#ioleggoperché me lo ha insegnato mio padre, ferroviere con la quinta elementare che pensava che chi legge avrebbe governato il mondo, lo avrebbe reso un posto migliore. Leggi, mi diceva, dai il tuo contributo. La storia, purtroppo, ha dato torto a mio padre. Chi legge libri oggi è vilipeso quasi fosse un Don Chisciotte, uno sciocco sognatore lanciato a spaccarsi la testa contro i mulini a vento. A governare il mondo, il nostro mondo almeno, c'è gente che se legge libri della lettura non ha capito niente o forse ha letto i libri sbagliati, e il mondo non è certo un posto migliore, anzi, fa abbastanza schifo, per parcondicio, a tutti. Se qualcuno ancora non si vergogna di dire che leggere fa bene, noi il 23 aprile alle 17.00 in piazza Vittorio a Locorotondo, facciamo una piccola manifestazione approfittando del battage pubblicitario di questo evento. L'idea è semplice: saliamo sulle cassette della frutta, visto che alla frutta siamo arrivati, e leggiamo, leggiamo più forte che possiamo. Tanto per ribadire che a noi, i mulini a vento, non ci hanno ancora fermato.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
martedì 21 aprile 2015
lunedì 20 aprile 2015
il prossimo
Il mio prossimo libro sarà una raccolta di poesie d'amore. 111 poesie d'amore, per la precisione. Persino il numero sembra portarmi fortuna. Di sicuro, pubblicandolo, le donne cadranno ai miei piedi struggendosi per me, i poeti mi cederanno le corone d'alloro per farci il sugo.
domenica 19 aprile 2015
poesia matrimoniale
Soprattutto primaverili
questi auguri
più che matrimoniali
perché al matrimonio
siete avvezzi
mentre nel tempo
le stagioni si alternano
in rigidi inverni, estati
afose, tristi autunni.
Io vi auguro una perenne
primavera. Che guarda
in avanti e non indietro
sempre dolce e solare
con tanto di fiori in sboccio
e qualche pioggia
per rinfrescare.
Scritta ieri, al volo, per il matrimonio di due amici.
questi auguri
più che matrimoniali
perché al matrimonio
siete avvezzi
mentre nel tempo
le stagioni si alternano
in rigidi inverni, estati
afose, tristi autunni.
Io vi auguro una perenne
primavera. Che guarda
in avanti e non indietro
sempre dolce e solare
con tanto di fiori in sboccio
e qualche pioggia
per rinfrescare.
Scritta ieri, al volo, per il matrimonio di due amici.
mercoledì 15 aprile 2015
martedì 14 aprile 2015
caro antonio
Questa poesia mi è stata scritta da uno degli allievi del mio corso di scrittura :)
CARO ANTONIO
ti sei comprato lo smartphone
vuoi raggiungere la Mondadori
invece facciamo la Rivoluzione
Martina, Alberobello, Locorotondo, Cisternino
mettiti alla guida del Centro Diurno
conquistiamo i Comuni
il nostro impero guiderà i mondi
orecchiette alle cime di rapa
la parola d’ordine.
Giuseppe
CARO ANTONIO
ti sei comprato lo smartphone
vuoi raggiungere la Mondadori
invece facciamo la Rivoluzione
Martina, Alberobello, Locorotondo, Cisternino
mettiti alla guida del Centro Diurno
conquistiamo i Comuni
il nostro impero guiderà i mondi
orecchiette alle cime di rapa
la parola d’ordine.
Giuseppe
spesso il male di scrivere ho incontrato
Spesso il male di scrivere ho incontrato:
era negli eunuchi laureati che reclamano
una cattedra nel mondo riciclando
sistemi collaudati senza un briciolo d’idea,
era nei poeti brizzolati che regalano
pensieri brufolosi ad amanti senza scopo
rimpiangendo giovinezze mai accadute,
era nei nostalgici ubriachi ma già pronti
ad orge illetterarie e sanguinanti
che bruciano candele come vita, ed era
nei grigi segretari loro padri
che rimediano alla noia col vuoto
e si gonfiano testardi negli uffici, emorroidi
impettiti di poesia. Bene non seppi,
fuori della loro petulanza a rimarcare
la comune indifferenza dei colleghi
blasonati, quanto di sincero v’era in loro,
morti e già dimenticati persino
nel respiro. O se non fosse ancora un vezzo,
l’ansia puerile di non esserci, il rifiuto
ad accettarsi né nuovi né veri, e nemmeno
destinati, nella propria impurità, al ricordo
di chi resta. Creature, sì, di pena,
ma soltanto per la loro piccolezza.
era negli eunuchi laureati che reclamano
una cattedra nel mondo riciclando
sistemi collaudati senza un briciolo d’idea,
era nei poeti brizzolati che regalano
pensieri brufolosi ad amanti senza scopo
rimpiangendo giovinezze mai accadute,
era nei nostalgici ubriachi ma già pronti
ad orge illetterarie e sanguinanti
che bruciano candele come vita, ed era
nei grigi segretari loro padri
che rimediano alla noia col vuoto
e si gonfiano testardi negli uffici, emorroidi
impettiti di poesia. Bene non seppi,
fuori della loro petulanza a rimarcare
la comune indifferenza dei colleghi
blasonati, quanto di sincero v’era in loro,
morti e già dimenticati persino
nel respiro. O se non fosse ancora un vezzo,
l’ansia puerile di non esserci, il rifiuto
ad accettarsi né nuovi né veri, e nemmeno
destinati, nella propria impurità, al ricordo
di chi resta. Creature, sì, di pena,
ma soltanto per la loro piccolezza.
dare fastidio
Io ho fiducia nei giovani. È la mia generazione che butterei via, quella degli arrangiati che con la scusa che sono cresciuti nella fame l’unica cosa che sanno fare è prendere e fregarsene degli altri, che fanno passare il messaggio che vincono i furbi e gli altri sono tutti fessi, quelli che quando c’è una fila devono per forza passare davanti. Quando vedo gente così, è più forte di me, io mi metto davanti a loro e li blocco, gli do fastidio. È una cosa piccola, ma è il mio modo di mettere in crisi quel sistema.
(Rosa, la mia vicina, una persona coi controcazzi)
lunedì 13 aprile 2015
la solitudine
La solitudine, mi accorgo, non è la capacità di stare alla perfezione lontano dagli altri, che è invece indipendenza, ma l'incapacità di caricarti, con loro, dei problemi, delle gioie e delle aspettative, il modo in cui li deludi per la tua debolezza. L'indipendenza è una cosa bella ma fragile, sfocia nella solitudine quando meno te lo aspetti. Ti accorgi che è solitudine quando chi hai intorno si sente solo insieme a te.
sabato 11 aprile 2015
divario
Sono appena stato alla presentazione di un libro di un ventenne che si chiama come me, Antonio. L’ho incontrato oggi per strada e mi ci sono messo a parlare. Mi ha fatto simpatia e così sono andato a vedere di che si trattava. Il suo romanzo si chiama Fuori piove, dentro pure, passo a prenderti? ed è una classica storia d’amore adolescenziale, ovviamente autobiografica, che il ragazzo si è prima autopubblicato su amazon, ha ricevuto 20.000 download, poi è stato contattato da Mondadori che lo ha pubblicato, ed ha avuto un tale successo fra i teenager che ora del suo libro stanno facendo un film. Insomma, la bella storia di un ragazzo che ci ha creduto e ha avuto successo.
Almeno finché non prendi il libro e cominci a leggerlo. E capisci che il divario che c’è fra buon cuore e talento può essere enorme, e spietato. E quello che c’è fra te e Mondadori è ormai incolmabile.
Almeno finché non prendi il libro e cominci a leggerlo. E capisci che il divario che c’è fra buon cuore e talento può essere enorme, e spietato. E quello che c’è fra te e Mondadori è ormai incolmabile.
lunedì 6 aprile 2015
lunedì di pasquetta
Svegliarti tardi, restartene pigramente a letto e dal letto afferrare il primo libro che ti capita sottomano: Dall’esilio di Iosif Brodskij. Leggerlo tutto, dall’inizio alla fine, e poi rileggerlo da capo, dall’inizio alla fine, per quant’è bello. Il cielo color inverno, il telefono spento, il vento che scuote i cedri al di là del vetro come in un film muto. Tu, il tuo letto e Brodskij, il più bel lunedì della tua vita, forse.
domenica 5 aprile 2015
venerdì 3 aprile 2015
paraculate
“Una vita fa!” mi dice convinto il ventenne pieno di serietà e di ardore per parlarmi di cosa gli è successo appena sei mesi fa. Mi vien quasi, sulle prime, di ridergli in faccia. Poi mi rendo conto come corre a un altro ritmo il tempo dei più giovani, un ritmo forsennato. Così mi sforzo di capire, ricordare il mio di tempo a vent’anni, circa vent’anni fa. Così, se faccio attenzione, gli vedo le prime rughe sul viso, i capelli bianchi nascosti, i primi pesi che gli piegano le spalle, e offuscate dietro la luce vitale del suo sguardo, le future cataratte che lo devasteranno fra nemmeno una vita. “Poverino!” gli dico. E lui di rimando, ma serio: “Povero, povero me!”*
*Che poi ventenni lo siamo stati tutti, quindi non ci sarebbe nulla da paraculare.
martedì 31 marzo 2015
figura
Ora parlano tutti del processo Kercher come della più grossa figura di merda mai capitata alla Giustizia Italiana. Probabilmente sono io che non do alla cosa l’importanza che merita, ma penso anche che sono passati 53 anni dal delitto Mattei; 40 anni dal delitto Pasolini; 38 dal rapimento di Moro; 35 dalla Strage di Ustica (e mi fermo qui solo per decenza), e per nessuno di questi casi si è ancora fatta chiarezza giudiziaria. Ragion per cui ci andrei piano a parlare di figura di merda planetaria per il delitto Kercher. Si rischia di addentrarsi in una fogna senza uscita.
concorso
Ho parlato con una ragazza che ha partecipato e ha vinto un noto concorso di poesia (assai pubblicizzato in rete) e come premio ha vinto una proposta di pubblicazione a pagamento, lei insieme a tanti altri vincitori che pagando sono finiti in una bella antologia a pagamento. Penso che vale sempre la pena di partecipare a concorsi così, dove almeno inviare le poesie è gratis. Anzi, lo consiglio vivamente a tutti, perché poche cose ormai sono gratis, soprattutto l'attenzione, e pagare per quella è un buon modo per crescere e capire come funziona il mondo.
lunedì 30 marzo 2015
pensierino pirandelliano
C’è un tizio che continua a mandarmi le sue poesie in visione e mi chiama Signor Stefano. E non ho ancora capito se sbaglia lui il mio nome, oppure sono io la casa editrice sbagliata.
lombrichi
Ascoltalo il grido dei lombrichi
perduti e ormai accecati nell’istinto
dal tuo pianto che fa del mondo fango
fango assurdo e senza scampo.
Hanno scavato a lungo nel tuo cuore
per stanarlo – e ora ch’è fango
risalgono alla luce rattristati e senza
scampo si essiccano.
Carne senza sale
si disperano al sole sul tappeto
di roccia che disfa la speranza
né si fa più consumare
muro orizzontale che delimita
lo spazio di salita della pianta
condannata a restarsene in speranza
nell’atomo
radice senza frutto – fiore senza più
impollinazione. Una lunga radice
di speranza sospesa
e aggrappata come un prologo al buio.
perduti e ormai accecati nell’istinto
dal tuo pianto che fa del mondo fango
fango assurdo e senza scampo.
Hanno scavato a lungo nel tuo cuore
per stanarlo – e ora ch’è fango
risalgono alla luce rattristati e senza
scampo si essiccano.
Carne senza sale
si disperano al sole sul tappeto
di roccia che disfa la speranza
né si fa più consumare
muro orizzontale che delimita
lo spazio di salita della pianta
condannata a restarsene in speranza
nell’atomo
radice senza frutto – fiore senza più
impollinazione. Una lunga radice
di speranza sospesa
e aggrappata come un prologo al buio.
Nota. Questa poesia mi è venuta stanotte. L’ho sognata e poi l’ho trascritta, a memoria, più velocemente che potevo. Visto che, per i miei standard, è abbastanza lunga, mi sono perso qualche verso mentre lo facevo.
domenica 29 marzo 2015
povero jannacci
Sono due anni oggi dalla morte di Enzo Jannacci e, devo dire, è ancora incredibilmente difficile trovare in giro molta della sua musica, spesso interi dischi. Forse perché Jannacci non è mai stato un autore "radiofonico" (Vengo anch'io a parte). Spesso era decisamente troppo colto e triste per l'ascoltatore medio, e anch'io adesso, che gli volevo fare l'omaggio, stavo cadendo nell'errore di pubblicare un pezzo triste, disperato (Il panettiere, che parla di un suicida) oppure uno colto (la sua versione di Via del campo, che in effetti passa per un pezzo di De Andrè, ma la musica De Andrè l'ha rubata a Jannacci). Alla fine metto una canzone che, invece, è semiseria, la paraculata di un successo radiofonico di Joe Cocker e di tanti suoi colleghi, ed è un po' la terza via di Jannacci, perché la tristezza, se non sai ridere, è solo una tristezza a metà. Jannacci la canta con tanta di quella paraculaggine che ti viene voglia di cantarla con lui. Da provare, per credere.
venerdì 27 marzo 2015
per tranströmer
Ho appena letto che è morto, ieri, il poeta Tomas Tranströmer. Quando muore un poeta ognuno che ami la poesia si porta dietro un suo ricordo particolare legato ai suoi versi. Io ho il mio, relativo a un regalo comprato in aeroporto, sull’onda dell'istinto, da parte di un amico che mi salutava. Io gli regalavo una dedica su un mio libro e lui, che non aveva il mestiere della penna (eppure mi scriveva lettere bellissime), scelse un libro, a naso, fra le ultime novità editoriali: Tranströmer aveva appena vinto il Nobel ma, come di solito, in Italia restava uno sconosciuto. Nemmeno io lo conoscevo, ma il mio amico scelse bene, e quei versi così aspri mi piacquero. Oggi che non so più come scrivere in versi e cerco nuovi modi per farlo, credo che tutto ciò che ci rimane di un poeta sono proprio le sue poesie, non il suo ricordo di uomo, ma il meglio che è riuscito a esprimere per tutti, quell’attimo in cui l’umano e il trascendente condividono lo stesso spazio. Così in omaggio a Tranströmer e per il mio amico che non vedo ormai da tanto, ripubblico e condivido anch’io, con tutti, due poesie da quel libro.
CONTESTO
Tu guarda l’albero grigio. Il cielo delle sue fibre, fluito
giù nella terra –
resta soltanto un cielo raggrinzito
quando la terra ha bevuto. Spazio rapito
si torce nel groviglio di radici, si avvita
al verde. – I brevi istanti di libertà
salgono dentro di noi, turbinano
nel sangue delle Parche e oltre.
OCCHI DI SATELLITE
Terreno aspro, nessuno specchio.
Solo gli spiriti elementari
possono specchiarsi: Luna
e Glaciazione.
Vieni nel fiato del Drago!
Nubi pesanti, vie brulicanti.
La pioggia mormora d’anime. Delle
caserme i cortili.
lunedì 23 marzo 2015
recorda-me
Ronnie Scott (1927-1996) sassofonista inglese molto apprezzato da Charles Mingus, è noto ai più per aver inciso lo scanzonato assolo di sax di Lady Madonna dei Beatles, e forse più indirettamente per aver fondato con Pete King, nel 1959 a Londra, il Ronnie Scott’s Jazz Club, oggi uno dei tempi sacri del jazz europeo, in cui hanno suonato e inciso fra gli altri: Zoot Sims, Ben Webster, Sonny Rollins, Stan Getz, Bill Evans, Art Blakey, Art Pepper, Oscar Peterson, Nina Simone, Chet Baker (in coppia con Van Morrison ed Elvis Costello), Curtis Mayfield, Cassandra Wilson, Jeff Beck, The Who, e Jimi Hendrix nel suo ultimo concerto.
il pescatore selvaggio
Solitario, in piedi sulla sua piroga, un pescatore selvaggio di un’isola della Sonda ha visto l’Oceano Pacifico che si è prosciugato attorno a lui e tutto è diventato sabbia e immobilità.
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