una vita molto ordinaria viene reintepretata in chiave fantastica grazie all'uso delle parole, si tratta proprio di vivere una vita fuori dagli schemi, dall'ordinario, per una volontà fortissima di scardinare la realtà e portarla su un altro piano simbolico. Occorre dare tutto alla scrittura per questo, sacrificarle ogni cosa, fino al punto di finire a vivere come in una bolla, meglio ancora in una sorta di grande acquario popolato di pesci di varie misure e appetiti, che ti strizzano l'occhio.

Oggi, ad esempio, è uscito un bellissimo articolo sulla straordinaria vita di Philiph Roth sul Corriere della Sera, che potete anche leggere QUI. 

giovedì 29 gennaio 2015

mi avessero chiesto

Confesso di avere gusti semplici ma entusiasmi facili. Mi avessero chiesto mezzora fa cos'è la felicità gli avrei risposto senza esitare: broccoletti lessi con un giro d'olio crudo. Questo poco prima dell'amaro e alla faccia di ogni possibile letteratura.

io e charlie

A toccare la fede degli altri li si rende cattivi. Ha ragione il papa. Me ne sono accorto l’altro giorno che ho fatto dell’ironia sulla Giornata della Memoria e un mio amico, cresciuto nei valori della Resistenza, s’è incazzato dicendomi: ci sono alcune cose sacre, questa è una, l’altra è il 25 aprile. Ne è una nato una sorta di litigio collettivo, assai antipatico, fra me, lui e altri che hanno commentato il post e alla fine, disgustato, ho cancellato tutto. Che scrivevo nel post? Per sommi capi che forse a incrementare il giorno della Memoria era l’industria cinematografica per produrre quei due o tre film all’anno da trasmettere a fine gennaio, subito dopo i cinepanettoni di Natale, e concludevo con l’infelice battuta: Natale a Dachau. Insomma, ci sono andato pesante, e così ho toccato i nervi scoperti di una fede laica. Lì mi sono accorto di una cosa, che proprio quel giorno, mosso dagli stessi identici motivi e con gli stessi identici modi, io sono stato Charlie Hebdo. Ma davvero Charlie, non come molti che lo hanno scritto per partecipare al dolore e poi basta. Ho fatto dell’ironia alla Charlie che ha portato per alcune ore un po’ di nervosismo a tutti, e nulla di realmente costruttivo. Sono stato Charlie e non ne vado per nulla fiero, aggiungo. Però mi viene da dire anche questo, che inneggiare alla libertà di satira o d’espressione – di qualsiasi genere e contro qualsiasi fede – se poi non si è pronti, per primi, a calarsi le mutande in piazza fa molto Europa, non quella illuminista di Charlie Hebdo ma l’altra più antica, più ferocemente radicata, dove tutti sono sempre un po’ impacciati con l’autocritica ma sempre bendisposti a dare del coglione al prossimo. Insomma, serve tanto equilibrio.

mercoledì 28 gennaio 2015

siamo stati tre giorni senza dirci...

Siamo stati tre giorni senza dirci
una parola e c’erano le sue ragioni.
Però lei mi metteva la minestra
nel piatto e io mangiavo a testa bassa.
Nel letto stavamo schiena contro schiena
fintanto che una mattina
le nostre mani si sono incontrate
sulla schiena del cane.

(Tonino Guerra, da Una foglia contro i fulmini)

lunedì 26 gennaio 2015

ma perché...

Stamattina, appena alzato, scrivo il mio pensierino del giorno: "Si dovrebbe tutti invecchiare con dignità e morire al momento giusto."
Lascio il mio quaderno sul tavolo, e dopo una mezzora torno e ci trovo aggiunto il commento di mio fratello: "Ma perché, ti fa sentire Che Guevara quel gatto morto che ti cresce in faccia?"

sabato 24 gennaio 2015

nord e sud



Stamattina, in riproduzione casuale, mi è capitato di sentire una dietro l’altra due canzoni diversissime fra loro ma realizzate nello stesso anno di grazia, il 1979. Fegato, fegato spappolato di Vasco Rossi e subito dopo Basta ‘na jurnata e sole di Pino Daniele. Tanto l’una è profondamente pervasa dello spirito underground della provincia emiliana, lo stesso che puoi trovare nei fumetti di Pazienza o nei romanzi di Tondelli, quanto l’altra è pregna della Napoli internazionale e meticcia che si spalanca sul Mediterraneo. Poi si possono emettere tutti i giudizi di valore sui due artisti, ma questo non mi interessa. Di entrambi quei mondi senti l’odore, il sapore, i colori, ne puoi toccare il cuore e anche la merda. Cosa che, mi pare, non succede più oggi nella musica che si sente in giro, tutta perfettina e asettica, intercambiabile, persino quella dei nuovi cantautori che non sai più da dove arrivano, perduti come sono in una provincia modellata all’Ikea, non hanno né nord né sud, né perfezione né errore.